MISERIA E NOBILTÀ

1954



Incasso lire 562.975.000 - Spettatori 4.021.122

Detti & contraddetti

E che siamo Guelfi e Ghibellini, Guelfi e Ghibellini? e che sono Ghibellino io?


Figlia mia bella, in una casa povera come la nostra tu ti permetti il lusso di svegliarti con l'appetito.
Pasquà quella non si è svegliata, si è addormentata ieri sera con l'appetito!


A casa nostra, nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte.


Lei è ignorante? Bravo, bravo. Viva l'ignoranza! Tutti così dovrebbero essere E se ha dei figliuoli, non li mandi a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell'ignoranza.


Che ofessa, che ofessa, sono profondamente ofesso.


Pensi che mettiamo il burro persino nel caffellatte!


Bazzecole, quisquilie, pinzellacchere...


Io non faccio il cascamorto. Se casco, casco morto per la fame.


Cara nipote! Noi ti accoglieremo nel seno della nostra famiglia e tu accoglici sul tuo!


Alla faccia di Cartagine e di tutti i Cartaginesi.


La vera miseria è la falsa nobiltà.


Ma chi le ha viste mai [600 mila lire]? No, dico chi le ha viste mai in contanti, perché noi adopriamo gli cheque, e lui lo sa: ogni cheque è così.


Io questa nipote... me la vorrei interrogare.


Poteva morire e non è morta!


L'ho detto io: sposatevi il cuoco!


Cuoco Che bella parola: cuoco.


Uno che ha imparato a scrivere, che ha buttato il sangue sui libri deve stare alla mercé di quelli che non sanno scrivere.


Se quella muore qui sono guai, non potete giocare nemmeno a lotto, perché principessa morta fa 92.


Sì, figlio mio, sono tuo padre... che ha passato tanti guai, tra la miseria vera e la falsa nobiltà.


Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.


Felice Sciosciammocca


Vincenzo m'è padre a me!


Peppiniello

Scheda del film

Titolo originale Miseria e nobiltà
Paese Italia - Anno 1954 - Durata 95 min - Colore - Audio sonoro - Genere farsa - Regia Mario Mattoli - Soggetto Dalla commedia omonima di Eduardo Scarpetta - Sceneggiatura Ruggero Maccari - Produttore Carlo Ponti, Dino De Laurentis per la Excelsa Film, Roma - Fotografia Karl Strass, Alberto Boccianti - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Piero Filippine, Alberto Boccianti


Totò: Felice Sciosciammocca - Dolores Palumbo: Luisella, la sua compagna - Enzo Turco: Pasquale, il fotografo ambulante - Valeria Moriconi: Pupella, sua figlia - Franca Faldini: Nadia, la bella modista - Liana Billi: Concetta, moglie di Pasquale - Franco Sportelli: Vincenzo, il maggiordomo di don Gaetano - Gianni Cavalieri: Il ricco cuoco don Gaetano - Sophia Loren: Gemma, sua figlia - Carlo Croccolo: Luigino, suo fratello - Giuseppe Porelli: "Bebè" ossia il marchese Ottavio - Franco Pastorino: il marchesino Eugenio, innamorato di Gemma - Franco Melidoni: Peppeniello, figlio di Felice - Giulia Melidoni: Bettina, moglie di Felice - Enzo Petito: don Gioacchino - Dino Curcio: Biase - Nino Di Napoli: il portinaio - Nicola Maldacea jr.: lo sposino - Franco Caruso: un cafone - Leo Brandi: un cafone

Soggetto, Critica & Curiosità

1954-miseria-e-nobiltaSoggetto

Felice Sciosciammocca è uno squattrinato popolano di Napoli, che vive alla giornata facendo lo scrivano e condividendo la casa con il figlio Peppiniello, la compagna Luisella, l'amico Pasquale, di professione fotografo ambulante, con la rispettiva moglie Concetta e la figlia Pupella.

Un giorno il marchesino Eugenio bussa alla loro porta per chiedere un favore; egli è innamorato della bella Gemma, di professione ballerina, ma la sua famiglia si oppone all'unione, poiché la ragazza non è una nobile. Il padre della ragazza invece, Don Gaetano, ex cuoco divenuto molto ricco avendo ereditato i beni del suo padrone, è felice di consentire al fidanzamento poiché imparentarsi con dei nobili sarebbe il suo sogno, ma pretende di conoscere i parenti del giovane. Il marchesino dunque chiede a Felice e Pasquale con moglie e figlia di travestirsi e fingere di essere i suoi nobili familiari e di presentarsi con lui a casa di Gemma. La situazione si complica poiché Peppiniello, stufo dei rimproveri della matrigna, e soprattutto spinto dalla fame, va a lavorare come cameriere proprio a casa di don Gaetano, presso il quale lavora il suo compare Vincenzo, in qualità di maggiordomo, che accetta di tenerlo con sé fingendo che sia suo figlio. Don Gaetano non si rende conto della messa in scena, e non solo cede la mano della figlia ma riesce (ovviamente con facilità) ad ottenere il "privilegio" di avere i nobili parenti del marchesino a pranzo, al quale partecipa anche Luigino, suo figlio, innamorato di Pupella.

Ma i colpi di scena sono imminenti; donna Bettina, cameriera personale di Gemma, è la moglie di Felice, che anni prima lasciò, stufa dei suoi tradimenti. Felice si riappacifica con Bettina, mostrandole il loro figlio Peppiniello dopo tanto tempo (dopo aver scoperto con sorpresa che lavorava in quella casa). Come se non bastasse donna Luisella, che non aveva preso parte alla finzione, si presenta a sorpresa, litigando con Felice e facendo scoprire l'inganno.

Sarà un colpo di scena a risolvere la situazione: Gemma è corteggiata da tempo dal signor Bebè, che altri non è se non il marchese Ottavio Favetti, padre di Eugenio. Il marchesino scopre la doppia identità del padre e lo costringe ad acconsentire al suo fidanzamento con Gemma. Così don Gaetano benedice l'unione tra i due giovani, oltre che quella di Luigino e Pupella, e la riunione di Felice e Bettina.

Critica e curiosità

E' il secondo film diretto da Mattoli ispirato all'omonima commedia di Eduardo Scarpetta. La versione cinematografica si discosta di poco dall'originale teatrale, sono aggiunti il personaggio di Nadia la modista piemontese interpretata da Franca Faldini, le scene all'interno del Teatro San Carlo e alcuni sketch di Totò (quello della macchina fotografica con i due sposini e la lettera del cafone senza soldi) .
Miseria e nobiltà è una commedia scritta da Eduardo Scarpetta nel 1888. Un film muto (andato perduto) tratto dalla commedia fu interpretato dallo stesso Eduardo Scarpetta sotto la regia di Enrico Guazzoni nel 1914. Essa venne recitata anche dal figlio di Scarpetta, Eduardo De Filippo, ma raggiunse l'apice proprio grazie al film di Mario Mattoli nel 1954, che è stato a sua volta girato dopo un precedente film con lo stesso titolo del 1940 con la regia di Corrado D'Errico.

Miseria

Mentre si stava girando vidi con la coda dell'occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perché non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s'era invitato di mettersi gli spaghetti nelle tasche. Chissà la scena quanto sarebbe andata avanti, e invece il regista (Mario Mattoli) fu costretto a dare lo stop perché mentre infilava questi spaghetti dentro le tasche, Totò aveva preso anche uno zampirone messo dentro la pasta per fare del fumo, e questo zampirone si stava bruciando la tasca. Girammo unico ciak, quello inserito nel film.

Valeria Moriconi


Così la stampa dell'epoca

«[...] Anche le battute del lavoro originale sono quasi sempre riportate nel film a cui Totò, come doveva, ha dato, con la sua maschera grottesca, i toni e le invenzioni della Commedia dell'arte. Il vecchio canovaccio acquista così una lucentezza nuova, grazie a lui e ai suoi compagni».

Arturo Lanocita, («Il Nuovo Corriere della Sera», 20 aprile 1954.)

«[...] Totò tende naturalmente a ridurre la proverbiale figura dello scrivano Felice Sciosciammocca alla propria misura farsesca, anziché studiarsi di costruire con una ricerca sul piano del gusto «storico» la maschera del mimo illustre, pietra di paragone per i grandi interpreti della scena napoletana, ultimo fra essi Eduardo De Filippo.»


Giulio Cesare Castello, ("Cinema", Milano, 15 maggio 1954.)


I documenti

Caro Giuseppe compare nipote...

 

Lo scrivano e lo zotico


La scena di Caro Giuseppe compare nipote è quindi inquadrabile nel filone delle grandi scene comiche legate alla dettatura ed alla scrittura di una lettera.
Ricordiamo tra queste scene, la più famosa, quella della Lettera alla malafemmina con protagonisti Totò e Peppino, e quella, più recente, della Lettera al Savonarola con protagonisti Massimo Troisi e Benigni (il film è Non ci resta che piangere).

Il "teatro" di Caro Giuseppe compare nipote sono i portici del Teatro San Carlo, dove Don Felice svolge la sua attività di scrivano. I clienti latitano e la fame è tanta! Don Felice si è fatto accompagnare al lavoro dal figlio Peppiniello.

(Il ruolo di Peppiniello nella commedia Miseria e nobiltà è sempre stato un ruolo particolarmente importante per le varie compagnie Scarpetta- De Filippo; infatti vi era l’abitudine di far interpretare il ruolo di Peppiniello al ragazzino della famiglia che si intendeva avviare all’arte del teatro).

Pasquale: Qua si mangia pane e veleno.
Felice: Pasqua': Qua si mangia solo veleno!

Pasquale: Io sono nato per fare il fotografo.
Felice: E quello è stato il tuo errore: tu non dovevi nascere.

Concetta: Ma come già qua è finita l'acqua? Non si fa in tempo ad andarla a prendere che finisce??
Pasquale: È inutile che guardi me: io non mi lavo!

Pasquale: Non pigliare la pasta grossa che non la digerisco.
Felice: Pasqua', tu con questa fame digerisci pure le corde di contrabasso.

Vincenzo: Senti un po' Peppinie', se noi vogliamo riuscire a farti entrare in questa casa bisogna che tu dici che sei mio figlio, hai capito? Mi devi chiamare papà.
Peppinello: Don Vince', basta che mi fate mangiare io vi chiamo pure mamma.


La censura

Documento revisione censura n. 672 del 3 giugno 1946


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando Sciosciammocca (Totò) e' al lavoro al suo banchetto per scrivere le lettere a pagamento,un signore gli chiede un informazione, nelle inquadrature immediatamente successive si può vedere una penna che appare e scompare infilata nel calamaio.
  2. L'attore Enzo Turco entra nel teatro dove lavora come ballerina Gemma (Sophia Loren) e chiede di poterle consegnare un biglietto del suo spasimante, una lavorante gli indica Gemma dicendo "e' quella alta ,la bionda". Peccato che la Loren in questo film sia rossa di capelli.
  3. Sciosciammocca (Totò) deve fare la guardia alla macchina fotografica del suo compare e ne approfitta per tentare di fare una foto a due sposini. In questa scena l'obbiettivo della macchina a soffietto prima guarda in basso poi in alto poi ancora in basso senza che nessuno lo tocchi.
  4. Il giovane nobile va a chiedere aiuto alle due famiglie squattrinate perche gli interpretino i suoi famigliari. Nella scena Totò cade due volte nella seggiola spagliata, nella seconda da sotto il tavolo si vede le mani congiunte in grembo di Valeria Morriconi e immediatamente dopo (cambio di angolazione) le ha sopra il tavolo.
  5. Quando Totò ed Enzo Turco sono dalla Piemontese, Totò nasconde nella mano un biscotto dietro le spalle. Poi Enzo Turco comincia a morderlo e nel farlo morde anche la mano di Totò. Quest'ultimo ha dei sussulti ad ogni morso. Però il primo sussulto di Totò avviene troppo in anticipo... quando Enzo Turco ancora doveva dare il morso al biscotto. E' un errore di sincronismo fra i due attori.
  6. Totò è impegnato a fare il sostituto fotografo, quando fa scappare i due sposini, perché maltratta il cliente. In una inquadratura ha ricollocato a posto l'obbiettivo della macchina fotografica, che prima aveva staccato, ma nella scena successiva lo ha ancora in mano.
  7. All'inizio del film, sul palco del teatro, l'uomo fa comparire in primo piano il programma dello spettacolo all'improvviso, da un'inquadratura all'altra.
  8. Il padre di Gemma, appena arrivato il principe (Totò), gli dice che il fatto di vederlo gli fa credere che sia un giorno di festa. In realtà è veramente festa, proprio lui poco prima non si era arrabbiato con il cameriere tonto, proprio perché era festa.
  9. Il padre di Gemma raccoglie da per terra il cilindro di Totò, lasciando per terra il bastone, ma nell'inquadratura successiva ha entrambi gli oggetti in mano.
  10. Il cameriere tonto porge il cilindro ed il bastone a Totò. In un'inquadratura ha il cilindro nella mano destra ed il bastone nella sinistra, mentre nell'inquadratura seguente gli oggetti sono invertiti.
  11. All'arrivo nell'atrio della casa il padre di Gemma, Totò abbraccia la ragazza (proprio perché lei gli aveva detto che lo poteva fare solo in presenza del padre). In un primo piano entrambe le mani di Totò sono sulla schiena della ragazza, nel campo lungo la mano sinistra è sul braccio.
  12. Nella scena in cui un cuoco e due aiutanti arrivano a casa di Totò portando ogni ben di Dio, si vede che le mani di Luisella sono dapprima unite sulle gambe, nell'inquadratura successiva la donna ha le braccia conserte e in quella ancora successiva ha di nuovo le mani sulle gambe!
  13. I cuochi servono la pasta con tanto di sugo, ma quando Totò la mette in tasca e poi la tira fuori per fare finta di ballare, è completamente bianca.
  14. Quando il giovine nobile assegna le parti, decide che Enzo Turco Sarà suo padre e Totò suo zio, il "principe di Casador". Infatti quando il cuoco presenta Sua figlia Gemma (Sophia Loren) ai nobili, Totò dice rivolto a Turco "Che bel pezzo di nuora ti sei fatto!". Quando però, a tre quarti del film, il giovane nobile è all'esterno della casa del cuoco e si sta chiarendo col suo vero padre (lo spasimante della Loren), arriva il cameriere che dice "Signorino, suo padre il principe di Casador la desidera". Ma allora ha sbagliato ad assegnare le parti? Totò deve fungere da padre o da zio?!
  15. In molte scene ambientate in esterna, che poi in realtà simulano un ambiente esterno perchè sono girate all'interno di un teatro di posa, è possibile notare come le scenografie, gli sfondi siano in bianco e nero mentre il film è a colori. Lo si nota in particolare osservando gli sfondi delle scene che simulano i palazzi eccetera. Questo probabilmente è dovuto al fatto che il film fu girato originariamente in bianco e nero e "colorato" successivamente. Ho osservato attentamente le scene, particolarmente i primi 15 minuti del film, e mi sembra proprio che gli sfondi e le scenografie siano in banco e nero...

www.bloopers.it

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983