Daniele Palmesi, Federico Clemente Feb 2014

UNA DI QUELLE

1953



Incasso lire 247.200.000 - Spettatori 2.259.953

Detti & contraddetti

Parlo solo la lingua madre perché mio padre morì quando ero bambino.

Il signore desidera? No.

Rocco Bardelli

Scheda film

Titolo originale Una di quelle
Paese Italia - Anno 1953 - Durata 98 min - B/N - Audio sonoro - Genere romantico - Regia Aldo Fabrizi - Soggetto Giorgio Bianchi, Aldo De Benedetti - Sceneggiatura Aldo De Benedetti, Aldo Fabrizi - Fotografia Gabor Pogany - Montaggio Gabriele Varriale - Musiche Carlo Innocenzi - Scenografia Piero Filippone


Lea Padovani: Maria Rossetti - Totò: Rocco Bardelli - Peppino De Filippo: Martino Bardelli - Aldo Fabrizi: Il dottore, Ubaldo Mancini - Mara Landi: L'entraineuse - Giulio Calì: Guardamacchine - Nando Bruno: Il tassista - Mario Castellani: Il farmacista - Laura Gore: Annie - Antonio Vaser: Il portiere d'albergo - Alberto Talegalli: Un burino - Pina Piovani: La portinaia


Soggetto, Critica & Curiosità

1953-una-di-quelleSoggetto

Rocco e suo fratello Martino sono due ricchi tenutari di campagna che scendono in città in cerca di avventure. Maria è una vedova con un figlio a carico, indebitata col padrone di casa, che cerca di tirare avanti con piccoli lavori di sartoria. Un giorno riceve la visita di una vicina di casa, prostituta, che le chiede un favore di sartoria. Elogiando la bellezza di Maria, e capendo le sue difficoltà economiche, la prostituta le suggerisce di tentar la stessa professione, a suo parere l'unico modo per una donna sola di trovare il denaro per poter vivere.

Disperata dalla situazione personale ed economica e prossima allo sfratto, Maria accetta a malincuore il consiglio e il giorno seguente si reca in un locale notturno, imbattendosi proprio nei due benestanti uomini di campagna. Il suo fascino discreto e sfuggente fa immediatamente colpo su Rocco, che la corteggia e la invita a uscire dal locale per andare in un albergo, chiedendo a Martino di aspettare il suo turno con la donna e di seguirli a distanza.
Dopo aver cercato inutilmente di affittare una camera d'albergo, i due vanno a casa di lei. L'uomo, credendo di avere a che fare con una prostituta esperta, le espone chiaramente le sue intenzioni, ma Maria, ancora combattuta e riluttante, non vuole lasciarsi andare. D'un tratto un vicino di casa suona alla porta, consegnando a Maria il figlio che presenta difficoltà a respirare e febbre alta. Rocco, assistendo alla preoccupazione della madre, corre in una farmacia notturna alla ricerca di un dottore.
Uscendo, incontra Martino, ma non gli dice nulla di quanto sta accadendo in casa, lasciandogli credere che si stia piacevolmente intrattenendo con la donna. Trovato il dottore e accompagnatolo alla casa, si scopre che le condizioni del piccolo sono gravi e Rocco viene mandato a comprare alla farmacia un vaccino per la difterite, in modo da fermare l'infezione ed evitare al piccolo un intervento d'urgenza di tracheotomia. Durante l'assenza di Rocco, Maria è disperata sia per paura di perdere il figlio, sia nel timore che l'uomo non mantenga fede all'impegno, andandosene via. Dopo alcune difficoltà e ostacolato dal maltempo, Rocco riesce a trovare la medicina e torna giusto in tempo per evitare il peggio. Passato il pericolo, il dottore, che scambia la strana riservatezza tra Rocco e Maria per un rapporto conflittuale tra marito e moglie, li invita ad andare maggiormente d'accordo e prescrive una cura per il figlio. Suggerisce poi alla madre, anemica, di mangiar di più e a recarsi in campagna.
Rimasti soli, Maria e Rocco parlano ancora per il poco tempo rimasto prima che il treno riporti l'uomo a casa. Maria le confessa di non essere una prostituta e la sua situazione, ringraziando Rocco per la bontà e dolcezza dimostrate e per quanto fatto nonostante fossero estranei.
L'uomo, che già aveva intuito la situazione, poco dopo la invita elegantemente insieme al figlio nella sua tenuta di campagna, facendole con eleganza intendere che lì conosce "un uomo solo", desideroso di aver una donna a casa ad attenderlo. Infine, mentre si allontana, oltre alla quota lasciata la sera prima sotto una scatola di cioccolatini per la "prestazione", aggiunge di nascosto vari altri biglietti da mille lire. All'alba, i due si salutano insieme al bambino che si è svegliato e sembra guarito: Rocco e Martino si incamminano verso la stazione, salutando la donna al balcone e invitandola ancora a Campo Fiori.

Critica & curiosità

La pellicola vede i due personaggi principali, Maria e Rocco, impegnati in un ruolo sostanzialmente drammatico e malinconico, mostrando un talento di Totò all'epoca ancora poco conosciuto. Peppino, in compagnia di Totò e Aldo Fabrizi, è protagonista dei pochi momenti comici della pellicola. Il film ha un tono chiaramente drammatico, nonostante la presenza di Totò e Peppino De Filippo, protagonisti di pellicole ben più leggere. Peppino è comunque protagonista dei principali momenti ilari del film sia con Totò che con Aldo Fabrizi. L'attore e regista romano, che teneva molto a questa produzione ed aveva una grande stima di Totò (del quale era notoriamente un amico affezionato), ebbe col protagonista alcuni diverbi, in uno dei quali gli intimò di smetterla di fare il burattino, cosa che offese profondamente l'attore napoletano. Nonostante tutto, i due superarono le tensioni e portarono a compimento la pellicola. Il film è tratto da una novella di Giorgio Bianchi. Noto anche come "Totò, Peppino e... Una di quelle".
 

Una di quelle, la censura preventiva

Il lavoro va certamente riguardato in relazione alla qualità degli interpreti (Totò, P. De Filippo, Fabrizi) e al tono generale della produzione. Anche il titolo, di sapore scandalistico, sembra giustificato e spiegato da una frase di Totò: «Sì, è una di quelle però sembra una di quelle altre...». Il lavoro, pur impostato e risolto in chiave comico-sentimentale, presenta, nella prima parte, qualche elemento di spettacolo passibile di censura.
A proposito dell'iniziale colloquio tra Silvia (la mondana) e Maria, non useremo certo parole grosse, non parleremo di vero e proprio incitamento alla prostituzione, ma alcune espressioni verbali, troppo crude, dovranno essere senz'altro eliminate. «Una mia amica mi ha presentato un industriale. Prima non volevo, poi mi sono detta: perché ti ammazzi col lavoro? Mi sono decisa! In dieci minuti ho guadagnato più di quanto riuscivo a rimediare in un mese di lavoro». E più avanti: «Non è divertente. È come prendere una medicina... Si chiudono gli occhi e...». Anche la scena degli approcci tra Rocco e Maria nella casa di quest'ultima presenta qualche elemento negativo. Si dirà che la donna
subisce la situazione passivamente e «con rassegnazione» (!), ma la scena e alcune espressioni verbali dovranno essere castigate. Maria: «Devo spogliarmi?» Rocco: «Perché, hai fretta? Tutte uguali voialtre, avete sempre fretta» ecc. ecc. Due parole per quanto concerne il titolo del film. Come si è detto, il titolo ha un sapore e un valore di netto richiamo scandalistico. La sua formulazione Una di quelle lascia infatti intravedere e pregustare storie
di prostitute e simili. Tutto ciò, nel film, non c'è. Non ci sono insomma storie di professioniste. E allora ci domandiamo, perché questo titolo? È chiaro che il titolo suddetto ha soltanto una mera funzione di richiamo sul basso pubblico, anticipando la narrazione di fatti e cronache biografiche immorali, impure e piccanti. Dato ciò, sarebbe opportuno che il titolo stesso fosse modificato rendendolo più aderente alla sostanza e alla natura del racconto. In
linea di massima, si esprimono le più ampie riserve ai fini della revisione definitiva.

Annibale Scicluna, giudizio preventivo su "Una di quelle", 11 novembre 1952.

Estratto dal libro "Totò proibito" di Alberto Anile, Ed. Lundau


 

«Totò ha spremuto dal personaggio ogni minima occasione per costruire una figura non labile , la cui comicità si colora di una vena crepuscolare, la quale può valere, ancora una volta, di indice delle enormi possibilità, pur sempre vergini, di questo straordinario commediante [..]»

Giulio Cesare Castello

«[..] Totò e Peppino De Filippo sono i due provinciali e i loro duetti sono assai divertenti [..]»

Ermanno Contini
 


Così la stampa dell'epoca


Cinema n.111, 1953

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