Daniele Palmesi - Federico Clemente Gen 2014

IL RICATTO

Testata Unita

I fatti

Nell'agosto del 1955, Antonio De Curtis fu vittima di un ricatto perpetrato a suo danno dalla professoressa Gemma Fraginelli, segretaria del Canonico del Pantheon. Essa infatti costrinse il cugino e segretario personale dell'attore, Eduardo Clemente, a consegnarle la somma di 500mila lire in cambio di alcuni documenti riguardanti la causa di matrimonio tra il Principe e la sua ex moglie Diana Rogliani, minacciando che, in caso di mancato pagamento, avrebbe ceduto gli incartamenti a qualche quotidiano creando così uno scandalo. Fu subito avvertita la polizia. Due funzionari assistettero al colloquio fra Clemente e la Fraginelli, debitamente nascosti nell'appartamento dell'artista, e alla consegna del mezzo milione in cambio delle carte, sequestrarono il denaro e i documenti, traendo in arresto la donna. Il 3 febbraio 1956 avvenne il processo presso il Tribunale di Roma, ove la donna fu condannata a 8 mesi con la condizionale. Da sottolineare che la difesa di Antonio De Curtis chiese, a titolo di risarcimento danni, la simbolica cifra di una lira, rinunciando alle spese di costituzione di parte civile. Di seguito la trascrizione dell'articolo integrale, sull'esito del processo, messo a dsiposizione da Federico Clemente, figlio di Eduardo, pubblicato in data 4 febbraio 1956 sul Nuovo Corriere della Sera e l'articolo apparso su L'Unità del 24 dicembre 1956.

Il Conte Luciano Pelliccioni di Poli

Il nobile, oltre essere amico di Antonio De Curtis, era il suo consulente araldico. Nel caso in questione egli rivestì un ruolo abbastanza importante in quanto fu incaricato direttamente da Eduardo Clemente di risolvere o quantomeno gestire, la situazione. Dopo aver contattato la Fraginelli, si dettero appuntamento a Roma, lei accompagnata da un sedicente nipote-avvocato. Dopo aver controllato i documenti, effettivamente "compromettenti e disdicevoli" (si trattava di un annullamento di matrimonio, i cui contenuti potevano essere lesivi delle reputazioni dei soggetti indicati), la signora disse al Conte che avrebbe "regalato" questi incartamenti al De Curtis se lui avesse acquistato un quadro che il nipote aveva con sè, per la cifre di un milione dell'epoca. Essendo il Conte un intenditore d'arte, disse che si trattava nient'altro che di una "crosta" di alcun valore, affermando che l'acquisto del quadro era una scusa per estorcere denaro. Con la scusa di concludere l'affare, furono convocati ambedue a casa di Antonio De Curtis dove, con uno stratagemma (descritto nella lettera del Conte Pelliccioni), alla presenza delle forze dell'ordine precedentemente avvertite, incastrarono i due ricattatori che furono immediatamente arrestati. Fu denunciata per estorsione soltanto la Fraginelli.


Così la stampa dell'epoca