Daniele Palmesi, "Quisquilie e pinzellacchere" - G. Fofi Dic 2016

La scampagnata dei tre disperati

Scritta da Antonio Petito (1822-1876)

“La scampagnata dei tre disperati” è la storia di tre poveri attori comici sfortunati e squattrinati; l’unico ed intenso pensiero che li accomuna è la fame! Nel loro vagare alla ricerca di un pasto frugale, di un piatto di spaghetti, di un pezzo di carne, di qualche cosa da mettere sotto i denti per poter sopravvivere, casualmente capitano nei pressi di un’osteria di campagna gestita da due sorelle: la prima, “Carmela”, totalmente fuori di testa in preda a paranoiche fobie; la seconda, “Luisella”, un po’ scemotta ma piena di buoni sentimenti.
Decidono di tentare l’impossibile, entrano con grande disinvoltura, ordinano e mangiano a sbafo; nel frattempo la presenza di un brigadiere e di un appuntato stravolge i loro piani. Non hanno i soldi per pagare il conto e tentano varie soluzioni escogitando anche una serie di marchingegni ma la situazione si complica e saranno costretti, con la forza, a pagare.

E’ un brano classico del teatro comico popolare napoletano, meglio noto come La scampagnata dei tre disperati, pulcinellata recitata più o meno a soggetto, di origine anonima, diffusissima fino ad anni recenti. Questa versione di Totò, canovaccio che si presta a molte variazioni sul tema antico della fame e su quello dell’imbroglio, è tratta da Colori nuovi, avanspettacolo di Totò e Guglielmo Inglese (1932).


IL TESTO

(Ambientazione: un’osteria di campagna, un tavolo e alcune sedie).

LIBORIO Povero me, sono arrivato all’ultimo scalino della disperazione io, un letterato, un uomo che ha passato la sua gioventù a studiare per ottenere la licenza elementare. Debbo soffrire la fame mentre forse qualcuno mangia e beve a piacere. Non ne posso proprio più. Ah! sorte infame! Già, che la chiamo a fare? Tanto nessuno risponde. Ho trovato un giornale per terra e negli avvisi economici ho letto che si cerca una balia e servitore. Ho pensato di andarci io. Come balia non è il caso perché con questa debolezza come posso dare il latte? l’unica cosa sarebbe di andare a fare il servitore... Solamente che si tratta di andare in un paese qua vicino e non ho soldi per il viaggio. Con questa debolezza non mi reggo in piedi, (si siede)

CAMERIERE (di dentro) Un spaghetto al N° 3!
LIBORIO Spaghetti? E’ meglio che me ne vada altrimenti mi viene uno svenimento.
CAMERIERE (di dentro) Arrosto di vitello al N° 4!
LIBORIO Non è possibile restare qui è meglio che me ne vada, (via)
PADRONE (entrando, al CAMERIERE che viene da un’altra parte) Finalmente sei arrivato! Per comprare un po’ di roba: tre ore... Non sò chi mi tiene dal prenderti a schiaffi.
2° CAMERIERE Nei negozi c’era tanta gente...
PADRONE Taci, non fiatare! Oggi non ho voglia di fare scherzi... Con i nervi che ci ho... guai chi mi capita sotto...! Andiamo dentro che ci sono dei clienti.
2° CAMERIERE Ahi, ahi! Oggi è giornata temporalesca... Quando al padrone capitano queste giornate... sono guai per tutti! (via)
PASQUALE Disse bene quel gran poeta che si chiamava... si chiamava... Non mi ricordo, ma certo che disse: « Chi non mi conosce personalmente mi conosci per fama... ». Invece io sono conosciuto per fame... fame! Solo posso dire cosa sia la fame. Sono tre giorni che non mangio... Tra le altre cose questa notte ho sognato che stavo mangiando un pezzo di pane... Mi sono svegliato e mi sono accorto che stavo mangiando la lana del cuscino. Non ne posso più! Ho una debolezza terribile...
LIBORIO Pochi altri minuti e morirò... sfinito... Chi vedo? il mio amico di scuola
PASQUALE! Meno male: adesso mi faccio prestare qualcosa...
PASQUALE Che?
LIBORIO... Come stai? (fra sé) Adesso me ne vado con lui. Vieni nelle mie braccia! (s’abbracciano)
LIBORIO Tu sei una bellezza!... Eh! che cosa vuol dire mangiar bene!
PASQUALE Già... Anche tu stai molto bene, non ti ho visto più, che hai fatto?
LIBORIO Eh! la mia storia è lunga!
PASQUALE La mia è lunghissima!
LIBORIO E allora invitami a pranzo e parleremo del passato.
PASQUALE Proprio questo stavo pensando: di essere appunto invitato da te.
LIBORIO Da me?... Io non ho neanche un centesimo!
PASQUALE Io peggio di te... Ah, sorte ria! Come siamo sventurati!
LIBORIO Fra le altre cose la debolezza mi dà una sonnolenza terribile. Sediamoci qui. (seggono)
TOTÒ Giocatori e innamorati sono sempre disperati. Il vizio del gioco m’ha mandato alla rovina. Mio zio mi ha cacciato di casa e non vuol più saperne... Sono otto giorni. 192 ore di sofferenza. Qui, passando in un campo ho visto un broccolo... Me lo volevo mangiare crudo... Ma ho sentito un cane abbaiare... e sono scappato. Oggi un pensiero tristissimo mi passa per la mente. Qui passa vicino la linea ferroviaria... Mi vado a mettere sul binario, così... il treno si ferma e rubo a tutti i passeggeri... Non ho mai avuta una fame come oggi... (vede i due) Guarda là... Chi tanto e chi nulla. Quei due hanno mangiato e bevuto, si sono ubriacati a tal punto che non si possono muovere e... io niente. Umana giustizia!
PASQUALE Questo giovanotto deve essere un forestiero.
LIBORIO Beato lui! Chissà quanti soldi avrà in tasca! Vogliamo fare una cosa? Facciamo finta di conoscerlo, l’abbracciamo e vediamo di levarci qualche cosa dalle tasche... (soggetto presentazioni)
TOTÒ Questi sono più disperati di me.
LIBORIO Ma voi i denari a quale tasca li portate?
TOTÒ I denari? Scusate, che sono i denari?... Credevo di trovare in voi un aiuto sicuro e ho trovato invece due più disperati di me. Propongo di fare una cosa. Facciamo una lega offensiva... Ci aiuteremo l’uno contro l’altro. L’unione fa la forza. Per esempio adesso vogliamo mangiare? Ognuno di noi suggerisce un’idea. (pensieri) Non avete pensato niente... Io si. Qui c’è un’Osteria, adesso mangeremo, e poi con un pretesto ce la svigneremo alla chetichella.
PASQUALE L’idea è ottima... Accetto.
LIBORIO L’idea è ottima, accetto, però dobbiamo cercare il modo di farci chiamare dal padrone, così dopo, se la fuga dovesse fallire, avremo come attenuante che è stato lui ad invitarci.
PASQUALE E come faremo?...
LIBORIO Fingiamo di bisticciarci, così lui metterà la pace e ci inviterà poi a mangiare, (lite)
PADRONE Che c’è?... Calma!... Suvvia, siate buoni... (soggetto)
PASQUALE Adesso che la pace è fatta, andiamo a festeggiarla in un bel restaurant...
PADRONE Come? Io sono stato quello che ho fatto da paciere e mi volete fare questo torto?... Perché, forse il mio locale non è degno di ospitarvi?...
TOTÒ Quand’è così... Ci adatteremo a mangiare qua.
PADRONE Ecco, favorite dentro... Nel salone sarete serviti meglio...
LIBORIO No, preferiamo stare qui al fresco.
PADRONE Ma qui tira vento...
TOTÒ Vento?... Il vento è la passione mia!
PADRONE Come più vi piace... Dunque, cosa volete che vi porti?... Intanto una maritata milanese?...
TOTÒ No, preferiamo tre porzioni di maccheroni.
PADRONE Benissimo. Come secondo, vi rompo le costate, come vino... bianco o vi farò uscire il rosso.
TOTÒ Intanto portate subito i maccheroni...

(Soggetto del cane)

PADRONE Giovanni, tre maccheroni ai signori! (il cameriere intanto apparecchia)
PADRONE Mentre si preparano i maccheroni vi voglio raccontare un fatterello che m’è successo un mese fa. Dunque un giorno vennero tre signori che avevano la faccia di tre imbroglioni, mangiarono ogni ben di Dio, bevvero come botti, e quando fu il momento di pagare cercarono ogni via per svignarsela... Ma io cosa feci?... viste le loro brutte intenzioni, appena facero per scappare, chiamai il cane e li feci inseguire da lui. Indovinate il cane cosa mi portò?..; Mi portò: un braccio, un orecchio e due nasi (finta uscita) Che c’è?...
TOTÒ Noi abbiamo troppa paura dei cani.
PADRONE Ma no! Adesso lo faccio legare, (via) (soggetto del timore) cameriere Pronti i maccheroni per i signori!... (soggetto maccheroni)
PASQUALE Padrone! Ci siamo dimenticati una cosa indispensabile, il dolce...
PADRONE Mi dispiace, ma non ne abbiamo. Capirete, siamo in campagna e signori come loro capitano tanto di raro!...
PASQUALE E allora come si fa? Senza il dolce è come se non avessi mangiato! Ormai sono abituato. Adesso andrò a vedere in paese se ne trovo! (via) Io vado a comprare i dolci!
TOTÒ Meglio così, adesso rimasti noi due: come ce la sbrigheremo?...
LIBORIO Che bella idea! Lo zio è andato a comprare i dolci... e voi porterete del liquore...
PADRONE Liquore non ne ho...
LIBORIO Come si fa, i dolci senza liquori?... Impossibile, vado a vedere se ne trovo io... (via)
PADRONE Come sono rimasto male... Sono rimasto così male...
TOTÒ Più male di me che sono rimasto solo in mezzo al guaio!... (soggetto del fagotto)
PADRONE (Quando Totò sarà sulla quinta per uscire, entrerà) Fermo là, assassino! Assassino! Vieni qua... ladro!
LIBORIO (Liborio e Pasquale vestiti da guardie) Dov’è il ladro?... Eccolo là! E’ da stamani che lo cerchiamo...
PADRONE Ha tentato di scappare come hanno fatto i suoi due compari...
LIBORIO Ah, c’erano anche i compari!... (piano) Non aver paura, siamo noi.
PASQUALE Seguiteci!...
LIBORIO E portate anche la refurtiva...
PADRONE (alle guardie) Grazie, se volete qualcosa...
TOTÒ Ebbene sì! Sono colpevole e voglio essere punito... Portatemi con voi!...

Quisquiglie e Pinzellacchere, Goffredo Fofi - Savelli Editori, 1976