Federico Clemente, Nadia Agnolozzi, Simone Riberto, Daniele Palmesi Ott 2016

Piero Agnolozzi, lo stuntman di Totò raccontato dalla figlia

 

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Mio padre Piero Agnolozzi è morto nel 1978 a 62 anni. Non è mai stato intervistato; non gli spiaceva lavorare "nell'ombra". Non so esattamente quando iniziò a lavorare con Totò, ma so che lo fece sia come controfigura per le luci e "di spalle", che come stuntman per le scene pericolose.
Credo papà abbia fatto anche da autista a Franca Faldini, ma non ne sono sicura perchè l'autista di Totò era Carlo Cafiero e Totò sulle cose era preciso.
Nel '51 lavorava in un film con Burt Lancaster quindi, probabilmente, con Totò avrà iniziato nel '52. Doveva esere il periodo della Papmanini e della Faldini. io sono del 1946 per cui tante cose non le so.

 

Piero Agnolozzi, con la camicia a quadri rossa, in una breve apparizione nel film "Totò a colori"

In TOTO' A COLORI mio padre fece la comparsa: nel finale Totò fa il numero della banda e fra la gente che passa, quello con i baffi e giacca marrone è lui. Da allora fino a tutto il '56 fu, credo, in tutti i film con Totò; c'era nel Turco napoletano; non so se ci fosse negli episodi "La patente" e "La macchina fotografica". In Spagna non andò mai, quindi non c'era in "Totò d'arabia"; non ha fatto né "tuttototò" né i Caroselli, a parte che in quel periodo già non era più la controfigura ufficiale di Totò, ma papà odiava proprio la pubblicità.

Agnolozzi Carolina

 

TOTO' E CAROLINA La scena della jeep che saltella fu girata a Grotta Rossa con la macchina da presa sulla jeep: qui al posto di Totò c'era papà e, al posto della Ferrero, si alternarono 5 donne e 3 o 4 uomini, perché non resistevano alle "giravolte"! Monicelli voleva girare scene (neo)realiste così per una scena si accordò con due autisti (guidavano un camion ed un'auto che partivano dal senso opposto fra loro). «Quando vi avvicinate alla jeep, stringete!». Essi strinsero e la jeep fece un volo. Totò richiese mio padre:«Voglio Pietro!».

Eduardo Clemente ebbe 5 figli, il più piccolo dei quali si ammalò di poliomielite. Egli fece accoppiare Dick, che Totò amava, affinché nascesse un erede che fu a sua volta chiamato Dick (Junior). Noi nel '53 ci trasferimmo a "Tomba di Nerone" dove avevamo una vasta campagna. Siccome Totò non poteva tenere entrambi i Dick, Junior nacque in casa di Eduardo Clemente. Accadde che Dick Junior, involntariamente, aveva causato del pericolo per suo figlio, così chiesereo a papà di tenerlo fino a che, morto Dick (senior), Totò fosse venuo a prenderselo. Ce lo portarono nel '54, Dick Junior aveva 3 mesi e portava un fiocco rosso.
Totò lo veniva a trovare ogni 3 o 4 mesi, la sera, per evitare curiosi e "paparazzi".
Nel '62 o '65 credo, morì Dick (quasi ventenne) e noi, dopo tanto tempo, a Dick Junior eravamo affezionati. Totò, venuto per prenderlo, disse a papà:«Senti Piero, i so cosa sto soffrendo per Dick e non voglio far soffrire anche te». Così Dick Junior rimase con noi finchè morì. Aveva preso un topo che gli trasmise la leptospirosi che gli fu fatale. Anche lui è morto mentre Totò era ancora in vita.

Era un film di tedeschi. Totò doveva reggere un cane lupo e fu preso Dick Junior. Il cane conosceva Totò ma aveva la "fobia delle divise", tanto che abbaiava senza stare fermo. Così lo resse Piero Angelozzi.

Nel film TOTO' ALL'INFERNO conservo le foto, in bianco e nero, della cena di fine lavorazione. Di solito, terminato un film, si usava fare cene.

Papà si trovava a Tirrenia con Totò, nel novembre '54 ...quindi probabilmente, potrebbe esser mentre giravano "Il coraggio"; non so chi sia stato lo stuntman a tuffarsi nel Tevere per Totò.

Agnolozzi Malafemmina

 

TOTO' PEPPINO E LA MALAFEMMINA credo girato nel '55. Il trattore, uno dei primi in commercio, costò, diceva mio padre, ben 5 milioni. La scena del trattore in movimento fu fatta con un autista al posto di guida (cioè al posto di Totò) e mio padre al posto di Peppino. Il trattore si impennò sul dirupo, anche per errori del saccente autista che papà aveva messo in guardia: «Guarda che sento uno strano rumore» ma l'autista aveva replicato: «No, stai tranquillo!». All'ultimo, papà, con una sterzata-culàta riuscì a salvare l'autista, che cadde, ma lui si storse la caviglia.

Papà rimase con Totò fino a quello che io conoscevo come TOTO' E FERNANDEL girato nel novembre '56. Fu girato a Venafro, presso Cassino. Papà lo aveva iniziato, ma (e credo in certe scelte-imposizioni Totò non contasse) fu sostituito da Dino Valdi, il quale era solo controfigura, ma non stuntman a differenza di mio padre Piero: trovarono la scusa che Piero Agnolozzi era ingrassato e quindi non più adatto. Papà comunque rimase per tutta la durata della lavorazione preparando i cestini per la troupe.

Totò dava super mance a quelli che gli portavano il caffè.

Papà restò senza lavoro fino al luglio successivo alla lavorazione di TOTO' E FERNANDEL, ma Totò non lo abbandonò. Totò ben due volte diede dei soldi a papà che, alla terza, rifiutò. Totò gli chiese: «Perchè Piero?» «Perchè non me li sono guadagnati.» Allora Totò, che sapeva papà amava fare certi lavoretti, non so per quanti mesi lo chiamò a casa sua per spostare quadri...

Rimasero in buoni rapprti ed ogni tanto si vedevano.

Totò aveva acquistato un pezzo di terra a Cesano per il canile ma qui pascolavano pecore (con problemi di possibili trasmissioni di malattie coi cani) e c'erano olivi; così la diede in gestione a papà il quale lo affittò ad un contadino. Tale terreno era a nome Faldini la quale, morto Totò, vendette il terreno.

Un parente ci fece un brutto scherzo. «Totò è morto d'infarto» e così papà voleva subito partire per Roma. Poi il parente gli confessò lo scherzo: «Volevo vedere la faccia che facevi». Ma la settimana successiva accadde davvero! Papà seguì i funerali di Totò a Roma e a Napoli.

Morto Totò regalarono a Franca Faldini un pupazzetto raffigurante Totò attorniato da uccelli riferito al film UCCELLACCI E UCCELLINI; lei lo regalò a papà che, superstizioso, dicendo «gli uccellacci portano male» lo buttò via.

La bombetta, il tight, ecc. di Valdi non sono autentici! Quelli autentici li regalò a Franca Faldini e a mio padre. Col tempo si sono logorati e così ho dovuto buttarli.

Nadia Agnolozzi, 1999

Intervista a cura di Simone Riberto, 1999