IL PIÙ COMICO SPETTACOLO DEL MONDO

Inizio riprese: aprile 1953 - Autorizzazione censura e distribuzione: 17 ottobre 1953


Detti & contraddetti

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa' che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l'unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa' che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.


La preghiera del clown

Scheda film

Titolo originale Il più comico spettacolo del mondo
Paese Italia - Anno 1953 - Durata 70 min - Colore - Audio sonoro - Genere comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Mario Monicelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Italo Di Tuddo - Sceneggiatura Mario Monicelli, Ruggero Maccari, Sandro Continenza, Italo Di Tuddo - Fotografia Fernando Risi, Riccardo Pallottini, Karl Strauss - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Piero Filippone - Costumi Dario Cecchi


Totò: Tottons - May Britt: May, la domatrice - Franca Faldini: Dorothy, la soubrette - Mario Castellani: Karl il domatore/Lucio, il coiffeur - Toto Mignone: un marinaio - Gianni Agus: il signore con i capelli tinti di rosso - Alberto Sorrentino: Bastian - Ignazio Balsamo: il giornalista siciliano - Enzo Garinei: il presentatore - Lia Rainer: una cliente del parrucchiere - Tania Weber: Tania, la trapezzista - Elena Sedlak: una ballerina - Marc Lawrence: il proprietario del circo - Eleonora Morana: Stella

Soggetto, Critica & Curiosità

1953-il-piu-comico-spettacolo-del-mondo4Soggetto

Un clown di nome Tottons (Totò) del circo Togni, obbligato a non struccarsi mai per non svelare la sua identità, viene perseguitato continuamente dalle gelosie di tre donne (una domatrice di leoni, una fantasista, una trapezista) e anche dalle indagini di un poliziotto. La trama è un chiaro pretesto per una serie di numeri tratti dalle riviste di Totò (come quello del parrucchiere omosessuale e della massaggiatrice).

Critica e curiosità

La ditta Ponti - De Laurentis dopo aver sperimentato il colore col Ferraniacolori e il Gevacolor tenta una nuova via, sempre sulla pelle di Totò, ovvero il cinema tridimensionale brevettando un sistema originale il Podelvision (dalle iniziali Po-nti, DeL-aurentiis). I problemi tecnici sono enormi, non si deve girare con una ma con tre cineprese e anche in fase di sviluppo e stampa si incontrano altri inconvenienti, questo comporta che i tempi per la distribuzione del film siano notevolmente lunghi. Mettono sotto contratto Karl Struss, non per la fama di direttore della fotografia di Aurora e di Luci della ribalta ma in quanto autore di un cortometraggio in 3D.

Le luci, come in questi primi film a colori, sono fortissime e Totò, come al solito, accetta di rovinarsi la vista sottoponendosi anche al calvario del Ferraniacolor Podelvision. La produzione riesce ancora una volta ad aggiudicarsi il primato tecnico ma è l’unica cosa di cui può gloriarsi: in laboratorio lo sviluppo è complicato e la proiezione lo sarà ancora di più. Le due pellicole vanno proiettate insieme, in perfetto sincrono, e in tutta Italia solo dieci sale si dichiarano disponibili. Finisce che il film viene riportato alle due solite dimensioni, senza occhiali, proiettando solo una delle due copie della pellicola, e ridoppiando Enrico Viarisio che nell’introduzione al film anziché l’originario elogio del 3D rivendica la validità del vecchio sistema (dando al contempo, con scarsa coerenza, alcune dimostrazioni pratiche di rilievo).

E infatti quando il film esce nelle sale pare che la febbre del 3D si sia affievolita, il film viene dato in visione solo a 10 sale attrezzate per il 3D mentre alle altre viene data una copia in edizione normale; ma in queste 10 sale l'affluenza è talmente poca che gli esercenti si affrettano subito a sostituire la copia in 3D con una normale. Il primo tentativo italiano di cinema tridimensionale può considerarsi fallimentare.

Mario Mattoli cuce vari spunti parodici e rivistaioli con l’unico obiettivo di mettere insieme almeno 70 minuti di spettacolo, e di far lanciare ai protagonisti un gran numero di oggetti verso la macchina da presa; ai produttori il film serve soprattutto come allenamento tecnico in vista di una Odissea internazionale a tre dimensioni per la regia di Pabst. La trama è appena un canovaccio dentro cui infilare numeri del circo Togni, la sequenza del massaggio riciclata da Fermo con le mani, il quadro del coiffeur pour dames da Bada che ti mangio! e persino lo sketch del manichino da Belle o brutte mi piaccion tutte che lo stesso Mattoli aveva già filmato nei Pompieri di Viggiù.
Nel film troviamo pure alcuni motivi d’interesse per quanto riguarda la maschera di Totò: dalla riproposizione parziale dell’antico numero del morto-vivo, l’unica presente nei suoi cento film, la scenetta di Totò trasformato in un tirassegno da luna park è poi una nuova variante della sua ambiguità biologica, del suo essere insieme animato e inerte, infine la preghiera del clown, in cui il profilo sghembo del comico e quello compassato del principe si sovrappongono per la prima e unica volta, ha accenti di commozione e sincerità piuttosto inusuali in un prodotto del genere.

Da ricordare negli ultimi minuti del film Totò che recita quella che diventerà famosa come "la preghiera del comico". Tra il pubblico che assiste agli spettacoli del circo si notano diversi attori che fanno la loro comparsa per pochi secondi, forse per prendere confidenza col 3D, tra essi si notano: Aldo Fabrizi, Carlo Campanini, Isa Barzizza, Antony Quinn, Silvana Mangano, Antonella Lualdi, Carlo Croccolo. Essendo una parodia non potevano mancare riferimenti al film serio di De Mille, Bastian Alberto Sorrentino cadendo dal trapezio si ferisce alla mano (rimanendo paralizzata, riferimento all'episodio di Sebastian Cornel Wilde) e non può più lavorare come trapezista, di conseguenza gli suggeriscono (appendendogli dei palloncini colorati alle dita rattrappite) di fare il venditore di gadget sugli spalti del Circo. Nel 2011, dopo due anni di restauro, il film è stato presentato da Aurelio De Laurentiis al VI Festival Internazionale del Film di Roma. Il restauro è stato difficile per l’alta infiammabilità delle vecchie pellicole e la necessità di ricostruire le parti logorate.


Così la stampa dell'epoca

La Settimana Incom, 12 dicembre 1953


«Alle smorfie e ai lazzi di Totò sembrano affidati, da qualche tempo, tutti tentativi e gli esperimenti più azzardati del nostro cinema, ieri era la volta del primo film realizzato con un sistema a colori italiano, oggi è toccato al primo film in 3D [..]".
Altro"Vice"stavolta dall'Unità, scriveva:"C'era da aspettarselo. dopo un Totò a colori non poteva mancare un Totò tridimensionale.[..] ciò che deploriamo è che si è creduto bastasse aggiungere il 3D al nome di Totò per assicurarsi comunque un successo di cassetta. [..].»

Vice ("Il Tempo")


«[..] Tra le mostruosità che hanno sulla coscienza tanto Mattoli quanto Totò, Il più comico spettacolo del mondo è certo la più madornale.»

Giulio Cesare Castello, Miscellanea, “Cinema”, n. 124, 30 dicembre 1953.


«Film sgarrupato e incoerente quant’altri mai, "Il più comico spettacolo del mondo" ha comunque dal punto di vista tecnico dei pregi non indifferenti; riemerso dopo un lungo restauro al Festival di Roma 2011, mostrerà una profondità di campo e un’efficacia stereoscopica superiori al 3D dei film realizzati sessant’anni dopo.»

Cfr. Alberto Anile, Totò Exploitation, “Cabiria”, n. 174, maggio-agosto 2013, pp. 55-64.


L'operatore Karl Strauss con la macchina da ripresa che viene usata per girare il film di Totò in 3D (Cinema n.108, 30 aprile 1953)


I documenti

Credo che Totò ci abbia sofferto parecchio, perché un film di quel genere, il primo tridimensionale, portava a delle lentezze che lo stancavano moltissimo e lo innervosivano. Era una persona socievolissima, sul set non si tirava mai indietro, non si presentava all’ultimo minuto per lavorare quanto gli pareva; però voleva che la lavorazione scorresse, mentre per questo film si perdeva molto tempo per l’allestimento delle luci, delle macchine, delle riprese, e quindi andava tutto un pochino a rilento... Certo, per Totò era una bella soddisfazione fare questo primo tentativo in 3D, però non c’era la solita atmosfera.

Enzo Garinei


Foto di scena e immagini dal set

(Foto Archivio Istituto Luce)


Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Intervista a Enzo Garinei di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998, pp. 167-168.