Daniele Palmesi, Federico Clemente Feb 2014

L'ORO DI NAPOLI

1954



Incasso lire 733.756.000 - Spettatori 5.241.115

Detti & contraddetti

  • Vinit vinit ca' s' magn e non s' pav...

Sofia, la pizzaiola

Scheda del film

Titolo originale L'oro di Napoli
Paese Italia - Anno 1954 - Durata 118 min - b/n - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Vittorio De Sica - Soggetto Giuseppe Marotta, Cesare Zavattini - Sceneggiatura Cesare Zavattini, Giuseppe Marotta, Vittorio De Sica  - - Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti - Fotografia Carlo Montuori - Montaggio Eraldo Da Roma - Effetti speciali Steve Courtley, Brian Cox - Musiche Alessandro Cicognini - Scenografia Gastone Medin, Virgilio Marchi


Vittorio De Sica: Il conte Prospero (I giocatori) - Totò: Don Saverio Petrillo (Il guappo) - Eduardo De Filippo: Don Ersilio Miccio (Il professore) - Sophia Loren: Sofia la pizzaiola (Pizze a credito) - Silvana Mangano: Teresa (Teresa) - Paolo Stoppa: Don Peppino il vedovo (Pizze a credito) - Giacomo Furia: Rosario, marito di Sofia (Pizze a credito) - Alberto Farnese: Alfredo l'amante (Pizze a credito) - Tecla Scarano: amica del vedovo (Pizze a credito) - Pierino Bilancione: Gennarino (I giocatori) - Mario Passante: il cameriere (I giocatori) - Pasquale Cennamo: Don Carmine (Il guappo) - Nino Vingelli: un guappo (Il guappo) - Lianella Carell: Carolina (Il guappo) - Agostino Salvietti: Gennaro Esposito, il salumiere (Il guappo) - Tina Pica: una cliente (Il professore) - Nino Imparato: Gennaro (Il professore) - Erno Crisa: Don Nicola (Teresa)


Soggetto, Critica & Curiosità

1954-loro-di-napoliSoggetto

Il guappo

Don Saverio Petrillo (Totò) svolge l'antica professione di "Pazzariello" e da dieci anni la sua vita è un inferno. Infatti, il guappo del Rione Sanità, Don Carmine Savarone (Pasquale Cennamo), in seguito alla morte della moglie, si è insediato a casa sua dettando legge e angariando Saverio e tutta la sua famiglia. Il momento della rivincita arriva quando al guappo, dopo un presunto infarto, viene consigliato di astenersi da fatiche ed emozioni intense, per riguardo del cuore. Saverio ne approfitta prontamente e lo caccia di casa, ostentando il gesto davanti a tutto il vicinato, sicuro che Don Carmine non possa nuocere più. In realtà, la diagnosi era sbagliata e non appena ne ha consapevolezza Don Carmine ritorna in casa Petrillo per ottenere riparazione. Ma lì trova, finalmente, una famiglia compatta, pronta a tutto pur di non ricominciare la vita di umiliazioni di prima. E decide di andarsene volontariamente.

Pizze a credito

Sofia (Sophia Loren) e suo marito Rosario (Giacomo Furia) gestiscono una pizzeria da asporto nel quartiere Materdei. Ma un giorno il costosissimo anello di fidanzamento che Sofia ha sempre portato scompare. Sarà caduto nella pasta della pizza della guardia notturna o in quella del fresco vedovo (Paolo Stoppa)? La verità è molto più amara.

Il funeralino

L'episodio più triste del film. Quasi senza dialoghi, narra della morte di un bambino e del corteo funebre organizzato dalla madre (Teresa De Vita) che lo accompagna per l'ultima volta. Esiste una versione del film in cui quest'episodio è stato tagliato.

I giocatori

Il Conte Prospero, un nobile napoletano (Vittorio De Sica) soffocato dalla moglie ricca e bruttissima e ridotto in miseria dal vizio del gioco, cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con il figlio del portiere (Pierino Bilancione), un bambino di 8 anni che continua a batterlo a scopa.

Teresa

Teresa (Silvana Mangano) è una prostituta che un anonimo corteggiatore (Erno Crisa) vuole sposare. Solo dopo la cerimonia scoprirà che il tutto è stato organizzato affinché lui espii una grave colpa. Cosa fare? Tenere fermo l'orgoglio ed andare via o cedere agli agi promessi?

Il professore

Don Ersilio Miccio (Eduardo de Filippo) vende saggezza. Per pochi spiccioli dà consigli risolutivi a fidanzati gelosi, militari stanchi e parrocchiani in cerca di una frase ad effetto. Ma il problema del quartiere è: come fermare lo spocchioso nobile del luogo? Un pernacchio risolverà il tutto.

Critica e curiosità

Tratto dalla raccolta omonima di racconti di Giuseppe Marotta e adattati per il cinema da Cesare Zavattini.
È stato presentato in concorso all'8º Festival di Cannes.
Dei sei episodi previsti, uno, Il funeralino fu escluso dal montaggio. Ogni episodio ha come interprete principale un nome di primissimo piano: Totò ne Il guappo, Eduardo De Filippo ne Il professore, Sophia Loren in Pizze a credito, Vittorio De Sica ne I giocatori e Silvana Mangano in Teresa.
È poco conosciuta la storia circa la partecipazione di Vittorio De Sica come protagonista dell'episodio "I giocatori". Il grande regista - che più volte prese dalla strada gli attori e le comparse per i suoi film - offrì infatti il ruolo del conte Prospero all'avvocato penalista Alfredo Jelardi (Benevento 1890-1963) dopo averlo visto discutere una causa in tribunale a Napoli. Quando l'avvocato venne convocato da De Sica, in un grande albergo napoletano sul lungomare, si recò all'appuntamento accompagnato da tre suoi giovani nipoti. Ascoltò con attenzione la proposta circa il ruolo da interpretare, pur non avendo mai recitato né al cinema e né al teatro. Dopo aver a lungo meditato, l'avvocato Jelardi - che era stato allievo del grande Enrico De Nicola ed era molto noto a Napoli - decise però di rifiutare perché, disse, il ruolo del conte schiavo del gioco e ridotto in miseria rispecchiava, per troppi aspetti, la sua storia personale. De Sica insistette a lungo affinché accettasse la parte, ma il penalista fu irremovibile. Il loro incontro finì con una stretta di mano e con una richiesta di De Sica alla quale Alfredo Jelardi acconsentì con una punta di orgoglio: il regista avrebbe interpretato personalmente quella parte ispirandosi a lui, ma forse si ispirò a se stesso, essendo noto il suo debole per i tavoli da gioco, tipico di un giocatore compulsivo. Ancor meno nota è la storia del suo giovane partner nello stesso episodio, Pierino Bilancione (nei titoli di coda fu erroneamente scritto Bilancioni): quell'esperienza fu la prima e anche l'ultima in campo cinematografico; si spense a Napoli nel 2000. Totò interpreta il primo episodio del film e questo fatto lo indispone; nella rivista cui era abituato il primo quadro viene assegnato al componente meno importante della compagnia, ma un colloquio con De Sica chiarisce l'equivoco. Per il ruolo di "don Carmine" il regista De Sica sceglie un vero guappo del rione Sanità ma dopo un provino incerto decide di scartarlo: la situazione si fa drammatica un vero guappo non può accettare un rifiuto e De Sica si vide costretto ad accettarlo nella parte. Il film venne presentato nel 1955 in concorso all'8º Festival di Cannes e nel 1977 al Toronto International Film Festival. Fu poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Data di uscita
Belgio: L'or de Naples, 21 ottobre 1955
Finlandia: Napolin kultaa, 8 giugno 1956
Francia: L'or de Naples, 13 agosto 1955
Italia: L'oro di Napoli, 3 dicembre 1954
Portogallo: O Ouro de Nápoles, 3 novembre 1955
Stati Uniti d'America: The Gold of Naples, 11 febbraio 1957
Svezia: Neapels guld, 5 dicembre 1955

«[..] Il primo di cui è protagonista Totò , ci racconta la grande giornata di don Saverio [..] De Sica non si è lasciato prendere la mano dal gusto del pittoresco nemmeno avendone così propizia occasione . La fermezza con cui egli controlla e indirizza la recitazione di Totò è un'altra qualità , in somma grado apprezabile , dell'episodio " .
E Guido Aristarco : " [..] Il vero , autentico oro è proprio [..] nel saper guidare e controllare la maturità espresiva di un Eduardo e di un Totò [..]". Dopo aver tentato il «salto di qualità» con il film di De Felice, Antonio de Curtis accetta con grande gioia la proposta di un nuovo film «importante». Girato subito dopo I tre ladri, L'oro di Napoli di Vittorio De Sica è una delle poche vere grandi occasioni che Ponti e De Laurentiis offrono a Totò per migliorare la sua carriera e imporsi, anche fuori dall'Italia, con un prodotto di qualità.»

Lorenzo Quaglietti 

«Il film è basato sull'omonima raccolta di racconti, un denso affresco della Napoli popolare, un girotondo di mille sapide figurette che il napoletano Giuseppe Marotta ha estratto dai propri ricordi e dalle proprie nostalgie. [...]»

Alberto Anile

«Chi dunque ci darà un film su Napoli? - chiedeva or non è molto Prisco. Certo è triste, oltre che paradossale, dover concludere, come concludeva Prisco, che i film migliori su Napoli in questi ultimi anni sono quelli girati nella stessa città da locali registi e produttori: i vari Madunnella e Malaspina che stanno al cinema come, sui palcoscenici rionali della stessa Napoli, le "canzoni sceneggiate" stanno al teatro di prosa, e nei quali tuttavia, sia pure con tutto il candore del dilettantismo, è rintracciabile quel volto della città che ancora aspettiamo ci venga offerto da un regista con dignità d'arte e di poesia. [...]

Guido Aristarco

«La Signora Hilda L. mi scrive: « A suo tempo vidi il film L'oro di Napoli, ma il Suo libro, che forse contiene la risposta a una domanda che Le farò, non lo avevo letto; e mi é tuttora ignoto. Non sono meridionale; vivo da parecchio nel Sud, eppure molte cose non hanno ancora finito di sorprendermi. L'episodio del film che m'interessò maggiormente fu quello in cui appariva Silvana Mangano. Ed ecco il punto che non mi riuscì chiaro: quando Teresa, dopo essere fuggita nella notte, si calma, si rassegna e torna indietro, un balcone s'illumina e il portone si apre. [...]»

Giuseppe Marotta

«Io credo che le difficoltà della riduzione cinematografica di L'oro di Napoli saranno chiare a tutti quando avrò detto che a voler ridurre il libro di Marotta così com'è, con tutto quello che di serio e di poetico c'è dentro, sarebbe stato necessario fare un film di settantacinquemila metri. Bisognava invece, da questi settantacinquemila, ricavare tremila metri soltanto, e però non tradire, anzi rappresentare quel mondo dalle mille facce e dai molteplici toni che è la Napoli di Marotta. [...]»

di Cesare Zavattin

Lo si attendeva parecchio, questo film di De Sica. L'ultimo suo era stato piuttosto fiacco, senza una sua impronta (Stazione Termini), al punto da rendercene quasi in creduli. Non per nulla De Sica è il nostro regista sul quale si può maggiormente contare, e il vederlo abbandonarsi a un abile mestiere, ma a un mestiere soltanto, aveva non poco deluso. Costrizioni contingenti di produzione, o stanchezza, o addirittura sfiducia? Forse di tutto un po'; e il regista si rimette poi a fare l'attore e, facendo l'attore, fa un po' di regia per procura, si potrebbe dire della consulenza, senza palesi responsabilità. [...]»

Mario Gromo

«L’oro di Napoli è certo, fra le collane di racconti di Marotta, una delle più vive, saporose e colorite. Ci evoca tutta una galleria di personaggi a volte strambi, a volte singolari, ma sempre nella loro malinconia e nella loro drammaticità, umanissimi e perfetti: come umana e perfetta appare la cornice napoletana che li circonda piena di forza e di vita, anche se priva di gaiezza. Il film di oggi, sceneggiato da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica, si rifii a cinque racconti di quella collana, senza però una eccessiva fantasia, con un tono e una cadenza quasi crepuscolari che ne spengono almeno in parte il primitivo calore. [...]»

Gian Luigi Rondi

Napoli è così sentita da Marotta e da me che ritengo nel film risulterà per quella che è, che è sempre stata; uno dei misteri di Napoli infatti sta in questa sua immutabilità rispetto ai secoli, per cui la gente di Napoli con i suoi costumi, le sue abitudini, la sua filosofia non muterà mai. Io spero che il film abbia rispettato lo spirito del libro di Marotta; e del resto Marotta stesso, che ha collaborato alla sceneggiatura con Zavattini e con me, e stato il più accanito difensore dei suoi racconti. [...]»

Vittorio De Sica

«Mi sono avvicinato al lavoro di sceneggiatura del mio libro malvolentieri. Avendo nutrito la materia da scrittore, pensavo di poter nuocere alla elaborazione di quella che, a mio parere, deve essere un'opera a sé, libera, con un carattere inconfondibile.
Spinto da De Sica, ho finito tuttavia con l'accettare, contento di poter lavorare con Cesare Zavattini, il quale, non avendo le mie remore, poteva permettersi una libera rielaborazione del libro. Ma Zavattini, uomo del nord, avrebbe saputo penetrarne lo spirito? Anche questo dubbio mi ha sfiorato, presto dissolto dalla constatazione che per il talento non c'è materia che tenga. [...]»


Così la stampa dell'epoca

 


Cinema, 31 marzo 1954 - Vittorio de Sica cerca l'Oro di Napoli 

Cinema Nuovo, 15 luglio 1954 - L'oro e la banca di Napoli 

Cinema Nuovo, 1 aprile 1954 - Carnet di Napoli con oro o senza 


LE INCONGRUENZE

 

  1. Nel tragicomico episodio del conte (De Sica stesso) interdetto al gioco che obbliga ogni giorno il figlio del portiere di casa a interminabili partite a scopa, il dorso delle carte da gioco cambia disegno.
  2. Nel primo episodio, quello con Totò che fa il "pazzariello", il camorrista Carmine Javarone viene cacciato di casa. Mentre girovaga fra i vicoli credendo di essere gravemente malato di cuore, i suoi amici si avvicinano con un insigne cardiologo, chiedendo a Javarone se vuole farsi visitare a casa propria. "No," risponde lui, "quello che dobbiamo fare, facciamolo qua." E cioè per la strada, perché è lì che il gruppo si trova. Ma nelle scene successive don Carmine si fa visitare in una camera da letto.
  3. Nell'episodio interpretato dalla Loren, nella scena in cui prega in latino attorniata da alcuni uomini intervenuti a consolare il vedovo, l'attrice si copre il decolletè senza abbottonarsi ma se notiamo la sequenza successiva, la maglia a bottoni della Loren è completamente chiusa!
  4. Nell'episodio della Loren, si vede il monaco che riceve una offerta calata col paniere da quella che si presuppone una finestra, ma quando il monaco si allontana e nella scena successiva, con un giovanissimo Giacomo Rondinella, del giovane sul carretto, si vede che in quel punto c'è solo un alto muro e nessuna finestra o balcone. Visto nel film e verificato dal vivo, poichè conosco bene il posto dove è stata girata la scena.
  5. Paolo Stoppa, nell'episodio della Loren, interpreta un neo-vedovo che si dispera per la morte della moglie. In una scena si getta di testa contro un specchio che va in frantumi, ma i vetri si rompono un attimo prima dell'impatto..
  6. Nell'episodio di Teresa (splendidamente interpretato da Silvana Mangano) nella scena in cui lei si prepara frettolosamente la valigia, si veste in maniera disordinata con la camicia aperta e il bavero della giacca rivolto all'interno. Nell'inquadratura successiva (che copre lo stacco quando lei esce dalla porta) è perfettamente vestita, in maniera ordinata con il bavero della giacca apposto. E' ovvio che le due scene sono state girate in due momenti diversi.

www.bloopers.it

Immagini dal set e foto di scena

IMMAGINI DAL SET E FOTO DI SCENA

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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La cappella del muro dove Tina Pica accende le luci non c'è più. Sono passati 56 anni in effetti e sono state apportate molte modifiche esterne ai "bassi" e balconi come tettoie, verande e installazione condizionatori esterni.
Ecco un'altra angolazione dove si vede l'angolo dov'era la cappella a muro.

   

Il Palazzo del tradimento: Sofia esce dal palazzo, poi passa davanti alla chiesa, si fa il segno della croce e ritorna alla pizzeria da suo marito Rosario. Siamo in via Materdei, a Napoli. Grazie a MacBeth55 per la foto.

Rosario: aaah... ma quanto è durata 'sta messa?
Sofia: Eh Rosà... e chelle 'nce stata pure 'a benedizione...
Rosario: pure....

  La chiesa dove si reca il pizzaiolo Rosario (Giacomo Furia) per chiedere al parroco suo cliente se per caso il prezioso anello perduto dalla moglie Sofia (Sophia Loren) si trovasse impastato nella pizza che il religioso ha da poco consumato è, come noto, la Chiesa di Santa Maria della Verità già Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, in Vico Lungo Sant’Agostino degli Scalzi, Napoli
   

Episodio "Il funeralino"

Come ci segnalava Orsobalzo (che ringraziamo per il fotogramma), la salita dove passa il corteo funebre organizzato dalla madre è alla Cupa Caiafa a Napoli. Se noi infatti capiamo che il fotogramma del film...

   
  ...inquadra lo stesso punto visibile in Il giudizio universale (1961) (fotogramma qui sotto), capiremo facilmente che il punto inquadrato è proprio quello che si vede nella foto di oggi
   

Episodio "Teresa"

La casa di tolleranza che Teresa (Silvana Mangano) lascia per andare a sposarsi è in Vico Figurelle a Montecalvario all'altezza del Largo Barracche, a Napoli.

   
  

Episodio "Funeralino"

Il terrazzo del palazzo dove ha inizio il funeralino è in vico Lammatari, al Rione Sanità, Napoli. La scena si apre con una panoramica, con cui è possibile fare un confronto. Ho diviso in due l'immagine di oggi altrimenti sarebbe venuta troppo piccola

   
  Il punto rosso qui sopra indica il terrazzo, che vediamo in questo fotogramma (la scena non ha stacchi)

Pillole di Totò

L Oro di napoli

Per il ruolo di "don Carmine" il regista Vittorio De Sica sceglie un vero guappo del rione Sanità ma dopo un provino incerto decide di scartarlo: la situazione si fa drammatica, un vero guappo non può accettare un rifiuto e De Sica si vide costretto ad accettarlo nella parte.

L Oro di napoli 1 logo

‘O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista, un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova “Puteca” (negozio alimentare). In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse e un triccheballacche.

Le Locandine


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