UN TURCO NAPOLETANO

Inizio riprese: giugno 1953 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 agosto 1953 - Incasso lire 594.300.000 - Spettatori 4.525.242


Detti & contraddetti

Sono un osso duro, io! Sono tutt'ossa!


Qualche volta sono stato usato, ma non si vede.


La donna è mobile e io mi sento mobiliere…


Sono un forziero, per questo sono un donnaiolo. Alle donne piacciono gli uomini forti. Dal mio aspetto non si direbbe, la mia forza è truccata: sono un falso debole.


In Oriente alcuni uomini hanno cinquanta mogli e, per fortuna, solo quarantanove suocere. Tra tante mogli un'orfana c'è sempre.


Le scarpe le voglio larghe di dentro e strette di fuori. Sapete, ho i piedi che mi hanno fatto una cattiva riuscita.


C'era una donna che gli uomini li faceva cadere per terra stecchiti. Non che fosse particolarmente affascinante, ma portava jella.


In Oriente non è che le donne sono calde calde, e non sono nemmeno fredde fredde. Sono a bagnomaria.


Due secondini fanno un quartino, quattro secondini fanno un mezzo litro.


Io sono nato col destino di essere forte, la mia è la forza del destino.


L'Oriente: Allà, Allà, Maometto.


Mi sono seduto su una sedia che aveva un chiodo sul fondo e mi sono fatto male ai paesi bassi.


Mia sorella che fa? Sei anni per rapina a mano armata, ma quando c'è la salute…


Ho le mani di ferro: ogni volta che mi tocco mi faccio male, lividi... Una volta per ricordarmi dove stavo di casa ho fatto un nodo al lampione.


Si campa una volta sola, mondié.


Negli harem si divertono. Cantano, ballano e affini.


Tale madre, tale figlia, tale matrigna, tale figligna.


Signora, per amor suo sono disposto a farmi fare a pezzi da suo marito: tanto, pezzo in più, pezzo in meno…


Parlate, parlate, orsu.


Io sono turco, turco dalla testa ai piedi, ho persino gli occhi turchini.


Onorevole, lei? Ma mi faccia il piacere.


Con un pezzo di ottomana come lei, io il turco lo faccio.


All'uomo di ferro è caduta una mola d'acciaio!


Mille lire al mese, alloggio, vitto, lavatura, imbiancatura.... e stiratura.


Ho conosciuto una settimana... che aveva due lunedì e un sabato che era tutti i giorni domenica.


Ho paura, quello è un deputato.


Qualche volta sono stato usato, ma non si vede


E tu gli vuoi molto bene a questo ragazzo. Figlia di Don Pasquale: Sì, ho perso la testa. Felice: Ah sì, hai perso la testa per uno che scrive queste cose qui? E se tu avessi conosciuto Leopardi che cosa ti saresti persa, eh?!


Felice


Piatti che non piacciono allo sposo: cocozzielli alla scapece...


Carluccio "L'uomo di ferro"

Scheda film

Titolo originale Un turco napoletano
Lingua originale Italiano - Paese Italia - Anno 1953 - Durata 85 min - Colore - Audio sonoro - Genere comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto dalla farsa 'Nu turco napulitano (1888) di Eduardo Scarpetta - Sceneggiatura Sandro Continenza, Italo Di Tuddo, Ruggero Maccari, Mario Monicelli - Produttore Alfredo De Laurentiis - Fotografia Karl Strauss, Riccardo Pallottini - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Pippo Barzizza - Costumi Dario Cecchi, Gaia Romanini


Totò: Felice Sciosciammocca - Aldo Giuffré: Faina - Carlo Campanini: Don Pasquale Catone - Isa Barzizza: la moglie Giulietta - Primarosa Battistella: la figlia Lisetta - Vinicio Sofia: il vero eunuco - Mario Castellani: l'Onorevole Cocchetelli - Amedeo Girardi: Don Ignazio - Franca Faldini: Angelica, moglie di don Ignazio - Enzo Turco: Carluccio Uomo di ferro, nipote di don Ignazio - Anna Campori: Concettina - Nicola Maldacea junior: Salvatore - Guglielmo Inglese: il falegname becchino - Ugo D'Alessio: Una guardia - Giacomo Furia: Secondino

Soggetto, Critica & Curiosità


1953-un-turco-napoletano2Soggetto

Il film si apre dando l'idea allo spettatore che la storia venga recitata in un teatro di Napoli, con tanto di pubblico che discute sui contenuti della commedia, sul prezzo dei biglietti e si accomoda in sala. Felice Sciosciammocca viene condotto in carcere per essersi accollato la colpa di un delitto, in realtà commesso da un povero diavolo vessato dalla vittima, uno strozzino. In galera, Felice familiarizza con un lestofante che si fa chiamare Faina. Sciosciammocca mostra subito una forza straordinaria, arrivando a spezzare senza sforzi i piedi di una sedia claudicante. Quando capisce di essere stato condannato a morte, Felice accetta la proposta di evasione avanzata da Faina, piegando senza problemi le sbarre della cella.

Appena usciti di prigione, i due incontrano un forestiero turco che chiede indicazioni per la stazione, poiché deve recarsi a Sorrento per motivi di lavoro. Compreso che nessuno conosce l'aspetto dell'uomo, Faina e Felice lo stordiscono e lo derubano. Il primo convince il secondo ad andare a Sorrento con i documenti del forestiero per assumerne posto di lavoro ed identità. Felice scopre che il turco avrebbe dovuto prestare servizio presso la bottega di don Pasquale Catone, uomo ricco ma gelosissimo della moglie Giulietta e della figlia Lisetta. Don Pasquale in effetti attendeva il lavoratore forestiero che gli era stato promesso dall'importante Onorevole Cocchetelli, il quale vuole ingraziarselo in vista delle prossime elezioni, tanto da promettergli anche il titolo di Cavaliere.

L'Onorevole invia una lettera a Pasquale che, casualmente, giunge poco dopo l'arrivo di Felice e in cui comunica all'uomo che il turco è un eunuco. Pasquale, per delicatezza, non chiede conferma all'ignaro Felice e anzi, su suggerimento dell'amico e confidente don Ignazio, lo mette a guardia di moglie e figlia, garantendogli anche un cospicuo stipendio. L'uomo non comprende il motivo per cui Pasquale è tanto generoso ma ovviamente accetta l'offerta e si fa ben volere da Giulietta, Lisetta, dalla moglie di Ignazio, Angelica e dalla cameriera Concetta. Durante il suo lavoro a casa Catone, riceve la visita di Faina, al quale non dice nulla del lauto stipendio percepito lavorando per Pasquale, e scopre l'amore tra Lisetta ed un giovane poeta, tenuto nascosto poiché Pasquale era stato costretto a prometterla a don Carluccio detto l'Uomo di Ferro, prepotente e rozzo nipote di don Ignazio.

Durante la cerimonia di fidanzamento tra Lisetta e Carluccio, Felice seduce sia Giulietta che Angelica, mentre tutti sono in fermento per l'arrivo dell'On. Cocchetelli e della moglie (che in realtà è l'amante, una ballerina francese che Felice aveva già visto a teatro). Mentre Lisetta rompe il fidanzamento, mandando su tutte le furie Carluccio, Cocchetelli trova Felice in atteggiamento intimo con l'amante, scoprendo che l'uomo non è il turco che aveva promesso a don Pasquale. Il politico però non può rivelare nulla a Catone perché la cosa lo metterebbe in cattiva luce con il ricco ed influente padrone di casa.

La verità viene ugualmente svelata a Pasquale da Faina che, scoperto il ricco compenso percepito da Felice, decide di vendicarsi e farlo cacciare. Pasquale va su tutte le furie sia con Felice che con l'Onorevole, ma in quel momento arriva anche Carluccio, che grida vendetta per l'affronto subìto da parte di Lisetta. Il prepotente nipote di Ignazio viene messo in fuga dalla forza sovrumana del falso turco. La storia si conclude con Don Pasquale che ringrazia Felice per l'aiuto offertogli e concede a Lisetta di fidanzarsi col suo innamorato, mentre Cocchetelli riceverà l'aiuto di don Pasquale e degli altri elettori per vincere le elezioni politiche.

Critica & Curiosità

Simili tra loro e contemporaneamente diversi, Totò e Feliciello s’incontrano a metà strada grazie ai buoni uffici di quell’abile professionista dello spettacolo che è Mario Mattoli, che da un lato mantiene la briglia all’attore sufficientemente lenta da permettergli lazzi e improvvisazioni, dall’altro lo costringe formalmente nel perimetro e nei parametri dei testi originali, mantenendo scenografie e abiti d’epoca e incorniciando le prime due pellicole all’interno di una rappresentazione teatrale, col pubblico in sala e gli inchini finali.

Contrariamente a quanto si fa in genere, Mattoli procura tra l’altro di girare le sequenze il più possibile secondo l’ordine cronologico delle sceneggiature, e gli interpreti si presentano sul set tutti i giorni, come se dovessero prendere parte alle prove di una commedia. La sensazione, cercata e ottenuta, è quella di trovarsi a teatro. “Non ho mai sentito il disagio della macchina da presa”, dirà anni dopo Aldo Giuffrè, “mi è sembrato sempre di stare su un palcoscenico, anche perché mancava poco che le maestranze facessero degli applausi a scena aperta, e alla fine della scena applaudivano, era veramente come a teatro. Si vedevano molti macchinisti, elettricisti, sarte, che schiattavano per non farsi sentire ridere, si tappavano la bocca, durante la scena vedevi proprio le lacrime che scendevano per il tanto ridere”. (Aldo Giuffré)

Il primo film della saga scarpettiana, tratto da ’Nu turco napulitano (1888), a sua volta ricavato da La Parisienne di Edmond Gondinet, entra in produzione il 3 giugno 1953 con la stessa troupe di Il più comico spettacolo del mondo, negli stabilimenti Ponti-De Laurentiis di via della Vasca Navale. Il cartello iniziale avverte lo spettatore che ci troviamo nel 24 febbraio 1904, a una rappresentazione nel glorioso teatro San Carlino di piazza Castello (in realtà demolito nel 1884). Il plot è pruriginoso assai: creduto eunuco, Felice Sciosciammocca si vede consegnare in custodia, perché le sorvegli, le più belle donne di Sorrento. Dei tre film scarpetdani di Mattoli, Un turco napoletano è quello che si discosta di più dal testo originario: l’apertura con l’evasione di Felice e Faina (Aldo Giuffrè) è ripresa dalla rivista Se quell'evaso io fossi, compresa la scenetta con il becchino (Guglielmo Inglese) scambiato per sarto già riciclata in Le sei mogli di Barbablù; la stessa idea dell’eunuco era pure stata utilizzata da Totò nella rivista Uomini a nolo. Totò contribuisce come sempre aggiungendo nuove battute direttamente sul set, come il tormentone dell’ “alloggio, vitto, lavatura, imbiancatura e... stiratura". Aldo Giuffìrè è costretto a far ridare più volte il ciak perché scoppia a ridere quando Totò, davanti al sarto-becchino, se ne esce con un imprevisto “Le scarpe le vorrei strette di fuori e larghe di dentro, perché cho i piedi che non mi hanno fatto una buona riuscita" .

Risolto quasi tutto in interni (tranne un breve esterno a Torre del Greco e al Circeo), il film sfolgora ancora nelle vivacissime tonalità del Ferraniacolor.

Del cast fanno parte attori consacrati delle commedie scarpettiane come Enzo Turco, Dolores Palumbo, Tecla Scarano, Amedeo Girard, Ugo D'Alessio, Aldo Giuffrè, Pupella Maggio a questi vengono affiancati Liana Bill, Franca Faldini, Giacomno Furia, Anna Campori, interpreti che ritroveremo, con ruoli più o meno importanti, in tutti e tre i film ispirati a Scarpetta quasi come se si trattasse di una compagnia teatrale. Durante la scene del ricevimento in occasione del fidanzamento tra Carluccio e Lisetta, Nicola Maldacea junior interpreta una delle più celebri canzoni di Totò, Carmè, Carmè.

La paventata condanna a morte di Felice in realtà non sarebbe potuta avvenire, visto che dal 1 gennaio 1890 andò in vigore il Codice Zanardelli che abolì la pena capitale nel Regno d'Italia; la stessa automobile dell'On. Cocchetelli che compare nella seconda parte del film rimanda l'ambientazione del film ai primi del XX secolo anziché alla fine del XIX secolo.

Il film ambientato a Sorrento è, in realtà, girato a San Felice Circeo. Felice Sciosciammocca (Totò) travestito da turco e Faina (Aldo Giuffrè) arrivano a Sorrento e chiedono informazioni a un passante. In realtà siamo nel centro storico di S.Felice al Circeo, come disse anche nello speciale sul film La valigia dei sogni.

Della trilogia scarpettiana seguiranno Miseria e nobiltà e Il medico dei pazzi, sempre con Mario Mattoli dietro la cinepresa e con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca.


Così la stampa dell'epoca

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«Finalmente un film con Totò non mette accanto a Totò degli attori che si danno invano da fare per colmare il distacco di comicità che li separa da lui, non è costruito su un soggetto e un dialogo che portino in film -peggiorandole - le sciocchezze della rivista, non mostra nella regia l'imperativo del far presto»

Sergio Frosali


«[...] Non è difficile trovare nell'inesauribile vena di Totò quella tradizione di comicità quasi estemporanea che ebbe a suo tempo, negli spettacoli del napoletano Teatro San Carlino, la sua espressione più fertile, più colorita e più viva. E non è così per puro caso se Totò è riuscito a trovare una parte che mette in risalto le sue virtù comiche senza avvilirle sul piano guitto delle improvvisazioni convenzionali [...}»

Gian Luigi Rondi, ("Il Tempo", Roma, 22 settembre 1951.)


«Un turco napoletano è il più osceno e pornografico film che sia stato prodotto in Italia da parecchi anni»

Fernaldo Di Giammatteo, I film comici italiani, “Rivista del cinema italiano”, n. 3, marzo 1954.


«Il nerbo del film è la situazione di Totò finto eunuco [...] Il nostro mimo profonde il meglio del suo repertorio e fa quasi sempre centro. Qualche lazzo è troppo insistito, qualche altro volgaruccio, ma in complesso la farsa regge e diverte, anche per l'accurata ambientazione e per il suo forte umore caricaturale [...]»

Leo Pestelli, ("La Nuova Stampa", Torino, 23 settembre 1953)


La censura

A inizio film una spettatrice del San Carlino dice che “quando ci si scherza sopra, tutti gli argomenti sono leciti'’, ma la censura non è dello stesso parere, e vieta anche questo film ai minori di 16 anni. Diverse recensioni battono il tasto della volgarità; Fernaldo Di Giammatteo, Leo Pestelli, ecc. Il pubblico, ancora una volta, non è d’accordo, e il più che ragguardevole incasso finale di 594.300.000 lire non sembra avere risentito del divieto restrittivo.

Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando Totò e il suo complice di fuga dal carcere, tirano la corda appesa alle mura del carcere si vede benissimo che la corda è "molle" mentre un attimo dopo un uomo cade (per la forza per cui è stata la corda. MA DOVE?!?). Si nota anche che l'uomo che cade è un manichino.
  2. Verso la fine del film Totò ha un diverbio con l'onorevole. Lo chiama piu' volte "Onorevole Cochelletti" in modo ironico e lui replica di chiamarsi "Cochelletti", ma poi quando da a Toto' il biglietto per la campagna elettorale, sopra vi si puo' leggere "VOTATE PER L'ONOREVOLE ENRICO COCCHETELLI".
  3. Dopo che Totò ha piegato le sbarre del carcere essendo dotato di un forza erculea, si vede che anche il suo complice (Giuffrè) sfiorandole riesce a muoverle! Ma lui non ha quella forza!
  4. All'inizio del film quando Totò arriva a casa di Pasquale, Concettina corre da questo dicendo che il turco (Totò) è in camera a parlare con la moglie e la figlia. Poi dopo Pasquale dice alle due donne che presenterà loro un giovane e la moglie dice "Vuoi farci conoscere un uomo?". Ma non si erano già conosciute prima con il turco?
  5. Quando Totò è in camera con la "moglie" francese dell'onorevole e le due donne entrano forzando la porta, si vede che il lucchetto cede rimanendo però appeso. Nella ripresa successiva, però, quando Totò si accinge a farle uscire e a chiudere la porta, il lucchetto è integro perfettamente fissato alla porta.
  6. La prima volta che Pasquale legge la lettera, la notizia che il Turco è eunuco risulta presente nella seconda facciata del foglio, mentre dopo quando viene fatta leggere all'amico di Pasquale, è sufficiente che egli legga solo la prima facciata per esserne informato.
  7. Le guardie carcerarie, incaricate di cercare i fuggitivi, non riconoscono a casa di Giuffrè i due carcerati, eppure fino a pochi minuti prima erano prigionieri nel loro stesso carcere, anzi Totò, doveva essere ben conosciuto, essendo incarcerato come pericoloso assassino.
  8. Il Turco che nuota con agilità nel mare è evidentemente una controfigura, avendo una pettinatura e una corporatura assolutamente diversa da quella di Totò.
  9. Felice ha una forza sovrumana, ma in alcune occasione basta sfiorare qualcuno per produrre urla di dolore, mentre altre volte fa una certa pressione contro le altre persone e nessuno si lamenta.
  10. Quando Totò si tuffa in mare dalla scogliera, in campo largo si vede che nuota al largo con l'acqua profonda, ma nello stacco di inquadratura immediatamente successivo, con lui in primo piano, si vede benissimo che dopo la capriola resta seduto sul fondale con l'acqua che sarà alta sì e no 30 centimetri.
  11. Alla fine del film arriva lo sbruffone (Enzo Turco) che per provocare Felice prende una guantiera dal tavolo e la butta per terra. Qualcuno rimette la guantiera sul tavolo ed è Felice a questo punto a far mostra della sua forza, piegandola in quattro. Ma il trucco si vede benissimo: la seconda guantiera, quella piegata da Totò, è diversa dalla prima perché più lucida e meno consistente.
  12. Il direttore del carcere viene scaraventato giù dalla finestra. Atterra parallelo al muro, ma nell'inquadratura successiva è messo per storto.
  13. Il nobile sbruffone concorda con Don Pasquale una dote per la figlia di diecimila ducati. L'azione è ambientata nel 1904, quando il ducato come moneta non esisteva già più, essendo rimpiazzata dalla lira.
  14. In carcere Toto' trova il suo sgabello di legno troppo scomodo e, grazie alla sua forza erculea, riesce ad ''ACCORCIARLO'' spezzandone la parte inferiore delle gambe. Ma nell'inquadratura gli si vede spezzare tre gambe anziche' quattro e per giunta in maniera imprecisa. Eppure quando ripoggia lo sgabello, questo e' ben equilibrato, come se un falegname avesse avuto il tempo di livellarlo.
  15. La tanto paventata condanna a morte di Felice in realtà non sarebbe potuta avvenire perchè la pena di morte in Italia venne abolita nel 1890, e il film, come riportato dai titoli di testa, è ambientato nel 1904.
  16. Quando lisetta (Primarosa Battistella) va a portare dei babà al "turco" (totò), dove trova già la matrigna e la cameriera, dice "vi ho portato dei babà", ma all'inizio di questa frase non muove proprio le labbra!

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Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Aldo Giuffrè, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998, p. 179.