Totò e... Lucio Fulci

Un grande comico atellano

 

Totò è uno dei più grandi comici atellani del mondo. I critici hanno detto che era mal servito, ma non è vero, perché Totò doveva fare solo questo tipo di film. Il peggior film che ha fatto è stato proprio Uccellacci e uccellini perchè con la sua comicità non c'entrava niente. I suoi film veramente atellani son Miseria e nobiltà, Guardie e ladri, film semplici. lo l'adoravo, era un uomo squisito, tristissimo come tutti i comici.

Quando decisi di fare I ladri con Totò, dopo tanti film come aiuto-regista e tanti altri come sceneggiatore, Totò l'ha fatto per amicizia, per simpatia verso di me. Fu un film fatto senza una lira. Il produttore, quando firmai il contratto mi chiese: «Vuoi un anticipo?». Chiamò un usciere e gli ordinò di andare a comperare una cambiale da duecentomila lire.

Ci sono sempre meno film comici. La commedia all'italiana è un'altra cosa dal film comico. C'è solo Franco Franchi adesso che ha un tipo di comicità simile a quella di Totò. Ma gli altri attori italiani cosiddetti comici non sono comici, sono dei bravi attori e basta.

Lucio Fulci



Più che di Ponti per Totò a colori, bisognerebbe parlare di Ferrania: fu fatto infatti coi soldi della Ferrania, che pagò la pellicola del primo film italiano a colori a scopo promozionale. I primi giorni venne un ingegnere della Ferrania a dirci: "Guardate, le lenzuola devono essere azzurre, i riflettori devono stare là sopra", tant'è vero che fu il famoso giorno in cui la parrucca di Totò cominciò a fumare. "Ma come mai le lenzuola devono essere azzurre?", noi: "Non vi preoccupate, vedrete". E infatti in proiezione le lenzuola vennero azzurre. Nello sketch del vagone letto, io dovevo fare uno dello scompartimento accanto, che batte contro la parete perché non vuol sentire rumori. In realtà, io dovevo battere quando mi accorgevo che Totò allungava troppo certe cose, perché non si ricordava. Per Ponti fu un vero affare, perché il film gli costò pochissimo. Era un insieme di vecchi sketch di rivista di Totò, bellissimi, quello che costava era solo la pellicola.

Di L'uomo, la bestia e la virtù, io lo dissi fin dall'inizio che era un'operazione sbagliata. Lo sceneggiammo io e Brancati. Totò non lo voleva fare, ma aveva il contratto con Ponti e De Laurentiis e non poteva tirarsi indietro. Era una fissazione di Ponti. Non aveva mai funzionato in teatro, perché doveva funzionare in cinema? Costò un sacco di soldi, e non fece una lira. Con le grane e le rotture di scatole che ci furono nel girarlo, soprattutto per via del marito della Romance, che la troupe chiamava Pallesecche. E lei pure non scherzava. A Welles chiesi una volta:"Ma perché hai fatto 'sto film"? "Perché sono 'desperato'". Difatti era dovuto scappare da Hollywood dopo La signora di Shangai. Siccome il film fece perdere un sacco di tempo a tutti, Ponti non gli diede la prorata. Welles se la squagliò pochi giorni prima della fine della lavorazione. Non ne poteva più, continuava a scappare. Cominciò in quel periodo l'amore per la Mori, dopo i disastri con la Padovani in Otello.

Tra Welles e Totò i rapporti erano buoni. All'inizio Ponti diceva:"Che succederà con Totò?" e io: "Totò se lo magna dopo due minuti", e infatti nel film fu proprio così, e finì che Welles faceva la spalla a Totò, gli dava il pretesto per i suoi lazzi. Welles voleva recitare in italiano. Totò: "Meglio in inglese, lo capisco meglio!". Povero Totò. Mi ricordo in macchina, io e lui, fermati a Trastevere da un mucchio di gente che gli diceva: "Totò, facce ride'!"e lui:"Non ne posso più, sapeste come non ne posso più!". Era un personaggio triste, Totò. A Napoli, poi, girare con lui era impossibile.

Welles mi trascinava spesso con sé, in giro. La notte era capace di mangiarsi una quarantina d'arance. Aveva un appartamento a Napoli e da una parte c'era la Mori, dall'altra c'era lui che scriveva, lavorara tutta la notte sui film che pensava di poter fare. Girò addirittura un pezzetto di Mister Arkadin, allora, in mezzo a noi, proprio a Napoli. Una nottè prese il comando di una nave all'una, guidando lui personalmente, con Steno che ci aveva il mal di mare! Campava di arance. Una sera ne contai quarantasette, mi terrotizzava. Carico di debiti! Quando lasciò Napoli, scappando, le sue valige vennero messe all'asta. Welles sosteneva, per tornare a Totò, che fargli fare quel personaggio che lui definiva - mi ricordo benissimo perché scrisse una specie di relazigne per Steno su questo - "sinistro e ignobile", diceva che far fare questa parte a un comico come Totò era un errore clamoroso. Una relazione di sessanta pagine, in inglese, per Steno su questo film, che fu tradotta da una segretaria, e chissà se Steno ha conservato. E finiva dicendo: "Ma perché facciamo questo film?"

Franca Faldini e Goffredo Fofi


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Totò, l'uomo e la maschera"- Franca Faldini e Goffredo Fofi