TOTÓ TERZO UOMO

1951



Incasso lire 426.380.000 - Spettatori 3.795.781

Detti & contraddetti

Finisce bene quello che incomincia male. Sapeste che pena mi fanno quelli che incominciano bene.

Le serve contano, tel dis mi.

Non bevi, non fumi, non vai con le donne e lo vuoi un consiglio? Sparati!

Signor pretore, metta in moto l'ingranaggio della legge, lo metta in moto... Un po' di moto fa sempre bene.

Ho gettato il cognac nel lavandino che faceva glo, glo, gio... Così adesso ci scrivo una canzone: "Il lavandino ubriaco".

Io prode? No, a me non mi prode nulla. L'umorismo non ha prezzo.

Quattro anni fa ho pescato tre chili di pesce, uno dei quali raggiungeva addirittura i due etti.

Si dice che l'occasione fa l'uomo ladro, ma anche per la donna non ci metterei la mano sul fuoco.

Ti voglio ammazzare perché così ti insegno a vivere.

Disse un altro pescatore: pesciolino mio diletto, vieni, vieni 'a papà tuo.

Io, quando vedo una bella donna, nell'orecchio, in lontananza, sento le campane e se poi la bacio, sento addirittura le campane di Wist e minster: non so se la pronuncia è esatta, ma sempre anglicano è.

Ma che bisboccia, bisboccia e bisboccia... è stata un'orgetta da paese.

Non giudicatemi un pignuolo, ma io, alla sincerità del prossimo, non ci credo.

Come lo facciamo questo carcere? I muri come li farebbe, lei? Alti, molto alti, ci avrei scommesso. Ma i muri bisogna farli bassi, prima di tutto per economia e poi per dare aria ai detenuti. I detenuti hanno bisogno di ossigeno, date ossigeno al detenuto, perché il detenuto ossigenato rende il doppio. Avete paura che evada? Ah, la solita storia... ma finiamola con queste maldicenze! Il detenuto è un galantuomo, ma trattatelo bene: dategli da mangiare, da bere e altri vizietti e il detenuto non se ne andrà neanche con le cannonate. E abolite il muro divisorio tra il reparto maschile e quello femminile. Se anche dovesse scapparci un carceratino, credete a me, non guasta, incrementiamo la demografia carceraria.

Non distinguo la tosse monarchica da quella repubblicana, è un lapis politico.

Vorrei un caffè corretto con un po' di cognac, più cognac che caffè... anzi, giacché si trova, mi porti solo una tazza di cognac e non se ne parla più.

Pietro-Paolo-Totò

Scheda del film

Titolo originale Totò terzo uomo
Paese Italia - Anno 1951 - Durata 100 min. - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Mario Pelosi - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli, Mario Pelosi- Produttore Ponti-De Laurentis, Roma - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Armando Fragna - Scenografia Alberto Boccianti


Totò: Pietro-Paolo-Totò - Franca Marzi: Caterina, domestica di Paolo - Elli Parvo: Teresa, moglie di Paolo - Carlo Campanini: Oreste - Aroldo Tieri: Anacleto, il sarto - Alberto Sorrentino: Giovannino - Mario Castellani: Mario - Fulvia Mammi: Anna - Carlo Romano: commendatore Buttafava - Franco Pastorino: Giacometto - Ada Dondini: nonna di Giacometto - Diana Dei: Clara - Ughetto Bertucci: Ughetto - Aleardo Ward: assistente del comm. Buttafava - Bruno Lanzarini: pretore - Gugliemo Inglese: cancelliere - Gustavo Vecchi: maresciallo - Enzo Garinei: segretario comunale Cicognetti - Bice Valori: moglie di Piero - Pina Gallini: cameriera del sindaco - Aldo Giuffrè: l'avvocato - Toto Mignone- Liana Billi - Gino Cavalieri

Soggetto, Critica & Curiosità

1951-Toto terzo uomoSoggetto

In un piccolo paesino vivono Pietro e Paolo (entrambi interpretati da Totò), due fratelli gemelli diversissimi tra loro; Pietro, sindaco del paese, è burbero, preciso, pignolo tutto d'un pezzo e non lascia mai parlare la moglie (Bice Valori); totalmente diverso dal fratello è Paolo, che ama la bella vita, le belle donne, come la moglie dell'oste Oreste (Carlo Campanini) a discapito della moglie. La diatriba tra i due fratelli si ripercuote su tutto il paese, perché la costruzione del nuovo carcere, che darà pane e lavoro a tutti, sorgerà su un terreno di proprietà di Paolo e nonostante già ci sia la delibera comunale all'acquisizione del terreno da parte del comune, Pietro si rifiuta di portare avanti la transazione col fratello, bloccando così l'inizio dei lavori, perché tema si possa pensare che faccia favoritismi al fratello. A tentare di approfittare della situazione ci proverà Anacleto (Aroldo Tieri), sarto più bravo ad imbastire truffe che vestiti, che in galera ha conosciuto Totò, terzo fratello gemello segreto di Pietro e Paolo e una volta uscito di galera lo ha istruito per entrare a casa di Pietro, spacciandosi per quest'ultimo e farsi dare i soldi spettanti a Paolo per la vendita del terreno. La messa in scena genera una serie di equivoci, perché Toto, nelle vesti di Pietro, si comporterà in modo totalmente diverso dal burbero sindaco, generando non pochi equivoci, ma uscendone a mani vuote perché i soldi sono stati direttamente consegnati dal messo comunale a casa di Paolo. Per recuperarli Totò entra pure a casa di Paolo, spacciandosi per quest'ultimo creando altri equivoci con la moglie di quest'ultimo, senza però recuperare i soldi per l'arrivo del vero Paolo. Pietro e Paolo, convinti rispettivamente che l'altro sia entrato a casa sua spacciandosi per lui, si denunciano al procuratore; così mentre va in scena un processo surreale senza capo né coda, Totò viene rapito dall'oste Oreste che credendolo Paolo, vuole farlo fuori per gelosia; Totò riesce a salvarsi grazie all'aiuto dell'ubriacone del paese, l'unico che aveva visto sia Totò che Paolo uscire da casa di quest'ultimo, ma non era stato creduto perché sempre ubriaco. Intanto in tribunale, tra la confusione generale, qualcuno inizia a sospettare che possa esistere un terzo fratello col giudice pronto a mangiarsi il suo sigaro se saltasse fuori, Pietro a regalargli il suo capanno da pesca e Paolo il suo fucile e i suoi cani da caccia; proprio in quel momento Totò raggiunge il tribunale rivelando la verità.

Critica e curiosità

Il film nel titolo sembrerebbe una parodia de "Il terzo uomo" interpretato da Orson Welles e Alida Valli, ma in realtà il riferimento è solo nel titolo e nella musiche. Nel film Totò canta "Gnornò, nun si 'na femmena" una sua poesia che per l'occasione ha musicato e cantato. Pare che durante la lavorazione del film a Formia Totò annota su un pacchetto di Turmac le parole di una canzone divenuta poi famosa in tutto il mondo: "Malafemmena".

"[..] Pietro, Paolo e il terzo uomo sono sempre l'inesauribile Totò le cui trovate, la cui spassosa recitazione e la cui mimica riempiono il film conferendovi una continua comicità".

Arturo Lanocita dal Corriere della sera
 

«[...] In realtà Totò, anche in questa sua ultima fatica, spara tutte le cartucce della sua inesauribile vis comica, ma anche questa volta raramente raggiunge il bersaglio che più ci preme: il cinema. Comico teatrale, egli non ha trovato ancora il regista che sappia restaurarne intelligentemente le naturali attitudini mimiche in uno spettacolo tutto visivo ed in movimento [...]»

Alfredo Orecchio, «Paese Sera», Roma, 5 ottobre 1951

«[...] Il film è meno divertente degli altri perché offre pochi spunti all'esilarantissimo Totò per mettere in evidenza la sua arte. È inutile ripetere qui le lodi di questo attore unico, che sa passare da una travolgente comicità metafìsica ad una sincera, toccante umanità [...]»

Ermanno Contini, «II Messaggero», Roma, 4 ottobre 1951



Così la stampa dell'epoca


Toto Terzo UomoTotò durante le riprese del film, con il produttore Carlo Ponti 

Nun si' 'na femmena

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