NAPOLI MILIONARIA

1950



Incasso lire 446.700.000 - Spettatori 4.635.125

Detti & contraddetti

La vita è una lotta continua e discontinua.


Pasquale Miele


Mariuolo se nasce. E nun se po'dicere ce'o mariuolo è napulitano. O pure romano, milanese, inglese, francese, tedesco, americano. Nun tene mamma, nun tene pato, nun tene famiglia. Nun tene nazionalità. E nun trova posto dint' 'o paese nuosto.


Gennaro Jovine

Scheda del film

Titolo originale Napoli milionaria
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 102 - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Eduardo De Filippo - Soggetto dalla commedia"Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo - Sceneggiatura Eduardo De Filippo, Piero Tellini, Arduino Majuri - Produttore Dino De Laurentiis - Fotografia Aldo Tonti - Montaggio Douglas Robertoson, Giuliano Attenni - Musiche Nino Rota diretta da F. Previtali - Scenografia Piero Gherardi, Piero Filippone


Eduardo De Filippo: Gennaro Iovine - Leda Gloria: Amalia, la moglie - Delia Scala: Maria Rosaria, la figlia - Gianni Glori: Amedeo, il figlio - Totò: Pasquale Miele - Titina De Filippo: donna Adelaide - Carlo Ninchi: il brigadiere - Dante Maggio: il pizzaiolo - Laura Gore: la signora Spasiani - Mario Soldati: il Rag.Spasiani - Aldo Giuffrè: Federico - Carlo Mazzoni: il sergente americano - Michel Tor: l'ufficiale americano - Aldo Tonti: un soldato americano - Pietro Carloni: Enrico Settebellezze - Mario Frera: Peppe O'turco - Pietro Pennetti: il medico - Giacomo Rondinella: il cantante - Rosita Pisano: Assunta - Concetta Palumbo: la piccola Rituccia - Mariano Englen: il ciabattino - Carlo Giuffrè: Ernesto - Nino Vingelli: Giovanni, il barista - Francesco Penza: il portiere - Antonio La Raina: il fascista - Sandro Ruffini: la voce narrante

Soggetto, Critica & Curiosità

1950_napoli_milionariaSoggetto

Il sipario ancora una volta, come accade in molte commedie di Eduardo, si apre su un palcoscenico quasi completamente al buio. È la vita della commedia umana che sta nascendo dal buio.

Siamo nel 1942, in un tipico basso napoletano si aggira ciabattando Maria Rosaria, la figlia di Gennaro Iovine, con un'enorme caffettiera napoletana. Dopo poco compare il figlio Amedeo, stravolto dal sonno non del tutto soddisfatto, che chiede se il padre stia ancora dormendo. Gennaro è sveglio da tempo: prima per il bombardamento notturno, e ora per le grida di un litigio che si sta svolgendo fuori in strada dove si distingue la voce alterata di sua moglie Amalia che sta animatamente discutendo con una concorrente del rione per la vendita abusiva di caffè. Amalia infatti, si arrangia con la borsa nera e con la mescita casalinga del caffè a cui i napoletani non rinunciano neppure in questo secondo anno della guerra. Gennaro si rassegna ad alzarsi e mentre si sta radendo arrivano i primi avventori, tra cui il ragioniere Spasiano venuto per comprare, a caro prezzo, qualche alimento per la sua famiglia da Amalia, che lo sta praticamente dissanguando delle poche proprietà che ancora gli rimangono. Gennaro non è d'accordo con i traffici della moglie, ma capisce anche che senza quella vendita illegale la famiglia farebbe la fame; perciò, avvertito dell'imminente arrivo del brigadiere Ciappa, venuto per arrestarlo, si rassegna a fare la parte del morto, steso immobile e rigido sul letto sotto al quale è nascosta una notevole quantità di cibarie. I familiari, che hanno allestito una veglia funebre con tanto di monache salmodianti in latino maccheronico, e che nascondono pantaloni sotto la veste, tra pianti strazianti implorano il brigadiere di rispettare il morto e il loro dolore. Il brigadiere, che ha capito il trucco, insiste perché Gennaro la finisca con quella farsa, tanto più che sta avvenendo in quel momento un nuovo bombardamento che ha causato una fuga generale degli addolorati presenti. Il brigadiere tuttavia rispetta ammirato il coraggio del finto morto, che non muove un ciglio tra le esplosioni e le rovine delle case colpite dalle bombe, e gli promette che non lo arresterà. Il morto a quel punto risorge.

È passato del tempo: Napoli è stata liberata dagli Alleati. Il basso è stato rinnovato e ristrutturato. Amalia, vestita a festa e carica di gioielli ha fatto fortuna associandosi - ormai la guerra al sud è finita - in commerci poco puliti con Settebellizze (un autista e proprietario di camion) di cui quel giorno si festeggerà il compleanno e che nell'occasione propone alla donna di unire i loro sentimenti d'amore agli affari. Ma Amalia, anche se a malincuore, rifiuta perché è convinta che Gennaro, pur scomparso da diversi mesi, alla fine tornerà a casa.
Napoli milionaria 02La guerra ha lasciato le sue rovine e la famiglia Iovine si sta disgregando: la figlia Maria Rosaria, non più sorvegliata e guidata dalla madre, è rimasta incinta di un soldato americano che l'ha lasciata ed è tornato al suo paese; Amedeo ruba pneumatici delle auto insieme a Peppe 'o Cricco, specializzato appunto ad alzare le auto con la spalla per sfilare le ruote.

Questa è la famiglia che ritrova Gennaro tornato inaspettatamente quel giorno di festa. Vorrebbe sfogarsi, raccontare le sue sofferenze e peripezie ma nessuno sta ad ascoltarlo, tutti vogliono festeggiare Settebellizze e non pensare più alle pene della guerra ormai finita. Gennaro lascia amareggiato la compagnia e preferisce stare vicino alla figlia più piccola, ammalata.

«La guerra è finita» ripetono tutti, Gennaro invece è convinto che ora si stia combattendo un'altra guerra: quella della povera gente che ha perso, per le sciagure attraversate, tutti i valori e l'onestà della vita precedente e che ora deve recuperare. Questo dice Gennaro al commissario Ciappa venuto ad avvertirlo che arresterà il figlio se lo sorprenderà quella stessa sera a rubare nuovamente. Gennaro, rassegnato, lo invita a fare il suo dovere. Ma una disgrazia più grande sta per abbattersi sulla famiglia: la piccola, ammalata, morirà se non si troverà una medicina che sembra essere introvabile in tutta Napoli. Tutti si sono mobilitati alla sua ricerca, ma non c'è niente da fare e Amalia, disperata, sospetta che la tengano nascosta per farne alzare il prezzo: anche lei ha fatto così per la vendita delle sigarette, ma qui si tratta di una vita umana. La medicina la porterà il ragioniere Spasiano, ormai ridotto sul lastrico dalla stessa Amalia, che l'ha dovuta usare per i suoi figli: la darà ad Amalia senza pretendere niente in cambio ma facendole notare che, quando si trattava di non far morire di fame i suoi figli, Amalia non era stata altrettanto generosa, non pensando che «Chi prima, chi dopo, ognuno deve bussare alla porta dell'altro».

La bambina si salverà se supererà la nottata. Intanto Amedeo, rinsavito, non è andato a rubare e tornerà a lavorare onestamente mentre Maria Rosaria resterà in famiglia con il suo bambino. Anche Amalia ha capito di avere sbagliato a farsi prender dalla brama del denaro ed ora piange sui suoi errori confortata dal marito: «Mo avimm'aspetta', Ama... S'ha da aspetta'. Comme ha ditto o' dottore? Deve passare la nottata.»

Critica e curiosità

La commedia venne composta nel giro di poche settimane e fu messa in scena per la prima volta il 15 marzo 1945 al Teatro di San Carlo a Napoli. Nel 1950 venne girato un film con la regia dello stesso Eduardo De Filippo, che contribuì alla sceneggiatura e al cast cinematografico, basato sullo stesso soggetto della commedia. Come tutte le commedie di De Filippo anche questa fu rappresentata in molti paesi europei, ma la rappresentazione forse più importante fu quella di Londra nel 1972. La commedia divenne inoltre un dramma lirico in tre atti, con libretto di Eduardo De Filippo e musiche di Nino Rota che debuttò il 22 giugno 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
1950-09-23-Settimana Incom Illustrata-1Dalla commedia è rimasta celebre la frase entrata nell'uso comune «Ha da passa' 'a nuttata» (deve trascorrere la notte) nel senso di dover sopportare le difficoltà dell'esistenza con la speranza che si risolvano.

Al film partecipano grossi artisti, Carlo Ninchi nella parte del brigadiere, il regista Mario Soldati interpreta il ragionier Spasiani mentre a Totò viene
affidato il ruolo di Pasquale Miele inesistente nella versione teatrale. Famosa la scena in cui Totò si finge morto per impedire che la polizia scopra la farina nascosta sotto il letto; da antologia la scena in cui Totò entrato in una lattera estrae da un pezzo di pane: il tovagliolo, la forchetta, la saliera, la carne, il contorno, gli spaghetti.

La partecipazione di Totò al film è a titolo gratuito ma Eduardo per mostrargli la sua riconoscenza gli fa recapitare (per sua moglie) una collana di Bulgari con un biglietto in cui esprime la sua gratitudine.

Eduardo De Filippo che contribuì alla sceneggiatura e al cast cinematografico, basato sullo stesso soggetto della commedia Napoli milionaria! La trama non è molto diversa da quella della commedia ma rispetto alla rappresentazione teatrale cambiano alcuni elementi del racconto: Amedeo, il ladro di automobili, nella commedia si redime tornando onestamente al suo lavoro, ma nel film invece finisce in carcere, dal quale uscirà filocomunista, Peppe o'cricco verrà ucciso per resistenza all'arresto; per far terminare il film con la scarcerazione di Amedeo, la celebre frase Adda passà a'nuttata non è nell'ultima scena; nella commedia Rituccia, la figlia minore di Gennaro e Amalia, pur avendo un ruolo-chiave viene solo nominata; nel film invece è presente, e con varie battute; il personaggio di Totò fu creato apposta per il film, e a lui fu affidata la scena del finto morto. Alla fine della suddetta scena, nella commedia il brigadiere mantiene la parola e non arresta Gennaro; nel film invece, Gennaro viene ugualmente arrestato in sostituzione di Totò che ha recitato la parte al suo posto. Nel film, Eduardo crea molte scene e personaggi assenti nella commedia, e cita criticamente episodi di denuncia sociale tipici dell'epoca (il contrabbando, la prostituzione, i "figli della guerra", ecc.)

Oro di Napoli

In questa scena del film "Napoli milionaria", nei panni della suora improvvisata, è presente Dino Valdi, al secolo Osvaldo Natali, controfigura di Totò.


 

Eduardo Toto Napoli MilionariaIl teatro di Eduardo De Filippo ha ormai una sua posizione ben definita, una sua ragion d’essere di chiara provenienza Una trasposizione cinematografica dei temi e degli ambienti propri a questo teatro - soprattutto se effettuata dallo stesso autore — poteva assumere un valore umano ed emotivo considerevole, e raggiungere, al tempo stesso, seri risultati divulgativi e di popolarizzazione. Questi ultimi indubbiamente sono stati raggiunti, se si considera il buon successo finanziario di Napoli milionaria, tratta appimto dall’omonima commedia in tre atti di Eduardo. Non altrettanto si può dire dei risultati artistici dell'opera, esaminati nei loro duplice aspetto di completezza psicologica e contenutistica e di validità su un piano di linguaggio, iXapoli milionaria vuole essere una cronistoria di dieci anni di vita napoletana: dal 1940 al 1950. I dieci anni forse più duri ed impegnativi nella storia della città. Se nella commedia l’autore è riuscito a creare una sintesi efficace di questo periodo, nel film a tale sintesi egli ha sostituito piuttosto una successione cronologica e meccanicistica degli avvenimenti più significativi del decennio: il che, su un piano di forza evocatrice e morale, non è la stessa cosa. Si vedono lo scoppio della guerra, il dilagare del mercato nero, i bombardamenti aerei e le corse affannose nei rifugi, la caduta del fascismo, l’ingresso in città dei tedeschi, la deportazione degli uomini in Germania, l’insurrezione popolare del 1943. L'arrivo degli americani, l’aumento della prostituzione, la ripresa della lotta politica e della rivalità fra i partiti. In un’ora e mezza di spettacolo. Eduardo De Filippo descrive, con maggiore o minore insistenza, tutti questi "momenti” di vita napoletana, inserendoli nella vita di tutti i giorni di un quartiere popolare, e nelle reazioni psicologiche dei membri di una famiglia di povera gente. Come era prevedibile, De Filippo (che per la prima volta affronta la regìa cinematografica) non ha saputo co gliere, di tutti questi avvenimenti e dei sentimenti dei protagonisti, la parte essenziale, né ha saputo trasformarla in una sintesi che avesse un valore morale e umano. I vari episodi si succedono l’uno all’altro con frammentarietà, i sentimenti dei personaggio risultano accennati superficialmen te. Come conseguenza di questa psicologia affrettata, anche i personaggi di sfondo — il coro della vicenda, rappresentato dagli abitanti del vicolo in cui si svolge la storia — sono tratteggiati senza convinzione, e con atteggiamenti sovente permeati di un folklorismo macchiettistico e di una comunicatività che non è spontanea, ma solo grossolana. Di vero, in Napoli milionaria. rimane l’ambiente. Un ambiente, peraltro, che solo a tratti è dipinto con la ricchezza di toni che è propria delle migliori opere teatrali di De Filippo. In alcuni interni, tuttavia, è possibile rintracciare lo stile scenografico e il gusto di talune ricostruzioni ambientali di film come Assunta Spina o Sperduti nel buio. Un buon apporto, inoltre, è dato dagli attori. Bravissimo è Eduardo, bravissimo anche Totò, che incarna il personaggio del napoletano che si "arrangia” sempre, in qualsiasi circostanza.

Eduardo Napoli Milionaria 2Il 21 aprile dello stesso anno il film, presentato in concorso con altri tre pellicole italiane, viene presentato al festival del Cinema di Cannes. Dopo una prima di gala, il 29 giugno, esce nei cinema di Parigi, dove rimane in programmazione quattro settimane. All'inizio del 1952 uscirà anche in Belgio, Germania, Argentina e successivamente in Brasile, Uruguay, Stati Uniti, Inghilterra, Unione Sovietica e in altri paesi dell'Europa orientale. Il film ebbe grande successo internazionale che contribuì a far conoscere l'opera di Eduardo anche fuori d'Italia.

Eduardo Napoli Milionaria 01Note

Nel film attore coprotagonista fu Antonio De Curtis,"Totò", nei panni di Pasqualino Miele, un povero disgraziato che per denaro sostituiva chi avendo commesso un reato rischiava il carcere: come dice il personaggio interpretato da Totò in una scena del film: «... sono diventato un cavallo che si affitta»". Nel film interpreta la scena del finto morto per ingannare il delegato di polizia venuto per arrestarlo. Per la sua partecipazione al film Totò, che stimava moltissimo Eduardo, non volle essere pagato poiché si riteneva ricompensato dall'aver lavorato insieme al commediografo napoletano. Eduardo comunque volle sdebitarsi con Totò regalandogli un prezioso gioiello.

Lettera di Eduardo (1948)

Caro Antonio, la sincerità dell'impulso che ti ha spinto ad accettare di essermi vicino nel mio film Napoli milionaria, ha reso spontaneo e significativo il gesto stesso. A parte qualunque interesse, questa collaborazione che io ti ho chiesto, ci riporterà, sia pure per pochi giorni, ai tempi felici e squallidi della nostra giovinezza.

Ogni qual volta che penso a te, Amico, te l'ho detto a voce, e voglio ripeterlo per iscritto, ho l'impressione di non essere più solo nella vita. Questa benefica certezza mi viene senza dubbio dalle infinite dimostrazioni pratiche di affetto che tu, in qualsiasi occasione, mi dai.

In ricordo di tanto, ti prego di offrire alla tua Gentile Signora questo segno di pura simpatia, che vuole essere, e lo è, il senso dell'ammirazione che ho per te.

Tuo Eduardo De Filippo

Eduardo Napoli Milionaria


Così la stampa dell'epoca

[...] E si veda l'amico del protagonista, quel tale che vive facendo il morto a pagamento per evitare perquisizioni [...] Quest'invenzione comica e' anche la piu' grande interpretazione di Totò, qui finalmente attore calmo, rassegnato, mai farsesco e prepotente come invece lo vediamo nei sui films"

Ennio Flaiano, "Il mondo", 1950

Quando nel settembre 1950 fu proiettato il film in Italia si rivelò come un successo di pubblico e di critica ma venne accusato da alcuni settori politici, che trovarono eco sui giornali, di avere diffamato Napoli e il suo popolo. Così ribatté Eduardo:

«Certi giornali hanno scritto che io denigravo Napoli. Ma io [...] i"bassi" li ho ripuliti. Eppoi cosa deve fare l'artista se non"denunciare" uno stato di cose? Questo è il nostro compito. Io non ho denigrato Napoli, ma in altri film farò vedere com'è veramente, farò vedere gli interni, farò vedere tutta la realtà di Napoli. [...] La miseria c'è veramente. Ed io la denuncio.»

Augusto Pancaldi,"L'Unità", 10 ottobre 1950


"Cinema" del 15 ottobre 1950 - Recensione del film "Napoli milionaria" 

Cinema, 30 giugno 1952 - La nuova Piedigrotta del cinema italiano

Cinema, 15 aprile 1952 - Eduardo De Filippo: portare l'attore dall'uomo della strada


La censura

Documento revisione censura n.8004 del 12 giugno 1950


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Durante la veglia del "morto" comincia il bombardamento. Cade una bomba e l'interno della casa/stanza viene investita dalla nube di polvere. Un po' tutti rimangono impolverati, compreso il cappello del Brigadiere (interpretato da Carlo Ninchi) ma giusto un po' (e per ora solo il cappello), ma quando si alza e guarda sotto il letto il cappello è praticamente bianco. Poi quando esce dalla casa ritorna quasi pulito, e quando poi alla notizia del rifugio bombardato rilascia Gennaro Iovine/ Eduardo De Filippo, sul bavero e sulla giacca che prima era immacolata adesso ci sono macchie di polvere.
  2. Per tutto il film, Peppe il ladro di pneumatici (Mario Frera) viene chiamato "o' trucco", ma quando il brigadiere (Carlo Ninchi) parla con don Gennaro (Eduardo), lo chiama "o' tricco", ovvero il soprannome originario usato nella commedia.

www.bloopers.it

Analisi

Differenza tra la commedia e il film

"Il personaggio del ragioniere sopravvive nella versione cinematografica e, se vogliamo, si apre a “ vita nuova”; compare, diversamente che sulle tavole del palcoscenico, accompagnato dalla moglie Rosa, che acquista sullo schermo oltre al nome anche una fisicità che il testo teatrale le negava.
Sempre nella versione cinematografica il ruolo del ragioniere è affidato ad un “attore” sui generis. Lo interpreta infatti Mario Soldati che, in primis, non è napoletano, ed in più non è neppure un attore vero e proprio.
E’ un volto noto agli italiani di quegli anni, uno scrittore, innamorato del cinema e della realtà, sceneggiatore e frequentatore dei luoghi delle produzioni cinematografiche di quei tempi, per di più aspirante regista e persona anticonformista per eccellenza, divulgatore di una cultura che amava come italiana, provinciale ”regionale”.
Anche in questa occasione è probabile che si debba vedere l’intervento del produttore a spingere le scelte di Eduardo."

La parte finale del film è poi dedicata al nuovo scenario politico dominato dai due grandi partiti (il PCI e la DC), con un particolare riguardo alle imponenti manifestazioni di piazza finalmente consentite e al rapporto tempestuoso, diciamo anche a volte violento, tra le due fazioni in lotta. Non mancano alcune immagini di una grande manifestazione religiosa ambientata nel quartiere di Antignano, a sottolineare l'importanza rivestita, per gran parte del popolo napoletano, dal culto religioso in tutti i suoi aspetti, anche quelli forse un po' più coreografici. (Emanuela Catalano - quicampania.it)

'O finto muorto

Napoli milionaria 1Nella versione cinematografica di “Napoli milionaria!”, diretta, sceneggiata e interpretata dallo stesso Eduardo De Filippo nel 1951, molti sono i cambiamenti e le inserzioni del testo teatrale originario, ma il più noto e a tutti ben presente riguarda proprio la lunga scena che chiude il primo atto.
Nell’adattamento cinematografico Eduardo spezza in due la parte di Gennaro, inventando di sana pianta un alter ego, Pasqualino Miele, che oltre a dare lo spazio ad un “cammeo” del grande attore partenopeo Antonio De Curtis, in arte Totò (quasi imposto dal produttore Dino De Laurentiis), permette all’Autore di dipanare meglio e con maggior dovizia di particolari le proprie idee sulla società.
Dunque ad apertura del film si vedranno i due amici, Gennaro e Pasqualino, ambedue tranvieri, e poi nello svolgimento della trama, al momento della necessità del “morto” si ricorrerà a Pasqualino che, come dice lo stesso personaggio, è diventato ”un cavallo che si affitta”; cioè non avendo altro modo per sopravvivere “aiuta ad ingannare la legge per altri che sono meno bravi di lui a fingere".
Eduardo Autore sfrutterà questo “sdoppiamento” per far si che al termine della scena il brigadiere Ciappa, pur mantenendo la parola, non arresti Pasqualino, che è stato perfetto nel ruolo, ma bensì Gennaro, padrone della casa dove si fa “la borsanera”.
Già vedere Gennaro, a teatro, con una larga fascia che gli chiude il volto a mo’ di uovo di pasqua, con tanto di cocche annodate in alto, mette a dura prova la voglia di ridere di uno spettatore.
Gennaro prosegue, infilandosi sotto le lenzuola di un letto i cui materassi, rigonfi di merce illecita, fanno temere quasi uno scoppio, e anche qui non ridere è difficile.
Ma la trasformazione “mortuaria” a cui la scena è stata velocemente condotta da Amalia e Maria Rosaria, permette allo spettatore di mantenersi serio.
Alle finte monache, che si abbigliano sotto gli occhi degli increduli spettatori, fa da contraltare la preghiera pronunciata da Adelaide, con sonorità solenni e verosimile nelle parole ambigue e allusive, e che ritma tutta la scena.
L’armonia dell’insieme avrà un punto di frattura col suono della sirena, il “segno di clemenza” ostinatamente, ambiguamente e ripetutamente invocato da Adelaide nelle sue litanie, che cala di botto tutti nelle verità bellica.

Ma dopo l’iniziale fuggi fuggi dei più infingardi, che rassicura, se mai ne avesse bisogno, Ciappa, la scena riprende con un ritmo più sommesso e serrato.
Ciappa parla e si risponde, sa che Gennaro è vivo ma deve ostinarsi a fare il morto.
E’col suo silenzio che Gennaro/Pasqualino induce Ciappa all’epilogo della scena, la promessa di non arrestarlo e soprattutto di non fare la perquisizione.
Le due scene, quella teatrale e quella cinematografica differiscono nella tecnica, che permette i primi piani del dialogo tra Ciappa e il finto morto, altamente suggestivi e che evidenziano al massimo le grandi capacità recitative di Totò.
Nel contempo permette all’Autore del testo di offrire una variante più vera del vero, perché Ciappa nel film denota un comportamento che ci ricorda addirittura un monito dantesco. “ Tu non credevi che io loico fossi!”
Infatti il Brigadiere, dopo la promessa, scindendo ruolo e interprete nell’accoppiata Gennaro/Pasqualino, applaude quest’ultimo e arresta Gennaro, titolare del ruolo di capofamiglia.
Se Eduardo Autore, Regista e Attore, sulle tavole del palcoscenico ci ha fornito un punto inarrivabile della sua Arte, la scena del film ha immortalato per sempre quanto un testo di valore possa aumentare la sua forza grazie ad un interprete “altro”.
Su questo specifico ruolo Ennio Flaiano disse di Totò: ”è finalmente attore calmo…mai farsesco e prepotente” e Mario Landi: “non è più una marionetta ma un personaggio”.

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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La scalinata dove Gennaro Iovine (Eduardo De Filippo), avviatosi per la strada indicatagli da un portiere per evitare i tedeschi (...scendete le scale, voltate a sinistra... sempre a sinistra... e siete a posto), viene immediatamente catturato e fatto prigioniero è la scalinata in Via Parco Grifeo a Napoli. Si capisce dal panorama...
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  La strada dove Gennaro (Eduardo De Filippo) dice a Pasquale (Totò, che sta pulendo i binari del tram) che quando i buoni di un paese non si mettono d'accordo con i buoni di un'altra nazione, scoppia una guerra è Via Manzoni a Napoli. Sullo sfondo si notano l'area Italsider e Nisida.
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  Utile per l'identificazione del posto anche il cancello. Si noti che la casa appea più a destra di quella inquadrata è quella della Sastri in Mi manda Picone!
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  Ed ecco la parte finale della scena, con i due che se ne vanno col bambino appena passato davanti al cancello.
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 Il palazzo ove Gennaro (Eduardo de Filippo), dopo molti anni di prigionia, ripassa per parlare col portiere che lo aveva mal consigliato, è in Via Parco Grifeo a Napoli. Ecco il vialetto da cui Eduardo proviene. Nel terzo fotogramma il palazzo del portiere (corrispondente al posto dove stava la sedia) com'è adesso
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  Il palazzo che vedete qui sotto c'è ancora, naturalmente, benché seminascosto dalle palme.
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  Qui si riconoscono invece la scaletta, l'edificio con la torre merlata (A) e il panorama
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  La processione che si vede poco prima del finale è in Largo Antignano a Napoli
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  La strada dove inizia l'evacuazione della fascia costiera a seguito ordinanza del comando tedesco è Viale Maria Cristina di Savoia a Napoli
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  L'evacuazione prosegue salendo verso la collina del Vomero e qui siamo alla Calata San Francesco a Napoli. Grazie a Nemesi per i fotogrammi.
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  La strada dove prosegue l'evacuazione della fascia costiera a seguito ordinanza del comando tedesco è Viale Maria Cristina di Savoia a Napoli. 40.836468,14.220514
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  La scena che nella parte iniziale del film inquadra uno scorcio di un vico popolare di Napoli è in Via dei Cristallini a Napoli. Grazie a Nemesi per il fotogramma. 40.859066,14.253151

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983