TOTÓ E LE DONNE

1952



Incasso lire 500.500.000 - Spettatori: 4.125.114

Detti & contraddetti

  • Le donne sono fatte così: se non complicano la vita, non sono contente.
  • E queste le chiamano "donnine allegre"?
  • Soffittizzatevi!
  • È incredibile come un bipede di genere femminile possa ridurre un uomo.
  • Il telefono è cacca puh... è pupù! Non si tocca! Chi tocca il telefono muore, va all'inferno, e si mette il telefono di fuoco in bocca!
  • Non si vive di soli milioni... la biologia vuole anche la sua parte!
  • Grazie Commendatore, grazie, esequie, esequie indistinte...
  • Ha cinque anni e ha già la barba!
  • Non è che io sono contro le donne, per carità, tutt'altro, anzi... però, se avete un momento di tempo, voglio dimostrarvi esse che cosa sono. Due punti: inopportune, prepotenti, malinconiche, incoscienti, maligne, superficiali, egoiste, invidiose, noiose, esose! si, dico esose! E vi amareggiano quei quattro giorni che vi restano da campare!

Cav. Filippo Scaparro

Scheda film

Titolo originale Totò e le donne
Paese Italia - Anno 1952 - Durata 95 min - B/N - Genere Commedia - Regia Steno, Mario Monicelli - Soggetto Age, Furio Scarpelli - Sceneggiatura Age, Furio Scarpelli, Steno, Mario Monicelli - Produttore Ponti-De Laurentis-Rosa Film - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Carlo Rustichelli - Scenografia Piero Filippone


Totò: cav. Filippo Scaparro - Ave Ninchi: Giovanna, la moglie - Giovanna Pala: Mirella, la figlia - Peppino De Filippo: dott. Paolo Desideri - Lea Padovani: Ginetta, la prostituta del tabarin - Clelia Matania: Carolina, la cameriera - Teresa Pellati: Irene, una prostituta del tabarin - Alda Mangini: la signora dai gusti difficili - Franca Faldini: amante di Scaparro - Pina Gallini: la suocera - Mario Castellani: ragionier Carlini - Salvo Libassi: regista siciliano - Carlo Mazzarella: presentatore del concorso di bellezza - Primarosa Battistella: Antonietta - Mimmo Poli: infermiere (non accreditato) - Carlo Vanzina: Filippo il neonato (non accreditato) - Olga Villi: una donna (non accreditata)


Soggetto, Critica & Curiosità

1958-toto-e-le-donneSoggetto

La storia inizia nella soffitta del Cavaliere Filippo Scaparro (Totò) il quale, rivolgendosi in favore di cinepresa, inizia un lungo discorso contro il genere femminile. Inizia a parlare del suo difficile matrimonio con la moglie Giovanna (Ave Ninchi), per sfuggire dal quale si rifugia appunto in soffitta: l'occasione è propizia per mettere a nudo tutti i difetti del gentil sesso, attraverso racconti ed episodi narrati con la tecnica del flashback. Moglie, figlia, domestica, le amanti del passato, un ipotetico altro matrimonio, le clienti del suo negozio: nessuna si salva. A un certo punto irrompe in soffitta anche il futuro genero (Peppino De Filippo) che, spinto da Filippo, racconta altri aneddoti sulla stessa falsariga che hanno come protagonista la sua fidanzata; la bellezza della ragazza però lo convincer a rimanere con lei e sposarla. Succede poi che l'ennesima litigata di Filippo con la consorte, generata proprio da questo isolamento in soffitta, porterà lei a lasciare il tetto coniugale, non senza avergli rivelato alcuni episodi del passato che testimoniano i numerosi sacrifici compiuti per lui e per tirare avanti la famiglia, confessioni che, nel giorno del matrimonio della figlia, permetteranno ai due coniugi di ritrovarsi e riavvicinarsi.
Durante uno dei monologhi, Totò consiglia lo spettatore di sesso maschile a cercare anch'egli uno spazio proprio in soffitta dove rifugiarsi dalle angherie coniugali: conia, a tale proposito, il neologismo "soffittizzatevi", che si rifà allo slogan di stampo comunista allora in voga "sovietizzatevi".


Critica & curiosità

E' il primo film in cui Totò e Peppino recitano insieme. Una delle scene piu' divertenti è quella del duetto di Totò e della domestica ignorante, interpretata da Clelia Matania, che scatena le ira di Scaparro - Totò perchè non ricorda il nome di una persona che ha appena telefonato.
Nel ruolo del piccolo Filippo nel girello c'è il futuro regista Carlo Vanzina, figlio di Steno. La scena di "spalle" tra Totò e Franca Faldini fu girata al Caffè Canova di Piazza del popolo, mentre la seconda alla stazione Ostiense.

Alfredo Orecchio scriveva:
"Non e' un film. E' una specie di festino in famiglia tra Totò e i suoi mille e mille tifosi. La farsa, basata sulle battute e le prestazioni che fecero e fanno la popolarità del comico sul palcoscenico, vuol essere una antologia di lamentazioni sulla vita del marito e dell'uomo in genere seviaziato dal sesso debole. E' un film grossolano ma fa ridere a crepapelle".
Filippo Sacchi invece su Epoca:"Stavolta non siamo al cinema ma a una conferenza. E' sulla cattedra il celebre professor Totò, con la sua mutria a scaleno, e infatti indirizzandosi direttamente al pubblico egli comincia sin dal principio a sviluppare la sua tesi, essere il genere femminile un genere abominevole e pestifero [..]."

Tempo, 13 dicembre 1952

Così la stampa dell'epoca


NULLA OSTA CENSURA

"Totò e le donne". 13358 del 15/12/1952
Revisionato il film, si esprime parere favorevole alla proiezione in pubblico a condizione che:
a) nella scena in cui appare la figlia di Totò, sdraiata sul letto, in soffitta, siano eliminati i fotogrammi in cui l'attrice stessa alzandosi, fa vedere completamente le gambe;
b) nella scena della elezione della reginetta di bellezza, sia eliminata la parte in cui per la seconda volta alcuni giovani insistono perchè le ragazze alzino le vesti ed esse mostrano le gambe.

Totò, le donne e i tagli.

Il film passò indenne dalla censura preventiva, nonostante alcune modifiche al copione, e viene revisionato il 13 dicembre in prima istanza esprimono parere favorevole a patto, comunque, che vengano tagliate alcune scene.
a) Sia eliminata la battuta «È il ministro Scelba» nell'episodio della cameriera;
b) sia abbreviata la scena in cui la figlia di Totò, in soffitta, si alza dal letto e fa vedere le gambe;
c) nella scena per l'elezione della Regina di Bellezza sia eliminata la seconda parte della scena nella quale le candidate si alzano le vesti per farsi vedere le gambe dalla giuria mentre questi gridano «più su... più su»;
d) sia eliminata la battuta: «Con certi prosciutti...» detta dall'operatore all'amica di Totò che girava la scena di un film.

Da una prima versione del verbale di censura n.13358 al film "Totò e le donne", 15 dicembre 1952.

Estratto dal libro "Totò proibito" di Alberto Anile, Ed. Lundau


LE INCONGRUENZE

  1. Nella scena in cui Totò accende la lampada in soffitta, in una inquadratura è lontano mezzo metro circa dall'altalena, in quella successiva la tocca con il gomito.
  2. Totò si lamenta perché a scuola le compagne di banco non gli passavano i compiti, ma nel flash back l'unica alunna che si vede negargli l'aiuto gli è davanti e quindi non è ovviamente una sua compagna di banco.
  3. Durante la rissa sul filobus i passeggeri dietro a De Filippo cambiano posizione al cambio d'inquadratura.
  4. Le divise delle SS sono di pura fantasia.
  5. Nel campo di concentramento quando Totò guarda la foto dell'amante, nelle diverse inquadrature, la posizione della mano sinistra, ossia quella che regge la foto, è diversa.
  6. Quando Totò è al tavolo con l'intrattenitrice, in un cambio d'inquadratura la scena ha molte differenze, tra le quali: Totò prima ha le braccia consente e poi quello sinistro è disteso sul tavolo, mentre l'intrattenitrice ha in una posizione completamente diversa il bocchino per la sigaretta, rispetto ad un attimo prima.
  7. Le foto dell'intrattenitrice sono invertite se si segue la logica del dialogo, rispetto alla logica dei movimenti delle stesse foto. Nell'inquadratura dove si vedono davanti è lampante come quella più grande sia quella che raffigura il bambino, mentre quando si vedono i loro retri bianchi, le battute pronunciate dai due attori fanno credere che il ritratto più grande sia quello del fratello barbuto.
  8. Totò spesso racconta avvenimenti del passato, tra i quali l'eventualità di sposarsi con una sua ex fidanzata. L'ipotesi di matrimonio con Antonietta è logicamente ambientato nei primi anni '30 (considerato che il connubio sarebbe avvenuto in alternativa a quello reale, celebrato ormai da 20 anni, come specificato da Ave Ninchi e dal fatto che abbiano una figlia con età da marito); ma sia l'abbigliamento in luna di miele che la moralità del presunto film "Passione carnale" appaiono anacronistici per l'epoca del racconto. Sembra più ambientato nell'epoca "attuale" quando Totò racconta, ossia gli anni '50.
  9. Totò ad un certo punto accende una candela al suo "nume tutelare" (un assassino di donne!), cui ha costruito un altarino in soffitta, poi prosegue il suo "dialogo" con lo spettatore; nel frattempo arriva Peppino De Filippo (il fidanzato della figlia di Totò), i due parlano e Totò continua a esporre aneddoti sulle donne. Ebbene, il tempo passa e la candela non si consuma e la cera non cola.
  10. Totò al tavolo con l'intrattenitrice non ha nulla in mano. Appena si alzano per ballare la rumba ha nella mano destra un fazzoletto bianco.
  11. L'intrattenitrice, prima di passare le foto a Totò, volge lo sguardo a quella di sopra e non si accorge che è quella del fratello, invece che quella del figlio Otelluccio, di cui invece parla con eccitazione.
  12. Nel flashback in cui Totò è bambino e le donne tentano di baciarlo nonostante il bavagliolo c'è qualcosa che non quadra: nel film Totò dovrebbe avere fra i 40 ed i 50 anni, e siamo nel 1952-53, per cui si presume che il flashback in cui è bambino dovrebbe svolgersi all'inizio del secolo. L'abbigliamento delle signore così come quello del bambino però è certamente quello in voga negli anni '50, quando cioè è stato girato il film.
  13. Il flashback in cui Totò da bambino non riceveva i compiti dalle compagne di scuola dovrebbe risalire agli anni '10, più o meno, visto che la storia narrata è del 1952 e Totò ha circa 45-50 anni. Però i grembiulini che i bambini indossano a scuola sono di quelli che si usavano negli anni '50 e '60, nei primi anni del secolo nella maggior parte delle scuole non c'era l'obbligo del grembiulino...
  14. All'inizio del film Totò si rifugia in soffitta per leggere in pace il suo romanzo giallo. Quando inizia a leggere ad alta voce, nell'elencare le armi impugnate dall'assassino con tre mani (!) ha una evidente esitazione quando dice "Con una mano impugnò il pugnale, con l'altra mano impugnò... la sciabola...". Evidentemente il grande Totò non stava leggendo affatto, ma stava improvvisando...
  15. Quando Totò cade dalla scala nel negozio di stoffa la signora taglia un pezzettino di stoffa ma nell'inquadratura successiva quando si alza manca un pezzo molto più grande di quello che la donna porta via con se come campione.
  16. Quando arriva una telefonata a casa Scaparro, la svanita cameriera di Totò si avvicina timorosa al telefono.... qualche secondo prima che questo cominci a suonare.
  17. Inizio film: è notte e Totò e la moglie vanno a letto, spengono la luce, ma la stanza rimane illuminata. Successivamente Totò si alza dal letto, gira per casa e va in soffitta, senza aver bisogno di accendere la luce in quanto tutto il percorso è illuminato. Solamente giunto in soffitta accende una piccola bajour e la stanza si illumina ulteriormente, ma di poco.

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Pillole di Totò

Scaparro, nel suo lungo monologo in soffitta, dice che le donne sono "Inopportune, prepotenti, malinconiche, incoscienti, maligne, superficiali, egoiste, invidiose, noiose, esose", suscitando un brusio degli ipotetici spettatori in sala, che Steno ci trasmette per dare maggiore verosimiglianza al soliloquio. (Totò attore - Ennio Bispuri - Gremese ed.)

Landrou, il Barbablù del ventesimo secolo

Landrou, il mio protettore, Landrou. Questo si che è un uomo! Avrà messo nel forno perlomeno una dozzina di donne. Maschiaccio! Chiamalo fesso...

L01Henry Landrou rapì e uccise brutalmente più di 10 donne, disfacendosi dei cadaveri bruiciandoli. Le sue imprese criminali si svolsero a Parigi e dintorni dal 1915 al 1919. Fu giustiziato nel febbraio del 1922.

La favola di Barbablù, l'uomo dalla barba bluastra che decapitava le sue mogli e ne rinchiudeva il cadavere in cantina, è talmente famosa che può capitare di dare del "Barbablù" ad un uomo un po' orco o ad un uxoricida.
Per quanto spaventosa, la fiaba settecentesca di Charles Perrault si è concretizzata proprio nella sua Francia, ai primi del ‘900. La barba di Henri Landru era però rossiccia…
Il Barbablù del 20esimo secolo era un uomo molto basso ed esile, dalle sopraciglia spesse e cespugliose, con gli occhi scuri e grandi, di mestiere rigattiere e meccanico.
A conoscerlo, non avreste mai scommesso un centesimo sull'eventualità che questo uomo insignificante e bruttarello fosse anche un Don Giovanni, capace di corteggiare circa 300 donne allo scopo di impadronirsi dei loro risparmi.
A dieci di esse, l'incontro con Landru è costato molto più di qualche spicciolo. Barbablù si è preso la loro vita.

Nato nel 1869 da genitori poveri, la madre è casalinga mentre il padre fa il pompiere in una fonderia parigina, Landru trascorre un'infanzia anonima.
Il giovane Henri, ragazzo brillante, frequenta con successo la scuola cattolica, tanto da concludere la sua carriera scolastica come diacono dell'ordine religioso di St. Louis en l'Isle. Landru ha ormai 17 anni, è alla soglia dell'Università (vorrebbe frequentare Ingegneria Meccanica) ma, come la maggior parte dei suoi coetanei dell'epoca, è costretto ad abbandonare i libri per imbracciare il fucile. La sua carriera militare sarà un successo e terminerà quattro anni dopo con il grado di sergente.

Sin dai primi anni dell'adolescenza, Landru si rende conto di essere dotato di un'intelligenza superiore alla media e che eccelle soprattutto nel campo delle conquiste amorose.
Nel 1891, seduce sua cugina, Mademoiselle Remy, che rimane incinta di una figlia. Nel giro di un anno Henri è costretto dunque al matrimonio riparatore e deve lasciare la carriera militare, ripiegando su di un lavoro da impiegato. Il suo nuovo datore di lavoro però, un uomo senza scrupoli, si fa consegnare da Landru una discreta somma, dicendo che si tratta di una semplice obbligazione, poi scappa con i soldi.
Il giovane padre di famiglia incassa duramente il colpo e, nonostante la sua posizione di diacono e di membro del coro della chiesa, decide di diventare un imbroglione anche lui. Così, parallelamente alle sue attività legittime di rivenditore di mobilia e proprietario di un garage, decide di intraprendere la professione del raggiratore di donne.
Le sue vittime sono per la maggior parte delle vedove di mezza età, clienti del suo negozio di mobilia di seconda mano. Le povere donne, arrese alla prospettiva di una lunga vita misera e solitaria, si recano spesso nel negozio di Landru per rivendere i propri averi. Qui l'uomo le corteggia spudoratamente fino a quando non riesce a farsi consegnare in qualche modo la loro magra pensione. Un classico.
La frode funziona bene per diverso tempo, fino a quando, nel 1900, Landru fa la sua prima comparsa nella sala d'udienza di un tribunale francese come imputato. Ha tentato di impadronirsi di alcuni fondi monetari del Comptoir d'Escompte (una banca), utilizzando una falsa identità. Gli è andata male, visto che viene condannato a due anni di prigione. In galera tenterà almeno un paio di volte il suicidio.

L02Una volta uscito, Landru ha altri tre bambini dalla sua moglie-cugina, ma non si potrà godere molto a lungo i suoi figli. Nel giro di dieci anni finirà infatti almeno sette volte in galera, rischiando anche la ghigliottina nel 1908 per recidività.
Quell'anno infatti, mentre sta già scontando una condanna per frode in una prigione Parigina, viene portato a Lille per subire il processo per un'altra frode. Ha pubblicato un annuncio di matrimonio su di un giornale cittadino, spacciandosi per un vedovo molto ricco alla ricerca di una compagna sua pari.
Con una truffa simile era già riuscito qualche tempo prima ad estorcere a Mademoiselle Izore una cifra attorno ai 15 mila franchi.
Viene rilasciato in occasione della prima Guerra Mondiale, per essere arruolato nell'Esercito Francese. Il suo lunghissimo periodo da criminale ha portato alla rovina la sua famiglia: il padre si è suicidato per la vergogna, mentre la madre è morta di crepacuore nel 1910. La moglie e i figli vivono nella povertà e nell'emarginazione.
Non potendo fare affidamento sulla sua famiglia, ricercato dall'Esercito che lo vuole arruolare e dalla polizia che ha un mandato di arresto per contumacia (per il quale è prevista la deportazione a vita nella Nuova Caledonia), Landru comincia a girovagare per le campagne.
Dopo qualche mese, Landru, ancora sposato legalmente ma praticamente disconosciuto da Remy, intraprende il cammino che lo porterà alla ghigliottina.

Non è chiaro cosa abbia realmente spinto Henri Landru a diventare da un semplice truffatore ad un assassino seriale. Forse gli aspri anni della prigione, forse la cupa atmosfera che gravava sull'Europa a causa della Grande Guerra, forse qualcos'altro. Nessuno può dirlo con precisione, ma nel corso degli anni sono state fatte le ipotesi più disparate.
Risulta più semplice invece stendere un profilo approssimativo di questo truffatore-assassino, nonostante non si sappia molto della sua vita. Le sue vittime, sia quelle vive che quelle morte, erano tra i membri più vulnerabili della società, mentre lui era completamente privo di una coscienza: mai provò rimorso o senso di colpa.
Il numero delle donne truffate, circa 300, fa presupporre che Landru fosse un uomo eccessivamente avido. Probabilmente compensava il suo tragico aspetto fisico con una grande capacità di manovrare le donne, con un'agile parlantina e con un romanticismo da pochi (che era comunque in contrasto con il suo forte appetito sessuale).
Landru era inoltre molto intelligente e abile nel conversare, non solo con le signore, ma con tutte le persone con le quali interagiva, tanto che, nel corso della sua vita, non raggirò solo donne, ma riuscì anche ad usufruire della pensione di vecchi soldati.
Landru non era un semplice psicopatico come gli altri assassini seriali. Sapeva riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, solo che il commettere un atto criminale non lo toccava lontanamente.
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L04Tutti questi aspetti rendono davvero difficile una classificazione criminale di Henri Landru.
Non può essere considerato un vero e proprio serial killer, perché il serial killer attraversa un particolare periodo di calma e di "raffreddamento" tra un omicidio e l'altro. Si tratta della fase in cui l'assassino si gode quel senso di liberazione scaturito dal precedente omicidio e comincia ad accumulare la rabbia per commettere il successivo. Landru era costretto ad un periodo di "calma" tra gli omicidi perché doveva instaurare una forte amicizia con la vittima. La sua selezione inoltre non era per niente casuale, né gli omicidi erano dovuti a rabbia o perversione.
D'altra parte non possiamo classificare Landru nemmeno come uno spree killer. Appartengono a questa categoria coloro che compiono degli omicidi con brevissimi periodi di pausa tra una vittima e l'altra, in un'escalation di violenza, senza la minima organizzazione. Solitamente la polizia viene immediatamente a conoscenza della loro identità e li arresta dopo poco tempo. Landru non aveva "fretta di uccidere", non agiva casualmente e, come abbiamo già precisato, si prendeva molto tempo per la selezione della vittima di turno.
Non conosciamo il suo modus operandi, ma sembra certo che gli omicidi commessi da Henri Landru fossero tutti omicidi "puliti" e privi di violenza esasperata. È possibile che Landru uccidesse mentre faceva sesso, magari strangolando semplicemente la vittima, ma non ci sono prove a riguardo.
Solitamente chi uccide per soldi non distrugge il corpo della vittima, soprattutto se il guadagno deve giungere attraverso un'assicurazione o un testamento, la presenza del cadavere è necessaria. Landru dunque non rientra nemmeno in questa categoria, poiché fece di tutto per nascondere le sue vittime e fare in modo che risultassero ancora vive.
I criminologi furono perciò costretti a creare un'etichetta tutta nuova per inquadrare Henri Landru, che è dunque schedato tra le Vedove Nere, gli assassini seriali che uccidono senza alcun rimorso il proprio partner, allo scopo di ottenere qualche vantaggio (soprattutto economico).

Nel 1914, sui giornali di Parigi, compare il seguente annuncio pubblicitario: "Vedovo 43enne, due figli, buon reddito, serio e vicino all'alta società, desidera incontrare una vedova per matrimonio."
Si tratta di un annuncio che, nella Francia cupa e in depressione economica da Guerra Mondiale, suona quasi come un invito per il Paradiso.
La prima donna a presentarsi all'appuntamento con Barbablù è Madame Cuchet, dipendente 39enne di un negozio di biancheria intima a Parigi e madre di un ragazzo 16enne. Landru le racconta di chiamarsi Monsieur Diard, di mestiere ingegnere.
Un giorno, Madame Cuchet decide di presentarsi alla villa di Landru-Diard a Chantilly, con la sua famiglia, nella speranza di ufficializzare il loro legame. Il padrone di casa non è presente al loro arrivo, ma il cognato di Madame Cuchet decide comunque di ispezionare la villetta. Rinviene così numerose lettere amorose di altre donne, destinate a Monsieur Diard.
Dopo questo episodio, la famiglia Cuchet cercherà invano di dissuadere la parente dal frequentare il misterioso ingegnere, tuttavia lei preferirà allontanarsi da loro e trasferirsi, nel gennaio 1915, in una villetta a Vernouillet con il nuovo fidanzato e il figlio.
Qualche tempo dopo, Landru apre un conto bancario da 5000 franchi che, a suo dire, provengono da un'eredità di suo padre. Di Madame Cuchet e di suo figlio Andre non vi è più traccia, fatta esclusione dell'orologio della donna che, qualche tempo dopo, viene offerto in regalo a Mademoiselle Remy.

La vittima successiva è Madame Laborde-Line, di origine argentina, vedova di un ricco albergatore.
Poco prima di svanire nel nulla, la donna racconta agli amici di essere in procinto di andare a convivere con un elegante ingegnere brasiliano che, intollerante alla burocrazia, le ha negato il matrimonio.
Qualche giorno dopo, Landru si presenta alla casa della donna per ritirare la sua mobilia e spedirla in parte alla propria residenza ed in parte presso un garage di Niuelly.
Dopo il luglio del 1915, nessuno vedrà più né Madame Laborde-Line né i suoi adorati cani.

Marie Angelique Desiree Pelletier, una vedova 51enne conosciuta come Madame Guillin, scompare misteriosamente un mese più tardi. La seguirà a ruota Madame Heon, subito dopo aver visitato la residenza di Vernouillet, dove si erano già trasferiti Madame Cuchet ed il suo amato ingegnere qualche mese prima.
Resta un mistero l'omicidio di Andree Babelay, una 19enne molto attraente, scomparsa nel marzo del 1917. Andree era una ragazza molto povera e non aveva niente da offrire a Landru se non la sua bellezza. C'è chi ipotizza che la giovane Balebay sia incappata nel segreto di Landru come Fatima nella favola di Barbablù o che si sia suicidata perché respinta da questo orrendo Don Giovanni.
Sta di fatto che la 19enne scompare pochi giorni dopo essere stata a casa di Henri Landru.
Alla scomparsa di Andree Babelay segue un periodo di "calma", poiché Landru è impegnato in altri tipi di frode ai danni di alcuni soldati e di alcuni rivenditori di petrolio. Tra un imbroglio e l'altro, vende la villa di Vernouillet e ne compra una nuova a Gambais, nella quale installa una grande fornace di metallo.

L06Tornato di nuovo in "attività", Landru corteggia e conquista Madame Buisson. Anche in questo caso, la donna si estranea dalla propria famiglia pur di stare assieme al nuovo partner, tanto che manda suo figlio a vivere con una lontana parente. Trasferitasi a vivere a Gambais, Madame Buisson scompare nel nulla nella seconda metà del 1917, così come Madame Collomb.
Nel settembre dello stesso anno, scompare Louise Leopoldine Jaume. Nei giorni successivi alla sua scomparsa, i vicini di casa di Landru notano del fumo scuro e maleodorante che esce dal camino della villa.
Annette Pascal, 38 anni, è la successiva vittima. Scompare nella primavera del 1918.
L'ultima donna scomparsa è Marie Therese Marchadier, una cantante conosciuta negli ambienti militari con il nome di "La Belle Mythese". Andata finalmente in pensione nell'anonimato più totale, la signora fa amicizia con Landru frequentando il negozio di mobili. Verso la fine del 1918 si perdono le sue tracce.

In tutto 10 donne, un giovane 16enne (il figlio di Madame Cuchet) e 2 cani (di Madame La borde-Line) sono scomparsi nel nulla dopo aver fatto la conoscenza di Henri Landru.
La polizia naturalmente non sospetta nulla, né compie delle indagini. Ad essere sinceri, per gli investigatori non è successo niente, poiché nessun familiare ha mai denunciato la scomparsa delle 10 donne.
Il nostro Barbablù ha fatto i salti mortali pur di farle sembrare ancora vive. Due amici di Madame Guillin ricevono numerose cartoline scritte da Landru stesso, ma dotate di un post scriptum nel quale l'autore si scusa a nome della donna che, essendo analfabeta, ha dovuto limitarsi alla dettatura.
Con la stessa tattica delle lettere contraffatte, Madame Buisson "riesce" a tenersi in contatto con il proprio sarto e con il portiere di un appartamento parigino nonostante sia morta.
Infine, Landru si presenta in tribunale come l'avvocato di Madame Jaume e porta a termine il suo processo di divorzio, manovrando con successo tutti i conti bancari e l'assegno di sostentamento versato dall'ex marito.

L08Due anni dopo la scomparsa di Madame Buisson, il figlioletto esiliato muore. Quando, per avvisarla, i famigliari cercano di mettersi in contatto con la madre, non riescono a trovarla.
Madame Lacoste, sorella della donna scomparsa, ricorda però che Madame Buisson le aveva confidato che aveva intenzione di fuggire a Gambais con un certo Monsieur Guillet.
Decisa a rintracciare ad ogni costo la propria sorella, Madame Lacoste scrive una lettera al sindaco di Gambais, chiedendo se le può fornire l'indirizzo di Madame Buisson, o almeno di Monsieur Guillet. Il sindaco risponde che a Gambais non risulta nessuno con quei cognomi, ma le suggerisce comunque di provare a informarsi su di una certa Madame Collomb, anch'essa scomparsa misteriosamente a Gambais in circostanze simili.
Attraverso la famiglia di Madame Collomb, la tenace sorella riesce a risalire finalmente all'indirizzo di una villetta, quella giusta.
I primi a presentarsi presso l'abitazione sono gli agenti di polizia, ma ad accoglierli non c'è nessuna delle numerose persone che invece dovrebbero abitare in quel posto. Nessuna traccia di Monsieur Fremiet, di Monsieur Dupont o di Monsieur Diard né tanto meno delle loro fidanzate. Tuttavia, ci sono chiari segnali che indicano che la villetta sia stata abitata di recente.
Per niente scoraggiata, Madame Lacoste comincia a setacciare le strade di Parigi alla ricerca dell'uomo con cui sarebbe fuggita sua sorella. Una volta lo ha incontrato, ricorda bene come è fatto. Inoltre sua sorella le ha raccontato qualche dettaglio delle loro passeggiate romantiche, perciò i quartieri da setacciare sono limitati.
La ricerca termina nell'estate del 1919, quando Madame Lacoste individua Landru nella folla, mentre torna a casa dal lavoro. Invece di pedinarlo, si reca al negozio di mobilia e legge sulla vetrina il nome del responsabile: poche ore dopo la polizia sta arrestando Henri Landru.

EPILOGO
Non avendo nessuna prova per poter trattenere in arresto Landru, le autorità sono costrette a perquisire la villa di Gambais.
Il giardino viene battuto in lungo e in largo alla ricerca di ossa umane, ma vengono rinvenuti solo i resti di un paio di cani. Anche la perquisizione della villa di Vernouillet si rivela un buco nell'acqua. Emerge solo un libretto molto confuso, sul quale Landru annotava meticolosamente entrate e uscite. Una pagina in particolare attira l'attenzione degli investigatori, a causa della seguente nota sotto le entrate: "A Cuchet, G. Cuchet, Bresil, Crozatier, Havre. Ct. Buisson, A. Collomb, Andree Babelay, M. Louis (sic) Jaume, A. Pascal, M. Thr. Mercadier…"
Poiché tra i nomi compaiono anche le due scomparse Buisson e Collomb, sorge spontaneo sospettare che si tratti di una lista di vittime. Tuttavia, non ci sono ancora prove, né corpi.

Ignaro che in Francia si può essere condannati per omicidio anche in assenza del cadavere, Landru trascorre tranquillamente il suo soggiorno in carcere, rifiutandosi di parlare con la polizia.
Le indagini proseguono così per altri due anni, nel corso dei quali emergono dettagli interessanti, come la coincidenza che tutte le donne scomparse hanno conosciuto Landru tramite un falso annuncio matrimoniale, oppure il fatto che l'uomo ha sempre comprato un biglietto ferroviario di sola andata Parigi-Gambais per tutte loro.
I giardini delle ville di Gambais e Vernouillet vengono setacciati nuovamente. Vengono fatti inutili accertamenti sull'eventuale acquisto da parte di Landru di acidi o agenti chimici capaci di sciogliere una persona.
L09

Solo quando i vicini segnalano che dalla cucina di Landru si sollevava spesso un maleodorante fumo nero, il caso si può finalmente dichiarare chiuso.
Tra le ceneri rimaste sul fondo della grande stufa di metallo, la polizia trova resti di ossa umane e brandelli di vestiti.
Landru dunque si è sbarazzato delle sue vittime bruciandole. Purtroppo, dati la sua scarsa collaborazione e lo stato dei corpi, non sapremo mai quale fosse il suo modus operandi completo.

L10Il processo a carico di Henri Landru comincia nel novembre del 1921. A suo carico c'è un'accusa di 11 omicidi.
Sul processo grava tutta l'attenzione dell'opinione pubblica, poiché la Francia intera è sconvolta da quello che è successo.
Prima di Landru non ci sono stati altri casi eclatanti di omicidi seriali in Europa, ad esclusione delle vicende di Jack Lo Squartatore, accadute oltremanica ben 40 anni prima. Nessuno immaginava che eventi simili potessero accadere anche in Francia, soprattutto a Parigi.
Landru si presenta innanzi al severissimo sistema giudiziario francese forte della sua convinzione di essere intoccabile e, di conseguenza, si comporta in maniera sbruffona ed altezzosa, ricorrendo spesso alla facoltà di non rispondere e stroncando quasi tutte le domande con un severo "sono fatti miei." Ogni qualvolta che emerge una nuova prova, Landru solleva le spalle con superficialità, negando tutto e rifiutandosi di parlarne.
Al termine dei 25 giorni di processo, la corte dichiara Henri Landru colpevole di 11 omicidi e lo condanna a morte.
Solo 2 mesi dopo, verso la fine di febbraio del 1922, la ghigliottina è già pronta. Come d'usanza della giustizia francese dell'epoca, il "povero" condannato non può essere informato della data dell'esecuzione, perciò Landru viene portato "a sorpresa" sul patibolo.

Nelle sue ultime ore di vita, Landru dona agli avvocati che lo hanno difeso dei disegni che ha realizzato in cella. In realtà in essi è celata una confessione scritta, nella quale Barbablù confessa tutti i suoi crimini e il modo in cui si è sbarazzato di ogni cadavere, ma nessuno se ne accorgerà prima che passino circa 50 anni. L'assassino rifiuta di assistere ad una messa e respinge indignato il tradizionale bicchiere di brandy che viene offerto al condannato, ritenendolo una sorta di insulto. Scendendo, la lama della ghigliottina si porta via l'omicida più freddo che la storia umana abbia mai conosciuto.L11

Daniele Del Frate, 01-03-2006

Le vittime di Henry Landrou

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