Perché mai proprio la bombetta?

«Non credo che dopo la morte avrò mai un monumento e neanche un monumentino. Io lo farei alla mia bombetta che ha tanto contribuito al mio successo. Come la pietra filosofale che rendeva invisibile chi la possedeva, anche la mia bombetta è capace di compiere un incantesimo: trasformare Antonio de Curtis in Totò. Vi pare poco?»

La bombetta di Totò

Già, perchè proprio la bombetta?

Ci sono un paio di spiegazioni per così dire utilitaristiche. Ricordando i funzionari della City di Londra, con la sua patetica pretenziosità la bombetta sottolinea la miseria della tenuta complessiva. Più in genere, avere qualcosa in testa consente a un attore di dar subito l’idea d’uno stupido, d’un furbo, d’un mariolo... Basta alzarlo o abbassarlo sulla fronte.

C’è poi una “spiegazione” felicemente apodittica, che proprio in quanto apodittica convince ancora di più. La comicità, argomenta Totò, «si avvale spesso di accessori, indispensabili per creare un personaggio. Charlot aveva i baffetti, il bastoncino di bambù, i calzoni sformati. Per me è molto importante la bombetta. Perché ho scelto questo tipo di cappello? Perché sotto la bombetta ci poteva stare solo la faccia di Totò». D’altra parte — aggiunge, tornando appunto al luogo in cui s’incontrano il principe e la maschera —, «non sono io a comandare la mia faccia, ma la mia faccia a comandare me».

Sopra la maschera triste e surreale di Totò, la bombetta continua a vivere nel cinema-memoria, ora soppiantata da un cappelluccio piatto, ora surrogata con una parrucca. Come la pietra filosofale, dice Antonio de Curtis, anch’essa è capace di compiere un incantesimo: mi trasforma in Totò. Ma a noi pare che sia qualcosa più d’un incantesimo, più della pietra filosofale che, banalmente, trasforma gli elementi in oro.

La bombetta è come l’astuzia e la forza di Ermes, come la barba di Pan: qualcosa che accompagna Totò quando nasce, che ci parla del suo essere già nato, come un dio o un eroe del mito, o come il personaggio d’una grande fiaba. Dunque: qualcosa che non trasforma semplicemente, univocamente il principe nella maschera, come né Geppetto né Collodi si trasformano in Pinocchio. Piuttosto: qualcosa che aiuta a svelare la verità del loro rapporto. Una verità che non sta dietro la maschera, dove invece la cerca la volpe famosa della favola — stupida nel suo scettico, moralistico realismo antiteatrale (e anticinematografico) —, ma che si mostra sulla sua superficie, se la si vuol vedere. Agli occhi di chi le osserva dando loro credito, infatti, le maschere manifestano proprio quel che nascondono.

(Roberto Escobar: "Totò)


«Accadde in palcoscenico, nel periodo in cui facevo la commedia dell’Arte per guadagnarmi, stentatamente, da vivere. Avevo una bombetta polverosa e una sera, preso dall’ispirazione, me la misi in testa. Ebbene, la gente cominciò a sganasciarsi dalle risate».

La bombetta di Totò

La vediamo tra l’altro in Animali pazzi (Totò la tiene in testa anche quando gli fanno un elettroshock), I pompieri di Viggiù (le applica il piumetto da bersagliere, e poi guida di gran carriera la passerella finale d’un varietà), Yvonne la Nuit (la porta sopra uno smoking impeccabile e un papillon serissimo), Totò all’inferno (ne usa anche una bianca, con cui spezza un corno al diavolo), Totò a Parigi (questa volta però è sulla testa del suo maggiordomo), Risate di gioia (la si vede in una vecchia foto di Totò, appesa sopra la testa del letto di Umberto Venazzù detto Infortunio, tenero guitto di terz’ordine). In I tre ladri, ancora, la usa come bacinella lavamano. In Totò cerca casa, addirittura, la bombetta corre il rischio d’essere adibita a strumento di «esigenze fisiche idrauliche».

Talvolta, all’inizio del film Totò porta un cappello “in borghese”, come forse direbbe lui, e poi si rimette la bombetta. Così accade in San Giovanni decollato, L’allegro fantasma, Due cuori tra le belve, Totò cerca casa.


 

Dal baule di Totò: le bombette custodite da Federico Clemente