Daniele Palmesi, Federico Clemente Feb 2014

TOTÓ A COLORI

1952



Incasso lire 775.000.000 - Spettatori 6.387.539

Detti & contraddetti

  • -E basta perbacco, ha capito, stia a posto con le mani! Ogni limite ha una pazienza, lo sa lei o non lo sa? - Cosa? - Si informi se non lo sa. - Oh ma sentite, ma ha una faccia tosta terribile! - Io ho?…Io ho? Parli come badi sa! Non offenda, oh…. - Mi presento, sono l' onorevole Cosimo Trombetta. - Trombetta? Oh perbacco! Questo nome non mi giunge nuovo! - Beh, modestamente io sono molto conosciuto... - Eccome! Io ho conosciuto anche suo padre, sa? E chi non lo conosce quel trombone di suo padre! - Scusate, c'è un errore... avete detto trombone... Se io faccio Trombetta di cognome, è evidente e logico che anche mio padre faccia Trombetta... - Ohibò, non si sa mai. A volte c'è la magagna... lasci che glielo dica io... sono uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo... - Ma che magagna e magagna! Trombetta è padre, Trombetta è figlio... Viceversa mia sorella... - Fa trombone.... - Come trombone! Mia sorella fa Trombetta, come me! Anzi, meglio dire faceva Trombetta, da signorina. Adesso è sposata con un Bocca e fa Trombetta in Bocca... - Per forza, la trombetta si mette in bocca! - Ma che trombetta in bocca! Mia sorella non si mette la trombetta in bocca... - Se la mette! - Non se la mette... -Se la mette, se lo faccia dire da me, io sono uomo di mondo. Lei esce da casa e sua sorella si mette la trombetta in bocca...
  • Le spie, a volte, per non fare scoprire i loro segreti, mangiano le carte: sono cartivore.
  • - Ma è mezz'ora che stiamo parlando, e non avete ancora capito con chi state parlando. Io sono l'onorevole Cosimo Trombetta. Lo volete capire sì o no? - Chi siete voi? - L'onorevole! - Ma chi? - Io! - (Gli da uno spintone e scoppia a ridere) Ma mi faccia il piacere! - Sentite, questo passa ogni limite... - Onorevole? (Non ne può più dal ridere) Sì, sì, onorevole! - Onorevole!?! - Eh, c'è poco da ridere, sa... Ma guarda che maniera! - Onorevole! (Gli fa un gestaccio). Dranghete!
  • Io nascio come nasciono gli altri.
  • Perdindi e rindina!
  • La serva serve, soprattutto se è bona, serve, eccome!
  • Non è che la barba se la facciano solo gli uomini... Qualche signora la barba se la fa. E corno!
  • Parli come badi.
  • Ho la mano leggera come una piuma, non per niente mio nonno faceva il bersagliere.
  • Gli ostetrici se la passano male perché con le ostriche si guadagna poco e niente.
  • Parli come badi.
  • Io tocco, ma lei perché mi fa il ritocco?
  • Ogni limite ha la sua pazienza.
  • Milan ghe s'è la nebbia, è periculù currèr.
  • Si capisce, si supercapisce.
  • Vattene, vanne retro.

Antonio Scannagatti

Scheda del film

Titolo originale Totò a colori
Paese Italia - Anno 1952 - Durata 95 min - Colore Ferraniacolor - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Steno - Soggetto Steno da "Sketches" da "riviste" di Michele Galdieri e Totò - Sceneggiatura Steno, Age & Scarpelli - Produttore Ponti, De Laurentis per la Golden-Humanitas, Roma - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Mario Bonotti - Musiche Felice Montagnini - Scenografia Piero Filippone - Costumi Giulio Coltellacci


Totò: Antonio Scannagatti - Rocco D'Assunta: il cognato siciliano - Rosita Pisano: sorella di Antonio - Virgilio Riento: maestro Tiburzi - Luigi Pavese: editore Tiscordi - Franca Valeri: Giulia Sofia - Carlo Mazzarella: il suo fidanzato - Galeazzo Benti: Poldo di Roccarasata - Fulvia Franco: Poppy, la fidanzata - Anna Vita: un'esistenzialista - Lily Cerasoli: Patrizia - Vittorio Caprioli: tenore balbuziente - Bruno Corelli: Joe Pellecchia - Alberto Bonucci: regista sovietico - Armando Migliari: sindaco di Caianello - Isa Barzizza: la signora del vagone letto - Mario Castellani: on.Cosimo Trombetta - Guglielmo Inglese: giardiniere - Michele Malaspina: il sindaco - Primarosa Battistella: Cristina, la cameriera - Ugo D'Alessio

Soggetto, Critica & Curiosità

1952-toto-a-coloriSoggetto

Antonio Scannagatti è un musicista squattrinato e inconcludente che abita con la famiglia della sorella nel paesino di Caianello, ma sogna una chiamata da Milano dagli editori musicali Tiscordi o Zozzogno (parodie di Ricordi e Sonzogno), che gli garantisca la gloria: è infatti convinto di essere un "genio della moseca (musica)".

Il sindaco del paese intanto tenta di convincerlo a dirigere la banda paesana, a causa dell'improvvisa inabilità del maestro, nel giorno della festa per il ritorno a casa del gangster italoamericano Joe Pellecchia, originario per l'appunto di Caianiello: Scannagatti, inizialmente indignato dalla proposta, accetta solo quando il nipote del primo cittadino, mentendo, gli promette una raccomandazione presso l'editore Tiscordi, spacciando la sua fidanzata americana Poppy per sua segretaria.
La giornata di festa si rivela un fallimento: Pellecchia vorrebbe parlare dal balcone del municipio, ma il maestro Scannagatti glielo impedisce, facendo suonare in continuazione la banda, finché l'italoamericano si infuria e va via. Il "Cigno di Caianiello" (altra auto-definizione di Scannagatti) va comunque a incassare il "premio" e raggiunge il nipote del sindaco e la sua compagna, che hanno lasciato Caianiello e sono ospiti di una bizzarra compagnia a Capri. Lì il maestro viene spacciato per un eccentrico, "Pupetto Montmartre dagli Champs-Élysées", e tra una sequela di gag ed equivoci con la padrona di casa Giulia Sofia crede di riuscire a ottenere un appuntamento con l'editore Tiscordi.
Scannagatti parte dunque per Milano. Il viaggio in treno è vivacizzato da una serie di siparietti con l'altro occupante del suo scompartimento, il deputato Cosimo Trombetta, e una signora piombata nella cabina che poi si scopre essere un'astuta ladra, che lascia entrambi i contendenti senza quattrini.
Giunto nella città meneghina, Scannagatti incontra Tiscordi in persona, a causa di un equivoco: è stato scambiato per un infermiere bravissimo in grado di fare iniezioni indolori all'editore, che ha già licenziato numerose infermiere. L'equivoco sfocia in uno spassoso alterco tra i due, finché il "Cigno" se ne va lasciando l'editore aggrappato a una libreria che poi crolla miseramente (lei non è Tiscordi, lei è Zozzogno!.. In quanto l'editore si fa trovare in mutande per l'iniezione).
Le disavventure non sono finite: Scannagatti viene intercettato dal cognato, cui ha rubato i soldi per il viaggio a Milano, il quale minaccia di ucciderlo; per placarlo, il maestro finge di aver ottenuto un contratto da Tiscordi e lo porta sì in palcoscenico, ma in un teatro di burattini. All'inizio Scannagatti riesce a ingannare il furibondo parente fingendosi una marionetta e interpretando uno spettacolo, in cui si esibisce ballando sul tema di Parade of the Wooden Soldiers. Ma il cognato lo riconosce e lo incalza con il coltello, pronto a "sbucciarlo come un mandarino". Sembra finita ma a sorpresa tutto va per il meglio: Tiscordi per caso legge e gradisce uno spartito di Scannagatti e il paese di Caianiello rende il giusto omaggio al suo "Cigno". Ma a celebrare il compositore viene mandata una sua vecchia conoscenza, l'onorevole Trombetta...

 

Critica & Curiosità

Totò a colori fu il primo film lungometraggio italiano a colori, girato col sistema Ferraniacolor, pellicola prodotta a partire dal 1948, negli stabilimenti di Ferrania a Cairo Montenotte, vicino Savona.
Il film è un'antologia dei più noti sketch di rivista del grande comico: Il vagone letto (C'era una volta il mondo), la marcia dei bersaglieri, e soprattutto delle sue invenzioni marionettistiche più geniali: Il Pinocchio (Volumineide) e il direttore d'Orchestra fuoco d'artificio, che si era già visto in Fermo con le mani! (1937) e in I pompieri di Viggiù (1949).
L'uso di una pellicola a colori per quei tempi però necessitava l'impiego di luci molto forti, a scapito della vista, l'attore soffriva già di problemi di vista all'occhio sinistro, nessuno infatti osava guardare in quelle lampade ad arco all'epoca per paura di danni alla retina, si dice che la parrucca di Totò fumasse tanto era il caldo, e che nel bel mezzo di una scena addirittura svenne.
Il film ruota tutto intorno a sketch già collaudati nelle riviste di Totò : l'esibizione del direttore d'orchestra, la banda musicale dei bersaglieri, il Pinocchio ( da Volumineide ), lo sketch degli esistenzialisti e del vagone letto ( da C'era una volta il mondo ). L'uso di una pellicola a colori per quei tempi necessitava pero' l'impiego di luci molto forti, a scapito naturalmente della vista infatti era già cieco ad un occhio, pare che ad un certo punto la parrucca di Totò fumasse tanto era il caldo e che nel bel mezzo di una scena addirittura svenne. Il flm ebbe un successo incredibile, registrò infatti il record assoluto di incassi per un film italiano ma come spesso accadeva per i film il cui interprete era Totò, la critica non ebbe giudizi positivi.


" [..] Questo comico che pure avrebbe possibilità e capacità di rinnovarsi, non esita davanti al fastidio della ripetizione. E continua a compiacersi della sboccata platealità. Se si ride? Certamente, ma a condizione di vergognarsi, talvolta, di aver riso.[..] In complesso il Totò usuale della farse. L'esperimento del colore, come procedimanto italiano, ha la discontinuità e le incertezze di tutti gli esperimenti.[..].”
Arturo Lanocita

«Per tentare le vie del colore il cinema italiano ha fatto ricorso a Totò e dal suo repertorio di rivista ha tratto alcune macchiette che, affidate ad un unico filo conduttore, potessero dar luogo a un film spensierato. L'interesse del film, perciò, è tutto nelle virtù comiche di Totò.»

Arturo Lanocita, «II Nuovo Corriere della Sera», Milano, 9 aprile 1952

«Il primo lungometraggio italiano a colori avrebbe meritato cure maggiori, sia nel soggetto che nella realizzazione. E invece la trama soffre di lungaggini e in alcune situazioni di scarsa originalità e la regia punta più spesso sullo sketch che sull'azione. Tuttavia lo spettacolo c'è e richiama il pubblico, specialmente per merito dell'inimitabile e sempre bravo Totò.»

Gian Luigi Rondi, «II Tempo», Roma, 13 aprile 1952.



Così la stampa dell'epoca

 


LE INCONGRUENZE

 

  1. Verso la fine Totò sale in macchina per essere festeggiato e notate che le sue parole sono dette pari pari dall'autista dell'auto (autista sulla sinistra e Totò sulla destra dello schermo).
  2. All'inizio della scenetta del treno il controllore, rispondendo all'on. Trombetta, gli comunica che l'altra cuccetta (quella che poi si scoprirà essere di Totò), è stata prenotata fin dalla sera precedente. Impossibile: il maestro Scannagatti (Totò) aveva deciso nel pomeriggio dello stesso giorno di partire per Milano.
  3. Il treno che si vede correre sui binari è un comune trenino giocattolo per bambini.
  4. Secondo quello che Totò dice all'onorevole Trombetta, il treno arriverà a Milano alle 10:00. Eppure Totò si presenta dall'editore Tiscordi a Milano un attimo dopo che l'orologio dell'ufficio del suddetto editore indicava le ore 8:25.
  5. Quando Totò è a Capri, intrattiene la padrona di casa (Valeri) con delle trovate. Tra queste ci sarebbe pure una battuta che probabilmente è stata tagliata, perché vediamo la gente ridere e la stessa padrona di casa congratularsi per una battuta, che però non si vede e non si sente.
  6. All'inizio del film, la cameriera porta al Maestro Scannagatti il caffè; lui beve dalla tazzina, fa due lunghe sorsate e alza il gomito e inclina la tazzina come per vuotarne le ultime gocce, facendo anche un leggero risucchio. Insomma, si vede che ha finito di bere il caffè; c'è uno stacco, primo piano del maestro poi la telecamera si sposta sul fondoschiena della cameriera chinata, che ha distratto il Maestro...nuovo stacco e Totò sta di nuovo girando col cucchiaino il caffè che in realtà aveva finito poco prima.
  7. La segretaria del commendator Tiscordi appoggia la penna sul tavolo per andare a presentare Totò che è appena arrivato. La penna inizialmente è al centro del foglio, poi è sul bordo.
  8. All'inizio del film, durante le prove della banda diretta dal maestro antagonista di Totò, ad un certo punto i musicisti cominciano a sbagliare e a suonare male. Quando viene inquadrato il trombettista, si vede che questi fa uno sforzo notevole per suonare una nota bassissima, e per simulare lo sforzo gli viene acceso un bel faro rosso in pieno viso per farlo arrossire. Il trucco si nota benissimo, anche perché viene illuminato di rosso anche ciò che è vicino al viso dell'attore.
  9. All'arrivo dell'americano campeggia lo striscione "Benvenuto a CAIANIELLO", invece quando è Scannagatta ad essere festeggiato, alla fine, uno striscione "Viva il cigno di CAIANELLO"... E' cambiato il nome del paese!
  10. Nella famosa scena del vagon lits quando Totò e Castellani vengono inquadrati all'opposto dei letti ci sono due evidenti errori: 1) Si nota fin troppo l'accecante luce dei riflettori di scena sul muro dato che per un film a colori ne servivano moltissimi all'epoca 2) Nella precedente inquadratura controcampo lo spazio della camera era molto più piccolo e si nota anche che per far spazio al campo visivo il letto superiore è stato eliminato.

www.bloopers.it

Pillole di Totò

Toto a colori 2

«C'era questa Ferrania che stava facendo la pellicola colori, però con i sistemi di illuminazione chi erano quelli del bianco e nero tutto diventava difficile perché, al posto di una lampada mettiamo da 10 candele, ce ne voleva una da 10000. E quindi eravamo costretti a mettere tante lampade una vicina all'altra per avere l'enorme quantità di luce necessaria. Le luci furono bestiali, a Totò spesse volte gli fumava la parrucca. Appena finita una scena, Totò cercava di scapparsene dal teatro, mi sembrava una farfalla accecata e sbruciacchiata. Una sera si sentì male, aveva la parrucca arroventata. Così gli dovettero mettere una borsa di ghiaccio in testa, perché gli era venuto una specie di colpo di calore. Quando puoi anni dopo si ammalò gli occhi, io ripensai tante volte a quelle luci, pensai che, chissà, potevano avergli provocato un primo danno alla vista.» - Tonino Delli Colli - Direttore della fotografia del film "Totò a colori".

Le Locandine


LA VIDEOTECA

Sul set di ’Totò a colori’ Sul set di 'Totò a colori'

Durata: 00:01:31

Il Wagon Lit Il Wagon Lit

Durata: 00:19:23

La scena integrale e completa del Wagon Lit, uno sketch nato in teatro molti anni prima, su cui è nata tutta una letteratura e che può essere studiato da tanti punti di vista, primo tra tutti quello della grandezza recitativa di Totò, che riesce a immettere nell'episodio una carica comica straordinaria, fatta di impercettibili movimenti e di tonalità linguistiche esilaranti, di non-sense e di battute fulminanti (quel trombone di suo padre, c'è a chi piace e a chi non piace, sono un uomo di mondo. Ho fatto tre anni di militare a Cuneo, parli come badi, ecc.) in un crescendo e in un complesso recitativo di altissima scuola.