Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2016

Sergio Corbucci

(Roma, 6 dicembre 1927 – Roma, 1º dicembre 1990) è stato un regista e sceneggiatore italiano. Fratello di Bruno Corbucci, il suo primo approccio professionale con il cinema fu come giornalista, ma già nel 1951 fu aiuto-regista nel film Santa Lucia luntana... di Aldo Vergano e subito dopo, ancora giovanissimo, diresse la sua prima pellicola, Salvate mia figlia, un melodramma strappalacrime, filone cinematografico allora molto popolare tra il pubblico, a cui seguiranno altre pellicole dello stesso genere.

Con una notevole dose di eclettismo che è la maggiore prova delle sue capacità cinematografiche, attraversò vari generi in voga negli anni cinquanta e sessanta: il film musicale, la commedia (tra il 1960 e il 1963 diresse Totò in ben sette pellicole), il film mitologico e lo spaghetti-western.

Ed è proprio in questo genere - di cui può essere considerato, insieme a Sergio Leone, Sergio Sollima e Duccio Tessari, tra i principali esponenti - che Sergio Corbucci, abile artigiano della macchina da presa, riuscì a dare il meglio, portando nel genere una violenza mai vista (neanche Sergio Leone aveva osato tanto). Il suo primo western è Massacro al Grande Canyon del 1964.

Nel 1966 diresse Django, interpretato dall'esordiente Franco Nero, con quel suo tocco "dark", lugubre, che lo contraddistinse in tutta la sua filmografia western; si confermò come il regista più cinico e violento del genere nel successivo Il grande silenzio (1967, ma uscito quasi due anni dopo), che presenta il finale forse più cinico e disperato del genere. Sempre con Franco Nero successivamente girò altri due spaghetti western: nel 1969 Il mercenario con Jack Palance e Tony Musante e nel 1970 il rivoluzionario Vamos a matar, compañeros, con Tomas Milian.

Tornato alla commedia, Corbucci ha firmato decine di film di successo, fra i quali Il bestione (1974), Di che segno sei? (1975), Mi faccio la barca (1980), Il conte Tacchia (1982), Rimini Rimini (1987) e alcuni gialli (La mazzetta, 1978; Giallo napoletano, 1979; I giorni del commissario Ambrosio, 1989).

È definito da Quentin Tarantino uno dei più grandi cineasti dello spaghetti western assieme a Sergio Leone e Sergio Sollima. Infatti Tarantino, al suo esordio dietro la macchina da presa nel 1992 con Le Iene, omaggiò un'intera sequenza del celebre film western Django di Corbucci, ricostruendo tale scena. La spietata sequenza omaggiata è quella in cui José Bodalo taglia l'orecchio al povero Gino Pernice. 20 anni dopo, Tarantino omaggia nuovamente Django col suo nuovo film Django Unchained.

Muore nel sonno nella sua casa romana per un arresto cardiaco.



Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.