Daniele Palmesi, Federico Clemente Nov 2016

Totò e i bambini

 

«Abbastanza marcato fu l’affetto che nutrì per i due nipoti nati dal matrimonio di Liliana, anche se caratterizzato da una scarsa espansività. I bimbi, in genere, gli incutevano soggezione, non sapeva come divertirli o dialogarci e la loro vivacità lo esasperava. Avrebbe voluto tenerseli accanto muti, tranquilli, ragionevoli e vestiti come barboncini. D’altra parte, se la loro carica di irrequietezza gli urtava i nervi, gli risultò ancora più ostica la compostezza tutta orari e ineccepibili maniere imposta da una governante tedesca assunta per suo preciso desiderio che li intristiva in un atteggiamento artefatto. La governante si imponeva come una SS, li comandava con le buone o con le cattive, nessuno poteva più sfiorarli neppure con una carezza perché, secondo i suoi principi, gli adulti contaminavano i piccini. Il giorno in cui si vide comparire davanti il nipote, di ritorno dai giardini, avvitato in un cappottino rosso dai bottoni d’oro e un cappelluccio di velluto calato sulla fronte che, invece di abbracciarlo, si tolse il copricapo e lo salutò con un rigido cenno della testa e un mezzo inchino, esclamò: "Mamma del Carmine, sembra una scimmia sull’organino!” e con ciò, optando per una educazione più spontanea, la governante tedesca venne subito sostituita da una bambinaia italiana.» -

"Totò: l'uomo e la maschera" - Franca Faldini e Goffredo Fofi