Il diario di Eduardo Clemente


Stralci del diario personale di Eduardo Clemente (segretario particolare, nonché cugino, di Antonio de Curtis) 

[…] Eravamo rimasti soli, io e lui, e per la notte me ne andavo in albergo; la cuoca e la cameriera non dormivano in casa poiché avevano le loro camere al piano di sotto e così Totò di notte rimaneva solo.
Una mattina tornando a casa mi fece ascoltare i versi della canzone Casa mia che aveva composto durante la notte; questo fu il pretesto per cogliere la palla al balzo e fargli cambiare casa (all’epoca aveva 4 appartamenti di cui 3 al “Palazzo del Girasole” ed un’altro all’angolo di via Gramsci).
Un giorno che lui era di buon umore gli proposi di andare ad abitare in uno dei suoi appartamenti che erano abbandonati anziché pagare il fitto dove stava e questo gli piacque.
A questo punto incaricai un’agenzia di traslochi specificando nel contratto che in 8 giorni avrebbero dovuto imballare e traslocare tutto.
In quella circostanza Totò si rivelò l’uomo che in quella casa aveva tutti i suoi ricordi e perduto il suo nucleo familiare: il padre, la madre (che morì qualche anno prima a Napoli a casa mia), la sua ex moglie che, nonostante l’annullamento del suo matrimonio, vi aveva continuato a vivere.
L’imballaggio dei mobili ed il trasloco fu fatto rapidamente ma la sua camera da letto rimase intatta e lui restò ancora ad abitare in questa stanza: ciò mi fece chiaramente capire che in quella stanza vi erano i suoi ricordi che non gli permettevano di staccarvisi e la situazione durò ancora una settimana.
Il lunedì mattina concordai l’appuntamento con l’agenzia; Totò aprì la porta di casa e ci fu una vera “invasione di cavallette” poiché otto facchini cominciarono subito a smontare ed imballare i mobili della sua camera da letto.
Successivamente mi presentai come se nulla fosse, quasi meravigliato di quello che stava accadendo ma questa era l’unica maniera da adottare altrimenti lui sarebbe restato lì.
La nuova casa cambiò tutto: alla sera Totò tornava dal lavoro e dopo aver cenato insieme si ricevevano amici che venivano a trovarlo.
Al nuovo appartamento licenziò anche il personale domestico che aveva in quello precedente proprio per dare un taglio netto al passato e questa fu l’unica volta che lo fece personalmente poiché in seguito a svolgere tale compito fui demandato io.
In quel periodo cominciò anche ad uscire spesso la sera e frequentare locali notturni ritornando a casa alle 4 - 5 del mattino.
Venne il tempo della villeggiatura e lui amava molto andare a Capri ma per la situazione che si era creata, quell’anno vi rinunciò.
In concomitanza la sua canzone “Malafemmena” venne presentata alla festa di Piedigrotta e parteciparvi fu per lui un piacevole diversivo che lo entusiasmò molto ed a questo proposito ricordo che trascorse un periodo di vera gioia e felicità; l’unico suo rammarico era rappresentato dall’amarezza per il comportamento della figlia Liliana che non veniva a trovarlo.
Nonostante ciò le passava il mensile (160.000 lire) che io personalmente le rimettevo fino a quando Liliana lo rifiutò, chiedendo solo che il padre ricevesse a casa il marito Gianni Buffardi che aveva sposato il 24 giugno 1951 contro il suo volere.
Dato le circostanze, questa sarebbe stata la cosa giusta da fare ma Totò, per il suo carattere, era quel che era e non accettava la perentoria imposizione della figlia, rispondendo picche ad ogni mio tentativo conciliatorio tra di loro.
La giostra del mensile e del rifiuto durò alcuni mesi: si sommavano poiché Totò non li voleva indietro mentre Liliana continuava a rifiutarli ed io caparbiamente mi ero prefisso di riappacificare padre e figlia […]
Natale 1951: il cenone lo facemmo io, Totò, la cameriera e la cuoca poiché si considerava “amico” del personale di servizio e non “padrone”; l’autista l’aveva lasciato libero per quel giorno, evento raro questo poiché per lui raffigurava le “sue scarpe” non potendo uscire con la macchina […]


Per gentile concessione di Federico Clemente