Uno sketch lungo un atto

Doveva durare dieci minuti: alla fine eravamo arrivati con Castellani, la mia spalla, a un'ora e forse più. A Foggia uno spettatore si sentì male dal divertimento, dovettero chiamare l'ambulanza. Lo chiamavano sketch, ma era un lungo atto, tutto inventato. Ma in teatro era una cosa: l'ho fatto per il cinema e tutto si è infiacchito; forse perché mancava il fiato del pubblico, quel fiato che ti scalda il collo, ti sveglia l'animo.


La scena integrale e completa del Wagon Lit, il più famoso in assoluto, su cui è nata tutta una letteratura e che può essere studiato da tanti punti di vista, primo tra tutti quello della grandezza recitativa di Totò, che riesce a immettere nell'episodio una carica comica straordinaria, fatta di impercettibili movimenti e di tonalità linguistiche esilaranti, di non-sense e di battute fulminanti (quel trombone di suo padre, c'è a chi piace e a chi non piace, sono un uomo di mondo. Ho fatto tre anni di militare a Cuneo, parli come badi, ecc.) in un crescendo e in un complesso recitativo di altissima scuola.