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Totò, Eduardo, il piccione e la fame atavica

Totò Eduardo

I primi anni di vita artistica Totò li vive quasi in miseria. Da una parte la famiglia di certo non lo incoraggia ad intraprendere questa difficile strada, dall'altra c'è la difficoltà a trovare un ingaggio con cui possa almento racimolare un pasto al giorno. Quasi nelle stesse condizioni è l'amico Eduardo De Filippo, amico di sventura nei primi anni di teatro. Accade che un giorno, in un paese intorno a Napoli, con il compagno Eduardo, adocchiano un povero piccione che svolazza e decidono di trasformarlo in pranzo. Agendo di nascosto, senza farsi notare poichè il misero volatile era appena sufficiente per due persone, decidono di andare in una vicina locanda per farselo cucinare. Quando ormai la "salma" è nel piatto, Totò viene colto da imporovvisa compassione. «Povero piccione, stroncato nel fiore degli anni, mentre volava felice. Che pena! Che pena!». «Ma famme ’o piacere», lo zittisce Eduardo, «Co’ ’a dio ’e famme ca tenimmo, tu vaje a chiagnere p’ ’o piccione! Dammillo a ’mme, si te fa tanta pena». Negli anni, Totò non ha mai confessato di aver dato la sua parte di porzione all'amico-collega...

Per Eduardo non fu al prima volta. Molto tempo prima, insieme al fratello Peppino, in un teatro di provincia, furono costretti a mangiarsi per cena il piccione e la gallina, loro “compagni” di lavoro.