Totò e... Vittorio De Sica

Uno ogni cento anni

Bastano i pochi film buoni che Totò ha fatto, tra i quali per esempio "Guardie e ladri" e il piccolo episodio ne "L'oro di Napoli" a metterne in risalto tutta la straordinaria bravura. Ma a parte l'artista, ricordare l'uomo che era Totò mi riempie di commozione: era veramente un gran signore, generoso, anzi, generosissimo. Arrivava al punto di uscire di casa con un bel po' di soldi in tasca per darli a chi ne aveva bisogno e comunque, a chi glieli chiedeva. Aveva la mania della nobiltà: il primo giorno che lavorai con lui gli domandai: "Devo chiamarla principe o Totò?" Ci pensò un attimo, poi mi rispose: "Mi chiami Totò". Ma tutti gli altri dovevano chiamarlo principe, e lui da principe, quei principi di cui leggiamo nelle favole, si comportava con tutti e in ogni suo pur minimo gesto, pensiero, atteggiamento.

Totò è senz'altro una delle figure italiane più importanti che abbia conosciuto nella mia carriera e nella mia vita. Parlare della sua arte? Basta vedere il successo che ha avuto con i giovani di oggi, i ragazzi di quindici, diciotto anni che non lo conoscevano. Lui era veramente un clown, un grande clown, nel senso più nobile della parola, come oggi non ne esistono più: certe sue folli improvvisazioni durante la recitazione erano geniali e insostituibili. Clown come lui ne nasce uno ogni cento anni.

Vittorio De Sica

(Tratto dal libro "Totò" di Orio Caldiron)


Cinema, 15 aprile 1952 - Vittorio De Sica: che cosa penso della censura


La galleria fotografica


 



L'oro di Napoli


 



I due marescialli


 



Le opere