Daniele Palmesi, Federico Clemente, Enrico Giacovelli Nov 2016

Io sono l'Onorevole!

In Italia, qualche tempo fa, qualcuno proponeva e prometteva di abolire la parola "onorevole" davanti ai nomi dei parlamentari. Una questione di rispetto: non per i parlamentari, ma per la parola "onorevole". Non si sa che fine abbia fatto quella promessa, anche se potete più o meno immaginarlo (pensate a tante altre promesse...). Ma c'è chi la parola "onorevole" l'aveva già abolita per conto suo, molto tempo prima. Era accaduto sul vagone letto di Totò a colori, in viaggio da Napoli a Milano in una notte del 1952. Ed è un po' come se ci fossimo stati tutti, su quel vagone: svariate generazioni, quelle che fecero la guerra, quelle che hanno fatto la pace, ognuna col suo carico di onorevoli, di caporali, di commendatori, di cavalieri. Nello scompartimento di prima classe l'impagabile Mario Castellani, spalla prediletta di Totò, si fregiava della parola "onorevole" con tutta la prosopopea del caso; ma Totò gliela sgonfiava inesorabilmente, gliela svuotava di ogni significato: con un esplosivo, dirompente «Ma mi faccia il piacere!!!» (tre punti esclamativi, la differenza fra Totò e un Macario, un Rascel, un Peppino De Filippo). Da allora ogni volta che sentiamo qualche politicante o imprenditorucolo esibire parole come "onorevole", "cavaliere", "commendatore", a noi tutti non onorevoli, non cavalieri, non commendatori, ci scappa fuori incontrollabile un «ma mi faccia il piacere!». Con tutti i punti esclamativi di cui siamo capaci, perché ci vuole coraggio a distruggere il mondo senza ideologie precostituite, senza entroterra culturali, ma semplicemente a punti esclamativi.

("Poi dice che uno si butta a sinistra" - Enrico Giacovelli)