L'UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

1953



Incasso lire 256.850.000 - Spettatori 1.955.761

Detti & contraddetti

  • C'è una mosca nel latte, ma poco male, tanto è morta.
  • Tu degli uomini non capisci niente, sei agnostica.
  • Voi non ci crederete, ma c'è chi si avvelena con i barbabietoli.
  • Possiamo sostituire lo champagne con mezza gazzosa con la pallina dentro, oppure con la Coca Cola, è made in Usa, la bevono tutti.
  • Nisba, nain, oli rait! Capisce chi vuol capire.
  • I genitori pagano le lezioni private ai figli, ma il sapere non si noleggia. Ragazzi miei, benché alunni, siete cretini.
  • La capitale della Francia è Vienna, attraversata dal fiume Po che si getta nel Mar Nero, bagnando Palermo, capitale dell'Italia settentrionale. Non c'è male, ti darò nove.
  • Corazòn, corazòn: in spagnolo significa che ore sono. Un uomo grasso, in spagnolo: un ombre chiatto.
  • Mostra il decoltè, decoltizzati.
  • La governante: quella che fa i cosi per la casa.
  • Io ci conto, eccome! Ci contissimo.
  • Cornus, comu, plurale de cornibus, cornorum. A estremum malis estremis remediarum.
  • Io traduco, io traduco tutti i giorni, je tradù tujùr.
  • In spagnolo ti amo si dice te quiero, come bicchiero e carabiniero.
  • Ammalato in più, morto in meno, fa lo stesso.
  • C'è una mosca nel latte, ma poco male, tanto è morta.
  • L'ODISSEA. Ulisse non era un astuto e valoroso eroe, era un porco. Finiamola una buona volta e diamo il porco a chi è porco, porca miseria! Me lo dite chi glielo aveva detto al signor Ulisse delle mie ciabatte di fare il navigatore, lasciando la moglie e il figlio e restando lontano da casa per tanti anni? E mentre quella poveretta di Penelope, rimasta sola, doveva lottare e soffrire per difendersi dalle insidie dei mille Proci, che cosa faceva il signor Ulisse? Navigava, oh Dio, mi diverte sapere quel che faceva il signor Ulisse... navigava, ma figuriamoci! Tutti siamo capaci di navigare nei frangenti coniugali extra.

Paolino De Vico

Scheda film

Titolo originale L'uomo, la bestia e la virtù
Paese Italia - Anno 1953 - Durata 102 min - Colore - Audio sonoro - Genere comico - Regia Steno - Soggetto Luigi Pirandello - Sceneggiatura Vitaliano Brancati, Steno - Produttore Carlo Ponti - Fotografia Mario Damicelli - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Angelo Francesco Lavagnino, Pier Giorgio Redi - Scenografia Mario Chiari


Totò: Paolino De Vico - Viviane Romance: Assunta Perella - Orson Welles: Il capitano Perella - Mario Castellani: il dottore - Franca Faldini: Mariannina - Clelia Matania: Grazia - Giancarlo Nicotra: Nonò - Rocco D'Assunta - Italia Marchesini


Soggetto, Critica & Curiosità

1953luomo-la-bestia-e-la-virtuSoggetto

Il Paolino (Totò) maestro di una scuola elementare nei dintorni di Napoli appare scostante e nervoso da un po' di giorni ed i suoi amici e conoscenti non se ne spiegano il motivo. L'uomo è l'amante di Assunta (Viviane Romance), madre di un suo alunno e moglie del rozzo capitano Perrella (Orson Welles), e scopre che dalla loro relazione clandestina la donna è rimasta incinta. Paolino ed Assunta cercano il modo di nascondere l'adulterio attribuendo al capitano la paternità del figlio di cui Assunta è in attesa. La cosa sembrerebbe facile, dal momento che Perrella sta rientrando dal suo ultimo viaggio, ma il capitano, a sua volta, ha un'amante e non prova più alcuna attrazione per la moglie. Paolino decide quindi di architettare un piano per spingere Perrella a passare una notte d'amore con Assunta...

Critica e curiosità

La Ponti -De Laurentis con questo film decide creare una produzione internazionale e chiama accanto a Totò due stelle mondiali, anche se oramai in declino, come Orson Welles e Viviane Romance. Il film viene girato in Gevacolor, procedimento belga probabilmente più adatto del Ferraniacolor ad un mercato internazionale. Del cast fanno parte Carlo Delle Piane e il piccolo Giancarlo Nicotra, futuro regista televisivo, segretario di edizione è il giovane Sergio Leone. All'uscita nelle sale il film crea non pochi malumori, i critici non apprezzano l'accostamento Totò - Pirandello gridando alla lesa maestà tanto che gli eredi dello scrittore siciliano chiedono ed ottengono poco dopo il ritiro della pellicola dalle sale. Alla scadenza dei termini di legge, nel 1993, il film ritorna alla luce ma la copia originale è ormai dissolta, dei colori dell'originale in Gevacolor non resta nulla, la copia attualmente in circolazione è infatti in bianco e nero.
Questo film è effettivamente tratto dalla commedia omonima che Luigi Pirandello scrisse nel 1919, ma la trama viene in parte snaturata e il finale è diverso. L'uomo, la bestia e la virtù è una commedia, o, come dice lo stesso autore, un apologo in tre atti, scritta nel 1919 da Luigi Pirandello tratta dalla novella Richiamo all'obbligo (1906). La prima rappresentazione della commedia si ebbe a Milano, al Teatro Olimpia, il 2 maggio 1919, ad opera della "Compagnia di Antonio Gandusio". Il testo della commedia fu pubblicato nel settembre del 1919 nella rivista "Commedia" e successivamente in volume nel 1922 per i tipi dell'editore Bemporad.

«Una sera di tanti anni fa, mentre si rappresentava in un teatro romano L'uomo, la bestia e la virtù di Pirandello, Paola Borboni, nelle succinte vesti della Signora Perella, offrì involontariamente agli spettatori qualcosa di più di una bella interpretazione, qualcosa che il pubblico non si aspettava, ma che seppe gradire moltissimo. Nel corso di una scena assai movimentata, s'era staccata una bretellina della sottana dell'attrice e un seno roseo aveva fatto la sua festosa apparizione, salutato da un applauso a scena aperta. [...] Dopo quella sera l'affluenza del pubblico era raddoppiata e sul botteghino era riapparso il cartello «tutto esaurito», poiché gli spettatori correvano a teatro nella speranza di godersi un numero fuori programma che mai più si sarebbe ripetuto. [...] Quel piccante e imprevisto incidente di scena [...] creò più tardi, intorno alla farsa di Pirandello, un misterioso profumo di frutto proibito. [...] Le autorità del tempo cercarono sempre di sconsigliarla alle compagnie sovvenzionate, quasi si trattasse di uno spettacolo carico di esplosivi sottintesi: poi l'incidente fu dimenticato o diventò leggenda e da leggenda fece presto a trasformarsi in storia, fino a inserirsi idealmente, per sentito dire, nelle pagine del copione. Così per molti anni, chiunque sentiva parlare dell'Uomo, la bestia e la virtù, non poteva fare a meno di pensare automaticamente alla bretellina della signora Perella e a una combinazione di seta trasparente e traditrice. Questa storia della bretellina ha fatto anche il giro delle società cinematografiche: e ogni volta che i produttori pensavano a un'eventuale riduzione della commedia di Pirandello, un seno terribile e ammonitore giganteggiava davanti ai loro occhi, fino a terrorizzarli; L'uomo, la bestia e la virtù diventò presto «la commedia del seno», bella ma impresentabile; ivertentissima, ma scollacciata; intelligente, ma scabrosa; sconsigliabilissima, specie ora che la parola «seno» - anche se con chiaro riferimento geografico - sta per diventare sinonimo di peccato mortale.»

Italo Dragosei, Tra l'uomo e la bestia in pericolo la virtù, «Festival», n. 9, 28 febbraio 1953.


 

La censura preventiva

Vogliamo subito avvertire che, già in precedenza, sono stati presentati due diversi progetti di questo film, uno da parte di Luigi Chiarini nel novembre 1948, e uno da parte del signor Filippo Mercati nel febbraio 1950.
In entrambi i casi l'Ufficio ebbe a pronunciarsi in senso negativo, giustamente temendo che la commedia di Pirandello, spogliata della sua intelaiatura teatrale, potesse scivolare in uno spettacolo immorale, per non dire boccaccesco.
La nostra perplessità di allora continua a sussistere nei riguardi di questo nuovo progetto, che, almeno per quanto riguarda la sostanza del film, non differisce gran che dalle versioni precedenti.
V'è però un fatto che non può essere - anche e soprattutto agli effetti della revisione - sottovalutato, ed è che il ruolo del professore, «l'uomo», verrà interpretato da Totò. Noi crediamo che se il film sarà portato su di un piano comico, paradossale, quelle che sono le scabrosità della commedia potrebbero risultare notevolmente attenuate, sul piano morale. Ciò però non si può prevedere in base alla sceneggiatura, che riproduce quasi fedelmente il testo di Pirandello anche nei dialoghi, e un giudizio circostanziato potrà essere dato solo sul film nella sua veste definitiva.
Allo stato attuale, si ritiene di dover notificare alla Ditta produttrice le nostre più ampie riserve, considerato anche che il testo sceneggiato è stato presentato dopo diversi giorni dall'avvenuto inizio della lavorazione.
Lo stesso finale del film non è stato ancora sottoposto all'esame di questo Ufficio.

Annibale Scicluna, giudizio preventivo su L'uomo, la bestia e la virtù, 22 gennaio 1953.

Estratto dal libro "Totò proibito" di Alberto Anile, Ed. Lundau


 

«[...] Il regista ha abbandonato Totò ai suoi peggiori istinti, rinunciando ad esercitare la benché minima funzione di guida [...] Per circa due terzi il film segue con apparente ossequio il testo teatrale, ma cercando solo di spremere da esso i più bassi effetti comici di cui può essere suscettibile [...] Che gli eredi di Pirandello abbiano permesso un simile arbitrio, il quale riduce l'apologo a una disgustosa pochade, non è molto edificante [...]»
 

Giulio Cesare Castello, «Cinema», Milano, 30 aprile 1953

«[...] Il film non rispetta Pirandello, tuttavia Steno ha fatto il possibile per dare al racconto un arguto e salace sapore sfruttando il pittoresco ambiente di un borgo amalfitano, i divertenti effetti comici diversivi e le personali, irresistibili risorse di Tote, fl quale, pur dando al maestro una nevrastenia che non risponde all'umile rassegnazione del personaggio pirandelliano, ha tratteggiato una gustosa figura di pasticcione intrigante [...]»

Ermanno Contini, «ll Messaggero, Roma, 10 maggio 1953

"[..] Assai intelligente era anche la scelta di Totò e Orson Welles per l'interpretazione dei due personaggi principali [..]. Si deve dire che tuttavia Totò e' un interprete molto bravo e [..] in definitiva il film strappa più di una sincera risata [..]".

Tommaso Chiaretti


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


Così la stampa dell'epoca

"Il lavoro illustrato n. 20 Roma 17/24 maggio 1952

1952-05-17-Il Lavoro Illustrato(commento)[...] Questo elenco acquista oggi un nuovo titolo "L'uomo la bestia e la virtù", realizzato dal regista Steno con Orson Welles, Viviane Romance e Totò, a colori.[...] Il regista Steno ha puntato esclusivamente sugli elementi farseschi dell' opera teatrale. Vi è stato costretto anche dalla scelta di uno degli interpreti principali, che è Totò nel personaggio del professorino innamorato della moglie del violento e nerboruto lupo di mare. [...]

 

 

 

"Cinema" n.108, 1953

"Tempo"del 14 febbraio 1953

Totò e Orson Welles: una coppia assolutamente inedita e senza dubbio sensazionale. Il turbolento attore-regista americano è stato scritturato da una casa cinematografica italiana per interpretare il film "L'uomo,la bestia e la virtù". La bestia è appunto Welles, l'uomo è Totò, e la virtu' e' l'attrice francese Viviane Romance. Il film è tratto dal'omonima commedia di Pirandello e dal racconto che questi scrisse prima della commedia ("Richiamo all'ordine"). Si tratta , com'è noto, di una storia amaramente boccaccesca: un impiegatuccio di provincia è l'amante della moglie di un capitano di mare e per giustificare una maternità peccaminosa deve forzare il marito-bruto all'amor coniugale. Una prova di grande impegno dunque e di grandi rischi, per tutti.

Le location del film, ieri e oggi

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L'UOMO, LA BESTIA, TOTO' E PIRANDELLO

1953-Luigi-Pirandello"L'uomo, la bestia e la virtù" (1953) ha avuto una sorte piuttosto singolare. Si tratta, infatti, molto probabilmente, del film meno visto del principe della risata. La pellicola, infatti, fu ritirata dalle sale cinematografiche subito dopo la sua uscita su richiesta degli eredi di Pirandello, i quali rimasero scandalizzati di come l’opera del loro congiunto fosse stata completamente stravolta.
Per questo motivo il film sparì totalmente dalla circolazione per circa quarant’anni fino a quando, in occasione del Natale 1993, una volta superate le questioni riguardanti i diritti d’autore, la RAI lo trasmise in televisione per la gioia degli amanti di Totò e di tutti gli studiosi che per decenni avevano cercato, inutilmente, la pellicola. Purtroppo però il negativo originale a colori, girato con la tecnica Givancolor di provenienza belga, risultava ormai rovinato in maniera irrimediabile, tanto che ancora oggi ne circola una versione in bianco e nero.
 
A prescindere dalle polemiche scatenate dall’opera, va effettivamente detto che sebbene le storie siano piuttosto simili da un punto di vista narrativo (fatta eccezione per il finale più accomodante della versione cinematografica di cui parleremo tra breve), profondamente diverso è invece il tono con cui le vicende vengono raccontate.
L’iniezione di veleno dell’opera pirandelliana, che lo stesso scrittore agrigentino considerava “una delle più feroci satire che siano mai state scritte contro l’umanità ed i suoi valori astratti”, viene, infatti, profondamente annacquata dal regista Steno che, pur dando vita ad un lavoro più che dignitoso, spinge un eccessivamente sul pedale del farsesco e gioca un po’ troppo coi doppi sensi, diluendo così quasi del tutto il registro fortemente grottesco e satirico di cui era notevolmente intriso il testo originario. Sotto questo aspetto va detto che ancora oggi appare particolarmente maldestro l’ipocrita lieto fine che il produttore Carlo Ponti impose alla pellicola, snaturando in questo modo completamente il testo pirandelliano che si concludeva con la riuscita del piano del professore e col trionfo di una “virtù” del tutto apparente e non certo veritiera. Nel film invece il piano del professore riesce: ma non grazie alle proprietà della torta “afrodisiaca” quanto invece perché il marito è tornato a nutrire per la moglie sentimenti di vero amore.

1953-Orson WellesInsomma, dalla fustigazione dell’ipocrisia e del perbenismo borghese che erano i tratti caratteristici del testo pirandelliano, si passa ad un senso completamente opposto.
Anche dal punto di vista della costruzione dei personaggi va detto che le due opere risultano piuttosto diverse: ancora una volta la pellicola smorza notevolmente la carica forte, bestiale ed animalesca che a detta dello stesso Pirandello avrebbero dovuto avere i suoi personaggi sulla scena. Forse sotto questo punto di vista sarebbe stato meglio lasciare Totò a briglia sciolta, libero di costruire un personaggio più aggressivo e sgradevole e meno caricaturale e macchiettistico come avviene nella pellicola. In questo caso, invece, il principe della risata risulta piuttosto sobrio e misurato, non inventa nulla, non improvvisa, dando vita ad una interpretazione piuttosto formale e del tutto fedele al copione. Ineccepibile quindi da un punto di vista tecnico ma a nostro avviso poco incline a suscitare emozioni. Forse Totò pagò lo scotto di trovarsi al cospetto di una leggenda del cinema come Orson Welles e quindi preferì seguire con precisione le direttive della sceneggiatura e quelle di Steno. Non molto convincenti anche il personaggio del capitano, interpretato da Orson Welles, e quello della moglie (Viviane Romance): entrambi troppo piatti e stereotipati per suscitare vere emozioni nello spettatore. In definitiva ci troviamo dinanzi a personaggi che sono delle copie un po’ troppo esangui del testo teatrale pirandelliano.

Dopo questo film Totò girò un altro film tratto da Pirandello (più precisamente un episodio del film Questa è la vita, in cui interpretava il famoso personaggio di Chiarcaro protagonista della celeberrima novella pirandelliana dal titolo “La patente”). Da allora, visti i risultati non troppo lusinghieri delle due pellicole e soprattutto viste le disavventure del film da noi analizzato, l’attore napoletano non prese più parte a pellicole tratte da lavori dello scrittore agrigentino, forse anche per evitare ulteriori problemi con i suoi eredi.

Articolo inserito da COTOLA

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LA VIDEOTECA

Giancarlo Nicotra - L’uomo la bestia la virtu’ Giancarlo Nicotra - L'uomo la bestia la virtu'

Durata: 00:01:47

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.