Rosalba Neri

(Forlì, 19 giugno 1939) è un'attrice italiana. Ha lavorato anche con gli pseudonimi di Sara Bey e Sara Bay.

Biografia

Nata a Forlì nel 1939, si diplomò al centro sperimentale di cinematografia nel 1959. Attiva soprattutto in Italia e in Spagna, è apparsa in numerosi film horror, peplum, spaghetti-western e commedie erotiche, spesso in ruoli di donna affascinante, talora anche crudele. Nel 2002 è uscito in Germania il documentario Rosalba Neri: The Italian Sphinx.

Benché sia diffusa tale voce, non è madre dell'attrice Francesca Neri.


Galleria fotografica

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Filmografia

Mogli pericolose, regia di Luigi Comencini (1958)
Era notte a Roma, regia di Roberto Rossellini (1960)
Il sepolcro dei re, regia di Fernando Cerchio (1960)
Ester e il re, regia di Raoul Walsh (1960)
Il corazziere, regia di Camillo Mastrocinque (1960)
Il relitto, regia di Michael Cacoyannis (1961)
Totò, Peppino e... la dolce vita di Sergio Corbucci (1961)
Vacanze alla Baia d'Argento, regia di Filippo Walter Ratti (1961)
La ragazza di mille mesi, regia di Steno (1961)
Le italiane e l'amore, episodio L'infedeltà coniugale, regia di Marco Ferreri (1961)
Il peccato, regia di Jorge Grau (1962)
Il sangue e la sfida, regia di Nick Nostro (1962)
I due della legione, regia di Lucio Fulci (1962)
Lo sceicco rosso, regia di Fernando Cerchio (1962)
Uno strano tipo, regia di Lucio Fulci (1963)
La ballata dei mariti, regia di Fabrizio Taglioni (1963)
Ercole contro Molock, regia di Giorgio Ferroni (1963)
Sansone contro il corsaro nero, regia di Luigi Capuano (1963)
Coriolano eroe senza patria, regia di Giorgio Ferroni (1964)
Il leone di Tebe, regia di Giorgio Ferroni (1964)
Il dominatore del deserto, regia di Amerigo Anton (1964)
Cadavere per signora, regia di Mario Mattoli (1964)
La valle dell'eco tonante, regia di Amerigo Anton (1964)
Gli invincibili tre, regia di Gianfranco Parolini (1964)
Angelica, regia di Bernard Borderie (1964)
Kindar l'invulnerabile, regia di Osvaldo Civirani (1965)
Io uccido, tu uccidi, regia di Gianni Puccini (1965)
Due mafiosi contro Goldginger, regia di Giorgio Simonelli (1965)
Superseven chiama Cairo, regia di Umberto Lenzi (1965)
L'uomo da uccidere, regia di Alberto De Martino (1966)
Dinamite Jim, regia di Alfonso Balcázar (1966)
Johnny Yuma, regia di Romolo Guerrieri (1966)
Arizona Colt, regia di Michele Lupo (1966)
Wanted Johnny Texas, regia di Emimmo Salvi (1967)
Agente speciale L.K. (Lucky, el intrépido), regia di Jesús Franco (1967)
I giorni della violenza, regia di Alfonso Brescia (1967)
I lunghi giorni dell'odio, regia di Gianfranco Baldanello (1968)
Vivo per la tua morte, regia di Camillo Bazzoni (1968)
Sartana non perdona (Sonora), regia di Alfonso Balcázar (1968)
99 donne, regia di Jesús Franco (1968)
Top Sensation, regia di Ottavio Alessi (1969)
Justine and Juliet, regia di Jesús Franco (1969)
The Castle of Fu Manchu, regia di Jesús Franco (1969)
La taglia è tua... l'uomo l'ammazzo io!, regia di Edoardo Mulargia (1969)
Le piacevoli notti di Justine, regia di Franz Antel (1970)
Arizona si scatenò... e li fece fuori tutti, regia di Sergio Martino (1970)
La bestia uccide a sangue freddo, regia di Fernando Di Leo (1971)
Due maschi per Alexa, regia di Juan Logar (1971)
La figlia di Frankenstein, regia di Mel Welles (1971)
Alla ricerca del piacere, regia di Silvio Amadio (1971)
Monta in sella, figlio di...!, regia di Tonino Ricci (1971)
Colpo grosso... grossissimo... anzi probabile, regia di Tonino Ricci (1972)
Attento gringo... è tornato Sabata! (Judas... ¡toma tus monedas!), regia di Alfonso Balcázar e Pedro Luis Ramírez (1972)
Il sorriso della iena, regia di Silvio Amadio (1972)
Casa d'appuntamento, regia di Ferdinando Merighi (1972)
Decameron '300, regia di Mauro Stefani (1972)
Meo Patacca, regia di Marcello Ciorciolini (1972)
Lo chiamavano Tresette... giocava sempre col morto, regia di Giuliano Carnimeo (1973)
Il plenilunio delle vergini, regia di Luigi Batzella (1973)
Crescete e moltiplicatevi, regia di Giulio Petroni (1973)
I racconti di Viterbury - Le più allegre storie del '300, regia di Mario Caiano (1973)
Primo tango a Roma... storia d'amore e d'alchimia, regia di Lorenzo Gicca Palli (1973)
Tony Arzenta, regia di Duccio Tessari (1973)
Confessioni segrete di un convento di clausura, regia di Luigi Batzella (1973)
La casa della paura, regia di William L. Rose (1973)
Cugini carnali, regia di Sergio Martino (1974)
La rivolta delle gladiatrici, regia di Steve Carver e Joe D'Amato (1974)
Dieci bianchi uccisi da un piccolo indiano, regia di Gianfranco Baldanello (1974)
Libera, amore mio!, regia di Mauro Bolognini (1975)
Il pomicione, regia di Roberto Bianchi Montero (1976)

Prosa radiofonica RAI

Lettere d'amore di Gherardo Gherardi, regia di Pietro Masserano Taricco, trasmessa il 4 luglio 1963.

Televisione

Za-bum n.2, varietà del 1965
Olga e i suoi figli, sceneggiato televisivo di Salvatore Nocita (1985)


ROSALBA NERI

Una cometa, una meteora, anzi una stella fissa

La favole esistono, soprattutto per le creature dello schermo, e Rosalba Neri ne è un’esemplare incarnazione. Non importa se non ha recitato nel cinema di serie A, c’è chi l’ha amata più di Sofia Loren e ancora la vezzeggia gelosamente nel proprio cuore; perché, a dispetto di tutti gli intellettualismi del cinema impegnato, un’intera generazione ha sperimentato per lei intrattenibili turbamenti. Marco Giusti, autore di RAI 3 appassionato di trashmovie, le ha dedicato uno Stracult, e Quentin Tarantino l’ha collocata nel suo firmamento privato tra Edwige Fenech e Barbara Bouchet. Tutto meritato, Rosalba è una delle donne più attraenti mai apparse sullo schermo, sulla quale sognare ad occhi aperti. Quando aveva diciotto anni il ceramista Pier Claudio Pantieri modellò una sua statua in terracotta, brunita come se fosse bronzo, in cui la ritraeva nuda a figura intera: le braccia alzate dietro al collo e i capelli raccolti in cima alla testa. Fu esposta in una mostra a Forlì, che l’acerba diva inaugurò davanti alle telecamere della TV improvvisando un malizioso vis-a-vis con il proprio simulacro. Furono scattate migliaia di fotografie, il pubblico impazzì per lei. Quella ragazzina dalle linee sinuose e perfette che oggi vive a Roma in un castello dell’Olgiata già appartenuto ai principi Chigi, era figlia di una famiglia modesta di Forlì, il padre meccanico, la madre casalinga; genitori intelligenti che avevano compreso il suo talento, l’avevano iscritta al liceo classico ma anche a ginnastica artistica che le servì a scolpire il corpo armonioso in ogni muscolo. Rosalba che abitava in via Battistini, dove ancora conserva la casa di famiglia, spiccò il volo; il concorso di Miss Italia la incoronò al Grand Hotel come reginetta del Cinema; fu mandata a lezione dalla sublime attrice riminese Teresa Franchini, la quale accese in lei il fuoco sacro recitando “La fiaccola sotto il moggio” di D’Annunzio. Subito dopo Rosalba superò l’esame di ammissione per il Centro Sperimentale di Cinematografia e si trasferì a studiare a Roma prendendo una camera in affitto nei pressi della Stazione Termini. Il suo insegnante di recitazione era Andrea Camilleri: “Già da allora fumava continuamente, timidissimo. Fu lui a portarmi sulla strada del vizio offrendomi le prime sigarette, le Astor!” E inizia così l’avventura nel mondo della celluloide che la vede persino comparsa di Federico Fellini nelle sequenza de La Dolce Vita in cui Anita Ekberg si scatena in una danza dionisiaca alle Terme di Caracalla. Interpreta qualche ruolo in teatro, con Peter Brooks, con Orazio Costa, maestri di rango. Ma la sua avvenenza è così prorompente che quasi subito arrivano proposte a valanga, un tornado da cui lei si lascia trascinare di anno in anno, quasi senza rendersi conto, saltando da un set all’altro sull’ala del successo. “Dicevano che ero carina, che ero ben fatta, una bellezza che colpiva. Mi offrivano filmetti di cappa e spada, horror, commediole; ogni tanto un ruolo più promettente, come l’episodio di L’infedeltà coniugale (Marco Ferreri, Le Italiane e l’amore). Il mio agente accettava tutto. Piacevo, mi chiamavano: aerei, viaggi, sartoria, trucco, set. Rientravo e ripartivo, con il nuovo biglietto aereo già pronto e il contratto da firmare per l’impegno successivo.”

Spiritosa, elegante, ironica, oggi la diva sorride di quei “filmetti senza pretese, storie in cui mi identificavo a stento durante il tempo della lavorazione, e poi svanivano senza lasciare traccia.” Ma presto la sua vita prese un altro corso; dopo aver fatto girare la testa ad attori e registi, uno dei quali talmente innamorato da tentare il suicidio, a un party internazionale incontra l’uomo della vita. Giorgio è oggi suo marito. Un amore incendiario, travolgente, esclusivo, fatto di fughe in barca che duravano anche mesi. “Ogni estate un luogo diverso, inseparabili. Per tredici anni consecutivi abbiamo trascorso tre mesi di vacanza a bordo di barche bellissime, andando dovunque, sulla rotta degli Alisei, e poi alle Galapagos, alle Antille, ai Caraibi, in Polinesia, alle isole Tonga, alle Tuamotu. Dove non siamo stati! Visitavamo i posti più impensabili, facevamo immersioni. Vivevamo praticamente a bordo, riempivamo la cambusa di cibo poco deperibile, pasta, olio, uova, caffè e salpavamo. Lui il comandante, io il secondo e ufficiale di rotta.” Rosalba possiede il brevetto nautico e quello di elicottero, e conosce la volta celeste meglio di un nocchiero: ” Quando giravamo il mondo, noi due soli, non esistevano ancora i navigatori GPS, seguivamo la rotta col sestante, ed ero io a fare i calcoli. Senza mai un errore. Il mio compito scritto per il brevetto nautico è risultato più esatto delle valutazioni dello stesso esaminatore.”

Della sua esuberante filmografia, più di cinquanta titoli in un pugno di anni, ricorda con tenerezza Totò, Peppino e La dolce vita (1961): “Si recitava in presa diretta, Totò come è noto improvvisava e Peppino De Filippo gli teneva testa. Eppure io con le mie battutine da copione, fra quei due mostri di bravura, sono riuscita a cavarmela, a giudizio di tutti. Quando a Ravenna è stato inaugurato il Cinema City, una multiplex di mio marito (12 sale, 2500 posti, 1500 parcheggi auto e un FEC, Family Entertainment Center), sono corsa a Roma a procurami i manifesti di alcuni attori celebri che amavo, Ava Gardner, Gregory Peck, Monica Vitti. E ho trovato anche un grande poster originale, ancora con il segno ingiallito delle pieghe, di quella esilarante pellicola con Totò e Peppino. Adesso qualche volta mi ci fermo davanti e dico: ecco, quella sono io.”

Rosalba Neri è proprio una superba figura di donna e di artista romagnola, a cui Forlì e la sua Terra dovrebbero dedicare un omaggio; moltissimi dei titoli da lei interpretati e che fecero scandalo – oggi suscitano tenerezza – sono conservati alla Cineteca Nazionale. Tra essi alcune chicche: Ester e il re (1960) insieme a Joan Collins e la regia di Raoul Walsh; La figlia di Frankenstein con Joseph Cotten (1971); il western Arizona colt (1966) con Giuliano Gemma; Cugini carnali accanto a Riccardo Cucciolla. La Voce e Teleromagna potrebbero riproporne una retrospettiva singolare e saporita, stampando i DVD da distribuire ai lettori. Sarebbe un’occasione di festa per tutti. Auguri Rosalba, musa dei nostri sogni!

di Gianfranco Angelucci

Fonte: gianfrancoangelucci.wordpress.com