Il colonnello delle SS

Toto-Hitler

Totò - Hitler (Jeve-Evek)

Prima metà del 1944. Totò, che furoreggiava con la Magnani in una rivista di Michele Galdieri "Che ti sei messo in testa?", rischiò la vita per una risata in più. Saputo dell’attentato a Hitler, si presentò in scena con un paio di ridicoli e riconoscibilissimi baffetti, che gli solleticavano il naso, a passo marziale e con il braccio al collo, nel bel mezzo di un numero che trattava d’altro, e zoppicando scomparve. Dalle risate venne giù il teatro. Ma quella sera non fece a tempo a tornare a casa in bicicletta (era il mezzo di molti privilegiati) che bussarono alla porta. Era un colonnello delle SS, suo amico, nonostante la divisa. «C’è un mandato di cattura, che dovrà essere eseguito domani, per lei, per Eduardo e per Peppino De Filippo». Totò si premurò di avvertire gli amici. Afferrò la valigia piena di cose da mangiare - salami, formaggi, salsicce, fagioli, farina — che teneva sempre pronta e portò i suoi familiari a Valmontone, in casa della famiglia De Sanctis, ammiratori e spettatori di tutte le repliche dei suoi spettacoli. Sperava di passare inosservato, lì, ma già la mattina dopo il suo arrivo, scorse con preoccupazione una piccola folla sotto la sua finestra. Lo chiamavano per nome, gli sorridevano contenti che fosse lì: addio clandestinità!