Daniele Palmesi, Federico Clemente Dic 2016

Il bel Ciccillo

Il Bel Ciccillo è una macchietta “creazione di Giovanni Mongelluzzo” (così recita l’intestazione dello spartito) su versi di A. Trusiano e musica di Salvatore Capaldo. La macchietta fu ripresa da Gustavo De Marco (Napoli, 1883 – ivi, 1944) e poi da Totò (Napoli, 1898 – Roma, 1967), che iniziò la carriera proprio come suo imitatore. Di De Marco ci sono pervenute, oltre a qualche fotografia, solo un paio di incisioni discografiche dalle quali traspare il suo gusto per i giochi di parole e per i doppi sensi, nonché la sua abilità negli scioglilingua. I ricordi di chi l’ha visto non fanno che accrescere il rimpianto di non avere alcuna registrazione cinematografia delle sue performances.

IL BEL CICCILLO

(Giuseppe Capaldo – A. Trusiano)

Io di nome mi chiamo don Ciccio
e mi firmo don Ciccio Salciccio;
in ovunque m’impaccio e m’impiccio,
dove vado vi faccio un pasticcio,
e così per un puro capriccio
don Ciccio Salciccio
mi sento chiamar.


Vo sempre un biroccio,
somiglio a un bamboccio,
dal mulo e dal ciuccio
mi faccio tirar.

In estate vo a caccia,
d’inverno in barcaccia;
di nulla mi cruccio,
mi faccio ammirar.

Ciccio qua,
Ciccio là,
Ciccio all’anema ‘ e [?]
baccalà

Son bello e son ricco,
le donne le scaccio,
ma dopo di averle
ridotte uno straccio
don Ciccio Salciccio
pallottola in mano
’sti figli di cane
mi stanno a chiamar.

C’è la moglie del conte Borraccia,
bella e buona di corpo e di faccia,
che sovente al mio cuore s’allaccia,
quasi folle mi graffia la faccia
e sono certo che questo mi spaccia
perché tutti i giorni mi fa consumar.

Se il conte ci incoccia
ci rompe la boccia,
ben presto il capriccio
può farci passar.

Lei mi chiama mio Ciccio,
don Ciccio Salciccio,
facciamo il pasticcio,
mi fai morir!

Ciccio qua,
Ciccio là,
Ciccio all’anema ‘ e [?]
baccalà

Son bello e son ricco,
le donne le scaccio,
ma dopo di averle
ridotte uno straccio
don Ciccio Salciccio
pallottola in mano
’sti figli di cane
mi stanno a chiamar.
[2 volte]

 


Il brano, interpretato da Totò, è tratto dal film "Yvonne la nuit"

Caratteristica de Il Bel Ciccillo sono le ossessive rime assonanti: -iccio, -occio/a, -uccio, accio/a, che ne fanno una specie di leporeambo allegramente anarchico. Altre canzoni-macchietta faranno uso di questo espediente: si veda ad esempio Mazza, Pezza e Pizzo... (versi di Gigi Pisano, musica di Giuseppe Cioffi, 1936) interpretata da Nino Taranto (clic) e da Carlo Buti (clic). Ma siamo ben lontani dal ritmo forsennato che rende Il bel Ciccillo un vero e proprio scioglilingua, dove il delirio sonoro tende a prevalere sulla comprensione del testo. E siamo ben lontani dall’astrattezza delle geometrie gestuali, che integrano e potenziano l’astrattezza del gioco verbale.