Carlo Campanini

Carlo_Campanini


Sono stato uno dei primi che ha avuto le confidenze di Totò a proposito delle sue ricerche araldiche. È stato durante la lavorazione del Ratto delle Sabine in cui faceva il guitto che moriva di fame e faceva andare per le lunghe le prove perché nel frattempo era mantenuto con tutta la compagnia. Nella recita Totò fa il re e mi ricordo che finché eravamo lì che provavamo m'ha detto: "Ah Carle', io qui faccio per scherzo ma lo sono veramente!". lo che non ero al corrente di nullla sono rimasto un po', lo guardavo e pensavo: , "Sta raccontando una barzelletta". Dico: "Non ci credo". "Ma io sono veramente re", e il giorno dopo m'ha portato un malloppo di carte dell'ufficio della consulta araldica fiorentina e m'ha fatto vedere il papier secondo il quale era già barone. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo principe, perché mi sembrava di pigliarlo in giro, capisco domani in società ci terrai, ma qui stiamo facendo i buffoni ... A questo proposito m'ha racccontato un bell'aneddoto. Dapporto va a trovarlo al Quattro Fontane, entra in camerino durante l'intervallo e gli fa: "Buongiorno, principe". "Ah, ma lo sai pure tu". "Sì - dice - guardi che lo sanno tutti". "Meno male che sono solo principe. Pensa, se ero re che sentivo un fetente che veniva a bussare: "S'accomodi, tocca a lei Altezza", sai sarebbe stata una cosa un po' troppo mortificante". Poi a poco a poco è entrato in possesso dei suoi titoli, era molto soddisfatto, era la sua vita, tanto è vero che io un giorno per scherzo ho detto: "Mi sembra che Totò viva in un giardino pieno di alberi genealogici", perché non parlava d'altro. - Carlo Campanini

Attore

Torino, 5 ottobre 1906 – Roma, 20 novembre 1984 
Biografia 

La sua carriera artistica ha inizio in teatro, in cui si esibisce come attore brillante ma anche come tenore.
Dopo un lungo tirocinio in compagnie regionali e dopo un'esperienza in Argentina al seguito di una di queste compagnie, passa all'operetta e alla rivista e nel 1939 esordisce nel cinema con il divertente ruolo di un portalettere nel film Lo vedi come sei... lo vedi come sei? di Mario Mattòli, con Erminio Macario nel ruolo del protagonista. Nello stesso anno lavora con Assia Noris in Dora Nelson, una commedia del genere "telefoni bianchi". 

Il cinema 

Per tutti gli anni quaranta Campanini interpreta una lunga serie di pellicole, fino a dieci in un anno, caratterizzando talvolta con esuberanza caricaturale, talvolta con misura, personaggi di secondo piano ma sempre ben riconoscibili: di solito è il comprimario ingenuo, di buon cuore, un po' imbranato e stravagante.
Di questo periodo è da ricordare la sua interpretazione dello studente fuori corso in Addio giovinezza!, quella del bidello pasticcione, vittima degli scherzi delle studentesse in Ore 9: lezione di chimica, e i ruoli di "spalla" di Totò ne Il ratto delle Sabine e ne I due orfanelli, parodia del romanzo di D'Ennery e Cormon.
Esibisce la sua voce tenorile in La vita è bella, film di Carlo Ludovico Bragaglia in cui recita (e canta) al fianco di Alberto Rabagliati e Anna Magnani, e in teatro imita Oliver Hardy in coppia con Carlo Dapporto, che imita invece Stan Laurel.
Oltre che in commedie brillanti, Campanini recita anche in film drammatici: Le miserie del signor Travet (1945), il suo primo film da protagonista, e Il bandito (1946) in cui interpreta il ruolo del reduce amico di Amedeo Nazzari.

Con Walter Chiari 

Sul set de I cadetti di Guascogna (1950, regia di Mario Mattòli) lavora per la prima volta con Walter Chiari. Tra i due si sviluppa un felice sodalizio, che proseguirà anche in teatro e in televisione, in cui Campanini diviene la spalla di Chiari: l'imitazione dei fratelli De Rege (il cui famoso "Vieni avanti, cretino!" è rimasto ancor oggi nella memoria collettiva), poi lo sketch del "Sarchiapone", nato come breve intermezzo tra i numeri di avanspettacolo e dilatatosi successivamente fino a diventare un tormentone della durata di più di un'ora, riproposto in versioni sempre diverse e presentato più volte anche in televisione.
Negli anni cinquanta, Carlo Campanini continua a mietere consensi sia di pubblico che di critica, ma l'industria del cinema comincia a relegarlo sempre più in ruoli macchiettistici e in pellicole di genere, tra cui diversi musicarelli.

La televisione 

Trova così maggiore spazio nel nascente mezzo televisivo, sia come attore di commedie, sia come interprete di sketch in coppia con Walter Chiari, nella riproposta di situazioni e personaggi già felicemente sperimentati in teatro. Non mancano le partecipazioni agli spot di Carosello, in cui Campanini interpreta con Pina Renzi la coppia "Adalgisa e Gustavino" nella pubblicità di un'azienda vinicola, e il ruolo di primo testimonial di un celebre amaro "contro il logorio della vita moderna", ruolo che in seguito sarà affidato a Ferruccio De Ceresa e infine a Ernesto Calindri.
Come interprete di sceneggiati televisivi è apparso nel 1959 ne Il romanzo di un maestro, diretto da Mario Landi.
Negli anni sessanta gli impegni cinematografici si fanno più rari e Campanini si dedica alla gestione di una compagnia teatrale piemontese, fino al definitivo ritiro nel 1981.

Padre Pio 

Cruciale, nella vita privata di Carlo Campanini, fu il percorso di fede compiuto con Padre Pio da Pietrelcina, che divenne per lui un riferimento morale e spirituale. 

Chi non ricorda il sarchiapone?
Era il misterioso animale immaginario protagonista dello sketch di Walter Chiari e Carlo Campanini, divenuti famosi come coppia comica dopo aver riproposto la scenetta dei fratelli Guido e Ciccio De Rege Vieni avanti, cretino! E invece poco risaputo che Sarchiapone era il nome di un personaggio comico dell’opera sacra del 1698 Cantata dei pastori, per la precisione un barbiere costretto alla fuga per aver commesso due omicidi. Ma nello stesso modo si chiama anche un cavallo cui Totò dedicò la poesia Sarchiapone e Ludovico, contenuta nella raccolta ’A livella («Teneva diciott’anne Sarchiapone, era stato cavallo ammartenato, ma... ogne bella scarpa nu scarpone addeventa c’ ’o tiempo e cu l'età [...]»).
Anche lo sketch del sarchiapone, cosi come quello del wagon-lit di Totò, era in origine un semplice canovaccio della durata di pochi minuti poi dilatatosi a un’ora abbondante. Si svolgeva in uno scompartimento ferroviario piuttosto affollato dove il passeggero/Campanini entrava reggendo una gabbietta coperta da un telo, nella quale, diceva, c’era un sarchiapone americano da cui millantava di essere stato morsicato.

Il passeggero/Chiari fingeva a sua volta di sapere benissimo cosa fosse un sarchiapone americano, e imbastiva con Campanini un’assurda conversazione sull’animale sparandone a casaccio un particolare o un’abitudine, nel tentativo di capire di cosa diavolo si trattasse. E poiché il sarchiapone veniva descritto con caratteristiche via via più orrende e spaventose, i passeggeri piano piano abbandonavano lo scompartimento. Alla fine Walter Chiari chiedeva nervoso di vedere quella strana bestia, e l’altro gli rivelava che era un animale inventato, da lui usato come spauracchio per spaventare la gente e poter quindi viaggiare da solo.

Campanini, che aveva esordito in teatro come attore brillante, oltre a I due orfanelli girò con Totò II ratto delle Sabine, I pompieri di Viggiù, Totò terzo uomo, Sette ore di guai, Un turco napoletano e II piti comico spettacolo del mondo. Più volte prese parte alle registrazioni di commedie per la televisione, oltre che di sketch con Walter Chiari. Partecipò anche a delle pubblicità per Carosello: in coppia con Pina Renzi, Adalgisa e Gustavino per una casa vinicola; da solo, quella del Cynar, più tardi affidata a Ferruccio De Ceresa ed Ernesto Calindri.

Fondò una compagnia teatrale in Piemonte negli anni Sessanta, per poi ritirarsi definitivamente dalle scene nel 1981, tre anni prima della morte.

Non principe, ma imperatore (Valentina Pattavina)


Galleria fotografica

 
Filmografia parziale 

Lo vedi come sei... lo vedi come sei?, regia di Mario Mattoli (1939)
Addio giovinezza!, regia di Ferdinando Maria Poggioli (1940)
La danza dei milioni, regia di Camillo Mastrocinque (1940)
La granduchessa si diverte, regia di Giacomo Gentilomo (1940)
La zia smemorata, regia di Ladislao Vajda (1940)
Violette nei capelli, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
Con le donne non si scherza, regia di Giorgio Simonelli (1941)
Voglio vivere così, regia di Mario Mattoli (1942)
Margherita fra i tre, regia di Ivo Perilli (1942)
Soltanto un bacio, regia di Giorgio Simonelli (1942)
Catene invisibili, regia di Mario Mattoli (1942)
Labbra serrate, regia di Mario Mattoli (1942)
La vita è bella, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1943)
Buongiorno, Madrid! , regia di Gian Maria Cominetti (1943)
Ho tanta voglia di cantare, regia di Mario Mattoli (1943)
Il ratto delle Sabine, regia di Mario Bonnard (1945)
Circo equestre Za-bum, regia di Mario Mattoli (1945)
Pronto, chi parla?, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1945)
Chi l'ha visto?, regia di Goffredo Alessandrini (1945)
Le modelle di via Margutta, regia di Giuseppe Maria Scotese (1946)
La primula bianca, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1946)
Partenza ore 7, regia di Mario Mattoli (1946)
Il bandito, regia di Alberto Lattuada (1946)
Albergo Luna, camera 34, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1946)
I due orfanelli, regia di Mario Mattoli (1947)
Come persi la guerra, regia di Carlo Borghesio (1947)
L'isola del sogno, regia di Ernesto Remani (1947)
Undici uomini e un pallone, regia di Giorgio Simonelli (1948)
I peggiori anni della nostra vita, regia di Mario Amendola (1949)
Al diavolo la celebrità, regia di Mario Monicelli e Steno (1949)
La fiamma che non si spegne, regia di Vittorio Cottafavi (1949)
Follie per l'opera, regia di Mario Costa (1949)
La bisarca, regia di Giorgio Simonelli (1950)
Miss Italia, regia di Duilio Coletti (1950)
Vendetta... sarda, regia di Mario Mattoli (1951)
O.K. Nerone, regia di Mario Mattoli (1951)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattoli (1951)
Anema e core, regia di Mario Mattoli (1951)
Noi due soli, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Marino Girolami (1952)
Era lei che lo voleva, regia di Marino Girolami e Giorgio Simonelli (1952)
Un turco napoletano, regia di Mario Mattoli (1953)
Se vincessi cento milioni, regia di Carlo Campogalliani e Carlo Moscovini - episodio "Il pensionato" (1953)
Le avventure di Giacomo Casanova, regia di Steno (1954)
Siamo tutti milanesi, regia di Mario Landi (1954)
Milanesi a Napoli, regia di Enzo Di Gianni (1955)
I giorni più belli, regia di Mario Mattoli (1956)
L'amore nasce a Roma, regia di Mario Amendola (1958)
Simpatico mascalzone, regia di Mario Amendola (1959)
Psicanalista per signora (Le confident de ces dames), regia di Jean Boyer (1959)
Agosto, donne mie non vi conosco, regia di Guido Malatesta (1959)
Obiettivo ragazze , regia di Mario Mattoli (1961)
Uno strano tipo, regia di Lucio Fulci (1963)
Il terribile ispettore, regia di Mario Amendola (1969)