Daniele Palmesi, Federico Clemente Apr 2014

LUIGI ZAMPA

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Regista

Roma, 2 gennaio 1905 – Roma, 16 agosto 1991

Figlio di un operaio, dopo aver frequentato la scuola di recitazione di Santa Cecilia, Luigi Zampa si iscrisse al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1932, dove rimase per più di cinque anni.

Dopo aver lavorato dal 1939 come sceneggiatore, diresse alcuni film di scarso rilievo, fino a trovarsi al fianco dei registi del neorealismo con due aggressive commedie popolaresche, Vivere in pace (1946) e L'onorevole Angelina (1947), interpretate dai due attori simbolo del genere, rispettivamente Aldo Fabrizi e Anna Magnani; e il suo capolavoro, Processo alla città (1952), una realistica ricostruzione della camorra napoletana e del famoso processo Cuocolo sul soggetto diFrancesco Rosi.

Con la trilogia realizzata in collaborazione con Vitaliano Brancati (Anni difficili, 1948; Anni facili, 1953; L'arte di arrangiarsi, 1955) evocò in toni satirico-grotteschi il fascismo (con un'appendice nel 1962: Anni ruggenti) per osservarne poi, dolorosamente, la continuità negli intrallazzi del dopoguerra.

La morte del grande scrittore siciliano, avvenuta nel 1954, segnò il decadimento dell'impegno politico e della migliore vena satirica del regista, che, dopo una trascrizione da Alberto Moravia (La romana, 1954), continuò ad ondeggiare tra lacommedia all'italiana (Il vigile, 1960; Il medico della mutua, 1968; Letti selvaggi, 1979) e la denuncia tra le righe (Il magistrato, 1959; Bisturi la mafia bianca, 1973; Gente di rispetto, 1975; Il mostro, 1977).

Gli viene dedicata una retrospettiva completa alla Festa del Cinema di Roma 2009, a cura di Mario Sesti.

È padre del musicista e giornalista Fabrizio Zampa.

Luigi Zampa 3

Intervista a Luigi Zampa a proposito della censura nel cinema

Io non posso credere, in quanto regista, nella funzione della censura, la quale pone dei limiti inevitabilmente dannosi alla mia opera. Limiti esterni, che uno spontaneamente interiorizza sicché diventano automatici. L'effetto principale che ne risulta è che ci si perde di coraggio: invece di affrontare temi nuovi e di approfondirli, ci si tiene a quello che è già stato fatto, ci si arrangia con le cose usuali, già sperimentate. La censura, nell’attività cinematografica che è frutto di tanti compromessi, rappresenta un compromesso di più; e se anche lo subisco, non posso però accettarlo, poiché penso anche che un artista potrebbe autolimitarsi.

Naturalmente la censura funziona egregiamente nei confronti della produzione, la quale si sente a questo modo con le spalle al sicuro. E' certa cioè che un film, una volta realizzato, sarà approvato. E poiché una censura esiste, penso anch'io che sia meglio intervenga preventivamente, in modo che poi non si debba amputare il film di alcune scene essenziali al suo ritmo e alla sua comprensione. Il male è che oggi anche quello che viene approvato in prima istanza può venire censurato quando il film è già pronto.

Mi è accaduto con "L'onorevole Angelina", da cui dovetti eliminare alcune battute importanti e tagliare scene intere. Semplice-mente perché il marito della Magnani nel film faceva la parte di un agente di Pubblica Sicurezza e il pubblico — secondo il ragionamento della Commissione di censura, ineccepibile perché fondato su articolo del regolamento — avrebbe identificato in quell'agente, che veniva leggermente ironizzato, tutti gli agenti di P.S. d'Italia, e se ne avesse riso avrebbe riso alle spalle dell'intero corpo di P.S. .« danneggiandone il prestigio». Da quel momento è rimasta in me una vera fobia per tutti gli argomenti in cui entrassero agenti o guardie : tanto che dopo aver portato a termine il trattamento di Guardie e ladri — il film che con un'altra chiave è stato poi realizzato da Steno e Monicelli — io rinunciai a fare il film, pensando ai limiti, di varia natura, che durante la realizzazione del film mi sarei dovuto imporre.

Tratto dalla rivista "Cinema" n.87, 1 giugno 1952

 

Curiosità
Fu lo zio di Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate Rosse.

Cinema Nuovo, 1 febbraio 1957 - Dagli anni difficili agli anni facili - Diario di un regista


Filmografia
Risveglio di una città (1933)

L'attore scomparso (1941)
C'è sempre un ma! (1942)
Signorinette (1942)
Fra Diavolo (1942)
L'abito nero da sposa (1945)
Un americano in vacanza (1946)
Vivere in pace (1947)
L'onorevole Angelina (1947)
Anni difficili (1948)
Campane a martello (1949)
Children of Chance (1949)
È più facile che un cammello... (1950)
Cuori senza frontiere (1950)
Signori, in carrozza! (1951)
Processo alla città (1952)
Siamo donne (1953) - episodio Isa Miranda
Anni facili (1953)
Questa è la vita (1954) - episodio La patente
La romana (1954)
L'arte di arrangiarsi (1954)
Ragazze d'oggi (1955)
Ladro lui, ladra lei (1958)
La ragazza del palio (1958)
Il magistrato (1959)
Il vigile (1960)
Anni ruggenti (1962)
Frenesia dell'estate (1964)
Una questione d'onore (1965)
I nostri mariti (1966) - episodio Il marito di Olga
Il medico della mutua (1968)
Le dolci signore (1968)
Contestazione generale (1970)
Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971)
Bisturi, la mafia bianca (1973)
Gente di rispetto (1975)
Il mostro (1977)
Letti selvaggi (1979)