Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

IL RATTO DELLE SABINE (IL PROFESSOR TROMBONE)

1945



Detti & contraddetti

  • Siamo nel settecento avanti Cristo? Perbacco! In pieno Rinascimento.
  • Voi siete un attore e io vi ammiro, come uomo e come cane, ma voi non potete essere stato una spalla, voi non avete mai fatto nemmeno il ginocchio.

Il Cavalier Aristide Tromboni

Scheda film

Titolo originele Il ratto delle Sabile (Il Professor Trombone)
Paese Italia - Anno 1945 - Durata 80 min - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia - Regia Mario Bonnard - Soggetto Mario Amendola, Giorgio Moser - Sceneggiatura Mario Amendola, Mario Bonnard - Produttore Capitani Film Roma - Fotografia Giuseppe La Torre - Montaggio Gino Talamo - Musiche Cesare A. Bixio, Giulio Bonnard - Scenografia Mario Rappini


Totò: il cavalier Aristide Tromboni - Luisa Alleani: Ermenegilda Tromboni - Carlo Campanini: il maestro Ernesto Molmenti - Clelia Matania: Rosina - Laura Gore: Paolina - Mario Pisu: Alberto Randoni - Claudio Ermelli: Germani - Giuseppe Rinaldi: Emilio - Aldo Silvani: Tancredi - Lia Corelli: Mariannina, la figlia di Tancredi - Mario Castellani: il proprietario del teatro - Fosca Spadari: la figlia di Tancredi - Giuseppe Spadaro: Turiddu, il macchinista - Aristide Garbini: Bartolomeo - Ciro Berardi: il brigadiere dei Carabinieri - Italo Pirani: il direttore della scuola - Erminio Spalla: Giovanni, il carrettiere - Olga Solbelli: Matilde

Soggetto, Critica & Curiosità

1945-il-ratto-delle-sabineSoggetto

Aristide Tromboni e la sua scalcagnata compagnia d'attori sono a caccia di scritture e soprattutto di cibo. In un paesino di campagna conoscono il professor Molmenti, ansioso di mettere in scena il suo delirante dramma storico, "Il ratto delle Sabine". Tromboni si offre di rappresentare in teatro, a patto che il professore paghi in contanti costumi e scenografi. Molmenti chiede che l'autore del dramma rimanga anonimo, ma quando due attori abbandonano la compagnia accetta di sostituirli salendo sul palco con la sua fedele cameriera, la stolida Rosina. Tra costumi ridicoli e attori inadeguati (il nome del re dei sabini da Tazio diventa "Gaetano") la recita va incontro ad un sonoro fiasco.

Critica e curiosità

Tratto dalla commedia 'Der Raub der Sabinerinnen' di Franz e Paul von Schönthan riadattato da Mario Bonnard (regista e sceneggiatore) e Mario Amendola (sceneggiatore), il film fu realizzato nell'autunno del '45 negli studi Capitani in via degli Avignonesi a Roma, dentro gli stessi ambienti in cui Rossellini aveva girato gli interni di "Roma città aperta", poco prima.
La versione originale della pellicola non esiste più. Girato in fretta e con scarsi mezzi in un periodo drammatico per l'Italia, il film fu poi rimontato, rimaneggiando il negativo originale, per preparare una nuova edizione uscita nel '50 col titolo "Il professor Trombone", l'unica esistente oggi.
Per la prima volta appare al suo fianco nel grande schermo Mario Castellani, suo partner in rivista dal '27 e da lì a poco la sua più fedele e famosa spalla cinematografica.
Da notare fra gli interpreti un allora giovanissimo Giuseppe Rinaldi, più noto quale attivissimo doppiatore di tantissimi attori, hollywoodiani e non.

«Le clausole dell'armistizio non contemplano, purtroppo, ii divieto d'insistere ancora a "sfruttare" Totò per il cinematografo. È un comico che sarebbe giusto non sottrarre al clima del varietà, al fuoco della ribalta, al contatto diretto coi suo pubblico, alla comunicativa immediata dei suoi lazzi e dei suoi estemporanei cachinni. Pensare a un Totò attore nel senso completo della parola è una delle tante aberrazioni della corrente retorica teatral-cinematogratìca. E pensare, in ogni caso, a un Totò capace, con la semplice efficacia della sua maschera, di risollevare le sorti d'uno squallido, volgare, stupido, copione significa voler rendere un cattivo servizio al beniamino delle platee del Valle o del Quattro Fontane. A ogni modo questo Ratto delle Sabine ha indubbiamente diritto al brevetto del più insulso, aberrante film prodotto dalla "cinematografia" italiana postbellica. Una sequela di cretinerie, di sinistri luoghi comuni, per i quali sarebbe stato inutile sprecare non diciamo pellicola ma anche carta igienica. Con siffatta produzione si osa parlare di "rinascita", e i noleggiatori hanno lo stomaco e la responsabilità d'incoraggiare tentativi del genere; quando ci risulta che film improntati a serietà d'intenti artistici e morali incontrano difficoltà d'ogni sorta per avviarsi verso una fase di realizzazione, e da parte di personaggi sul cui conto e sulla cui attività non è detto che non si debba ritornare. In quanto a questo impresentabile Ratto, aggiungeremo che Quartetto pazzo e Cosimiro sono stati vendicati e la loro memoria largamente riabilitata. Ed è quanto dire».

Ta [Vincenzo Talarico], L'Indipendente,Roma , 7 dicembre 1945

«Da anni ripetiamo - e sentiamo ripetere - che, dopo Petrolini, Totò è, tra tutti gli attori italiani, il vero attore, l'autentico attore-creatore. E si citano - a sostegno di questa tesi le più famose pantomime dell' "attore fantasista", alcune macchiette giustamente famose, alcune uscite piene d'estro, la espressività dei suoi gesti essenziali. Dopo aver visto al cinema i cinque o sei film da lui interpretati, e specialmente dopo questo Ratto delle Sabine, è lecito porsi una domanda. Un vero attotre-creatore, un attore cosciente dei suoi mezzi e delle sue capacità espressive, si assoggetterebbe così facilmente ad essere coinvolto nei più squallidi e irresponsabili prodotti del cinema italiano?».

Antonio Pietrangeli, Star, Roma, 15 dicembre 1945


Corriere della Sera, 30 marzo 1946 La Stampa, 29 dicembre 1945

 

Le location del film, ieri e oggi

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  Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
1939-0001 1939-0002
   
Il paesino di campagna nel quale la compagnia teatrale di Aristide Tromboni (Totò) metterà in scena “Il ratto delle sabine”, il dramma storico scritto dal professor Molmenti (Campanini) e che si rivelerà un colossale flop, è Vicovaro (Roma). Infatti la strada che Totò e la moglie Ermenegilda (Alleani) percorrono a braccetto nella malinconica scena finale, mentre abbandonano sconsolati il paese, è in realtà Piazza San Pietro, già vista in L'uccello migratore.
   

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