LA LEGGE È LEGGE

1958



Incasso lire 353.953.000 - Spettatori 2.324.052

Detti & contraddetti

Carabineri, doganieri, finanzieri, ammazza, ammazza, so'tutti una razza.
L'uovo alla cocca no! La cucina francese non mi sconfinfera.
Le frontiere non si toccano, meglio lasciarle stare. Si incomincia con qualche fucilatina, poi ci si trova in prima linea e se alla fine succede qualche cosa, dicono: E morto per la patria.
Stiupìd, cretnn, imbesìl, balengo!
Conosco pezzi grossi, pezzi piccoli, pezzi medi, pezzettini. Conosco persino il cognato del fratello di un sacrestano.
Tutti i giorni lavoro, onestamente, per frodare la legge.
C'è sempre un verme nella pera e un doganiere alla frontiera.
La fotografia di mio padre stava in tutti i commissariati: era fotogenico.

Giuseppe La Paglia

Scheda del film

Titolo originale La legge è legge
Paese Italia/Francia - Anno 1958 - Durata 95' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Christian-Jaque - Soggetto Jacques Emmanuel, Jean-Charles Tacchella - Sceneggiatura Age, Furio Scarpelli, Christian-Jaque, Jean Manse, Jacques Emmanuel - Produttore Franco Cristaldi - Fotografia Gianni Di Venanzo - Montaggio Jacques Desagneaux - Musiche Nino Rota


Totò: Giuseppe La Paglia - Fernandel: Ferdinando Pastorelli - Nino Besozzi: il Maresciallo - Leda Gloria: Antoinette - Nathalie Nerval: Hélène Pastorelli - Noël Roquevert: il gendarme Malandain - René Genin: l'oste - Jean Brochard : l'onorevole francese

Soggetto, Critica & Curiosità

1957-la-legge-e-leggeSoggetto


Nel paesino di Assola, diviso a metà dal confine italo-francese, vivono il contrabbandiere napoletano Giuseppe La Paglia (Totò) e il doganiere francese Ferdinand Pastorelli (Fernandel). Il giorno della festa cittadina della parte francese, Ferdinand arresta Giuseppe arrivando tardi alla tradizionale parata in cui doveva portare la bandiera francese; durante il successivo ricevimento all'albergo delle 2 frontiere, che è diviso a metà dal confine, Giuseppe scopre che Ferdinand è nato da madre italiana e padre ignoto nella cucina del ristorante che è sita nella parte italiana dell'albergo, per cui, seppur registrato al ministero francese, il doganiere, in realtà è italiano e non ha diritto a esercitare la professione. Da una successiva verifica presso il comune di Assola, Ferdinand scopre che chi ne registrò la nascita anni fa, Gaspar Donnadiè, proprietario dell'albergo delle due frontiere, sbagliò a registrarlo lì, mentre doveva farlo al municipio italiano. Lo stesso Donaddiè rivela a Ferdinand che andò al municipio francese perché quel giorno pioveva ed era più vicino rispetto a quello italiano. Rischiando di perdere il lavoro, Ferdinand chiede aiuto, proprio a Giuseppe che lo accompagna a Cuneo per richiedere la carta d'identità italiana per poi successivamente chiedere la cittadinanza francese, ma secondo un onorevole amico del suocero, l'essere divenuto cittadino italiano a tutti gli effetti gli impedirà di ottenere la cittadinanza francese e inoltre il matrimonio non sarà più valido e suo figlio dichiarato di padre ignoto. Come se non bastasse Ferdinand viene posto in stato di fermo dai carabinieri assieme alla prima moglie Antoniette, ora moglie di Giuseppe, perché per la legge italiana, che non prevede il divorzio, sono ancora sposati e Antoniette è pertanto bigama; chiarita la situazione Antoinette viene rilasciata mentre Ferdinand trattenuto perché avendo fatto la guerra per i francesi e non per gli italiani risulta un disertore; tornato in camera di sicurezza vi trova Giuseppe che si è fatto arrestare per non lasciare la moglie da sola con l'ex marito. Ferdinand punto nell'orgoglio, nel sentirsi chiamare disertore, tenta il suicidio, ma viene convinto a desistere da Giuseppe e liberato dal maresciallo dei carabinieri che riesaminando la pratica, ha scoperto che Ferdinand non è più un disertore, ma ha solo perso ogni diritto ad essere cittadino italiano. Ricondotto al confine per essere rimandato in Francia, perché non italiano, viene però bloccato dal capo della gendarmeria che senza documenti non può farlo rientrare in Francia, Ferdinand si trova così ad essere diventato un senza patria, stanco di tutta questa vicenda fugge sulle montagne armato del suo fucile da tiratore scelto e medita la sua vendetta contro tutti, avvisando Giuseppe con una lettera che se non gli porterà dei viveri inserirà pure lui nella lista dei colpevoli. Giuseppe decide di assecondare Ferdinand e chiede i viveri a Donaddiè, ma scopre sull'etichetta di alcune vecchie bottiglie di vino che la frontiera anni prima tagliava in due l'albergo in modo diverso, la cucina era in Francia e non Italia quindi Ferdinand è cittadino francese; Donaddiè confessa di aver spostato il confine dai bagni alla cucina, per attirare i clienti; chiarito l'equivoco Giuseppe, i carabinieri e la gendarmerie si recano sulle montagne a comunicare la notizia a Ferdinand che però vedendo Giuseppe insieme al maresciallo dei carabinieri e il capo della gendamerie crede che l'amico l'abbia tradito e gli spara, fortunatamente il colpo centra la bottiglia di vino che Giuseppe aveva addosso e non lo ferisce. Finalmente Ferdinand viene informato della verità e può tornare al suo lavoro di doganiere e ai soliti tran tran con Giuseppe che cerca di evaderne il controllo...

Critica e curiosità

Co-produzione italo-francese con Fernandel protagonista principale. Le riprese si fanno tra novembre '57 e gennaio '58 a Venafro nei pressi di Isernia. Totò, ancora convalescente dopo la grave malattia che lo colpì agli occhi solo sei mesi prima, ebbe una ricaduta della malattia e, incurante delle clausole contrattuali, abbandonò il set per far ritorno a Roma. La decisione fu presa anche per il gran freddo che imperversava nella zona in quel periodo dell'anno. Le sequenza finali del film, furono quindi realizzare dalla controfigura ufficiale, Dino Valdi. Fernandel è qui doppiato, a quanto risulta, per la prima e unica volta da Carlo Dapporto. La voce di Totò invece, nella versione francese, è in parte l'originale coi dialoghi in italiano ed in parte doppiata in francese da Carlo Croccolo. Oltretutto, nella versione francese, le comparse italiane spesso non sono doppiate.


La Stampa del 24 gennaio 1996

Scriveva Gian Luigi Rondi:
"[..] Satira, farsa, parodia? Di tutto un pò. Il film porta la firma di Christian Jaque [..] I suoi maggiori consensi comunque vanno agli interpreti : sia a Totò, sempre uguale, ma sempre divertente in quelle sue parti di ladruncolo affamato, capace solo di vivere d' espedienti, sia a Fernandel [..]".

La legge e leggeUn "vice" dal Corriere dell'Informazione:
"Totò e Fernandel non si erano mai incontrati in un film; sul ring allesstito da Christian Jaque per questa volta ha vinto il comico francese, e non perchè abbia superato inn bravura il collega italiano, ma perchè il film è fatto per lui come tutti quelli che egli ha interpretato finora [..]".

Satira, farsa, parodia? Di tutto un po'. Il film porta la firma di Christian-Jaque, ma non rivela certo la verve, né il brio sottile di cui spesso in passato ci aveva dato prova il regista. [...]

di Gian Luigi Rondi - 1 novembre 1958

Subito dopo una co-produzione italo-francese porta Totò per la prima volta nella stessa inquadratura con Fernandel. Il film, diretto da Christian Jacque, si intitola La legge è legge ed è una sorta di Guardie e ladri con complicazioni burocratiche. Il vero protagonista è Fernandel, una guardia francese di frontiera che scopre sgomento di avere natali italiani; l'antagonista Totò, ladruncolo italiano, rappresenta la sua coscienza sporca. [...]

di Alberto Anile


Così la stampa dell'epoca

1958 02 18 Paris Match mini

La frontiera di Assola nella realtà

La frontiera di Assola nella realtà

Il villaggio di Assola non esiste, (il film è stato girato presso il comune di Venafro in Molise) né esiste una situazione di comuni urbanisticamente contigui alla frontiera italo-francese, data anche la presenza delle Alpi e la difficoltà materiale che ivi possano sorgere centri abitati così contigui e pianeggianti.
Per quel che riguarda l'Italia non vi sono situazioni di frontiera ugual al film. L'unica che può essere considerata similare è quella fra Gorizia e Nova Gorica (Slovenia), sebbene la separazione fu accentuata dato il passaggio in loco dellacortina di ferro.
In Francia vi è una situazione di frontiera praticamente identica a quella di Assola: È il caso di Le Perthus, nei Pirenei, la cui strada principale è condivisa con Els Límits (frazione di La Jonquera), Spagna. Altri casi vagamente simili in Francia si riscontrano ai confini con la Svizzera (attorno alle aree urbane di Basilea e Ginevra), con Belgio e Lussemburgo per via del territorio pianeggiante, e con la Germania soprattutto per via delle ripartizioni territoriali fra le due guerre mondiali (principalmente al confine con la Saarland).
L'unico caso nel territorio dell'Unione Europea di paesi di frontiera che, oltre che urbanisticamente fusi, condividono anche degli edifici binazionali (in una situazione identica a quella dell'Albergo delle 2 Frontiere), è quello di Baarle-Hertog(Belgio) e Baarle-Nassau (Paesi Bassi).
Il film La legge è legge! (La loi c'est la loi!) fu voluto dal produttore Alexandre Mnouchkine, padre di Ariane Mnouchkine, fondatrice del Théatre du Soleil. Il film è basato sulla storia del Rattachement à la France del comune di Briga Marittima, che divenne francese nel 1947, secondo i Trattati di Pace di Parigi. In realtà, per questioni economiche e strategico-militari, il territorio del comune fu tagliato in due dalla linea di frontiera che segue la linea di cresta del bacino della Val Roja. In questo modo, tuttavia, alcune frazioni situate al di là delle creste, a qualche chilometro dal capoluogo divenuto francese, rimasero italiani: Realdo fa oggi parte del comune di Triora (IM) in Liguria, mentre Upega e Piaggiaformano il comune di Briga Alta (CN) in Piemonte, istituito nel 1947. La nuova linea di frontiera causò non pochi problemi agli abitanti dei borghi italiani (ca. 700 abitanti in tutto): i pastori avevano i propri alpeggi al di là del confine ed i controlli dei gendarmi erano quotidiani; alcune famiglie di Realdo avevano le proprietà al Frascio, una frazione in territorio francese che fu abbandonata per le complicazioni relative al passaggio della frontiera ed alla gestione dei beni oltre-confine, che si protrassero fino agli anni '60 almeno; nei primi anni dopo il 1947, numerose persone furono arrestate dai gendarmi per contrabbando, mentre si recavano a Briga divenuta La Brigue per sbrigare le proprie faccende (vendere del formaggio, andare dal barbiere, ecc..); per tutti gli anni '50, i Brigaschi "italiani" dovevano chiedere i propri documenti come l'estratto di nascita, al municipio francese di La Brigue, con grandi disagi e ritardi. I nomi dei protagonisti del film sono ispirati dalla vicende locali: Fernandel è il gendarme Pastorelli, dal cognome di una delle più numerose famiglie brigasche. Nel film, più volte, si fa allusione agli ordini ed ai provvedimenti attesi dalla vicina Cuneo... 

00 La legge e legge 00006Entrambi i protagonisti vivono ad Assola, immaginifico paese delle Alpi Marittime. Giuseppe La Paglia (Totò) è un contrabbandiere di origini napoletane, sposato con la ex moglie di Ferdinand Pastorelli (Fernandel), un brigadiere dei doganieri francesi. Pastorelli è sempre a caccia di La Paglia, ed è durante un rocambolesco arresto che parte il film.


Assola è percorsa dal confine che vi scorre dentro con la sua striscia. Ci sono situazioni paradossali, come quella di un albergo ristorante tagliato in 2 dal confine. La Paglia, per difendersi, scoprirà che Pastorelli in realtà è nato in Italia anche se è stato registrato in Francia e da quel momento per il povero doganiere inizierà uno stillicidio di eventi sempre peggiorativi della sua ambigua situazione che lo porteranno fino al limite del suicidio: non è francese; diventa italiano mentre stavano per sistemare le cose in Francia; tornando italiano il suo divorzio francese non vale per cui... un casino! D'altronde, come gli ripetono sempre da una parte e dall'altra del confine ad alta voce: La legge è legge!

Evito ovviamente di scendere troppo nei dettagli, anche se parliamo di uno di quei film talmente belli e divertenti che si potrebbero vedere e rivedere enne volte senza problemi, con quei 2 formidabili interpreti, ogni loro battuta o mimica facciale immancabilmente fa ridere! L'ho visto con famiglia riunita, è stato uno spasso per tutti e per far capire qualcosa ai ragazzi ogni tanto ho dovuto interrompere la visione per spiegare bene ad esempio il concetto di dogana, contrabbandiere, divorzio, bigamia, cose che han compreso alla svelta ma che non appartengono al "diritto naturale" ché se fosse così uno magari dovrebbe nascerci con quei concetti ed averli propri come il fatto di camminare. Sono invenzioni dell'uomo e l'incipit del film, con la voce di Totò fuori campo, su queste cose ci va giù diretto pur con simpatica ironia.

Divertentissimo ed adatto a tutti, ha anche uno sfondo di satira che un minimo tiene accese le sinapsi più colte, dopotutto il film altro non fa che utilizzare le leggi in vigore con estremo rigore esponendone quindi tutte le possibili contraddizioni. Per quanto di fantasia l'applicazione della legge non fa una piega. C'è persino un momento in cui Pastorelli è completamente apolide e nessuno lo vuole accogliere! Il massimo è però nel risalto della mancanza di una legge per il divorzio in italia mentre in francia c'è, cosa che crea una situazione drammatica e grottesca, inverosimile eppure, ripeto, a norma di legge.

Venafro 003-miniInsomma, cogliamone pure un messaggio di: le leggi ci sono, bisogna farle rispettare ma usiamo il buon senso. Occhio però che viviamo tempi in cui i primi ad estendere questo principio senza limiti sono quelli che le leggi le dovrebbero scrivere nell'interesse generale, e visto che già se le scrivono per i comodacci loro, se pensano anche di applicarle solo quando serve cadiamo nel dramma (o ci siamo già?). Teniamo presente che le vittime dell'applicazione tassonomica del Diritto, in questo film come nella vita normale, sono sempre e solo le persone del cosiddetto popolo, i potenti ne escono quasi immancabilmente indenni e non faccio esempi ché voglio mantenere un clima gioioso nella recensione.

Una curiosità la devo riportare, presa dalla pagina wiki, perché a volte la fantasia non è così distante dalla realtà:
"Il film è basato sulla storia del Rattachement à la France del comune di Briga Marittima, che divenne francese nel 1947, secondo i Trattati di Pace di Parigi. In realtà, per questioni economiche e strategico-militari, il territorio del comune fu tagliato in due dalla linea di frontiera che segue la linea di cresta del bacino della Val Roja. In questo modo, tuttavia, alcune frazioni situate al di là delle creste, a qualche chilometro dal capoluogo divenuto francese, rimasero italiani: Realdo fa oggi parte del comune di Triora (IM) in Liguria, mentre Upega e Piaggia formano il comune di Briga Alta (CN) in Piemonte, istituito nel 1947. La nuova linea di frontiera causò non pochi problemi agli abitanti dei borghi italiani (ca. 700 abitanti in tutto): i pastori avevano i propri alpeggi al di là del confine ed i controlli dei gendarmi erano quotidiani; alcune famiglie di Realdo avevano le proprietà al Frascio, una frazione in territorio francese che fu abbandonata per le complicazioni relative al passaggio della frontiera ed alla gestione dei beni oltre-confine, che si protrassero fino agli anni '60 almeno; nei primi anni dopo il 1947, numerose persone furono arrestate dai gendarmi per contrabbando, mentre si recavano a Briga divenuta La Brigue per sbrigare le proprie faccende (vendere del formaggio, andare dal barbiere, ecc..); per tutti gli anni '50, i Brigaschi "italiani" dovevano chiedere i propri documenti come l'estratto di nascita, al municipio francese di La Brigue, con grandi disagi e ritardi. I nomi dei protagonisti del film sono ispirati dalla vicende locali: Fernandel è il gendarme Pastorelli, dal cognome di una delle più numerose famiglie brigasche. Nel film, più volte, si fa allusione agli ordini ed ai provvedimenti attesi dalla vicina Cuneo".

Recensione tratta dal blog http://robydickfilms.blogspot.com

Immagini di scena e sul set

IMMAGINI DI SCENA E SUL SET


 

Le location del film, ieri e oggi

logodavi

Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo

 1958 La legge 01  

Assola, il paese tagliato in due dalla frontiera nel quale vivono il contrabbandiere Giuseppe La Paglia (Totò) nella parte italiana e il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel) in quella francese, è in realtà, come si può leggere su wikipedia, Venafro (Isernia).

Qui abbiamo una veduta aerea di Venafro come appare nel film, con la fronteria fasulla che la divide in due settori. Oggi la campagna che si vede sullo sfondo è fittamente edificata.

   
La strada d’accesso ad Assola, lungo la quale La Paglia e Pastorelli giungono in paese nelle scene iniziali, dopo che il primo è stato arrestato dal secondo per contrabbando di acquavite, è l’attuale Via Tre Cappelle
   
  

CASA LA PAGLIA E BOTTEGA
La casa nell’Assola italiana dove abita Giuseppe La Paglia (Totò) e alla quale è annesso un negozio di articoli da regalo, gestito dallo stesso, ha doppia natura.

L'INGRESSO
L’ingresso all’abitazione si trova in Via Cristo a Venafro (Isernia)

   
  

IL NEGOZIO
Il negozio, che Totò raggiunge aprendo una porta del suo appartamento, era in realtà collocato da tutt’altra parte, addirittura in un altro quartiere di Venafro, esattamente in Corso Garibaldi 20. Oggi il civico 20 esiste ancora ma l’ingresso è stato arretrato in seguito alla demolizione del corpo di fabbrica che ospitava il negozio: ci confermano la location la presenza del civico 22 (A), controcampo e vista laterale.

   
  

LA CASA E IL NEGOZIO DI PASTORELLI
La casa nell’Assola francese dove abita il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel), con annesso negozio di orologeria (gestito dal suocero), ha doppia natura, come quella di Totò.

LA CASA
La casa si trova in Vicolo Porta Gugliemo a Venafro (Isernia). Per arrivarci Totò e Fernandel transitano sotto un arco (D, anche la scena dell’ingresso sotto l’arco, posto all’incrocio con Via Cotugno, corrisponde)

   
  

Pochissimi istanti dopo il Pastorelli sente la voce del figlio e alza lo sguardo verso il balcone di casa

  Ecco la visuale di Fernandel sugli affetti familiari, una vista oggi impossibile perché il balcone è stato demolito e la porta d’accesso allo stesso murata. Da un successivo fotogramma, la visuale sul balcone presa dall’altro lato, si capisce come successivamente l’edificio stesso sia stato “segato”, demolendo la porzione che si trovava a sinistra del balcone. Inoltre, conferma la location un ulteriore fotogramma, con la visuale dal balcone sul sottostante vicolo
  

IL NEGOZIO
L’orologeria (che, come nel casa della casa di Totò, ha accesso diretto dall’appartamento) si trova invece in Via Leopoldo Pilla a Venafro (Isernia), all’altezza della confluenza su Via Plebiscito (la strada che si vede dall’ingresso al negozio). Nel terzo fotogramma l'ingresso all'orologeria

  L’”Auberge des deux frontieres”, l’albergo così chiamato perché tagliato a metà dal confine di stato, nel quale Giuseppe La Paglia (Totò) scopre che Ferdinand Pastorelli (Fernandel) era in realtà un cittadino italiano e, come tale, non poteva esercitare come doganiere francese (e per questo motivo l’arresto del La Paglia era nullo) si trova in Piazza Vittorio Veneto a Venafro (Molise). La piazza antistante l’albergo (se ne scorge l’insegna sulla sinistra)
   
  L’ingresso all’albergo
 

Il carcere della dogana francese di Assola nel quale Giuseppe La Paglia (Totò) viene condotto da Ferdinand Pastorelli (Fernandel) in seguito al tentativo di contrabbandare una damigiana di acquavite si trovava in Via Roma 1A a Venafro (Isernia).

Recandosi verso la prigione Totò e Fernandel transitano davanti alla chiesa del Purgatorio e alla finta dogana (con tanto di sbarra)

L’ingresso al carcere, situato immediatamente a destra della dogana
Qui si vede meglio la chiesa presente qui sopra nella foto di oggi, e che ci dà la certezza del posto
  La “mairie” (municipio) dell’Assola francese, nella quale il doganiere Ferdinand Pastorelli (Fernandel) si precipita a richiedere il certificato di nascita che dimostri che è cittadino francese a tutti gli effetti, pena la sospensione dal servizio, è Palazzo Del Prete di Belmonte, situato in Via Cristo 49 a Venafro (Isernia), quasi di fianco all’abitazione italiana di Totò. L’ingresso al municipio è uno degli accessi secondari al palazzo, oggi sede di un bed & breakfast, aperto sull’adiacente Piazza Cristo.
  

MUNICIPIO E DOGANA
Il Palazzo Comunale, situato in Piazza Cimorelli 1 a Venafro (Isernia), ovvero il reale municipio della cittadina molisana, è utilizzato per due diverse location.

MUNICIPIO
E' il municipio dell’Assola italiana nel quale Ferdinand Pastorelli (Fernandel) si reca per ottenere la cittadinanza italiana dopo aver scoperto di non essere mai stato cittadino francese, come invece era convinto di esserlo dalla nascita

  

LA DOGANA
Il medesimo edificio, ripreso da una differente angolatura, più avanti sia stato "riciclato" per un altro scopo: è il palazzo sede degli uffici della dogana italiana, presso la cui frontiera il Pastorelli viene respinto da entrambi gli stati dopo che si era capito che non era italiano ma, oramai, non aveva più documenti francesi.

  

La strada dove un cittadino di Assola si accorge che Ferdinand Pastorelli (Fernandel), impazzito per essere rimasto senza patria, era salito sulla montagna soprastante armato di carabina e si era messo a sparare sul paese è Via Amico da Venafro a Venafro (Isernia), all’altezza della sbocco in Piazza Merola.

Questo è il momento nel quale l'assolano sente le ruote del suo automezzo sgonfiarsi, colpite dai proiettili

 Controcampo su piazza Merola
  e sul monte (D) sul quale si trovava Fernandel

Le Locandine


LA VIDEOTECA

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