Daniele Palmesi, Federico Clemente Gen 2014

47 MORTO CHE PARLA

1950

Incasso lire 448.700.000 - Spettatori 4.314.423

Detti & contraddetti

  • Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiedevano il bis.
  • Voi dite che stiamo precipitando dans la mer? Ma no, ma no... Sotto di noi c'è il mare.
  • L'altro mondo è lontano da ogni centro abitato.
  • Noblesse oblige: la nobiltà è obbligatoria.
  • E io pago... e io pago!
  • Buongiorno cavaliere, lei campa ancora? Quanti anni ha? Novantasette? Mi pare che lei stia sagerando. Si decida, si decida.

Barone Antonio Peletti

Scheda film

Titolo originale 47 morto che parla
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 82 min - B/N - Audio sonoro - Rapporto 1.33:1 - Genere comico - Regia Carlo Ludovico Bragaglia - Soggetto Ettore Petrolini - Sceneggiatura Vittorio Metz, Furio Scarpelli, Age, Marcello Marchesi


Totò: il barone Antonio Peletti - Silvana Pampanini: Marion Bonbon - Carlo Croccolo: il cameriere Gondrano - Aldo Bufi Landi: Gastone Peletti - Adriana Benetti: Rosetta - Arturo Bragaglia: il sindaco Tiburzi - Tina Lattanzi: Susanna, la moglie del sindaco - Gildo Bocci: il macellaio - Franco Pucci: il dottore - Eduardo Passarelli: il farmacista - Dante Maggio: Dante Cartoni - Mario Castellani: il colonnello Bertrand Jean de Lattre de Tassigny - Gigi Reder: strappabiglietti alle terme - Diana Lante

Soggetto, Critica & Curiosità

1950-47-morto-che-parlaSoggetto

Campania, 1906. In un paese non meglio definito l'avarissimo barone Antonio Peletti ha ereditato dal padre una cassetta contenente monete preziose e gioielli dal valore altissimo.
Nel testamento il defunto aveva espresso la volontà di devolvere metà del patrimonio al comune affinché venisse costruita una scuola, mentre l'altra metà passerebbe a suo nipote abiatico, ovvero il figlio di Antonio, Gastone, innamorato della cameriera Rosetta.
Ma il barone Peletti, pur di non separarsi dal tesoro, nega di averlo mai ritrovato e in questo modo asserisce di non poter donarne la metà al comune.
Ma la scuola deve essere costruita subito (i bambini sono costretti a fare 4 km all'andata e 4 km al ritorno per andare alla scuola comunale del paese vicino) e, per riuscire a sapere dove il riccone tiene nascosto il suo tesoro, gli amministratori comunali, con un'efficace messinscena e l'aiuto di una compagnia teatrale, gli fanno credere di essere morto e di trovarsi nell'aldilà.
Perciò, credendo di essere morto e dietro la minaccia di terribili punizioni per la sua avarizia in vita, Peletti rivela il nascondiglio del tesoro.
Ma l'imbroglio viene presto scoperto dal barone che medita di rendere pan per focaccia ai suoi concittadini. Dopo alterne vicende e dopo essere "naufragato" in Sardegna con la mongolfiera del colonnello Bertrand de Tassigny, il Peletti dovrà alla fine accettare le volontà del suo defunto genitore, ma si prenderà delle belle soddisfazioni sugli artefici della burla e verrà acclamato da tutto il paese come un generoso benefattore.

Critica e curiosità

Il film è liberamente ispirato all'omonima commedia teatrale di Ettore Petrolini, anche se il personaggio è assai lontano da quello della commedia e si avvertono contaminazioni con "L'avaro" di Moliere. Famosissima la scena in cui il barone acquista una microfettina di carne dal macellaio e non solo non paga una lira ma riesce anche a farsi dare dei soldi di resto, da ricordare i duetti con Carlo Croccolo, cameriere affamato dal padrone tiranno. Nel film riveste il ruolo di angelo - guida l'attrice Silvana Pampanini cui le cronache del tempo fanno risalire un tentativo di approccio sentimantale da parte del Principe.
Le riprese iniziarono nell'autunno del '50 e fu girato quasi interamente negli studi della Titanus della Farnesina. Per le scene del finto inferno si girò alla solfatara di Pozzuoli, le cui centinaia di bocche fumanti gas sulfureo evitarono l'uso di particolari "effetti speciali", utilizzando in tal modo un paesaggio naturale.
Nella Smorfia napoletana il numero 47 rappresenta semplicemente "Il morto" mentre "il morto che parla" è rappresentato dal numero 48. Prima apparizione cinematografica per Gigi Reder.

L'avarizia del protagonista di 47 Morto che parla, il barone Peletti

E' in particolare nella prima parte di 47 Morto che parla che Totò caratterizza il personaggio dell'avaro con una serie di comportamenti e battute.
In una delle prime scene di 47 morto che parla riesce a entrare alle Terme senza pagare; come fa? Si è dotato di una tessera di povertà, tessera che gli dà diritto alle cure gratis. Potremmo definirlo un falso invalido ante-litteram! Prosegue nella bottega del macellaio: a parte il consueto giochetto con i soldi ("consueto", perché in più di un film Totò gioca sulle monete da dare e/o ricevere in resto per fregare il commerciante), è da sottolineare il metodo banale da lui usato per far sembrare più leggera la carne da pesare: semplicemente mette il bastone sotto il piatto della bilancia.
In farmacia si arrabbia contestando al farmacista di avergli dato ben un milligrammo di farmaco in meno. Sotto casa, vede un mendicante; gli si avvicina aprendo il borsellino: nessuna paura, non è per dargli qualcosa! E' per incassare il fitto per l'occupazione dello spazio antistante alla sua proprietà... Altra scena molto ricordata di 47 morto che parla è quella della cassaforte: il barone conserva infatti olio, sale, pepe e rosmarino in una cassaforte! In occasione dell'invito a pranzo della presunta fidanzata, estrae l'olio, come una reliquia da un tabernacolo, e raccomanda al maggiordomo di utilizzarne 10 gocce per ogni fetta di carne; poi si corregge e stabilisce che è meglio usarne 9...
Accusa il figlio di stare sempre a gironzolare: perché? Perché così, andando in giro, gli si consumano le scarpe!
Al figlio che gli domanda: "Non mi dai nemmeno il buongiorno?", risponde:
"Io non do mai niente a nessuno!"; il figlio ribatte: "Ma il buongiorno sì!";
il barone: "Quello te lo auguro!".
Al figlio che gli comunica che va via di casa: "Bene, un pane e un coperto di meno!".

Arturo Lanocita scriveva sul Corriere della sera :

"Totò, questa volta in un film costruito, ossia con capo e coda ; c'e' dentro un racconto filato e, cosa ancor più nuova, c'e' un personaggio che non e' soltanto un fantoccio, ma un carattere fin roppo delineato. [..] E' un film recitato, questa volta, dal principio alla fine ; si che Totò non risulta soltanto una marionetta, ma un bravo attore [..]"


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


Così la stampa dell'epoca


Gastone Peletti: Non mi dai il buongiorno?

Antonio Peletti: Io non do niente a nessuno. Dare, dare...


Documento revisione censura n.9119 del 19 dicembre 1950


LE INCONGRUENZE

  1. Quando il Barone verso la fine del film sbircia nel cannocchiale vedendo dei marinai che si impossessano della sua giacca, tra una inquadratura e l'altra cambia il modo in cui le sue braccia passano tra le corde della mongolfiera.
  2. Nel finale, quando il sindaco parla ai cittadini, dice che il barone è morto per tre volte, poi quando il barone ricompare vivo, il sindaco dice che "questa è la sua terza vita". In realtà avrebbe dovuto dire che era "la sua quarta vita".
  3. A fine film il dottore dice che lo scherzo è stato eseguito su suggerimento del sindaco quando poi sapeva bene che è stato il farmacista ad organizzare tutto.
  4. Scena finale. Il barone da i fiori donatigli dal bambino alla moglie del figlio e, quest'ultimi, sono palesemente di colore scuro. Nell'inquadratura successiva, che ha un campo maggiore, se si sta attenti si vede che i fiori hanno cambiato colore, sono diventati bianchi!
  5. Quando Totò torna dal macellaio dopo aver comprato la carne per gli ospiti, entra in casa accolto dal maggiordomo Gondrano (il grande Carlo Croccolo). Dopo che è entrato, il maggiordomo spinge la porta per chiuderla e segue Totò, ma per un istante si vede nella scena una mano all'esterno che la ferma, probabilmente di un tecnico della troupe, forse per impedirle di fare rumore e disturbare le riprese.
  6. Quando la mongolfiera si libra in volo con Totò aggrappato, nel primo piano si nota che il cielo sullo sfondo altro non è che un telone mosso dal vento.

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Le Locandine


LA VIDEOTECA

Carlo Croccolo - 47 morto che parla Carlo Croccolo - 47 morto che parla

Durata: 00:00:54

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
Carlo Ludovico Bragaglia - 47 morto che parla Carlo Ludovico Bragaglia - 47 morto che parla

Durata: 00:01:18

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.