Totò, Pasolini e la metafora

Febbraio 1967, set del film "Capriccio all'italiana". La radio riprende in diretta i ventidue ciak della scena, particolarmente complessa. Totò (Jago), burattino pitturato di verde è dietro il palco assieme a Ninetto (Otello). Totò (Jago) non riesce a dire la sua complessa battuta che terminerà con la frase chiave dell'episodio: «Eh, figlio mio, noi siamo in un sogno dentro un sogno». Pasolini gli ha scritto una metafora forse troppo complessa. «La nostra vita è come la polenta. Prende la forma della caldaia dove è rovesciata, ma qual'è questa forma? La forma della superficie della polenta contro la parete della caldaia o la forma della polenta... che non me la ricordo più!» Tutti ridono. E' una battuta quasi impossibile anche se bellissima «...Noi siamo la polenta e il giudizio degli altri è la caldaia». Infatti Paolini la taglierà lasciando solo la frase finale. Intanto la radio riprende impietosamente gli errori di Totò, un Pasolini che lo aiuta amorosamente, Totò che incespica di nuovo, fino a quando chiude clamorosamente la frase lasciando commossi e ammutoliti i presenti. Totò non vede e rimane un attimo perplesso. Forse non ha capito il perchè del silenzio. «Sono andato bene?», chiede modestamente.