Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

I DUE ORFANELLI

1947



Incasso Lire 170.300.000 - Spettatori 2.365.278

Detti & contraddetti

  • Era talmente vecchio che aveva fatto la prima comunione con Garibaldi.
  • Per un tartassato è bello parlare con i preti, persone di culto, soprattutto se parlano per bocca di Sant'Agostino.
  • - Mi sembrate annoiato. Ma come, non è bello essere duca? - Sì, ma... sapete com'è: è una carriera senza avvenire.
  • Sant'Agostino si interessava di tasse e ha dichiarato che se i tributi sono troppo alti, non è peccato non pagarli. Io obbedisco a Sant'Agostino, il patrono dei tartassati, per non arrivare nudo alla meta.
  • Il denaro fa la guerra, la guerra fa il dopoguerra, il dopoguerra fa la borsanera, la borsanera rifà il denaro e il denaro rifà la guerra.
  • Guerra era un corridore ciclista, perciò gridiamo in coro: "Viva Girardengo, viva Edison, che scoprendo la bussola disse: Eppur si muove".
  • I giovani servono solo per certe cose, e spesso neanche per quelle.
  • Io non so leggere, so soltanto scrivere.
  • Ottone si scrive con due "t", come Torino e Domodossola.
  • In guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra.
  • I soldati per fare la guerra non guadagnano niente. Le persone se le paghi non hanno voglia di lavorare, è gratis che se le danno di santa ragione.
  • Chi dice che i soldi non fanno la felicità, oltre a essere antipatico, è pure fesso.

Gasparre

Scheda film

Titolo originale I due orfanelli
Paese Italia - Anno 1947 - Durata 90 min - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia - Regia Mario Mattoli - Soggetto Agenore Scarpelli (Age), Steno, Jean Jacques Rastier - Sceneggiatura Age, Steno, Jean Jacques Rastier - Produttore Excelsa, Roma - Fotografia Jan Stillich, Tino Santoni - Montaggio Ferdinando Tropea - Musiche Eldo Di Lazzaro diretta da Pippo Barzizza - Scenografia Gastone Medin, Roland Quignon - Costumi Maria De Matteis


Totò: Gasparre - Carlo Campanini: Battista - Isa Barzizza: Matilde - Nerio Bernardi: il duca Filippo - Raymond Bussières: Il signor Deval - Franca Marzi: Susanne de la Pleine - Ada Dondini: Direttrice dell'orfanotrofio - Guglielmo Barnabò: il giudice - Annette Poivre: La chiromante Madame Therese - Galeazzo Benti: Giorgio, l'ufficiale - Mario Castellani: il maggiordomo - Raimondo Vianello: un ufficiale - Ughetto Bertucci: il generale - Luigi Almirante: il boia di Parigi - Dina Romano: la domestica del boia - Luigi Erminio D'Oliva: Napoleone III - Achille Maieroni: il segretario di Napoleone - Totò Mignone: il cinese - Paolo Ferrara: il custode del parco - Irene Genna: una collegiale - Vera Bergman: una collegiale - Giorgio Capecchi: il direttore del club - Lionelli Zanchi: il cameriere del club - Mario Besesti: la voce narrante - Nico Pepe: L'abate Faria

Soggetto, Critica & Curiosità

1947-i-due-orfanelliSoggetto

Parigi, epoca del secondo impero napoleonico. In un collegio di orfanelle Matilde, una delle ragazze, è innamorata di Giorgio, un ufficiale che la vede clandestinamente, senza che la direttrice lo sappia. Il loro matrimonio è però ostacolato dalla famiglia di Giorgio per via delle origini sconosciute della povera Matilde. Intenzionata a scoprire la verità, incarica gli inservienti Gasparre e Battista (anche loro orfani dei genitori) di recarsi da una chiromante con una ciocca dei suoi capelli per scoprire le sue origini. Gasparre perde però questa ciocca, rimpiazzandola con una propria. Egli viene così a scoprire le proprie origini nobiliari. Recatosi alla casa del Duca suo zio per reclamare la propria eredità viene accolto con apparente benevolenza, mentre nel buio i famigliari ordiscono la trama per eliminare il nuovo pretendente. Dopo una ripetuta serie di fallimenti, Gasparre cade nella trappola, sedotto da Susanne de la Pleine ed è costretto a battersi in duello; la fortuna lo accompagna ancora una volta e riesce a salvarsi per una provvidenziale battaglia. Attirati poi con l'inganno in un noto night club parigino, vengono coinvolti in un attentato ai loro danni e riescono miracolosamente a fuggire nelle fogne di Parigi dove incontrano l'abate Faria, anch'egli evaso e con lui tentano di risalire in superficie: sfortuna vuole che i tre si trovino ad emergere in una stanza del palazzo reale dove Napoleone III sta posando per un quadro. Convinto che siano dei cospiratori della corona, l'Imperatore ordina il loro arresto: Battista riesce a fuggire, mentre Gasparre viene catturato, imprigionato e condannato a morte come cospiratore. Tornato al collegio confessa l'accaduto alla direttrice che gli consegna l'indirizzo di suo padre e una medaglietta che aveva un tempo per riconoscimento. Giunto alla casa del padre, egli scopre che il proprio genitore non è un nobile né un musicista come egli aveva sempre ritenuto, ma è in realtà il boia di Parigi e lo coinvolge per aiutarlo a salvare l'amico Gasparre, condannato alla ghigliottina. Il giorno dell'esecuzione, dopo una serie di rocamboleschi tentativi di salvare l'amico, si scopre che in realtà la vicenda è tutta un sogno e la vita trascorre come sempre al collegio.

Critica e curiosità

E' un film di recupero; il regista infatti utilizza lo stesso set usato per un altro suo film "Il fiacre n.13". Il film segna l'esordio di Osvaldo Natale, in arte Dino Valdi, che per molti anni sarà la controfigura ufficiale di Totò e che in questo film lo sostituisce in alcune scene mentre Totò è in tournee con " Ma se ci toccano nel nostro debole ". Abbondano battute che prendono in giro il saluto fascista, la demorazia cristiana, la " celere " e gli impiegati parastatali; tra le tante da ricordare "Siamo in 15 e non facciamo che poi fra un anno, quando si fa il raduno,si presentano in 40000 ", è evidente il riferimento al raduno promosso quell'anno dagli antifascisti.Sembra che il regista Mattoli abbia girato una scena di nudo per una edizione del film per l'estero, è la giovane Isa Barzizza che gira la scena però vergognandosi di girare in presenza di più persone chiede che venga ripresa solo dal regista e dal suo aiuto, di questa scena però non ve ne è traccia.

La scena osé

Nel film "I due orfanelli", vennero girate due sequenze diverse della stessa scena: una per il mercato italiano, l'altra per l'estero. Isa Barzizza, nel ruolo di collegiale innamorata dell'ufficiale Galeazzo Benti, a un certo punto, accompagnata dalla musica, doveva esibirsi con le sue compagne in una danza sensuale insieme ad altre collegiali, riparata da una tenda. Ricorda oggi l'attrice:
«La scena delle collegiali che fanno la doccia per allora era molto osé, si vedevano queste ragazze nude in silhouette dietro una tenda o qualcosa del genere. Ricordo che Mattoli mi chiese: «Oltre a questa scena qui, ne facciamo anche una che ti si vede un pezzo...? Non nuda completamente, ma un po' di seno... In Italia non va, è fatta per l'estero». Dico: «Va bene, però io mi vergogno un po' davanti a queste persone». Allora ha fatto uscire tutti, è rimasto solamente lui e il suo aiuto, Leo Catozzo. Mi ripresero con delle luci con un effetto per cui si vedeva e non si vedeva. Era una cosa molto osé per allora.»

Isa Barzizza, intervista dell'Autore, 2003.

Estratto dal libro "Totò proibito" di Alberto Anile, Ed. Lundau


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


 

«Una volta di più, Totò ha deluso quanti gli riconoscono ampie possibilità nel campo del cinema. Ma, una volta di più, bisogna convenire che anche quest'ultimo naufragio è solo e completamente imputabile a chi si ostina ad usare questo nostro estroso comico come una saporosa droga per far trangugiare un pasticcio dal poco gradevole sapore. Il pasticcio, nel caso specifico, è costitutito da un complesso di "quadri" da rivista, ricuciti insieme con molta fretta, che della rivista sfruttano gli stessi identici argomenti, assai abusati e tristi, in mezzo ai quali perfino un paio di scene più azzeccate perdono ogni efficacia».

l.q. [Lorenzo Quaglietti], L'Unità, Roma, 27 novembre 1947

«È naturalmente la parodia maliziosa e furbastra di quel melanconioso romanzo francese cui, ai tempi del muto, Griffith s'era ispirato per un film molto serio e accigliato. Ma la vena umoristica degli sceneggiatori - tra i quali figura l'acutissimo Steno - è andata oltre questo tema vecchiotto cogliendo ad ogni istante pretesto per una satira non molto peregrina, ma sempre divertente, delle attuali agitazioni politiche: non vi manca, persino, una certa morale un tantinello amara e delusa. Totò e Campanini - un incontro veramente felice - han prestato al protagonista tutta la loro varia e saporita comicità. Mattoli ha diretto con facilità proverbiale. Gli rimprovereremo soltanto una sequenza inutilmente scabrosa».

G.L. [Gian Luigi] Rondi, Il Tempo, Roma. 27 novembre 1947
 

«Girato da Mattoli usufruendo dello stesso materiale scenico e degli stessi costumi che servirono per Il fiacre n.3, questo I due orfanell; (un film di "recupero", si dice in gergo) è una parodia della romantica popolare dell'ultimo Ottocento, di quella romantica, cioè, che ruota attorno ai nomi, famosissimi all'epoca dei nostri nonni, di Saverio de Montépin D'Ennery, Ponson du Terrail, ecc. Nel canovaccio, infatti, troviamo ironizzati tutti gli ingredienti - figli abbandonati trovatelli, duelli all'ultimo sangue, educande - tipici del genere, conditi con uno humour spesso anche elegante, talvolta non peregrino e "forzato".Talune "trovate" - tutto l'inizio di sapore clairiano, il brano "napoleonico" di intonazione surrealista, il gag del saluto romano, ecc. - sono intelligenti e "funzionano". Ma, man mano che il racconto - un po' frammentario e interrotto da intermezzi rivistaiuoli con sfoggio di piccanti nudità - avanza verso la fine, "trovate" azzeccate si fanno più rare e l'interesse decade come un palloncino e si sgonfia un po' per volta [...]».

Caran. [Gaetano Carancini], La Voce Repubblicano, Roma, 27 novembre 1947
 

Totò, presumendo evidentemente di poter trasferire sullo schermo di tutto peso l'intero bagaglio delle sue battute e mossette furbe da buon mimo di varietà, ha finito col travolgere e dominare, non solo il regista Mario Mattoli, ma anche coloro che, con la trama de I due orfanelli, si erano sforzati di dare al film un movimento e una libertà di motivi sardonici e acerbamente grotteschi, degni forse di miglior recapito. [...]

Alfredo Orecchio - 7 novembre 1947

Una volta di più, Totò ha deluso quanti gli riconoscono ampie possibilità nel campo del cinema. [...]

Lorenzo Quaglietti - novembre 1947

Il primo elemento da cui parte Mattoli è dunque il nome dell'attore. Nei film successivi il regista lascerà campeggiare Totò sui manifesti senza comprimari (fino a infilarlo, segno di un'ormai raggiunta gloria cinematografica, fin dentro al titolo di Totò al giro d'Italia); ma nel '47, malgrado i ritrovati fasti teatrali, l'attore napoletano non è ancora in grado di convincere da solo i produttori. Mattoli, che lo conosce bene per averlo ammirato in rivista, lo scrittura per I due orfanelli ma decide prudentemente di affiancargli Carlo Campanini, che con Totò ha girato nel '45 Il ratto delle Sabine. [...]

Alberto Anile


Così la stampa dell'epoca

 

Le incongruenze

  1. Tra le brevi scenette che introducono l'inizio del film ce ne è una dove si vede un politico che si suicida per un ammanco di 2 soldi. Prende la pistola, si spara un colpo mancandosi clamorosamente. . . e muore!
  2. La porta della casa del boia di Parigi ha uno spioncino che si aziona facendo salire e scendere una riproduzione della lama di una ghigliottina. Tale finta lama, però, la si vede salire e scendere nelle riprese esterne, mentre manca quando viene mostrato il lato interno nella porta.

www.bloopers.it

Le Locandine


LA VIDEOTECA

Mario Mattoli e Age - I due orfanelli Mario Mattoli e Age - I due orfanelli

Durata: 00:00:50

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.