Totò e... Anna Magnani

Anna Magnani, detta “Nannarella” era una donna vulcanica dagli occhi profondi e dai capelli ribelli, attrice simbolo del dopoguerra e del cinema neorealistico italiano, che ci ha donato una serie di personaggi femminili struggenti in lotta contro le ingiustizie e le delusioni della vita, colme di dignità e di orgoglio. Interpretò il ruolo di Assunta Spina, nell’omonima commedia del 1948 di Eduardo De Filippo, una bella popolana partenopea protagonista di una storia fatta di amore e di gelosia. Ma fu con Totò che istaurò un solido rapporto artistico e soprattutto umano, quando debuttarono entrambi al teatro Quattro Fontane di Roma, per poi tornare a recitare insieme al Valle, nella nuova rivista Con un palmo di naso, in cui Totò diede libero sfogo alla sua satira impersonando il Duce. La Magnani, fu definita l’unica interprete femminile in grado di misurarsi con la recitazione del grande attore partenopeo.



Rivista "Volumineide", 1942

Della Magnani, Antonio aveva una stima smisurata, affermava che era una donna "di cappa e spada" vera signora, generosa, coraggiosa. Mai la aveva sentita ribattere con una volgarità, neppure quando sarebbe scappata la pazienza a un santo. In camerino se ne stava riservata, si esprimeva in italiano perfetto, era pudica delle gioie e dei dolori suoi che nascondeva dentro come un patrimonio personale. L’Annarella sanguigna e popolana si materializzava solo sul proscenio. Spesso era anche spassosa come poche, "con quella esuberanza che ti scaraventava in una situazione da farsa, anche se magari riuscivi a riderci sopra solo dopo un po’, come la volta in cui, per salvare un gatto tormentato dai ragazzini, li prese a schiaffi e calci eppoi, al loro pianto, spuntarono fuori i genitori che volevano linciare me. O quell’altra, quando a piazza di Siena mi fece diventare un campione di scappa-scappa per la fifa. C’era l’oscuramento, il coprifuoco e la Pai che sventagliava i mitra pure sui sorci, e noi della Compagnia circolavamo muniti di un permesso speciale. Io raggiungevo il teatro in bicicletta, Anna su un calessino tirato da Banana, il pony, e scortato da Micia, un pastore tedesco carogna con chiunque e ubbidiente solo a lei, che se ne stava perennemente accucciato in sua adorazione. Una sera, al termine dello spettacolo, mi offri un passaggio. Vieni, disse, cosi vediamo di sostituire le battute censurate. Io abitavo ai Parioli, e prendemmo per Villa Borghese. Stavamo discutendo la scena, mi pare fosse quella del gagà in "Volumineide", eravamo giunti nei pressi di Piazza di Siena, quando lei fa scherzando: 'Micia, piglialo questo capoccione che non vuole sentire ragioni!’ Non lo avesse mai detto. Micia mi si avventò addosso con un ringhio sordo, io zompai a terra, eppoi fu come un film di Ridolini, mi toccò fare piazza di Siena al gran galoppo quanto un partecipante al concorso ippico. Quando Anna riuscì a riacchiappare la cagna, ci piegammo in due su un muricciolo, prima per il fiatone, poi per le risa!"

Sul set del film "Risate di gioia"

Foto Archivio Istituto Luce

Film - 15 febbraio 1947

Anna contro Totò - C'è già chi rivedeva la Magnani con Totò: non se ne fa di niente. Pazienza. 


Quello che quasi tutti i critici ammirano in Galdieri sono il buon gusto e la misura, due doti che spesso erano mancate nello spettacolo di rivista, ma che con lui ritornano in auge, soprattutto quando gli attori principali sono Totò e Anna. «Affidando a Totò e alla Magnani i svariatissimi personaggi, Galdieri poteva stare tranquillo, fidando nella sicura arte comica di Totò, fatto con il tempo più misurato e più fine, e nel felice temperamento della Magnani, che le permette di passare dal comico al sentimentale con uguale, facile ed intelligente comunicativa« («Corriere Padano»).E ancora: «Anna Magnani è un’artista di classe superiore che porta nella rivista il segno del più comunicativo talento» («Il Sole»).«Quando Anna Magnani è, sulla scena. Malombra o Anna Karenina o sotto le vesti della Carolina Partenopea, interprete quanto mai suggestiva di una trasforma/ione di Marechiaro, è una festa» («La Sera»).


Nella coppia Totò-Magnani si incontrarono due creatori, due improvvisatori, due artisti autentici che portavano sul palcoscenico quello che il teatro vuole che si porti. Agli spettacoli di Totò e Anna io ho visto cose davvero straordinarie, il pubblico delirava veramente. Insieme avrebbero potuto, tanto erano trascinanti, creare un partito, accendere una sommossa. Quando la vidi con Totò mi accorsi anch’io dell'immensità di Anna Magnani. Una sera Totò mi confessò: «Come dice questa donna, a me mi va a pelle».


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Anna Magnani, sotto le bombe, nel 1944, tornava al teatro. La guerra andava avanti con una lunga coda di svolte e di atrocità. Il cinema non c’era più e le poche produzioni in corso andavano a singhiozzo, compresa quella del film Quartieri alti in cui recitava Serato. Anna allora riprese la strada dello spettacolo di rivista, sempre con Michele Galdieri e Totò.

Il 4 febbraio del ’44 ebbe luogo la prima di Che ti sei messo in testa?. Il titolo originario, Che si son messi in testa, era stato cambiato. La censura aveva colto l’allusione ai tedeschi che occupavano la capitale e aveva anche purgato il copione di altri riferimenti alla politica e al momento bellico. Ciò nonostante, i romani non fecero mancare il loro consenso ad Anna e al grande Totò.

Il successo fu tale che Anna e il principe Antonio De Curtis, venti giorni dopo l’arrivo degli Alleati e la libertà tornata a Roma, proposero la nuova rivista "Con un palmo di naso", in cui Totò faceva una caricatura di Hitler e poi, insieme alla Magnani, ma questa volta nei panni di un Pinocchio-Mussolini, cantava a una Salomè-Anna la canzoncina che faceva:

«Se mi volevi bene veramente / dovevi agire un po’ più seriamente / dovevi fare meno profezie / dovevi dire meno fesserie / dovevi smascherare quei pagliacci / pensare più ai fagioli che ai Petacci».

I pagliacci, per la coppia Anna e Totò, erano i nazisti, pagliacci tragici.

In platea, in mezzo al pubblico sempre numeroso, sedeva quasi ogni sera Massimo Serato che, rimasto disoccupato, guardava la sua donna accolta da un tripudio di applausi e s’interrogava sul da farsi. La sua donna, che non se l’era tolto dal cuore, aveva già dei progetti per lui, da realizzare insieme, allontanandosi persino dal grande principe della scena Totò che, ancora una volta, la considerò generosa e, non potendo certo opporsi, la lasciò fare, sia pure con dispiacere.

Anna mise su una compagnia per rappresentare un’altra rivista, scritta da due giovanissimi giornalisti che dovevano fare molta strada. Si chiamavano Pietro Garinei e Sandro Giovannini, i cui nomi nel cartellone del Teatro delle Quattro Fontane erano stampati insieme a quelli di Italo De Tuddo e di Franco Monicelli.

Il titolo della rivista era Cantachiaro ed ebbe due edizioni, entrambe molto gradite. Vi presero parte grossi calibri come Carlo Ninchi, Marisa Merlini (che sarà la levatrice in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini), Lea Padovani, Enrico Viarisio, Raimondo Vianello, il meglio del teatro leggero. In fondo al cartellone, il nome di Massimo Serato, che aveva dovuto lasciare il passo a questi illustri colleghi.

Era l’avvio di una collaborazione sulla scena che Anna e Massimo proseguirono per alcuni mesi e che li coinvolse nella messa in scena di Carmen, il testo di Prosper Mérimée che aveva ispirato l’opera di Bizet, e Jegor Bulycov di Maksim Gorkij, un autore russo, amico di Lenin, di cui un anno prima non era neppure il caso di pronunciare il nome. Ma l’unione sulla ribalta non rese più solida l’unione d’amore. Anzi...

[...] Nel momento dei bilanci, Anna confermava la sua tempra. I dispiaceri venivano da altre parti. Venivano dalla scomparsa di compagni di lavoro che erano stati per lei straordinari amici. Uno di questi dispiaceri fu la morte di Totò avvenuta nel 1967. Avevano lavorato a lungo insieme, in spettacoli di rivista che sono entrati nella storia del teatro leggero e nel costume del nostro Paese, per i graffianti accenti satirici e soprattutto per il gusto di giocare con la comicità.

L’attrice fu chiamata in televisione per pronunciare un ricordo. Disse poche cose, molto secche ed essenziali. Rammentò a tutti che Totò non aveva avuto vita facile, non era stato accettato, e che avrebbe avuto da morto gli elogi che gli erano stati spesso negati in vita. Rivelò nell’occasione che Totò aveva un sogno, quello di interpretare Don Chisciotte, ma nessuno voleva saperne di fornirgliene l’opportunità. La nuova padrona dello spettacolo: la televisione.


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

Elsa De Giorgi, I coetanei
Matilde Hochkofler, "Anna Magnani" 
"Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fori) - Feltrinelli, 1977
www.vesuviolive.it
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Italo Moscati, Anna Magnani: Un urlo senza fine