Femi Benussi

(Rovigno, 4 marzo 1945) è un’attrice cinematografica e teatrale italo-jugoslava, che ebbe il suo momento di maggior notorietà durante tutti gli anni settanta; proveniente dal teatro e attiva nel cinema fino dagli anni sessanta, divenne nota per le sue interpretazioni erotiche e le sue numerose scene di nudo; la sua carriera terminò all'inizio degli anni ottanta quando non volle più accettare ruoli erotici.
Nata in Istria, ebbe le sue prime esperienze di scena al Teatro del Popolo di Fiume, in Jugoslavia, del quale era all’epoca (1964) l’attrice più giovane; giunse a Roma ai tempi della frequenza universitaria dopo la fine di una relazione sentimentale, ospite di una sua parente che viveva nella Capitale, e fu introdotta quasi subito nell’ambiente cinematografico: già nel 1965, infatti, grazie alla sua avvenenza, fu inserita dal regista Massimo Pupillo nel cast del film Il boia scarlatto.

Nel 1966 fu ingaggiata da Pier Paolo Pasolini per il suo Uccellacci e uccellini di fianco a Totò e Ninetto Davoli e, successivamente, si specializzò in film di genere, in particolare commedie erotiche (Le calde notti di Poppea, La ragazza di via Condotti, La cameriera nera), in ciò favorita dalla sua disponibilità a girare scene di nudo, e poliziotteschi (La mala ordina, Il giustiziere sfida la città), spesso con commistione dei due generi (Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile, L'assassino è costretto ad uccidere ancora); non mancò anche la partecipazione a produzioni estere (Colpo grosso alla napoletana, insieme a Robert Wagner e Raquel Welch, La morte bussa due volte).

La sua disponibilità a essere diretta in ruoli erotici le procurò tra il 1975 e il 1976 il sequestro di tre film e una condanna a quattro mesi con la condizionale; la sua fama di attrice senza veli era talmente consolidata che, in occasione dell’uscita del film Le impiegate stradali, in cui interpretava il ruolo di un’insegnante arrestata per errore durante una retata di prostitute da parte della Buon costume, la casa di produzione annunciò: «Per la prima volta vestita, la conturbante Femi Benussi»; non senza ironia, la stessa Benussi si disse soddisfatta di «…essere sexy senza prendere freddo. Gli studi cinematografici sono tutti maledettamente pieni di spifferi». All’epoca aveva, tuttavia, già ridotto i suoi ritmi di lavorazione: fino ad allora era giunta a girare anche quindici film in un anno, mentre nel 1977 fu impegnata in una sola produzione.

Fu attiva anche in teatro in produzioni quali Scusi, mi presti tua moglie? a Torino con Ric e Gian (1974) e, sempre nel capoluogo piemontese, in ’L’curà de Rocabrusà con Carlo Campanini (1978-79); a Roma con Renato Rascel e Giuditta Saltarini in Nemici per la pelle (1980).

Con l’abbandono dei ruoli erotici, tuttavia, la sua carriera si interruppe perché non le furono più offerti contratti cinematografici: denunciò tale situazione in un suo intervento a un convegno tenutosi nel gennaio del 1980 al Circolo della Stampa di Torino sul tema La donna nello sfruttamento della pornografia, nel quale disse che da quando aveva smesso di girare scene di nudo, delle quali era oramai nauseata, di fatto non lavorava più nel cinema perché non le erano più state offerte scritture Nel suo periodo migliore, la metà degli anni settanta, il suo compenso per ogni film era tra i dieci e i quindici milioni di lire dell’epoca.

Fu, ancora, presente in televisione nella trasposizione su piccolo schermo dell’operetta Nitouche insieme a Elisabetta Viviani e Lauretta Masiero (1980).

Nel 1983, dopo il suo ultimo film, scomparve di fatto dalle scene e soltanto nel 2002 concesse un’intervista, a Franco Grattarola, Stefano Ippoliti e Matteo Norcini per il n° 2 di Cine 70 e dintorni , in cui di fatto prese le distanze dalla sua attività di attrice erotica, asserendo di preferire di essere ricordata per altri film girati in carriera.