Daniele Palmesi, Federico Clemente Feb 2014

SIAMO UOMINI O CAPORALI

1955



Incasso lire 730.134.000 - Spettatori 5.000.918

Detti & contraddetti

L'umanità io l'ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell'ombra grigia di un'esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l'autorità, l'abilità o l'intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.

Più conosco gli uomini e più amo gli animali.

Mi piacciono i romanzi d’appendicite.
Che figura ci fa una clinica dei pazzi dove i pazzi sono tutti calmi?
A Milano c'è nebbia, pioggia, freddo: le bufere entrano dalle porte, salgono per le scale…
Il pazzo va assecondato, io sono propenso all'assecondamento: mi alleno con mia moglie.
Voi non sapete chi sono io! I miei successi sono proverbiali, alla Scala di Milano, all'Ippopodromo di Londra...
I numeri di telefono e gli indirizzi li annoto sul tacchino.
Il pazzo intelligente, quando è guarito che cosa fa? Finge di essere ancora pazzo.
Gli americani per applaudire fischiano: paese che vai americani che trovi.
Ho una casa con tutti i conforti moderni: fornello a legna, fornello a carbonia…
Io non sono matto... ma se l'infermiera del manicomio è bona Si può provare.
A Milano, quando c'è la nebbia, le persone mettono i cartelli con sopra scritti i loro nomi, come a dire: Eccomi, sto qua. Sono i cartelli segnaletici.
Il mondo è pieno di pazzi, un poco lo sono pure io, modestamente.
Ho attraversato campi, valicato monti, ho passato molte perepazia.
A Napoli ho conosciuto una famiglia che di cognome faceva Ossobuchi: era importata da Milano.
Dicono che sono un testimone oculare, ma io non ho oculato niente.
Ho preso una botta al malleolo del cervello e per poco non mi veniva la meninge. Ma pensiamo alla salute!
Io capiscio l'inglese e conosco anche qualche canzone americana, per esempio Polvere di piselli.
Saranno pazzi tranquilli, saranno anche pazzi di fiducia, ma sempre pazzi so'.
In fondo, allo psichiatra sono i pazzi che gli danno da mangiare.
Indicazioni stradali a Berlino: excuse mi, s'il vù plè, questa strass, ove trovass?
Più conosco gli uomini e più amo le bestie.
Adesso che stiamo a Milano, andiamo a vedere il famoso Colosseo.
Paese che vai, americani che trovi.

Totò Esposito

Scheda del film

Titolo originale Siamo uomini o caporali?
Paese Italia - Anno 1955 - Durata 94' - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia / Comico - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Antonio De Curtis - Sceneggiatura Antonio De Curtis, Camillo Mastrocinque, Vittorio Metz, Mario Mangini, Francesco Nelli - Produttore Alfredo De Laurentiis - Fotografia Aldo Tonti, Riccardo Pallottini - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Alessandro Cicognini - Scenografia Piero Filippone - Costumi Gaia Romanini - Trucco Giuliano Laurenti


Totò: Totò Esposito, l'"uomo" - Paolo Stoppa: il "caporale" nei vari personaggi (Meniconi il capocomparsa, il fascista, il colonnello nazista Hammler, il colonnello americano Mr. Black, il direttore di Ieri, oggi, domani, il piccolo imprenditore lombardo) - Fiorella Mari: Sonia - Nerio Bernardi: lo psichiatra - Vincent Barbi: il segretario di mr. Black - Agnese Dubbini: la madre di Mimì - Mario Passante: il sergente tedesco - Henri Vidon: il medico tedesco - Gino Buzzanca: il regista del film su Nerone - Loris Gizzi: il tenore - Giacomo Furia: Nerone - Franca Faldini: Gabriella, la redattrice di "Ieri, oggi, domani" - Rosita Pisano: Filomena Ossobuco - Vinicio Sofia: Cesarino Ossobuco - Gildo Bocci: un testimone - Salvo Libassi: un redattore di "Ieri, oggi, domani" - Gianni Partanna: altro redattore di "Ieri, oggi, domani" - Sylva Koscina: l'aspirante attrice - Gina Rovere: una ballerina - Nicola  junior: primo poliziotto

Soggetto, Critica & Curiosità

1955-siamo-uomini-o-caporali2Soggetto

Totò Esposito è una comparsa teatrale che, stanco delle angherie che subisce quotidianamente dall'amministratore del teatro di posa in cui occasionalmente lavora, minaccia di uccidere il suo superiore: viene però bloccato e sbattuto in una clinica psichiatrica, perché considerato pazzo.
Allo psicanalista Totò racconta la storia della sua vita e di tutti i soprusi che gli sono capitati. La sua "odissea" - come la definisce lui stesso - inizia durante la guerra, quando sbarca il lunario mettendosi al servizio di quanti non vogliono o no possono attendere nelle lunghe file davanti ai pochi negozi aperti: Totò, per passare avanti agli altri clienti, ricorre a piccoli trucchi (li distrae verso un inesistente "puntino nero", suscitando in loro il dubbio che si tratti di un aeroplano; si traveste da gerarca fascista o da ufficiale nazista), ma viene scoperto da un milite fascista, che lo fa arrestare dai tedeschi.
Imprigionato in un campo di concentramento, Totò compie un furto al magazzino dei viveri degli ufficiali, distribuendo poi il cibo agli altri prigionieri, incluse le donne, che si trovano in un settore separato (addestra, a tale scopo, un pastore tedesco, che porta il cibo in un sacco alle prigioniere). Tra queste c'è anche Sonia, amica di Totò, il quale ne è innamorato e con la quale comunica ogni sera con un rudimentale telefono a barattoli. Dopo aver scoperto il furto, il colonnello nazista Hammler fa condurre tutti i prigionieri sulla piazza del campo di concentramento. Dopo una pernacchia che interrompe il suo discorso, dà un ultimatum di 15 secondi al colpevole della pernacchia, dopo i quali farà fucilare cento di loro. Totò si fa avanti, ma, un attimo prima di essere fucilato, è richiesto da un ufficiale scienziato, che ne ha bisogno del corpo per un esperimento. Lo scopo dello scienziato è quello di realizzare una macchina in grado di rendere gli uomini velocissimi, così da trasformare l'esercito tedesco in un'armata invincibile. L'esperimento crea però una grande confusione, e Totò ne approfitta per fuggire con Sonia.
I due giungono a Roma, dove Totò vive in una modesta baracca, il giorno in cui la città viene liberata dagli Alleati (4 giugno 1944). I due si stabiliscono nella baracca, dove Totò prova a far capire a Sonia l'amore che prova per lei, cantandole la canzone, scritta appositamente per la propria amata, "Còre analfabbeta". Sonia, tuttavia, non manifesta interesse, ma intanto i due vengono assunti al teatro gestito dai soldati americani, sotto la direzione del colonnello Black. Il colonnello punta soprattutto a Sonia, di cui si invaghisce: dopo lo spettacolo (im cui, con Totò, recita nella celebre "E llevate 'a cammesella"), la chiama nel suo ufficio, a prima vista per congratularsi con lei, ma, in realtà, per insidiarla. Totò, insospettitosi, interviene appena in tempo e i due lasciano, nauseati, il teatro americano.
Poco dopo, Totò viene contattato dal direttore di un periodico (Ieri, oggi, domani), il quale lo convince a firmare un memoriale nel quale asserisce di essere stato testimone oculare di un delitto avvenuto tempo prima, delitto a cui, in realtà, Totò non ha mai assistito. Il direttore e i suoi stretti collaboratori cercano di sfruttare l'ingenuo Totò per incrementare la vendita delle copie del periodico, ma Sonia gli fa capire la verità. Per evitare che ritratti, il direttore e gli altri giornalisti sequestrano Totò nella camera dell'hotel dove alloggia, lasciandolo in sola biancheria. Totò riesce però ad entrare, passando per il cornicione e poi attraverso la finestra, nella camera accanto, dove trova un abito da donna. Uscito in strada, viene scambiato per una prostituta e portato al commissariato per accertamenti. Qui, proprio mentre cerca di chiarire l'equivoco con il commissario, giunge il direttore di Ieri, oggi, domani, che, giocando abilmente sul travestimento che ha addosso Totò, lo fa passare per persona poco credibile e lo denuncia per truffa, così facendogli scontare alcuni mesi di carcere.
Al termine del colloquio, il medico capisce le angherie che il povero Totò ha subito in vita e lo lascia andare via. All'uscita, Totò trova inaspettatamente Sonia, con la quale, dopo l'uscita dal carcere, si era perso di vista. La gioia di aver ritrovato la propria amata è però subito spezzata quando lei gli presenta suo marito, un ricco industriale milanese: per Totò è l'ennesima beffa della sua vita.

Critica e curiosità

Nel film si ripercorrono 15 anni di storia italiana per dimostrare che i deboli saranno sempre sopraffatti dai cattivi ovvero dai caporali . Totò canta due canzoni, "Core analfabeta" di cui è autore e "'A cammesella " una vecchia composizione del teatro di varietà.

 
Cast
Paolo Stoppa interpreta tutti i "caporali": il direttore del teatro, il soldato fascista, il criminale nazista, l'ufficiale americano, il giornalista senza scrupoli e l'imprenditore lombardo. Inizialmente avrebbe dovuto interpretare la stessa persona nelle diverse vesti professionali e sociali assunte dal fascismo al dopoguerra, come sarà per Totò, che infatti è sempre lo stesso. La censura temette che in tal modo si sarebbe raffigurata la classe dominante come opportunista e trasformista, ancor più senza scrupoli, capace di cambiare colore a ogni giro di boa.

Censura
L'Italia degli anni cinquanta aveva assunto la legge del 1923, senza avervi apportato modifiche importanti. Le sceneggiature venivano consegnate dai produttori cinematografici, prima che il film avesse inizio. Le motivazioni sono comprensibili: evitare il danno causato dall'eventuale censura o dall'aver urtato la suscettibilità di parte della classe politica di governo e di opposizione. Siamo uomini e caporali, nonostante i tagli, se letto attentamente, conserva la forza della satira. Sono numerose le scene tagliate, sia quelle di «signore nude, indossatrici semi svestite» ma anche di frasi come: «questi ministri (...) sono brutti, brutte espressioni, brutti visi»; o anche: «si stava meglio quando si stava peggio».

Colonna sonora
Nel film Totò canta la canzone "Core analfabeta", da lui composta, e quella d'avanspettacolo "E llevate 'a cammesella".

«In 'Siamo uomini o caporali' Totò ha un poco ritrovato se stesso, dopo essersi perduto dietro a tutta una serie di farse scucite e sciatte, prestandosi ad esibirsi nei lazzi più risaputi . [..] Certo , il soggetto, che è dello stesso Totò, si poteva prestare a ben altro tipo di satira [..]»

Aldo Scagnetti


«La celebrità, talvolta, fa perdere il senso delle proporzioni. Solo con questa considerazione si può spiegare la mania di Totò di voler esporre una sua filastrocca della vita. Siamo uomini o caporali? è uguale a tanti altri film di Totò, con l'aggravante del tema ambizioso sfruttato in maniera sbagliata.»

 Vice, «Cinema Nuovo*, Milano, 10 ottobre 1955.
 
«Il pubblico si è trovato di fronte a una opericciola con gusto e bonario compiacimento ironico-satirico, senza gravi cedimenti, ma anzi congegnata su una serie di trovatine, se pure non   eccessivamente   originali,   tuttavia   sufficientemente estrose e piacevoli. Alle facili battute del dialogo il pubblico ride e si diverte, non dimenticando, nel suo spasso, l'inter-pretazione gustosa e sapida del suo beniamino Totò.»
 

Vice, «La Voce Repubblicana», Roma, 4 settembre 1955

 
«Nell'estate del '54 l'attore annuncia che Franca e lui avranno presto un erede: lo battezzeranno col nome Massenzio o di Teodora, dai nomi dei gloriosi antenati bizantini. Massenzio nasce prematuro, il 12 ottobre '54 e vive solo poche ore. Per Franca e Antonio, perseguitati anche dalla condanna dei perbenisti, sono settimane di disperazione. Per qualche tempo Totò evita i teatri di posa. Quando torna sul set, il suo lavoro sembra risentire di una nuova tristezza. 

Siamo uomini o caporali?, diretto da Mastrocinque tra febbraio e marzo del '55, vorrebbe essere il suo film-manifesto e non a caso porta lo stesso titolo della sua malinconica autobiografia. [...]»

di Alberto Anile


Così la stampa dell'epoca

Cinema Nuovo, 10 ottobre 1955


L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali.La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!

 

In queste parole del dialogo tra Totò ed il medico che lo esamina, è racchiuso il senso del film. Nel film Totò canta: Core analfabeta, da lui composta, e la canzone d'avanspettacolo E llevate 'a cammesella. Il titolo originale è: Siamo uomini o caporali, senza punto di domanda.
Paolo Stoppa interpreta tutti i "caporali": il direttore del teatro, il soldato fascista, il criminale nazista, l'ufficiale americano, il giornalista senza scrupoli e l'imprenditore lombardo. È uno dei primi film a trattare, seppur per un breve spezzone, in maniera parzialmente comica la tragica realtà dei lager (con 42 anni di anticipo rispetto a "La vita è bella").

Le forbici della censura sul film

Non si capisce ad esempio come mai per animare un film comico, sia necessario ricorrere ancora ad argomenti vieti, stantii e abbondantemente sfruttati come l'occupazione tedesca e quella alleata, il dopoguerra con le elezioni e la borsa nera, i recenti scandali e processi. [...]
Agli effetti della censura si ritiene di richiamare l'attenzione sui seguenti passaggi di battute, passaggi e battute che, dato lo stile e il livello del copione, potrebbero indifferentemente essere trasformati, sostituiti o del tutto soppressi senza che il risultato complessivo cambi per niente.
1) P. 57-58-59: la satira antifascista delle battute di Totò e del Milite si basa su formule talmente viete che ottiene piuttosto un effetto controproducente.
2) P. 69: anche le seguenti battute possono risultare a doppio taglio;
Commendatore: «Ha ragione, siamo tutti uguali...»
Totò: «È comunista!»
Commendatore: «Cosa dite?»
Totò: «Ha detto che siamo tutti uguali... arrestatelo!».
3) P. 127: Totò: «Ma come la sonerei volentieri questa Sonia!».
4) P. 153: Il caporale che funge in questo episodio da ufficiale italiano di collegamento con gli americani, chiede a Totò se sia esperto in fatto di intrallazzi e quindi specifica:
Caporale: «Conosci qualche famiglia con delle signore, delle signorine? Le inviteresti a casa mia... qualche piccolo trattenimento per questi ragazzi americani... si annoiano qui...»
5) P. 235: Totò viene catechizzato politicamente da una ragazza (la segretaria che lo attrae fisicamente).
Segretaria: «Sei un puro ma devi diventare anche un "duro"».
Totò: «Farò del mio meglio».
Segretaria: «Andiamo».
6) P. 246: Totò (che sta facendo l'agit prop): «Il governo, questi Ministri!... fisicamente non rispondono, sono brutti... Brutte espressioni, brutti visi ecc.»
7) P. 353: Una bella signora, nuda spalle e reni, sta distesa in attesa della massaggiatrice. Sorvegliare la scena.
8) P. 358-359: Sorvegliare la scena in cui un gruppo di indossatrici «corrono qua e là semisvestite», si porgono finti seni di gomma e «si affacciano a mezzo busto dalle rispettive tende mostrandosi svestite».

(Totò proibito - Alberto Anile - Ed. Lindau)

Analisi

Alcune riflessioni sulla teoria "uomini o caporali"

La scelta della categoria dei Caporali
 
Totò nel teorizzare la sua teoria, ha scelto di classificare la categoria di persone che sfruttano gli Uomini definendoli come Caporali. La scelta non è casuale; il caporale, ci perdonino gli eventuali militari che ci leggono provvisti di questo grado, rappresenta, nella visione di Totò, un tipo di uomo che può facilmente trovarsi ad abusare del suo piccolo ma, al tempo stesso, significativo potere, in quanto può avere un "posto di comando, senza averne l'autorità, l'abilità o l'intelligenza". Il caporale, meglio ancora se "di giornata", rappresenta al meglio questa tipologia umana; un tenente, un capitano, un colonnello non sarebbero stati scelte ugualmente felici, perché gli ufficiali dovrebbero essere almeno dotati di una preparazione specifica e di una discreta cultura. Che poi nei vari episodi del film, il caporale possa avere le sembianze anche di un ufficiale o di un uomo di cultura, quale un direttore di giornale, è altro discorso; magari saranno uomini "colti", ma nell'animo rimangono dei caporali, in quanto "caporale si nasce, non si diventa!". Al contrario è ovviamente possibilissimo essere nella vita caporali (nel senso di soldati) ed essere degli uomini, nel senso dato alla parola da Totò.

I Caporali e le donne

Nel caratterizzare il comportamento dei Caporali, particolare attenzione viene posta al loro modo di fare con le donne: il Caporale tendenzialmente approfitta del suo piccolo/grande potere per cercare di ottenere vantaggi nei rapporti con le donne; o attraverso la minaccia ("non ti assumo se non…") o attraverso le promesse ("se sei gentile con me, …").

Un caporale particolare: il ragioniere Casoria

In un altro film, La banda degli onesti, Totò ci presenta una figura esemplare di caporale: il ragioniere Casoria. Vi consigliamo una lettura della pagina che abbiamo dedicato a questo prepotente-lestofante.


Attualità del film: Totò Nostradamus?

In altra pagina dedicata al film Gli onorevoli, abbiamo avuto modo di notare la grande attualità di alcune situazioni dei film di Totò: in quel caso si parlava dell'importanza che potevano avere tre voti in Parlamento per salvare un governo…
In questo film il lavoro svolto dal Direttore di un giornale ci riporta ai giorni nostri: indovinate quale é la sua principale occupazione? Preparare dossier pieni di fregnacce…!
Che il nostro Totò sia stato un po' Nostradamus?

(www.quicampania.it)

Immagini di scena e sul set

IMMAGINI DI SCENA E SUL SET


Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1955-Siamo uomini 01  
  Gli stabilimenti cinematografici nei quali Totò Esposito (Totò) lavora come comparsa quando sarà prelevato e portato in una clinica psichiatrica per aver tentato di uccidere il capo comparsa Meniconi (Stoppa), stufatosi delle sue angherie, sono gli ex studi Ponti-De Laurentiis, situati in Via della Vasca Navale 5 a Roma ed oggi sede dell’Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione "Roberto Rossellini"
   
  Più avanti nel film, gli esterni degli studi sono stati utilizzati per un’altra scena, quando Totò Esposito (Totò) lascia alla chetichella, travestito da donna, l’albergo nel quale alloggiava a spese del periodico “Ieri, oggi, domani”, che lo aveva assoldato come finto testimone di un delitto per vendere più copie, e sarà arrestato dai carabinieri perché scambiato per una prostituta. Nel fotogramma ecco il momento nel quale, lasciato l’hotel dall’uscita di servizio (alle spalle della macchina da presa), Totò attraversa in pelliccia la strada antistante l’albergo (nella realtà è il vialetto interno agli ex studi, che parte dal cancello su Via della Vasca Navale)
   
  Il negozio dove, spacciandosi prima per gerarca fascista e poi per ufficiale nazista, Totò Esposito (Totò) riesce a superare la fila di clienti in attesa (almeno fino a quando non verrà smascherato da alcuni clienti e da un milite fascista / Stoppa) si trova in Piazza delle Cinque Scole 22 a Roma ed oggi ospita un’agenzia di viaggi. Prima di arrivare al negozio riconosciamo la piazza dove si dilunga la fila di clienti in attesa, furbescamente “sorpassata” da Totò (che se ne stava nascosto dietro il camion, dove effettuava i cambi d’abito)
   
  La fila vista dalla prospettiva opposta, con il negozio (C) posto all’angolo con Via Monte de' Cenci.
  La piazzetta dove, dopo esser stato scoperto mentre tentava di aggirare per l’ennesima volta la fila al negozio, Totò Esposito (Totò) tenta vanamente di sfuggire all’arresto girando attorno ad un albero (che poi utilizzerà come “paravento” per travestirsi da “cieco anteguerra”) non si trova a Roma, come lascerebbe intuire la precedente scena del negozio, girata in Piazza delle Cinque Scole: siamo invece, come segnalato anche su questo sito, ad Albano Laziale (Roma), nello slargo costituito dall’intersezione di Via dei Travoni con Via Don Luigi Minzoni.
  

La clinica psichiatrica dove Totò Esposito (Totò) viene ricoverato dopo aver tentato di uccidere il capo comparsa Meniconi (Stoppa) è l’Hospice “Villa Speranza”, che già si chiamava così all’epoca delle riprese, situato in Via della Pineta Sacchetti 235 a Roma.
Oggi l’edificio è difficilmente riconoscibile a causa delle importanti modifiche strutturali che ha subito e sono potuto arrivarci solo perché, per qualche secondo e tagliata dal margine del fotogramma, veniva inquadrata la targa sul pilastro con la scritta “Villa Speranza”

   
  Il controcampo, ripreso attraverso il cancello dal quale stava uscendo Totò, ci permettere di scorgere gli edifici antistanti, uno dei quali presentava ancora le impalcature del cantiere che lo stava erigendo
  
  La baracca dove abita Totò Esposito (Totò) ha doppia natura. Se “fisicamente” si tratta di un edificio fasullo, di chiara origine “teatrale” (nel senso che è sicuramente una ricostruzione in studio)...

...il panorama che Totò ha quando si affaccia alla finestra è realissimo ed è stato ripreso dalle pendici di Monte Mario a Roma, poco sopra questa casetta (A) di Via Trionfale, abbracciando uno scorcio della capitale oggi urbanisticamente stravolto. Addirittura sopra la casa sembra notarsi uno tratto del Tevere e che, invece, è un’area ancora spoglia di edifici, posta esattamente a lato del gruppo di stabili nei quali si trova anche la chiesa B.
  

La casetta A e tutti gli edifici che gli sono stati costruiti davanti tra il 1955 e i giorni nostri. La freccia indica la direzione della veduta panoramica (foto 1)
Gli edifici con la chiesa sullo sfondo (l’edificio moderno con la cupola è quello che si trova accanto alla casetta A nell’altra foto di oggi) (foto 2)
Quindi la macchina da presa era collocata in questo piazzaletto panoramico di Via Trionfale, fisicamente collocato sopra la casetta A. Nello stesso luogo, nel 1967, sarà girata una scena de I due vigili (foto 3)

   

Le Locandine


LA VIDEOTECA