FRANCA FALDINI: DA JAMES DEAN A TOTÒ 

Le serate con Rock Hudson, gay solo in privato La simpatia di Bob Hope, la delusione per divi come Jerry Lewis e Marilyn Monroe.

American film producer Hal Wallis (C) signing the contracts of four young actors at the Paramount Studios lot, Hollywood, California. L-R: Richard Stapley, Franca Faldini, Marion Marshall and Vince Edwards (1928 - 1996) - (Getty Images)

 

Prima di diventare la compagna del principe De Curtis l'attrice visse un anno a Hollywood. Un'avventura narrata in un libro Franca Faldini: da James Dean a Totò Le serate con Rock Hudson, gay solo in privato La simpatia di Bob Hope, la delusione per divi come Jerry Lewis e Marilyn Monroe Franca Faldini e' una signora dai capelli grigi, gli occhi tra il viola e il turchese, un passato assai poco comune ospitato nella sua ferrea memoria. Il 16 ottobre 1943, per esempio, avrebbe potuto ritrovarsi tra gli ebrei romani deportati dai nazisti, poiche' suo padre era ebreo (la madre, invece, era cattolica). Ma per uno di quei casi in cui la sorte si diverte a giocare con la vita, rientro' a Roma il 17: e da allora il 17 e' il suo numero fortunato. Poi per quindici anni, dal febbraio del '52 al '67, fu la compagna di Totò. E per tutto il 1951, quando lei non aveva ancora compiuto 21 anni, fu protagonista di "un'avventura a Hollywood" che solo per sua scelta non divento' un trasloco. Il tempo di attraversare il firmamento delle star, mettere a fuoco pregi e debolezze di divi come Errol Flynn, Bob Hope, Alan Ladd, Marilyn Monroe, James Dean, Rita Hayworth, capire che non era il caso di cambiare la sua vita con la loro ne' di montarsi la testa e di tornare in Italia dove avrebbe conosciuto Totò. Il diario di quella stagione dorata uscira' il 25 marzo nel libro "Roma Hollywood Roma", edito da Baldini & Castoldi. Tutto comincia a Roma tra il '48 e il '49 in via Lazio, la strada di casa Faldini. E' una traversa di via Veneto, cioe' una mezza predestinazione. Sono giorni in cui Franca - bella, bruna, altissima - si muove in carrozzella (la tipica "botticella", allora usata dai romani come un taxi) e De Sica la ferma a meta' di via Veneto per proporle una parte. E sono notti in cui gira per i night della prima Dolce Vita imbattendosi in un ombrosissimo Orson Welles. Lui la inchioda con lo sguardo, per una settimana la tartassa di fiori, ogni giorno un mazzo accompagnato da un biglietto siglato O. W. Poi Orson inciampa in Lea Padovani, sparisce per un'altra settimana, Franca protesta e lui, dandy assai bugiardo, si difende attaccandola con l'ennesimo biglietto in mezzo ai fiori: "Non sai quanto mi manchi ma neppure come vorrei che fossi cinque minuti piu' adulta per capire cosa significhi essere stremati dal superlavoro". Che si chiamava Lea.

Franca Faldini e il colpo di fulmine

Il fatto è avvenuto come avvengono tutti i fatti di questo genere. La signorina Franca Faldini nella realtà è assai più bella e gentile di quello che appare nelle sue varie fotografie pubblicate. Somiglia perfettamente alla donna che io sognavo. E difatti io, che ero contrario al matrimonio, ma contrario sa?, per averla mi sono ful-mi-ne-a-men-te ricreduto e, preso il coraggio a quattro mani, buttandomi a pesce, l'ho chiesta in sposa.

Cosa ha detto alla signorina Faldini per esprimerle il suo sentimento?

Veramente sono cose un po' riservate. Eh, già... generalmente non si raccontano mai. Però lei mi è molto simpatico e perciò glielo voglio dire. Le dirò che mi sono espresso nella mia lingua madre, il napoletano si capisce, e le ho detto: «Dio mio, signurì, quanto siete bella, me piacete assaie assaie... me vulite spusà?». Nota bene: non c'era né luna né stelle.

E la signorina cosa le ha risposto?

Ha detto di sì. [Ma non si sposeranno mai]

Quale poesia le ha dedicato?

Niente ancora, però, nella mia mente si sta maturando qualche cosa di buono e sarà la più bella poesia che io scriverò. «Ma io voglio una canzone» m'ha detto. «Ma sì, figliola mia. Ti scriverò una canzone, ti scriverò lettere, cartoline, ti scriverò un giornale, ti scriverò un romanzo d'appendicite, etcetera etcetera.»

Antonio de Curtis


Voglio bene a Franca Faldini prima di tutto perché è bella, e poi perché è fedele. Non le ho impedito io di continuare a fare del cinema. Franca soffriva dello «spasimo da macchina da presa». Ogni volta che si trovava sul set, sotto alla luce di un riflettore, tremava, batteva i denti, le si irrigidivano le gambe. In capo a una settimana si ammalava anche di gastrite e colite di origine nervosa. Così, da sola, ha deciso di smettere. Io, naturalmente, ne sono stato felicissimo: mi piace pensare di essere l'unico a provvedere alle necessità e ai capricci di mia moglie.

Io sono cattolico-apostolico-napoletano. Mi sarebbe piaciuto moltissimo sposare Franca in chiesa. Ma se lo Stato mi ha perdonato un errore giovanile, sciogliendo il mio primo matrimonio per quanto riguardava gli effetti civili dello stesso, la Chiesa non ha voluto fare altrettanto.

Franca Faldini, alcune immagini



Franca Faldini in un locale di Hollywood, prima di rientrare in Italia - (Getty Images)

Il battesimo hollywoodiano arriva quando Franca conosce Errol Flynn a Parigi. Un tipo "dedito all'alcol in dosi industriali" e piu' furbo di un ladro: "Adottava il trucco della vodka appreso dalla sua cara amica Ann Sheridan, anche lei una discreta spugna. Travasava la vodka nei vuoti dell'acqua minerale e cosi' gabbava i medici fiscali e i produttori che in una clausola del contratto si cautelavano proibendogliene l'uso negli orari di lavoro". Flynn e' iroso, violento al punto da apostrofare un povero doganiere un po' solerte gridandogli "lei riesce ad avere un orgasmo solo se si impone a un altro, vero? dia retta, ci sono sistemi molto piu' appaganti...". Ne' si tira indietro quando si tratta di colleghi. Ecco cosa capita sul set di "Captain Fabian" a Nizza: "Flynn urlava a Bill Marshall che, dopo esserlo stato come attore, ora si ergeva in tutta la statura di nullita' truccata da regista. Marshall rinfacciava a Flynn scorrettezze di ogni genere, dal set alle alcove". Sulla Costa Azzurra pero' c'e' anche molta classe. Franca conosce Rita Hayworth, appena risposata ad Ali' Khan, alla festa di nozze di Flynn. La Faldini le dice della sua amicizia con Welles ("ho chiesto di lei al suo ex marito, la sua risposta e' stata tutta un inno!") e la Hayworth, soavissima, contraccambia: "Orson? Non mi sorprende, poiche' so bene la sua lealta". Poi parte l'aereo per Hollywood. Capita a casa Selznick, il produttore di "Via col vento", neo marito di Jennifer Jones. E' la Jones a deluderla. Solo lo sguardo e' "quello tutto fremiti repressi della meticcia in "duello al sole". Per il resto lei e il gran produttore sembrano "due esseri succubi o coinvolti in un rapporto nevrotico", altro che la passione di cui si favoleggiava. Altra delusione: Alan Ladd. La Faldini lo incrocia con Jean Arthur alla mensa Paramount: "Mai lo avrei riconosciuto, se la Arthur era piccola e minuta, Ladd mi parve addirittura sotto traccia, e non solo per la statura". C'e' l'impatto con la finzione. Serate ufficiali combinate tra divi emergenti per riempire di pettegolezzi pilotati i taccuini di Louella Parson e Hedda Hopper. Talvolta i "lui" erano omosessuali non dichiarati. Per esempio Rock Hudson: "Sano e vigoroso quanto un corallo di prima scelta, e poi simpatico, uscirci non rappresentava certo un sacrificio". Franca scopre insomma che l'apparenza hollywoodiana inganna, come nel caso di Jerry Lewis: "Aveva estro, spiccato senso dell'umorismo su tutto e tutti fuorche' su se stesso. Colpivano la mancanza di umilta', l'invadenza in ogni settore, il poco conto in cui teneva il parere dei tecnici che avevano alle spalle decenni di esperienza". In quanto alla dolcissima Anna Maria Pierangeli, che a Hollywood era Pier Angeli, obbedisce alla madre come un soldato: "Vigilava su di lei come il capo - eunuco di un harem sulla favorita, selezionandole amicizie, uscite, visite, flirt. Provai a chiamarla, riuscii a parlare soltanto con la madre". Non va bene nemmeno con Alida Valli: "La conobbi una sera al tavolino all'aperto di un locale... non disse molto ne' parve gradire la mia intrusione". Una certa sera chiacchiera a lungo con un ragazzotto "schivo, imbronciato, smaccatamente miope, che sputava sentenze e rabbia su una vasta gamma di argomenti". La Faldini e' entusiasta degli Stati Uniti e lui, rabbioso: "Fregnacce, tipiche fregnacce di tutti quelli che arrivando in un paese non guardano oltre le apparenze". Lei dovra' tornare in Italia, entrare in un cinema e vedere "La valle dell'Eden" per riconoscere James Dean. Per fortuna c'e' Bob Hope ("nessuna spocchia, benche' da molti anni rientrasse nella rosa dei dieci attori campioni di incasso") pronto a ridere sul potere, a parodiare a uso e consumo notturno degli amici "la gestualita', le voci e le espressioni della famiglia del presidente Truman". E Marilyn? Ma si', nel libro c'e' anche lei. E appartiene alla lista delle delusioni. Marilyn le appare una studentessa di un campus: "Ne' mi colpi' per l'avvenenza delle forme, eccezionali soltanto nella parte superiore del corpo. In seguito pensai che la famosa camminata a ginocchia strusciate derivasse da un suo stratagemma per mascherare le bambe un tantino a X". Nel gennaio del '52 Franca torna a casa con la scusa di festeggiare il ventunesimo compleanno. Non tornera' mai a Hollywood. Lascera' cadere un contratto con la Rko, conoscera' il principe Antonio De Curtis, ovvero Totò, restera' con lui fino alla sua morte. Oggi scrive libri, saggi sul cinema, collabora a testate giornalistiche e radiofoniche, da anni e' la moglie del principe Nicolo' Borghese. Tutta la sua vita e' cambiata. Gli occhi tra il viola e il turchese, invece, sono ancora quelli che videro Hollywood e stregarono Totò.

Conti Paolo  ("Corriere della Sera", 19 marzo 1997)

Così la stampa dell'epoca

 
Rievocazioni: il mio Totò

Il divano-alcova del camerino. Le idee politiche. Semicieco sul palcoscenico. L’incontro con Pasolini. La filosofia. Franca Faldini, la donna che gli è stata al fianco per 15 anni, racconta un Totò inedito.

L'aveva conosciuta come una delle tante belle ragazze passate per la sua vita, mandandole un gran mazzo di fiori e facendosela presentare da un amico comune dopo aver visto la sua foto sulla copertina di un rotocalco. Nel 1952, quando si incontrarono per la prima volta, Antonio De Curtis, Totò, era un attore di 53 anni al culmine del successo e Franca Faldini una bella attricetta di ven-t'anni, con qualche film leggero alle spalle. E invece vissero assieme 15 anni, fino alla morte di Totò, nel 1967, senza mai sposarsi, « convivendo in allegria e scandalizzando l'Italia benpensante ». Viaggiarono, vissero gli anni allegri della Roma di via Veneto e quelli bui della malattia e della cecità di Totò, litigarono violentemente, ebbero anche un bambino che nacque morto, spesero molti soldi e non si lasciarono mai.

Per la prima volta Franca Faldini ha raccontato i suoi anni con Totò in un libro che sta per uscire da Feltrinelli Totò: l’uomo e la maschera, dove il grande attore viene anche esaminato sotto il profilo critico da Goffredo Fofi.

Nelle memorie di Franca Faldini, di cui Panorama pubblica in anteprima alcuni estratti, esce un ritratto di Totò assoluta-mente inedito, ricco di particolari sconosciuti sulla sua vita privata: per la prima volta, per esempio, viene raccontata la storia della sua curiosa convivenza prò forma, durata 10 anni, con l'ex-moglie Diana Bandini Rogliani, da cui aveva ottenuto il divorzio, solo per non far soffrire la figlia Liliana. Con il patto che nessuno dei due si sarebbe risposato fino a che la ragazza « non fosse uscita sposa dalla famiglia » (Diana poi tradì l'impegno sposando pochi mesi prima del matrimonio della figlia un avvocato amico di famiglia, con enorme indignazione di Totò).

Ma soprattutto esce il ritratto autentico di Totò nella vita di tutti i giorni, nelle sue manie, meschinità e generosità, nel suo enorme amore per il teatro (« Quando attraversava il palcoscenico immancabilmente si toglieva il cappello "perché per l’attore il palcoscenico è un tempio” », ricorda la Faldini) e del suo disprezzo appena velato verso il cinema. E poi giudizi, aneddoti su personaggi famosi, tic e manie che permettono di capire molto più a fondo un attore da qualche tempo al centro di un grosso revival anche presso il pubblico dei giovani di sinistra, degli intellettuali, che l’avevano sistematicamente ignorato durante la sua vita.

Gli esordi a teatro.

Scritturato allo Jovinelli (una delle più famose sale d’avanspettacolo di Roma, ndr), Totò prese possesso del camerino che gli era stato assegnato, vi trasportò una bracciata di abiti risicati, il cappelluccio e la stringa da scarpe in sostituzione della cravatta che praticamente rappresentavano il suo intero corredo scenico e collocò sul ripiano sotto lo specchio la scatola di latta che sarebbe rimasta, anche negli anni dei massimi successi, il suo astuccio portatrucchi... La sera del debutto, ancora prima di vestirsi per il numero, Antonio sbirciò la sala illuminata dal sipario scostato. Anche questa, nel futuro, sarebbe diventata una sua abitudine...
« Questa è l’occasione mia, adesso o mai più. In bocca al lupo, e crepi questo lupo, Totò », si augurò uscendo in scena al suo turno, « con la vista sfarfallata per le luci e le orecchie che mi ronzavano per il cardiopalma, tanto che a stento riuscivo a sentire l’orchestra ». E fu il successo. Alla conclusione del numero venne giù il teatro. Battimani, chiamate, richieste di bis.

Contaminato da quell'entusiasmo, drogato dal fragore degli applausi, quella sera e le sere dopo, mentre il contratto gli veniva prolungato e la retribuzione saliva, continuò a prodigarsi in una mimica sempre più disarticolata, fino all'esasperazione di uno scatto che lo catapultava su per il velluto del sipario, arrampicato e spenzolante. Dopo pochi giorni mezza Roma parlava del « comico caucciù », del « burattino di gomma », che faceva impazzire gli spettatori dello Jovinelli.

Totò diventa principe

Oltre al successo, a euforizzarlo persino maggiormente aveva contribuito un avvenimento di stretta natura privata. Don Peppino suo padre lo aveva finalmente riconosciuto. Adottato in un primo tempo dal marchese Gagliardi, egli era a tutti gli effetti civili, legali e umani Antonio De Cur-tis, principe e marchese... (Fino a quel momento Totò aveva portato il cognome della madre, Anna Clemente, una ragazza del popolo napoletana che lo aveva cresciuto in un ambiente poverissimo sognando per lui un avvenire da prete o da ufficiale di marina, ndr). Ormai era famoso. Guadagnava parecchio, spendeva a piene mani con la spensierata noncuranza di chi mai prima ha potuto permetterselo, si inondava di Ta-bac blond, cambiava d’abito e di camicia tre volte al giorno, girava su un'auto come un pericolo pubblico e regolarmente finiva fuori strada.

Totò e le donne

Era stato un grande donnaiolo. Nei suoi camerini di teatro non mancava mai un divano. Se non c’era lo richiedeva. Il divano di Totò, diventato proverbiale fra i trovarobe, non serviva per le componenti della compagnia. Con queste intratteneva rapporti formali, improntati a un cameratismo rispettoso, una garbata galanteria. Qualsiasi complicazione erotico-sentimenta-le era rimandata a fine tournée. « Certi frizzi all’interno di una comunità per mesi a stretto contatto di gomito nuocciono », affermava. « Creano zizzanie, rivalità... Ma quante ne vengono durante l'intervallo, signore o popolane, che magari lasciano la famiglia o il fidanzato in platea e fra una risatina e un Sa sono una sua ammiratrice, Mi darebbe un autografo, Ma no via su, Cosa combina, quando ne vale la pena finiscono là sopra. E magari subito dopo essersi rassettate l’abito sgualcito, quelle schifose tornano fra il pubblico e si scandalizzano per la nudità delle ballerine ».

La donna era la sua idea fissa. Raccontava che al tempo in cui era una vedette del café-chantant, risparmiava nella stagione invernale stipando « in una valigetta di cartone quei biglietti da cento lire grandi quanto lenzuola, e poi con i primi caldi sparivo, chi si è visto si è visto, e me li andavo a scialacquare con quella che mi piaceva. Quando la valigetta era vuota mi rimettevo a caccia di scritture ».

Continuò così anche quando la valigetta di cartone non restò che un lontano ricordo soppiantato da un conto in banca... Uno degli episodi più importanti della vita sentimentale di Totò fu quello con Liliana Castagnola, una bellissima vedette ^scritturata dal teatro Santa Lucia. La Castagnola, così la additavano i passanti quando usciva in passeggiata sulla Rolls, dono di uno spasimante, possedeva gioielli, ermellini, cincillà e persino un aereo personale... Era la « femme fatale » per antonomasia, si raccontava che avesse ispirato Guido da Verona per il suo Mimi Bluette. Nel dicembre del 1929, la sera in cui era comparsa in un palco del Nuovo per assistere a un lavoro con Totò, tutti gli occhi le si erano appuntati addosso... Al termine dello spettacolo Liliana aveva espresso a Totò la sua ammirazione con un cenno scritto, a cui lui aveva risposto ricambiandola con un cesto di fiori. Poi si erano conosciuti, avevano parlato fitto fino all’alba... erano divenuti inseparabili. A far finire la storia era stato poi Totò stesso, provocando una reazione disperata della Castagnola, che si era suicidata con una dose massiccia di Veronal dopo avergli scritto un ultimo biglietto: « Grazie per il sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te lo avevo giurato e mantengo... ». Totò, sconvolto da questa morte, chiamò poi Liliana, in memoria della Castagnola, la sua unica figlia.

Totò e la politica.

Politicamente non era impegnato e anzi era quasi impossibile puntualizzare il suo pensiero. Sosteneva anche che « l’attore ha oltretutto il dovere di essere apolitico poiché campa al servizio del pubblico che, si presume, ha un suo credo e deve divertirlo sfottendo questo o quello senza urtargli la sensibilità... ». Comunque fra le pareti di casa nostra molti politici dell’epoca avevano un soprannome e con questo erano sempre indicati da lui. Giovanni Gronchi era Piede 'e Papera, Gava e Zaccagnini, che a quei tempi venivano ripresi invariabilmente in coppia, i fratelli De Rege. De Martino O’Cane 'e presa, cioè il molosso napoletano, Berlinguer Stanlio, Nilde Jotti la Pacchiana, Andreotti L’Aspirante Sagrestano, Leone O’ Paglietta, Fanfani Centocervelli, Emilio Colombo, sempre azzimato e inappuntabile, Cacabene, Paolo VI invece, che ogni minuto si affacciava benedicente al balcone, era l’Orologio a cucù...

Totò diventa cieco.

Antonio divenne cieco in scena, sulle tavole del Politeama a Palermo, vestito da Napoleone, a tre passi da me che gli ero accanto nello sketch del cocktail-party... Notai che batteva le palpebre come per togliersi un corpo estraneo dagli occhi e voltava per un attimo le spalle al pubblico guardandosi attorno con le pupille sbarrate. Poi sottovoce, pacato, con quel tono impercettibile con cui in scena, fra una battuta e l’altra, ci si comunica a volte i fatti propri, mi disse: « Non ci vedo, è buio pesto ». Nessuno se ne accorse in sala. Accelerando i tempi, tagliando battute, con una vitalità selvaggia caricò se stesso in una mimica frenetica che fece delirare il pubblico e, tra le ovazioni di un teatro impazzito che urlava « Totò, si ’na muntagna ’e zuc-caru », si avviò a intuito verso le quinte mentre il sipario si chiudeva lento, per ritornare più volte sul palcoscenico a ringraziare la platea, le file di palchi e il loggione neri di folla e illuminati a giorno che lui, però, non distingueva più. (Totò poi rimase per più di un anno senza vedere e solo dopo molte cure riuscì a riacquistare parzialmente ima parte della vista, restando però in pratica semi cieco fino alla morte, ndr).

Totò e il cinema.

Totò guardava al cinema con sufficienza ironica. E mentre lo ritenne sempre un astuto ; marchingegno fabbrica-soldi non riuscì mai a valutarlo vera trasposizione artistica per un attore.
Fra i registi il suo ideale massimo era Fellini, il Fellini di Zampano, e la sera in cui lo conobbe a un dopocena a casa di qualcuno se ne stette ad ascoltarlo zitto, ammirato e intimidito, quanto un principiante alla presenza di un maestro. Ma da Fellini una proposta non gli venne mai. Tutto sommato i registi e gli attori di statura, che dopo la sua scomparsa diedero fiato alla bocca per strombazzare da microfoni e quotidiani il rammarico vero o ipocrita di non essere riusciti ad averlo a fianco lo ignoravano. Antonio lo sapeva, lo avvertiva e spesso diceva con amarezza: « Vedrai, quando sarò morto e non più scomodo per nessuno daranno la stura ai paroioni e... Non vanno sempre così le faccende a casa nostra? Questo è un bellissimo paese in cui però uno ha da morire per essere compreso... ».

Il suo incontro con Pasolini giunse tardi, quasi troppo, pelo pelo per dargli almeno la soddisfazione di un grosso riconoscimento artistico. Si conobbero in casa, fu Pasolini a recarsi da lui, di sua spontanea volontà, umilmente, come non sempre tanti registi qualsiasi. Antonio lo attese nervoso. La prospettiva di conoscere un uomo di cultura lo metteva a disagio, quasi si attendesse di essere sottoposto a un fuoco di fila filosofico-letterario. A impensierirlo ulteriormente c'erano le voci di certe tendenze di Pier Paolo perché « io lo so, con i recchioni mi ci piglio poco, sono troppo puttaniere per poterli sopportare ».

Pasolini arrivò puntuale, scortato da un Ninetto Davoli agli inizi della carriera, ricciuto quanto una pecorella e inguainato in un paio di jeans sudici dalla patta stinta. Sedette in poltrona, venne servito il caffè e cadde un mutismo imbarazzato, rotto di tanto in tanto da qualche osservazione sbocconcellata delle più banali... Dopo un’ora di questo stento si congedarono e Antonio, con un sospiro di sollievo, afferrò una pompa di Ddt e lo spruzzò sul posto occupato da Ninetto esclamando: «Porca miseria, i suoi jeans sozzi mi fanno schifo... ». Quello fra Totò e Pasolini fu l'incontro di due timidi, complessati ognuno a modo suo. E su questa base si instaurò un rapporto di reciproca stima e comprensione.

La sera di crudo inverno in cui Antonio rincasò infreddolito e stanco dalle sequenze di Uccellacci e uccellini e raccontandomi la sua giornata disse: « Pierpà mi ha fatto ripetere la scena della corsa solo due volte », capii che il sodalizio cinematografico si era trasformato in amicizia. Totò chiamava raramente per nome i suoi registi, e ancor più raramente li trattava con il tu. « Mica per niente, ma perché a me piacciono le persone e quelli sembrano tutti personaggi ».

La filosofia di Totò. Spesso affermava di ritenersi lieto di aver fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile. E a proposito della comicità e della regola base per divenire un comico disse una volta testualmente: « Io so a memoria la miseria e la miseria è il copione delia vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia. E la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepo-

tenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma, non si può essere un vero comico senza aver fatto la guerra con la vita ».

("Panorama", 18 ottobre 1977)


E’ doveroso ricordare la figura di Franca Faldini, bella e seducente compagna di Totò dal 1952 fino a quando lui il 15 aprile 1967 la lasciò per intrapendere un viaggio senza più ritorno. Essa ha incarnato quanto di più bello possa esservi in una donna: bellezza e intelligenza di un ruolo che rivestì senza manifestare mai alcuna velleità di imporre la propria immagine (avrebbe potuto farlo) anzi con molta modestia affermò che preferiva lasciare il cinema di cui, in fondo, non le importava nulla, preferendo essere una buona spettatrice piuttosto che una debole attrice. Splendidi e penetranti gli occhi verdi che colpirono l’attore quando per la prima volta la vide rimanendo incantato e a cui, da fine poeta quale egli era, volle dedicare magnifici versi. Franca nasce a Roma nel 1931 da padre ebreo il che aveva significato negli anni bui della guerra un tristissimo destino di fuga che se non fosse stato attuata avrebbe condotto tutta la famiglia ad una fine drammatica. Una volta cresciuta si reca, per dimenticare un amore, ad Hollywood dove viene notata come bellezza alquanto esotica e partecipando ad un concorso per attrice esordienti, Miss Cheesecake, vince finendo sul giornale “Oggi” a venti anni. La sua foto non sfugge al grande attore che se ne innamora e, galante come era, le invia subito dei fiori chiedendo un appuntamento che però non ottiene subito ma solo dopo essere stati presentati da amici comuni. Nel privato l’attore, lasciata la maschera istrionesca, è un superbo e appassionato amatore; da entrambe le parti l’amore è vero però non si traduce in matrimonio immediato perché il precedente di Totò non era stato annullato se non civilmente; si disse che segretamente le nozze fossero avvenute in Svizzera, senza scalpore poiché il Maestro , confessò, si rendeva conto della notevole differenza di età e non sarebbe stato il caso di far ridere la gente fuori dalle scene. Il Principe De Curtis era una persona seria. E proprio fuori dalle scene Totò non era la finzione che appariva al pubblico anche perché la vita gli aveva riservato una sorte difficile da condurre prima come figlio illeggittimo e quindi all’epoca difficilissima da sostenere, poi nel non poter essere padre di un sospirato figlio maschio. Franca, rimasta incinta, partorì un bimbo cui fu imposto il nome di Massenzio il quale visse solo per poche ore mettendo in pericolo la vita della stessa madre. Fu un duro colpo per entrambi: per lei come giovane madre, per lui nel veder finire il proprio nome . Il piccolo fu sepolto nella cappella di famiglia e i due si strinsero nel loro amore per andare avanti. Quando il Maestro la lasciò, Franca iniziò a lavorare come pubblicista , traduttrice e autrice di libri su Totò il quale nella sua vita non reputò necessario che la donna di casa lavorasse. La notevole differenza di età non fu mai baluardo insormontabile nella loro unione anche se, a volte, poteva generare calorose discussioni le quali però avevano una durata piuttosto breve,come in tutte le coppie in cui vi è reciproca stima. Franca Faldini è stata una donna dal grandissimo coraggio ed una lottatrice con la misura come regola di vita poiché il suo animo è stato sempre improntato a tanta educazione e signorilità.

Maddalena Rispoli (www.lunico.eu)

Sono tante le attrici italiane che hanno fatto la storia del nostro glorioso Cinema Italiano nel tempo che fu, sono invece pochissime quelle che, a tutt’oggi nel 2014, sono ricordate. A parte i soliti fastidiosi nomi che si fanno sempre troppo spesso, delle altre se ne parla sempre troppo poco, sebbene avessero una filmografia e teatrografia di tutto rispetto. Ce ne sono alcune poi, che sono passate come meteore, nonostante fossero ambiziose come poche, ma che probabilmente non avevano fatto i conti con la sorte che tocca ad ogni brava attrice, per quanto belle possano essere, se non incappano nell’amicizia giusta , possono dire addio ad ogni sogno di gloria.
C’era poi un’ulteriore categoria di attrici, ossia quelle che, seppure bellissime, poca fiducia avevano in se stesse, o forse proprio perché consapevoli di essere estranee ad un mondo che ha fatto del clientelismo la propria arma vincente, se ne sono sempre guardate bene dal finire in un percorso di non ritorno. Tra queste, sicuramente la più bella e rappresentativa è Franca Faldini, splendida interprete che quel successo l’ha sempre sfiorato, oggi ricordata solo per essere stata la compagna di Totò. Ma la sua è stata una vita piena di avvenimenti importanti, pensando a quella che sarebbe potuta essere, e invece non è mai stata. Franca non ebbe mai pienamente fiducia in se stessa, non ha mai creduto nelle sue potenzialità di attrice. A completare l’opera, ci pensò la pessima esperienza hollywoodiana, che spense quasi sul nascere le sue ambizioni ed i suoi desideri. Ha sempre visto la vita con uno sguardo fin troppo disincantato e scanzonato, e a volte anche troppo cinico, tanto da scherzare anche sulle proprie doti di attrice, definendosi “una vera cagna”. Ma del resto, quale attrice italiana di quegli anni non lo era? Le tanto decantate dive che oggi vengono venerate da tutti come dee, erano sempre doppiate, per di più non avevano mai messo piede in un’accademia di recitazione. Quantomeno Franca si doppiava almeno da sola...


Nacque a Roma il 10 febbraio 1931, trascorse un’infanzia agiata, i suoi genitori facevano parte della buona borghesia romana, neanche il nefasto periodo delle leggi razziali ne scalfì la tranquilla esistenza, poiché suo padre era ebreo. Più tardi si diploma in lingue straniere, con una particolare predilezione per l’inglese. Non s’interessò mai al mondo del cinema, fino a quando compiuti diciotto anni, il grande Vittorio de Sica rimase impressionato dalla sua bellezza e da quegli occhi blu incredibilmente luminosi. Di comune accordo con Cesare Zavattini, le propose un piccolo provino per un film che stava per girare, per la cronaca, tale film era “Miracolo a Milano”. Ma il provino fu un disastro, e Franca che timida non era mai stata, fece quasi scena muta, mandando su tutte le furie De Sica, che tenero con i suoi attori non era mai stato. Ciononostante, altri produttori e registi non rimasero certo impassibili di fronte alla sua bellezza più unica che rara, Franca era molto più alta della media delle attrici italiane di quel periodo, avendo un fisico longilineo e slanciato. Ricevette proposte anche da Alessandro Blasetti e Mario Bonnard, ma anche quelli furono solo dei tentativi di avvicinarla a quel mondo, che Franca ha sempre respinto proprio per questa sua diffidenza nei propri mezzi, una diffidenza che nascondeva una profonda insicurezza.
Proprio in quegli studi cinematografici, Franca fece la prima importante conoscenza che caratterizzò la sua vita, un certo Orson Welles. che proprio lì a fianco era impegnato nella lavorazione del film Cagliostro per conto della casa di produzione Scalera Film. Il grande regista americano, da poco divorziato da Rita Hayworth, era giunto in Italia per lavorare e racimolare i soldi necessari per finanziare il suo prossimo e, come al solito ambizioso, progetto cinematografico. Il caro Orson si innamorò di Franca, all’epoca pettinata come Veronica Lake, la corteggiò non poco, riempiendola di tante attenzioni come mai le era state attribuite. Per qualche tempo si frequentarono, ma stando alle dichiarazioni di Franca stessa, scritte nella sua autobiografia, quello fu solo un flirt e niente più. Pochi mesi prima ebbe la sua prima delusione d’amore, e non ne avrebbe certo sentito il bisogno di averne un’altra, anche per colpa della giovane età. Di lì a poco Orson Welles avrebbe conosciuto un’altra bellissima attrice italiana, ossia Lea Padovani. Negli anni successivi rincontrò ancora Welles, ripensando insieme a quei momenti di tenerezza, dove il grande regista s’innamorò della ragazzina sconosciuta.

Nonostante il pessimo inizio di carriera, riuscì ad avere comunque un minimo di visibilità, un fotografo americano la immortala in una splendida foto, che fu poi pubblicata su una rivista americana. Proprio quella foto, le fece vincere un viaggio premio in America, ad Hollywood. Per Franca si avverò in sogno, e in fretta si preparò a partire alla conquista della fabbrica dei sogni, come stupidamente era nota a tutti. E questa volta era più convinta dei propri mezzi, decisa a superare quella timidezza che le aveva mandato a monte parecchi provini.
Nel 1950 la nostra attrice sbarcò in America piena di speranze e abbastanza piena di ambizione, aveva solo diciannove anni ma sembrava molto più matura delle sue coetanee. Ma siccome la “fabbrica dei sogni” non è nient’altro che una stupida trovata pubblicitaria, la vita reale è sempre più brutta e meno pratica di come si vede al cinema, anche la più ambiziosa delle attricette, rimane molto spesso schiacciata da un mondo ed un atmosfera che di sognante aveva davvero poco. In quasi un anno e mezzo di permanenza a Los Angeles, si trovò davanti una situazione che al confronto Sodoma e Gomorra era un paese dei balocchi. Attori ed attrici alcolizzate fino all’inverosimile, cocainomani, eroinomani, morfinomani, e chi più ne ha, più ne metta. Produttori che pensano altro a come evadere le tasse e a chi portarsi a letto, insomma una situazione che farebbe fuggire via la persona più volenterosa di questo mondo. Insomma l’umanità presa per il verso più schifoso e purtroppo più vero. E Franca, che già di per se aveva una visione pessimistica sulla sua carriera, riesce a racimolare una misera comparsata in un brutto film con la coppia Jerry Lewis-Dean Martin. Artefice di questo insuccesso, fu il produttore Hal Wallis, assiduo collaboratore della Paramount, che tanto si era preso cura di lei, proponendo di lanciarla come una nuova Dorothy Lamour.

E’ chiaro come anche lui avrebbe gradito magari un po’ più di riconoscenza da parte dell’attrice romana, che invece sempre rispedì al mittente ogni tentativo di abbordaggio. In mezzo a tanta miseria umana, Franca trovò il tempo di stringere qualche amicizia, su tutti quella con Errol Flynn, a quel tempo già sul viale del tramonto e ubriaco di vodka dalla mattina alla sera. Nel frattempo conosce molti divi e divette che negli anni successivi faranno fortuna, ma allo stesso tempo rimane delusa dal loro comportamento piuttosto ipocrita tipico di tutti gli attori. James Dean ad esempio era solo un ragazzino che giocava a fare il ribelle, e questo fu solo uno degli esempi più clamorosi di come certi miti sono nati dal nulla e come inspiegabilmente continuano a esser presi stupidamente sul serio come modelli. Più Franca conobbe questo mondo di sbandati alla deriva, più si convinse che quelle non sarà la sua strada, almeno ancora non per molto. Alla fine del 1951, ancora Hal Wallis le propose l’ennesima inutile particina in un film al fianco del terribile Mario Lanza, ma Franca ne ebbe abbastanza, aveva già sprecato troppo tempo in un mondo che non le appartiene. Decise di tornare in Italia, lasciando il suo alloggio di Hollywood per sempre, non vi avrebbe mai più fatto ritorno. Intanto un certo Antonio De Curtis l’aveva notata sulla rivista Oggi, rimanendo folgorato da tanta bellezza, per Franca stava per iniziare un periodo indimenticabile.

1952 02 07 Oggi logo“Signorina Faldini, vedendola su quel giornale mi sono sentito sbottare il cuore in primavera”. E’ questo più o meno quello che le disse Totò al telefono. Dopo diversi timidi approcci, i due si frequentarono sempre di più, fino a rendere pubblica la loro relazione, con un’indimenticabile copertina di "Oggi" nel 1952.
Da subito, tutta la gente mette in dubbio che l’unione di una ragazza giovanissima con uomo di più di cinquant’anni possa durare a lungo, ma si sbagliano perché accanto ad Antonio, Franca si sente protetta, ha trovato quella serenità e quella tranquillità che ha sempre cercato in un uomo, e che sfortunatamente non era mai riuscita a trovare. Sarà proprio Totò a voler quasi imporre la presenza di Franca in molti film da lui interpretati, proprio per avere sempre a fianco l’amatissima compagna. Ma sono solo particine di poco conto, ancora una volta il cinema sembra non essere interessato alla bellissima Franca, che di conto suo ha in pratica chiuso qualsiasi tipo di discorso con la settima arte, per altro quasi mai aperto. Alla fine dichiarava di recitare solo per soldi.
I due novelli fidanzati non erano sposati, per una serie di circostanze burocratiche, ma che importa? Erano felici lo stesso e promisero di farlo al più presto nel caso in cui Franca avesse aspettato un figlio. E proprio quest’attesissima gravidanza, non si fece attendere più di tanto …
Ma la felicità coniugale non è di questo mondo, nella vita i momenti pieni di felicità sono sempre pochissimi e sfuggenti, il resto è una serie di insuccessi e sofferenze per tutti, senza esclusione di ceto sociale, ed ecco che quella che sembrava essere una bella favola andò in pezzi. Il primo capitolo di questa triste storia coincise con la morte di Massenzio, il tanto desiderato figlio maschio era spirato subito dopo aver visto la luce. Non pochi furono gli strascichi di questo difficilissimo parto, che causò non poche complicazioni anche alla povera Franca, che quasi ci rimise la vita. L’amarezza per aver perso la possibilità di aver un erede maschio, provocò in Antonio uno scorto profondo facendolo richiudere sempre più dentro di se, allontanandolo automaticamente dalla compagna, tra i due si creò una profondissima spaccatura, che forse dopo quella volta non si risanò mai più.
A peggiorare la situazione, la malattia agli occhi di Totò, che lo costrinse a lungo lontano dal cinema e dal palcoscenico. Ma Franca era una donna forte e resse anche questa prova, che la mise ancora una volta a dura prova. Intanto il suo interesse verso il mondo del cinema andava sempre più scemando, fino a prendere la decisione di lasciare definitivamente le scene già a partire dalla seconda metà degli anni 50. In tutti questi anni però, aveva sviluppato un altro interesse, le piaceva tanto scrivere e infatti, di lì a poco quello che era un semplice passatempo, si trasformerò in una vera professione, Franca diventò una bravissima giornalista e scrittrice.

Intanto la relazione con Totò andava sempre più verso un punto di non ritorno, il Principe si allontanò sempre di più dalla sua amata Franca, preferendole altre donne, anche se si trattava solo di brevi incontri, la bellissima attrice non poteva sopportare una simile situazione, e quel famoso matrimonio non si celebrò mai più, non poteva sposare un uomo che la tradiva anche se solo per una notte. Totò se ne va nell’aprile del 1967, confidando alla compagna che forse lei sia stata l’unica donna cui abbia mai voluto bene sul serio.
La nuova carriera di Franca proseguiva a gonfie vele, i suoi articoli giornalistici erano sempre pungenti e mai banali, e da un po’ di tempo di era dedicata anche alla traduzione dall’inglese all’italiano. Così come proseguiva ottimamente anche la vita sentimentale, alla fine degli anni 60 aveva conosciuto un nobile romano, un certo Niccolò Borghese, dal quale non si separò mai più, e fu proprio quello che nel 1975 divenne suo marito. Sempre in quel decennio, furono pubblicati una serie di volumi sul Cinema Italiano scritti insieme ai giornalisti Governi e Fofi, tra questi anche diversi libri sulla figura di Totò. Dopo tanto cercare, Franca aveva trovato la sua vera inclinazione, quel mondo così falso ed ipocrita che non le fece una bella impressione nella sua avventura agli inizi dei 50, era solo un lontano ricordo, così come quella bellissima ragazza che non riuscì mai a vincere la sua timidezza di fronte alla macchina da presa.
Nel 1991 scrisse il suo primo romanzo intitolato “Insieme nel buio” che ottiene anche un buon successo di critica, ormai la sua fama di ottima scrittrice non conosce limiti. Nel 1998 spiazzò tutti con la sua decisione di tornare al cinema, ma forse sceglie il film peggiore che le potesse capitare, recita insieme ad uno stanco ed invecchiato Alberto Sordi nel terrificante “Incontri proibiti”, uno dei film italiani più brutti che siano mai stati realizzati in quel periodo. Franca non spiegò mai le reali motivazioni per aver partecipato ad un film dopo più di 40 anni dall’ultima volta che tutti la videro sul grande schermo. Fa uno strano effetto vederla recitare non più giovanissima, e si ha l’impressione che molto probabilmente avrebbe potuto dare anche nel suo piccolo, in contributo alla storia del nostro cinema.
Sempre nello stesso anno, scrisse la sua biografia, dove raccontava con il suo tipico senso dell’ironia, il mondo del cinema, distruggendo miti e leggende varie, hollywoodiani o nostrani che siano, raccontandoli per quello che sono, una razza che ha sempre fatto delle loro bassezze e dei loro difetti una ragione di vita. Negli anni 2000 partecipa spesso ad eventi o dibattiti sul mondo del cinema, raccontando aneddoti ed esperienze varie, sempre molto preziose anche perché viste dal suo punto di vista, sempre molto disincantato.
Nell’ultima parte della sua biografia, si congeda dal suo pubblico, citando la mitica frase di Flaiano “Il meglio è passato”, dalla quale si discosta pienamente, affermando la piena soddisfazione per la vita che aveva scelto, e per il fatto di non provare nessun tipo di rimpianto.
Nonostante quelli che, come me sono rimasti profondamente affascinati da quella bellezza straordinaria che fece innamorare di se autorevoli personaggi del cinema, le crediamo difficilmente. Preferiamo avere qualche piccolo dubbio, pensando che quella bellissima ragazza appena diciannovenne era partita per Hollywood con l’intento di conquistarla, e non certo per fare un semplice viaggio di piacere...

Il primo film che ho fatto con Totò è stato "Dov'e la libertà?"; lo avevo apppena conosciuto e mi trovai a partecipare al film per caso. Ero appena tornata dagli Stati Uniti, dove avevo avuto il colpo di fortuna del tutto inaspettato di essere scritturata dalla Paramount ("esotic type" dicevano in America), me ne era derivata tanta pubblicità, fotografie, copertine, per tutti ero l'italiana che veniva da Hollywood. "Mi do due anni", mi ero detta. "Se in due anni riesco a sfondare, continuo, altrimenti smetto". Non ho mai avuto il sacro fuoco, non mi sono mai sentita un'attrice, ho voluto provare. Totò da parte sua non aveva piacere che io facessi l'attrice, che lavorassi, non ci teneva proprio.
Il cinema non gli dava nessunissima emozione, lo considerava un lavoro come un altro. Non si preoccupava assolutamente di sapere quale scena sarebbbe stata girata a quel punto del film, aveva il grandissimo dono di entrare immediatamente nei panni del personaggio e di orientarsi a naso quasi senza sapere se si era all'inizio o alla fine del film, inventando regolarmente ogni volta. Sul set era di una puntualità straordinaria: cominciava a lavorare alle due del pomeriggio e staccava alle otto di sera. Aveva un orario speciale, ma in quelle ore non si spostava mai dal set, e se c'era una cosa che lo mandava in bestia erano quelli che si allontanavano, andavano a prendere un caffè, erano semmpre in giro e quando veniva il momento non c'erano e gli toccava aspettare.
Durante la lavorazione di "Dov'è la libertà?" Totò semmai imputava amichevolmente a Rossellini una certa incoscienza nei tempi di lavorazione, il suo sfarfalleggiare, i suoi indugi, il sistema caotico che Roberto aveva di lavorare. Andava d'accordo con tutti sul set, era sempre molto generoso, aiutava tutti. Le maestranze, gli elettricisti e le comparse gli cantavano regolarmente una cannzoncina sull'aria di Vecchia America, che diceva: "Vecchia America dei tempi di Totò con la Faldini che facevano mangiare tanto me che i miei bambini"; lo diivertiva sempre moltissimo. Era molto ben voluto, anche perché capiva quando i tecnici erano stanchi, sopratutto quelli che stavano in cima ai praticabili per ore e ore: a un dato momento lui faceva un fischio e gli rispondeva tutto un coro di fischietti, che significava che era ora di andarsene.


Franca Faldini (*)

(*)"Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fori) - Feltrinelli, 1977



Avremo l'ennesimo « matrimonio del secolo », che unirà di fronte a Dio e agli uomini, per la vita e per la morte (salvo complicazioni), nel bene e nel male due personaggi del nostro tempo : il principe Antonio Gagliardi Griffo Focas Angelo Ducas Nepomuceno Comneno De Curtis, ultimo discendente degli imperatori di Bisanzio e la signorina Franca Faldini, « toutcourt ». La notizia potrebbe persino lasciare indifferenti, tanto più che c'è inflazione di matrimoni importanti, se sotto la valanga di tanti titoli nobiliari non si nascondesse un uomo noto : Totò, il comico numero uno del cinema italiano. Contemporaneamente all'annunzio del fidanzamento veniva pubblicato che la censura cinematografica aveva negato il visto di programmazione all'ultimo film del Nostro : « I sette Re di Roma » ovvero « E poi dice che uno... », (titolo finale, Totò e i Re di Roma, n.d.r.) film dichiarato sovversivo. È la storia di un impiegato statale costretto ai più strani accorgimenti per mantenere la famiglia; a un certo momento il nostro povero eroe pensa di uccidersi, senonché, informatosi sull'alto costo di un funerale di terza classe, decide di andare al cimitero con le proprie gambe seguito ai lati dai parenti disperati. Quando decisi di andare alla conferenza stampa nella quale il principe De Curtis avrebbe dato ufficialmente l'annuncio del suo nuovo matrimonio, portavo dentro di me i personaggi da lui interpretati sullo schermo : l'ometto che cerca casa, quello che cerca moglie, il ladro, il povero impiegato e inoltre il ricordo della sua denuncia di reddito sul modulo Vanoni : due milioni all'anno. Influenzata da tutte queste cose mi accingevo a portare la mia personale pietà a questo principe che per di più aveva deciso di mettere su una nuova casa e una nuova moglie nonostante la sua bassa rendita. Il palazzo in cui abita è detto del « girasole » ed è posto nel cuore dei Quartieri Alti. L'appartamento era già invaso dai giornalisti e dai fotografi i quali per ottenere inquadrature originali non si peritavano di stendersi sui tappeti o sotto le gambe del tavolo. In mezzo a questa folla, c'erano i colombi, sorridenti, pazienti, obbedienti. « La prego, principe, sorrida », « Baci la signorina », « Si metta al pianoforte », « La guardi, a lungo negli occhi », Tenetevi le mani » e loro a baciarsi a sorridere a fingere di suonare, povere vittime di questo mostro moderno ché è la pubblicità. Impossibilitata a sfondare quella cortina aggressiva di gente in tumulto, vagolai per la casa : sale, salette, salotti, saloni e una infinità di statue e quadri rappresentanti donne o soggetti sacri. Stupita da questa mescolanza di sacro col profano mi proposi di chiedere al padrone di casa che cosa lo avesse spinto a questa irriverenza, e più tardi Totò mi disse in proposito : « Vede, io a questo mondo amo due cose : le donne e la religione cristiana, e infatti sono cattolico apostolico romano ». Lo disse con aria del tutto innocente e con la stessa innocenza Franca Faldini ci confidò che quelTa casa era troppo piccola e che prima del matrimonio ne avrebbero cercata una più grande. Mi guardai attorno e pensai alla legge della relatività e a tante cose, per esempio all'ampiezza di quell'appartamento che avrebbe fatto la gioia di un fondatore di istituti per ragazzi traviati.


Video realizzato in occasione della scomparsa di Franca, avvenuta il 22 luglio 2016.


La storia di questo amore fulmineo non ha niente a ehe vedere con la vecchia favola di Cenerentola cara alla nostra fanciullezza; c'è un principe, è vero, e per di più azzurro : anche se è un colore squisita mente politico nella fattispecie, ma tutto il resto è mutato. Franca Faldini non ha sorellastre maligne e brutte ma è l'unica figlia idolatrata di ricchi e onesti genitori. Via Veneto è la strada in cui essa ha fatto le prime amicizie. È alta e ha gli occhi verdissimi. È destino che le donne con gli occhi verdi debbano portare la corona ; anche la piccola Soraja di Persia l'ha conquistata, senonché è molto più pesante da portare di quella di Franca Faidini se si vuol dar credito a quelle storie di petrolio che da un po' di tempo turbano certe relazioni internazionali. Totò non conosceva Franca fino al giorno in cui gli capitò sott'occhio una fotografia di lei ; il suo temperamento bizantinonapoletano ne fu fortemente scosso tanto che attese che la ragazza arrivasse dall'America dove aveva finito di girare un film con la Paramount ed era stata nominata Miss Torta di formaggio. Dopo tre ore di conoscenza l'irruente principe le chiese l'onore di spoF.arlo. La giovane Franca rispose, naturalmente, che ci avrebbe pensato. La sua meditazione fu breve ; tanto che solo dopo pochi giorni Totò entrò in casa Faldini per chiedere ufficialmente la mano della donna amata. Il principe De Curtis non è del tutto nuovo ai colpi di fulmine. Venti anni fa ebbe il primo. Lui aveva trent'anni e la ragazza sedici. Si chiamava Diana ed era appena uscita dal collegio. Il giovane Antonio, non ancora principe, la rapì o la sposò. Questo matrimonio dal quale è nata una figlia che si è sposata da poco, è durato molti anni e si è concluso con l'annullamento pochi mesi or sono. Diana è arrivata in tempo per essere principessa e imperatrice, poi ha deciso di lasciare il trono. Subito dopo aver lasciato Totò è convolata a nozze con un solido cittadino, proprietario di cinematografi. Un matrimonio borghese, ma si sa, il mondo è fatto a scale chi lo scende e chi lo sale. A salire ora sarà Franca Faldini, la ragazza di Via Veneto, giovanissima, bella e simpatica. « Questo sarà il mio ultimo " amore » ha detto Totò e, a gin dicare dal modo con cui guardava la fidanzata, c'è da crederlo.

Al pranzo di fidanzamento, svoltosi nella casa del girasole, c'erano anche il signor Davide Faldini con la moglie. Avevano l'aria trepida, imbarazzata e commossa propria dei genitori che si preparano a sposare la figlia. Hanno posato davanti al fotografo con timidi e increduli sorrisi. L'unica a essere disinvolta era la fidanzata. Come il giorno prima, alla conferenza stampa, sorrideva e posava graziosamente, conscia che milioni di ragazze l'avrebbero invidiata. Totò aveva l'aria stanca. Ho approfittato di questo suo abbandono per chiedergli che cosa ci fosse di vero in quella storia secondo cui aveva promosso causa al re di Grecia. « Non mi inte' ressa il trono di Grecia » rispose con serietà e poi obbedendo prontamente all'ordine del fotografo sorrise con tutti i denti. « Ci amiamo molto e lui è tenero dolce buono affezionato• ai miei e poi è generoso » ha confessato Franca. Totò ha detto « È una ragazza sensibile ». E si sono baciati come se noi non fossimo nemmeno al mondo. « Non mi chiami principe mi chiami Totò. Io sono un lavoratore, faccio ridere la gente e mi pagano per questo. Non capisco poi perché quella stessa gente che si diverte a vedermi sullo schermo mi critica tanto per i guadagni che faceto ». Mi offre una sigaretta e va verso la futura suocera. Fanno i progetti per la nuova casa e parlano di certe tende per la sala dove Franca passerà i pomeriggi. Perché non farà più del cinema. Totò ha un concetto ortodosso del matrimonio e non ha nessuna intenzione di gettare in pasto alle masse gli occhi verdi di sua moglie. « Questo sarà il mio ultimo ciak » ha dichiarato Franca Faldini sorridendo mentre veniva ripresa dalle macchine degli operatori. Ma è molto giovane, forse cambierà idea. Il matrimonio avverrà ai primi di giugno e dovrebbe essere quel che si dice un matrimonio intimo. Errol Flynn, di cui Franca Faldini è stata la segretaria, se si rimetterà da una caduta che ha provocato la rottura del femore, sarà uno dei testimoni alle nozze ; in questo caso l'intimità del matrimonio sarà turbata dagli « aficionados » dell'attore americano, che faranno cose da pazzi pur di vederlo. Si concluderà così, secondo la prassi moderna, questa storia d'amore del nostro tempo che non ha molto a che vedere con la vecchia favola del principe azzurro, ma che piacerà ugualmente a tutte le ragazze che sognano un marito.

Gianna Predassi ("Epoca", 15 marzo 1952)