Mosè, il cane a rotelle

Totò aveva trovato per caso, lungo la via Aurelia. La povera bestiola, che venne chiamata «Mosè», era stata travolta da un’auto e stava per morire: la fece curare e quindi l’accolse nel 'Rifugio dei poveri trovatelli', il canile che Totò fece allestire a Roma nei pressi della Via Boccea e che dava assistenza a circa 250 cani randagi. Ma questa foto venne pubblicata su molti giornali e i commenti provocarono tanta amarezza in Antonio de Curtis. «Con tanti uomini privi di gambe, il principe di Bisanzio pensa agli apparecchio ortopedici per i cani», fu scritto con sarcasmo. Facilmente Antonio de Curtis avrebbe potuto replicare spiegando che lui, oltre ad innumerevoli opere di carità alle quali adempiva quotidianamente, mensilmente inviava all'Istituto Cottolengo, che accoglieva persone con disabilità psicofisiche e, da gran signore qual'era, preferì non pubblicizzare mai i suoi atti di disinteressata generosità.