IL COMANDANTE

1964



Incasso lire 217.596.000 - Spettatori 986.115

Detti & contraddetti

Cos'è tutto questo correre, questo affannarsi, al punto da mangiare in piedi? A fare la fila per guadagnarsi un panino? Non c'è più rispetto, non ci sono più regole, non c'è più gerarchia. Cose dell'altro mondo! Non abbiamo più il senso della misura, siamo impazziti, stiamo impazzendo!


I figli, che delusione! La prima si è fatta suora, la seconda convive con un uomo sposato, per giunta inglese, il terzo si pettina continuamente perché si sente bello e, per di più, ha la tessera del partito socialista. Non ci posso pensare, falce martello in casa mia!


Ho comandato tutta la vita. Ricordo i miei tremila soldati: furono presi da sei tedeschi. Dico sei.
Il lavoro: una vita sotto la dipendenza di un uomo qualunque.
E poi arriva il momento della pensione, in cui un uomo, all'improvviso, non sa più che cosa fare. Potrebbe mettere su un allevamento di castorini, ma la moglie, giustamente, non è d'accordo. E allora?
La vita è una lotta continua e discontinua.

Colonnello Antonio Cavalli

Scheda del film

Titolo originale Il comandante
Paese Italia  - Anno 1964 - Durata 101 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Paolo Heusch - Soggetto Rodolfo Sonego - Sceneggiatura Rodolfo Sonego - Produttore Alberto Pugliese, Luciano Ercoli - Fotografia Alvaro Mancori, Alessandro D'Eva - Montaggio Licia Quaglia - Musiche Piero Umiliani


Totò: Col. Antonio Cavalli - Andreina Pagnani: Francesca Cavalli - Lina Alberti: giocatrice in casa Cavalli - Franco Fabrizi: Sandrelli - Britt Ekland: Iris - Luciano Marin: Franco - Isa Crescenzi: La coinquilina - Linda Sini: La contessa - Carlotta Barilli: Luisa - Alberto De Amicis: Il socio di Sandrelli - Mario Castellani: Capitano Castelletti

Soggetto, Critica & Curiosità

1964-il-comandanteSoggetto 

Il colonnello Antonio Cavalli (Totò), promosso generale, deve andare in pensione, ma non riesce ad adattarsi alla vita civile perché non rinuncia alla sua mentalità militare, neanche nei rapporti di vicinato. Siccome si sente inutile, decide di lavorare in un ufficio. Intanto soffre di gelosie nei confronti della moglie (Andreina Pagnani) e scoprirà che è proprio lei a pagargli di nascosto lo stipendio. Finirà coinvolto nei malaffari dell'agenzia immobiliare di due imbroglioni, che usando il buon nome del generale mettono a segno truffe e raggiri. Sull'orlo della galera, il generale tenta il suicidio, ma a toglierlo dai pasticci sarà ancora una volta la moglie...

Critica e curiosità 

Venne girato tra settembre e ottobre 1963, otto settimane, più del doppio, rispetto ai normali film di Totò. Viene annunciato come il suo primo film interamente drammatico e come la centesima pellicola da lui interpretata. Anche se questo non corrisponde al vero, si tratta in realtà dell'ottantaseiesimo film, la notizia dà luogo a festeggiamenti e riconoscimenti: Totò riceve la "Sirena d'Oro" agli Incontri Internazionale del Cinema e al suo ingresso al Teatro Mediterraneo viene accolto con un applauso interminabile che lo fa commuovere non poco; alcuni giorni dopo il giornalista Lello Bersani lo va a intervistare per TV Sette e Oriana Fallaci gli fa una lunga intervista per l'"Europeo". Ma nonostante questo il film si rivela un insuccesso non certo per colpa del Principe. Fra le comparse figura l'attrice interprete di fotoromanzi Michela Roc.

Scriveva Giulio Cattivelli:
" [..] Totò si cimenta in un film costruito esclusivamente per lui, in chiave più crepuscolare che umoristica, e con assoluta esclusione di quei spassosi lazzi e ammiccamenti buffoneschi che costituivano il suo tradizionale e personalissimo repertorio.[..] Se il film fosse all'altezza del protagonista non potremmo dirne che bene. Purtroppo è un raccontino convenzionale e bozzettistico, un pò impacciato e incerto nella ricerca del tono giusto [..]».

E Gian Luigi Rondi:
" [..] Nonostante la schietta umanità dello spunto e la presenza di Totò in una parte più amara che non comica, l'effetto è scarsamente convincente, e alla lunga, finisce per lasciare perplessi. [..] Il film si impone all'attenzione del pubblico (al suo riso e ai suoi sospiri), esclusivamente per merito di Totò, che ci mostra ancora una volta di essere un attore di razza, toccando senza difficoltà, e anzi con risultati spesso ineccepibili, tanto le corde farsesche, a lui sempre congeniali, tanto quelle drammatiche, rivelando, in queste ultime, una sensibilità patetica e raccolta, una sofferta interiorità, una severa misura, degna davvero di ogni lode; e tali, oltre a tutto, da farci desiderare di vederlo meglio e più diffusamente impiegato in occasioni più propizie». 

Matilde Amorosi
"Totò interpreta il colonnello Antonio Cavalli. Il colonnello Antonio Cavalli vive il dramma del pensionato: senza lavoro, si sente triste e demotivato, commiserando i suoi coetanei che passano il tempo seduti in panchina o accompagnando i nipotini al parco. Anche la moglie (Andreina Pagnani), in quel delicato momento, gli appare come una nemica, incapace di comprendere i suoi travagli interiori. Tra l'altro, a differenza di lui, la consorte svolge un'attività redditizia commerciando in quadri, una situazione che accresce i disagi del colonnello».

Così la stampa dell'epoca

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1963-Il comandante 01  
  La piazza dove il generale Cavalli (Totò) esce dalla metropolitana (fermata Cavour) e vede la moglie entrare in macchina col vecchio Torquato (lo aiuta a salire perchè zoppo), mentre c'è molta gente che osserva e applaude lo spettacolo di un saltimbanco è piazza della Suburra a Roma, all'uscita della stessa metropolitana dove Totò propone il malaffare a Lo Turco in "La banda degli onesti" con annesso Bar dove prendono il caffè "con molto zucchero"
   
  Ecco che in questa inquadratura si vede una parte della stazione Cavour, caratterizzata da due scale ai lati
   
  Il palazzo dove abita il Col. Antonio Cavalli (Totò) è Villino Cirini in Via Ugo Bassi 1 in Monteverde Vecchio a Roma. Questo l'ingresso
   
Qui vediamo Totò in versione comandante che, appena uscito di casa, si dirige verso via Saffi mentre la macchina del lavaggio strade si ferma per non spruzzargli addosso  
   
  Il medesimo edificio è presente anche in Ma che colpa abbiamo noi e in Romanzo criminale (dov'è il bordello di Patrizia). Lo studio dove Totò si isola per scrivere il suo memoriale è all'ultimo piano della torretta
   
  Un soldato piantona la casa del generale appena promosso
   
Il parco dove Totò va spesso durante il film (e con lui la moglie) è quello di Villa Borghese a Roma. Sullo sfondo del laghetto, immancabile e scenografico, il tempietto di Esculapio
   
 E' ovviamente sempre lo stesso laghetto (con tempietto) quello dove gli amici pensionati di Totò fanno andare le loro barchette radiocomandate e sul quale si chiude il film 
   
  I palazzi che si vedono sullo sfondo quando Totò, uscito dallo studio dove lavora, va in tabaccheria per comprare le sigarette (comprerà invece il sale causa amnesia) sono, come ha notato il sempre bravo Ellerre, quelli di via Nedo Nadi a Roma. Al solito gli alberi impediscono una vista decente, ma il posto, soprattutto visto ad esempio in Bing, ne dà chiara conferma
   
 

PASSEGGIATA AL PIAZZALE...
La piazza dove, con gli amici pensionati, il comandante (Totò) passeggia parlando di hobby e di come arrotondare la pensione, è Piazzale Clodio a Roma.

   
  

...CON VISTA SUL PARAFULMINE:
Durante la passeggiata tuttavia, l'ex professore Paganelli dice di aver piantato sul tetto di casa sua un parafulmine e lo indica (è quello che vedete sul tetto qui sotto), solo che quella particolare casa non sta in piazzale Clodio ma in via Luigi Settembrini 1

   
  Il misterioso "parafulmine" tra l'altro è ancora lì identico. A voi scoprire (ma la risposta è ovvia) se da dov'era (A) il professore potesse davvero mostrare il tetto di casa sua (B)
   
  Il punto in cui Totò, dopo aver acquistato il sale perché s'era dimenticato di cosa doveva davvero comprare in tabaccheria, lo sta per gettare infastidito, è sempre all'Eur, sopra la Passeggiata del Giappone
   
   
  Ecco Totò che sta per gettare il sale infastidito verso il laghetto dell'Eur. Da queste scalette si vede la metropolitana dell'Eur. L'inquadratura della cinepresa è visibile nella mappa qui sopra
   
  Il palazzo dove lavora Totò è il noto palazzone dell'Eni in Viale dell'Arte all'Eur di Roma
Ecco come si presenta oggi il noto grattacielo
  Lo spiazzo dove Totò raggiunge il suo datore di lavoro (Franco Fabrizi) al quale deve portare una mappa (che invece ha dimenticato disgraziatamente a casa) è davanti a via Giovani Fabbroni, alla periferia nord di Roma. Si osservi qui il palazzo A
   
  Questi invece i palazzi lungo Via Giovanni Fabbroni. Esiste ancora la casupoletta B che ci permette di individuare il punto esatto in cui era Totò
  
  Ecco infine la tavola che ci mostra con esattezza i palazzi individuati e il punto in cui stava Totò
   
  La caserma dove comanda (prima di essere promosso a generale e congedato, a inizio film) il colonnello Antonio Cavalli (Totò) è a sorpresa il Palazzo Ducale in Piazza Roma a Modena, sede della prestigiosa Accademia Militare di Modena
   

Immagini dal set

FOTO DI SCENA E IMMAGINI DAL SET

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