Amato dalla gente, non dagli intellettuali

Con Pasolini le scuse dei critici


Amatissimo dal pubblico, Totò era invece ignorato e sminuito dai critici, che lo consideravano troppo rozzo e non abbastanza impegnato. Il comico ne soffriva: «Solo al mio funerale scopriranno che sono un grande attore», diceva. E benché avesse lavorato con registi di valore come Mario Monicelli, Roberto Rossellini, Mauro Bolognini e Alberto Lattuada, cercava la consacrazione nel cinema che conta. Questa arrivò con Pier Paolo Pasolini, che lo volle nel film Uccellacci e uccellini, una storia surreale ambientata nella periferia romana, e in due episodi, da lui diretti, inseriti in altri due film: Le streghe e Capriccio all’italiana. In quest’ultimo, il più riuscito, Totò interpreta Jago in un Otello messo in scena in un teatro di burattini. Nonostante le personalità agli antipodi, i due si intesero bene e la loro collaborazione fu interrotta solo dalla morte di Totò, nel 1967.