Mario Bonnard

(Roma, 21 giugno 1889 – Roma, 22 marzo 1965) è stato un regista e attore italiano. Sin dai tempi del muto è attivo in veste di attore, partecipando a numerosi film in ruoli brillanti e languidi e dando vita a un personaggio ricorrente, un tipo di dandy all'italiana che ispirerà a Ettore Petrolini la macchietta del latin-lover Gastone. Nel 1917 si cimenta nella sua prima regia con il film L'altro io. Nel 1919 dirige Ettore Petrolini nella sua prima interpretazione cinematografica, nel film Mentre il pubblico ride, tratto da un'opera teatrale dello stesso Petrolini e del futurista Francesco Cangiullo.
Prima dell'avvento del sonoro lavora a lungo in Germania dove dirige diverse pellicole interpretate da Luis Trenker. Ritornato in Italia nel 1932, gira numerosi film "leggeri" interpretati dai maggiori divi del tempo: Assia Noris, Elsa Merlini, Amedeo Nazzari, Luisa Ferida, Enrico Viarisio, il più celebre dei quali è Il feroce Saladino (1937).
Negli anni della guerra Bonnard gira due opere non prive di fresca grazia: Avanti c'è posto... (1942), su soggetto di Aldo Fabrizi e Cesare Zavattini, e Campo de' Fiori (1943) con Fabrizi e Anna Magnani. Vasta è anche la sua produzione cinematografica nel dopoguerra in cui dimostra doti di ottimo professionista dirigendo film di vario genere, attento ai gusti del pubblico, spaziando dalla commedia al film storico, dal melodramma popolare al peplum fino all'impegnato.
Insuperabile direttore di masse (Fra Diavolo) e confezionatore di intrecci storici (Il ponte dei sospiri), con Città dolente (1948), film praticamente ignorato dal pubblico, documenta ad esempio l'esodo da Pola, mentre con Gli ultimi giorni di Pompei (1959), film interrotto per una malattia e poi portato a termine da Sergio Leone, dà prova di sapiente artigianato, riuscendo con mezzi limitati a fare concorrenza alle grandi produzioni statunitensi. Sua, la nota argomentazione fatta propria da Alberto Sordi sull'impossibilità di contrarre matrimonio: «Che faccio? Mi metto un fagottone nel letto? Un'estranea in casa?».
Era il fratello minore del compositore di colonne sonore Giulio Bonnard.


Galleria fotografica


Filmografia

Regista

Treno di lusso (1917)
L'altro io (1917)
Mentre il pubblico ride (1919)
Papà Lebonnard (1920)
Il fauno di marmo (1920)
Il milione (1920)
Il rosso e il nero (1920)
L'amica (1920)
I promessi sposi (1922)
La maschera che ride (1924)
Die Sünderin (1928)
I cavalieri della montagna (Der Sohn der weißen Berge) - condiretto con Luis Trenker (1929)
Legione bianca (Der Ruf des Nordens), regia di Nunzio Malasomma - Mario Bonnard supervisore (1929)
Fra Diavolo (1931)
Cinque a zero (1932)
Il trattato scomparso (1933)
La marcia nuziale (1934)
Milizia territoriale (1935)
L'albero di Adamo (1936)
Il feroce Saladino (1937)
Il conte di Bréchard (1938)
Jeanne Doré (1938)
Trenta secondi d'amore (1938)
Frenesia (1939)
Papà per una notte (1939)
Io suo padre (1939)
La fanciulla di Portici (1940)
La gerla di papà Martin (1940)
Il ponte dei sospiri (1940)
Il re si diverte (1941)
L'uomo del romanzo (1941)
Marco Visconti (1941)
Avanti c'è posto... (1942)
Rossini (1942)
Campo de' fiori (1943)
Che distinta famiglia! (1943)
Il ratto delle Sabine (1945)
Addio, mia bella Napoli! (1945)
La città dolente (1948)
Margherita da Cortona (1950)
Il voto (1950)
Stasera sciopero (1951)
L'ultima sentenza (1951)
I figli non si vendono (1952)
Tormento del passato (1952)
Frine, cortigiana d'Oriente (1953)
Tradita (1953)
La ladra (1955)
Mi permette, babbo! (1956)
Afrodite, dea dell'amore (1958)
Gastone (1959)
Gli ultimi giorni di Pompei (1959)
I masnadieri (1961)

Attore

Otello, regia di Gerolamo Lo Savio (1909)
Parsifal, regia di Mario Caserini (1912)
Santarellina, regia di Mario Caserini (1912)
Satana, regia di Luigi Maggi (1912)
Florette e Patapon, regia di Mario Caserini (1913)
Ma l'amor mio non muore, regia di Mario Caserini (1913)
Titanic, regia di Pier Angelo Mazzolotti (1915)
La pantomima della morte, regia di Mario Caserini (1915)
Don Giovanni, regia di Edoardo Bencivenga (1916)
Passano gli Unni, regia di Mario Caserini (1916)
Ferréol, regia di Edoardo Bencivenga (1916)
La figlia di Jorio, regia di Edoardo Bencivenga (1917)
La maschera che ride, regia di Mario Bonnard (1924)
Otello, regia di Gerolamo Lo Savio (1909)
Parsifal, regia di Mario Caserini (1912)
Santarellina, regia di Mario Caserini (1912)
Satana, regia di Luigi Maggi (1912)
Florette e Patapon, regia di Mario Caserini (1913)
Ma l'amor mio non muore, regia di Mario Caserini (1913)
Titanic, regia di Pier Angelo Mazzolotti (1915)
La pantomima della morte, regia di Mario Caserini (1915)
Don Giovanni, regia di Edoardo Bencivenga (1916)
Passano gli Unni, regia di Mario Caserini (1916)
Ferréol, regia di Edoardo Bencivenga (1916)
La figlia di Jorio, regia di Edoardo Bencivenga (1917)
La maschera che ride, regia di Mario Bonnard (1924)


Breve biografia

Regista, soggettista, sceneggiatore, produttore, romano di Roma (come lui stesso amava ricordare), dov’era nato il 24 dicembre 1889, dopo aver compiuto gli studi tecnici superiori, e calcato per un breve periodo le scene di prosa, debutta nel cinema nel 1909, intepretando piccoli ruoli nei film diretti da Mario Caserini alla Cines.

Nel 1911, dietro le orme di Caserini, passa a lavorare per l’Ambrosio di Torino, dove interpreta molti lavori, fra i quali, Satana (1912), diretto da Luigi Maggi, un film di grandiose proporzioni e di vastissime linee, il primo tentativo italiano di film «a serie».

Con Satana, Mario Bonnard si rivela come un attore di grande stile, consolidando la sua fama. Quando Mario Caserini lascia l’Ambrosio per fondare la Films Artistica Gloria, lo vuole con sé, per interpretare Ma l’amor mio non muore e La memoria dell’altro, a fianco di Lyda Borelli, che esordiva sullo schermo. Questi film ebbero un grande successo popolare in Italia ed all’estero, e Bonnard diventa il primo “divo” della cinematografia italiana. Il suo ruolo di dandy colto e raffinato ispirerà ad Ettore Petrolini la macchietta di Gastone.

Sorse così nel 1914, la Bonnard Film, prima casa di produzione italiana intestata ad un interprete dello schermo, che produsse una serie di film di genere avventuroso-poliziesco: La bara di vetro, Serpe contro serpe, Titanic (niente a che vedere con la famosa nave), Il Tenente Berth. Ma la Bonnard Film ebbe breve vita: lo scoppio della prima guerra europea e il richiamo sotto le armi di Mario Bonnard costrinsero la giovane casa di produzione a sospendere l’attività.

Licenziato dall’esercito, ritorna brevemente a lavorare per Mario Caserini come interprete accanto a Leda Gys, e firma il primo film come regista nel 1916. Secondo alcune fonti: Catena, interprete Diana Karren (non ancora Karenne) e Umberto Spadaro; secondo altre: Treno di lusso, interpreti Leda Gys e lo stesso Bonnard.

A questo punto, forte di una lunga preparazione, il nostro si cimenta nella messa in scena, senza abbandonare del tutto l’interpretazione. Ritorna a Torino e costituisce, insieme con l’industriale Alfredo Fasola la Electa Film. Tra i primi lavori, L’altro io, ispirato a Lo studente di Praga.

Poi, Mario Bonnard ritorna a Roma, all’Unione Cinematografica Italiana. Sono di questo periodo Le rouge et le noir, Papà Lebonnard, Il Fauno di marmo, Mentre il pubblico ride (quest’ultimo, uno dei pochi film interpretati da Ettore Petrolini).

Dopo una breve interruzione, compose quello che molti ricordano come uno dei più riusciti tentativi di grottesco cinematografico: La Morte ride, piange e poi s’annoia…(1919). Ecco, per esempio, cosa scriveva Alessandro Blasetti nella sua rivista Cinematografo, anno 1927:

«Come attore – viva la faccia della franchezza – Bonnard è stato uno dei migliori fra i primi ma non ci ha mai entusiasmato. Come direttore artistico invece è stato il primo che ci abbia fatto assistere otto volte alla proiezione di un film italiano dopo aver cognito, nella nostra allor ventenne esuberanza goliardica, alcune esercitazioni acrobatiche su una sedia di platea del Corso Cinema a dimostrazione del nostro esplosivo compiacimento. Intendiamo riferirci – lo diciamo per puro dovere giornalistico – ai tempi del primo film “cinemotografico”, del primo film “fantasia-movimento” comparso sugli schermi internazionali: La Morte piange, ride e poi si annoia ideato e messo in scena appunto – oltre che interpretato – dal signor Mario Bonnard, nato in Italia, ivi allora domiciliato ed esercitante di professione. Con quel film Mario Bonnard direttore, allora alle prime armi, superò di mille atmosfere Mario Bonnard attore, allora già veterano e vincitore in molti artistici tornei. Sceneggiatura modernissima: nuovissimi criteri nell’impiego delle luci, taglio magistrale dei quadri, utilizzo intelligente d’ogni risorsa tecnica, trovate originalissime, accuratezza ed eleganza inusitate nella edizione dei titoli, scoperta della vera coreografia cinematografica… Tutto ciò non fu che cornice ai rilievi che la critica – parlata e discussa fra le persone intelligenti (allora meno di oggi esisteva una critica seria sulla grande stampa) – ebbe a fare sul valore artistico del film. Valore artistico del film che fu ben altro; e fu quello cioè di aver respinto in cinematografo e concezioni e sistemi teatrali per iniziare, sia pur con tutti i tentennamenti e le incertezze che inevitabilmente accompagnano ogni primo passo, la vera via della concezione e dei sistemi realizzativi cinematografici. La Morte piange, ride e poi si annoia infatti ci viene ricordata con frequenza anche oggi con gentilissimo e cavalleresco pensiero da molti fra i più quotati direttori artistici d’oltre oceano sia nei criteri di taglio, passaggi e successioni di quadri; sia nella originalità di alcune sue situazioni e trovate, sia sopratutto, nelle grandi linee di concezione-base e di espressione-base».

Dopo questo film, Bonnard diresse ancora per l’U.C.I. la messa in scena de I promessi sposi (che vinse una medaglia d’Oro al concorso internazionale di Torino), La gerla di papa Martin e Il tacchino. La crisi del cinema italiano lo porta a lavorare negli studi di Parigi e Berlino.

Nei primi anni del sonoro dirige alcuni film in doppia versione franco-italiana, e nel 1935 ritorna definitivamente in Italia.

Dal ritorno in Italia al 1962, lavora praticamente senza interruzioni. Muore a Roma il 22 marzo 1965.

Fonte: https://sempreinpenombra.com