Daniele Palmesi, Valentina Pattavina Mag 2016

Totò e... Carlo Campanini

È stata un'esplosione

Sono stato uno dei primi che ha avuto le confidenze di Totò a proposito delle sue ricerche araldiche. È stato durante la lavorazione del Ratto delle Sabine in cui faceva il guitto che moriva di fame e faceva andare per le lunghe le prove perché nel frattempo era mantenuto con tutta la compagnia. Nella recita Totò fa il re e mi ricordo che finché eravamo lì che provavamo m’ha detto: «Ah Carle’, io qui faccio per scherzo ma lo sono veramente!». Io che non ero al corrente di nulla sono rimasto un po’, lo guardavo e pensavo: «Sta raccontando una barzelletta». Dico: «Non ci credo». «Ma io sono veramente re», e il giorno dopo m’ha portato un malloppo di carte dell’ufficio della consulta araldica fiorentina e m’ha fatto vedere il papier secondo il quale era già barone. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo principe, perché mi sembrava di pigliarlo in giro, capisco domani in società ci terrai, ma qui stiamo facendo i buffoni... A questo proposito m’ha raccontato un bell’aneddoto. Dapporto va a trovarlo al Quattro Fontane, entra in camerino durante l’intervallo e gli fa: «Buongiorno, principe». «Ah, ma lo sai pure tu». «Sì - dice - guardi che lo sanno tutti». «Meno male che sono solo principe. Pensa, se ero re che sentivo un fetente che veniva a bussare: “S’accomodi, tocca a lei Altezza”, sai sarebbe stata una cosa un po’ troppo mortificante». Poi a poco a poco è entrato in possesso dei suoi titoli, era molto soddisfatto, era la sua vita, tanto è vero che io un giorno per scherzo ho detto: «Mi sembra che Totò viva in un giardino pieno di alberi genealogici», perché non parlava d’altro.

Tratto da "Totò" di Orio Cladiron


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Chi non ricorda il sarchiapone?
Era il misterioso animale immaginario protagonista dello sketch di Walter Chiari e Carlo Campanini, divenuti famosi come coppia comica dopo aver riproposto la scenetta dei fratelli Guido e Ciccio De Rege Vieni avanti, cretino! E invece poco risaputo che Sarchiapone era il nome di un personaggio comico dell’opera sacra del 1698 Cantata dei pastori, per la precisione un barbiere costretto alla fuga per aver commesso due omicidi. Ma nello stesso modo si chiama anche un cavallo cui Totò dedicò la poesia Sarchiapone e Ludovico, contenuta nella raccolta ’A livella («Teneva diciott’anne Sarchiapone, era stato cavallo ammartenato, ma... ogne bella scarpa nu scarpone addeventa c’ ’o tiempo e cu l'età [...]»).
Anche lo sketch del sarchiapone, cosi come quello del wagon-lit di Totò, era in origine un semplice canovaccio della durata di pochi minuti poi dilatatosi a un’ora abbondante. Si svolgeva in uno scompartimento ferroviario piuttosto affollato dove il passeggero/Campanini entrava reggendo una gabbietta coperta da un telo, nella quale, diceva, c’era un sarchiapone americano da cui millantava di essere stato morsicato.

Il passeggero/Chiari fingeva a sua volta di sapere benissimo cosa fosse un sarchiapone americano, e imbastiva con Campanini un’assurda conversazione sull’animale sparandone a casaccio un particolare o un’abitudine, nel tentativo di capire di cosa diavolo si trattasse. E poiché il sarchiapone veniva descritto con caratteristiche via via più orrende e spaventose, i passeggeri piano piano abbandonavano lo scompartimento. Alla fine Walter Chiari chiedeva nervoso di vedere quella strana bestia, e l’altro gli rivelava che era un animale inventato, da lui usato come spauracchio per spaventare la gente e poter quindi viaggiare da solo.

Campanini, che aveva esordito in teatro come attore brillante, oltre a I due orfanelli girò con Totò II ratto delle Sabine, I pompieri di Viggiù, Totò terzo uomo, Sette ore di guai, Un turco napoletano e II piti comico spettacolo del mondo. Più volte prese parte alle registrazioni di commedie per la televisione, oltre che di sketch con Walter Chiari. Partecipò anche a delle pubblicità per Carosello: in coppia con Pina Renzi, Adalgisa e Gustavino per una casa vinicola; da solo, quella del Cynar, più tardi affidata a Ferruccio De Ceresa ed Ernesto Calindri.

Fondò una compagnia teatrale in Piemonte negli anni Sessanta, per poi ritirarsi definitivamente dalle scene nel 1981, tre anni prima della morte.

Non principe, ma imperatore (Valentina Pattavina)


Le opere

1945 - Il ratto delle Sabine

1947 - I due orfanelli

1949 - I pompieri di Viggiù

1951 - Sette ore di guai

1951 - Totò terzo uomo

1953 - Il più comico spettacolo del mondo

1953 - Un turco napoletano