Totò e... Lionello De Felice

Era molto disciplinato

 

Quando ho fatto I tre ladri avevo un contratto con Rizzoli per uno di quei film con Cervi e Fernandel, allora andavano tanto di moda, era uno strano precedente del compromesso storico. Il tempo scadeva, mi fu fatta la proposta del film con Totò, tratto dal libro di Notari; la sceneggiatura era già stata quasi completata da Brusati, feci solo qualche piccolo cambiamento. Con Totò andavamo d'accordo, e fui esentato dal chiamarlo principe. Mi ricordo che durante la lavorazione ebbe una terribile idiosincrasia per l'acqua. In una scena doveva andare sotto la doccia vestito, dovetti impormi per farglielo fare. Mi disse: "Lo faccio solo per te". La doccia fu preparata con acqua tiepida. Vennero preparate tre, quattro giacche perché potesse cambiarsi. Così si decise a farlo. Poi sedemmo al tavolo della pace per alcuni giorni. Io non sono mai stato un entusiasta di Totò, non mi sono mai divertito ai suoi film, mi sento più vicino alla comicità di Sordi, a personaggi legati alla realtà. Questo surrealismo di Totò, non so se voluto da lui o scoperto dopo, non lo capivo molto. Io e altri registi abbiamo cercato di fargli fare film diversi dai soliti, ma questo non si risolse mai in vantaggi economici perché il pubblico era abituato ai suoi lazzi, ai suoi calambour.

Era un attore molto disciplinato, solo l'inizio delle riprese creava dei problemi, perché cominciava all'una, faceva l'orario francese, ma poi era sempre molto attento, seguiva il regista, anche se aveva una memoria un po' debole, un po' improvvisava e un po' impasticciava. Quando toccava a Jean-Claude Pascal, che non conosceva bene l'italiano, gli dicevo: "Tu devi attaccare quando Totò dice bottiglia", ma Totò non stava al copione e bottiglia non lo diceva mai, per cui Pascal non sapeva quando doveva cominciare. Pascal e Totò si guardavano e poi si mettevano a ridere, io un po' meno. Nel film ebbe un piccolo ruolo Adriana Bisaccia, una napoletana coinvolta nel processo Montesi. La produzione cercava di sfruttare pubblicitariamente la sua notorietà, ma Totò non voleva assolutamente essere fotografato con questa ragazza, evitava i fotografi che cercavano con ogni sotterfugio di metterli insieme nelle pause della lavorazione, di fargliela trovare accanto.

Lionello De Felice


Le opere

 


Riferimenti e bibliografie:

"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983