Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

Le curiosità in pillole della storia di questa grande maschera, lunga quarant'anni: dalla dura esperienza della fame e della disperazione, fino al successo e alla popolarità a livello nazionale e mondiale. Aspetti inediti e poco conosciuti della vita privata di Antonio de Curtis.


Croccolo Toto

Croccolo: Principe mi definireste la pernacchia?
Totò: La pernacchia, più che uno sberleffo come molti credono, è un suono, una nota musicale, una modulazione di frequenza.
Croccolo: Non sarà propriamente uno sberleffo, ma serve sempre a irridere qualcosa o qualcuno. O no?
Totò: La pernacchia ha tanti scopi: deride, protesta, esplode come un urlo di dolore, è sommessa come un sospiro, rassegnata come un lamento. Per questo ne esistono di molti tipi. Quella fragorosa, irriverente, oceanica, si fa contro l'arroganza del potente che ne rimane travolto. La pernacchietta a fior di labbra è più delicata e colpisce i comuni mortali, anche loro spesso colpevoli di soprusi e di piccole imbecillità nocive. La pernacchia squillante è un suono gioioso che applaude la sconfitta di un rivale odiato. In questa sinfonia c'è anche la nota amara, quando la pernacchia sancisce un fallimento, sia pure esorcizzato dall'autoironia. Non manca nemmeno la pernacchia liberatoria che esce spontanea dalle labbra come accompagnamento sonoro all'allontanarsi di un nemico. E poi chi più ne ha più ne metta perché le vie della pernacchia sono infinite.
Croccolo: Principe, siete grande, grazie a voi potrei scrivere il manuale della pernacchia.
Totò: Scrivi, scrivi pure, divulga l'argomento, tanto... spernacchiar non nuoce. 

Toto Eduardo 3

Soggetto di Eduardo De Filippo per Totò mai realizzato:

È una mia idea, un giochetto che si basa tutto sulla recitazione. Lo spunto me l'ha dato una vecchia commedia francese. Un uomo, giovane e ricco, arriva stanco al matrimonio. Stanco fisicamente: ha sonno, un sonno terribile, ossessionante. Il poveretto fugge qualsiasi iniziativa che la moglie, desiderosa di divertirsi, gli suggerisce. Vaga per le stanze, all'affannosa ricerca di un posticino nascosto. La servitù, i familiari, lo scoprono negli angoli più bui, dietro le tende, a ridosso di una porta e già sospettano di lui cose strane e misteriose. Basta, il giovane si confida con un amico. Allontanarsi per qualche giorno con una scusa e rifugiarsi in un albergo, è il consiglio. Questo povero morto di sonno, così fa, ma la moglie, che suppone il tradimento, lo pedina e irrompe nella stanza mentre egli sta per infilarsi beatamente tra le lenzuola. Grida, minacce, improperi: l'albergo è in subbuglio. Infine il marito confessa ogni cosa: è colpa del sonno, ecco tutto. «E non potevi dirmelo subito?» dice la donna. «Ora ti porto a casa e ti metto io stessa a letto e così potrai dormire tranquillamente». Le ultime inquadrature mostreranno lui che riposa in un grandissimo letto e lei che, dopo aver socchiuso le imposte, gli sussurra: «Buon sonno». Antonio farà ridere nella parte del morto di sonno, ne sono certo.