SUA ECCELLENZA SI FERMÓ A MANGIARE

1961



Incasso lire 316.719.000 - Spettatori 1.632.573

Detti & contraddetti

Sommier di Tiziano da Pomicio, famoso storico greco, ésanofale, che servi per il primo incontro di Cleopatra con Marco e Antonio.

Un uomo di novantaquattro anni non ha bisogno del medico: può morire tranquillamente da solo.
Ho bisogno di grana, arsgian, filush, rubli.
Se non c'è nessuno, perché non mi risponde qualcuno per dirmi che non c'è nessuno?
Per prendere un caffè e tradire la moglie c'è sempre tempo.


Il cuore attraverso le sistole e le diastole pompa il sangue e lo fa circolare a destra e a sinistra. Nel fisico malandato la circolare sinistra va ottimamente, quella che non funziona è la circolare destra. Si tratta di una distonia congenita, consiglio di andare a piedi.


Mal costume, mezzo gaudio.
Ho fatto la vita del ganì-mede. Ho passato una vera odisse-idea. Il ricatto, qualche volta, serve.
L'opulenza femminile è un dono, ma non tutte le opulenze riescono col buco.


Sgabello a quattro zampe di pura noce di cocco. Ha suscitato sempre discussioni tra gli esperti. Alcuni asserirono tenacemente che era un Luigi XV, altri, invece, erano d'accordo che fosse un Luigi XVI. lo dissento sia dagli uni che dagli altri: per me è un Gaetano prima maniera.


La macchina si è fermata? Il motore starnuta? Mettiamo un'aspirina nel carburatore.
Io sono un benefattore: quando uno è in difficoltà, subito lo disficolto.
Era un nome con una specie di danza dentro... Tarantella? No, Tanzanella.
Lampadario di Murano, filettato di oro brunito, quattro facciate, una luce. È un singolo.
Vesto, so vestire, porto anche le ghette.
Accessori: servizio da toletta per dodici, orinali in porcellana finissima etrusca, lavorata a mano.

Dott. Biagio Tanzanella

Scheda del film

Titolo originale Sua Eccellenza si fermò a mangiare

Paese Italia - Anno 1961 - Durata 101’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Mario Mattoli - Soggetto Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Sceneggiatura Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Gianni Ferrio - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Giuliano Papi - Trucco Titi Efrade


Totò: dott. Biagio Tanzarella - Ugo Tognazzi: Ernesto - Virna Lisi: Silvia - Raimondo Vianello: Sua Eccellenza il ministro - Lauretta Masiero: Lauretta - Lia Zoppelli: contessa Clara Bernabei - Francesco Mulè: il commissario - Nando Bruno: l'oste - Anna Campori: la moglie dell'oste - Pietro De Vico: il cameriere dei Bernabei - Vittorio Congia: il segretario Bini - Mario Siletti: il conte Tommaso Bernabei - Ignazio Leone: Gennarino, il complice ladro - Nando Angelini: il giovane brigadiere - Ughetto Bertucci: un fascista - Salvo Libassi: un fascista - Edy Biagetti: il podestà - Flora Carosello: la portavoce delle 'Giovani Italiane'

Soggetto, Critica & Curiosità

1960-sua-eccellenza-si-fermo-a-mangiareSoggetto 

Durate un pranzo nella villa umbra della contessa Bernabei, organizzato per l'inaugurazione di un piccolo monumento in memoria di un campione sportivo locale, si trovano riuniti per l'occasione, oltre ai coniugi ospitanti, la figlia Silvia, il marito di lei Ernesto, l'amante di Ernesto, Lauretta, spacciata per moglie di un truffatore che si presenta come il dottor Tanzarella, medico del Duce, ma si trova lì in realtà per ricattare Ernesto, del cui tradimento coniugale con Lauretta è stato testimone. Il ministro è preoccupato dalla presenza di Lauretta: infatti teme che si possa sapere in giro di una sua improvvisa défaillance sessuale durante un incontro con la donna. Il falso dottor Tanzarella, deciso ad andarsene dopo aver notato la presenza del commissario, si ferma a pranzo quando scopre che verrà usato, in onore del ministro, un servizio di posate d'oro cesellate da Benvenuto Cellini. Il furto delle posate riesce, grazie ad uno strategemma: il truffatore finge, alla presenza di tutti, di telefonare a Mussolini e nell'occasione di ricevere da lui l'incarico di prelevare le preziosissime posate per destinarle a una mostra.

Critica e curiosità 

Il film è stato rieditato nel 1967 col titolo "Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell'Impero".
Il film doveva chiamarsi "E il ministro si fermò a mangiare" ma l'inevitabile censura boccia il titolo. Il film segna anche la fine del sodalizio Totò - Mattoli, il regista aveva l'abitudine di chiamare i suoi attori "senti coso", Antonio de Curtis che in passato aveva sorvolato su questo modo di fare di Mattoli non ne può più e dopo questo film chiude ogni rapporto di lavoro col regista. 

 
«Con la sua mimica prodigiosa, ì lazzi assaettati, l'inimitabile tempo, Totò domina da cima a fondo questa pochade che avrebbe dovuto trovare il suo pepe nelTambientazione [...] Ma lo sfondo è sempre casuale, l'azione è praticamente fuori tempo [...] Il film è inoffensivo sotto ogni aspetto e, senza Totò, sarebbe il deserto anche sul piano della comicità più facile.»

Morando Morandini, «La Notte», Milano, 22 marzo 1961.

«Il posciadistico andirivieni da una camera da letto all'altra rimane il solo puntello della farsetta, ma, conducendo il regista Mattoli l'azione con minor disordine che in altri suoi film, le risate, piuttosto rare nella prima parte, qui si infittiscono, anche se a provocarle sono pesanti doppi sensi e scherzi volgarucci. I comici, e in particolare Totò, sono gli artefici del modesto divertimento.»

Leo Pestelli, «La Stampa», Torino, 13 maggio 1961.

«Il film viene inizialmente battezzato E il ministro si fermò a mangiare, ma la censura, messa in allarme dall'accostamento tra una carica pubblica e una funzione fisiologica passibile di facili allusioni, boccia decisamente il titolo; non basta che il ministro del film appartenga all'epoca di Starace, il titolo viene ammorbidito in un più blando Sua eccellenza si fermò a mangiare. Il soggetto, imbastito da Metz e Gianviti, è un intreccio farsesco fin troppo ricco di equivoci e di tradimenti, con un cast in cui trovano posto, oltre a Totò, Lauretta Masiero, Virna Lisi, Lia Zoppelli, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Mario Siletti e Pietro De Vico. [...]»

Alberto Anile


Così la stampa dell'epoca

Immagini dal set

IMMAGINI DAL SET

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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LA CASA DELLA MASIERO
Inizio film: La casa di Lauretta (Masiero), amante di Ernesto (Ugo Tognazzi), dove Gennarino (Ignazio Leone) fa da palo a Totò, è in Via Eleonora Pimentel 2 (quartiere delle Vittorie) a Roma

   
  Quando Gennarino si volta verso l'alto per guardare il balcone dove si è intrufolato Totò abbiamo la certezza che il posto sia quello. Si noti che l'ingresso opposto dello stesso palazzone diverrà, 40 anni più tardi, la casa di Ricky Tognazzi in "Commedia sexy"!
   
  

LA CASA DI ERNESTO (UGO TOGNAZZI)
Seguiamo la carrozza arrivare in via Ciro Menotti a Roma, perchè per riconoscere la casa di Tognazzi bisogna partire da qui, dal momento che è cambiata radicalmente

   
Una volta appreso (anche dal cartello) che siamo in via Menotti, seguiamo la carrozza svoltare per trovarsi di fronte alla casa di Tognazzi, che sta quindi in via Ciro Menotti 1 a Roma. Non ci sono stacchi, per cui possiamo dire con certezza (per quanto possa sembrare incredibile) che la casa di Tognazzi è esattamente quella che vedete qui sopra
   

La villa dei Bernabei dove si svolge gran parte del film e dove Tanzarella (Totò) cerca di rubare le posate è la stessa villa sull'Appia dove è stato girato anche Che fine ha fatto Totò baby?, cioè la villa sull'Appia Antica a Roma già inquadrata lo stesso anno in Sei donne per l'assassino. Grazie a Dusso per il fotogramma e a Ellerre per la foto di oggi.

  
  Questo l'interno, già incontrato altre volte e sempre riferito a questa villa

Le Locandine


LA VIDEOTECA