LA BANDA DEGLI ONESTI

1956



Incasso lire 388.846.000 - Spettatori 2.603.938

Detti & contraddetti

Sulle strade, per segnare i chilometri, ci sono le pietre emiliane.
Un anziano afflitto da pessimismo senile, in pianta stabile sulla terra, con la mania di persecuzione mortuaria.
Il pavimento è una schifezza, lo so, e mi scuso a nome suo. La prossima volta lo incarto.
I soldi si fabbricano al Policlinico dello Stato.
Mi piace un soprabito inventato dagli americani, il cocomero, quello che si aggancia con i calamari.
Il falò? E chi lo fo?
Era talmente vecchio che aveva fatto la prima comunione con Garibaldi.
Caporali si nasce, non si diventa. Se un pover'uomo sbaglia, e può capitare a tutti, perbacco, c'è sempre un caporale che ne approfitta. Maledetti caporali! Ovunque uno vada, c'è sempre un caporale che lo perseguita. Abbasso i caporali!
La casa, la moglie, sarebbero niente: è la serva che conta. È bona, quanto è bona... Non mi si è ancora affezionata, ma promette bene.
Carta igienica, papièr igienìc: l'ho vinta alla lotteria.
Ho mandato mia moglie e i miei figli a un funerale, così si divagano un po'.
I pozzi sono pieni di fantasmi: tutti buttano i cadaveri nei pozzi. Non mi sento maturo per l'assassinio. Mi sono allenato con le mosche e le zanzare, ma poi, finita la buona stagione, sono rimasto senza cavie.
Il tempo stringe e col restringimento sono dolori.
Con un tedesco di guardia non passa chicche e sia.
Le macchine... le macchine... sarà, ma non ragionano.
Prima regola del manuale del delinquente: farsi fotografare solo per la foto segnaletica. Foto fatta capo ha.
Le barbe finte le fanno con i peli dei condannati a morte.
Le persone più si sentono importanti e meno sono.
Ma che siamo pazzi, magari lei c'ha lasciato pure le impronte vegetali.
Quelle sono macchine, non sono uomini che ragionano.
Nel dolore un orbo è avvantaggiato, piange con un occhio solo.
O sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.
Questa è la famosa "Bordini e Stocchetti" di Torino.

Antonio Bonocore


Scheda del film

Titolo originale La banda degli onestiPaese italia - Anno 1956 - Durata 106' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Age & Scarpelli - Sceneggiatura Age & Scarpelli - Produttore Isidoro Broggi per DDL Roma - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Alessandro Cicognini - Scenografia Alberto Boccianti


Totò: Antonio Bonocore - Peppino De Filippo: Giuseppe Lo Turco - Giacomo Furia: Cardone - Gabriele Tinti: Michele, figlio di Bonocore - Giulia Rubini: Marcella, figlia di Lo Turco - Nando Bruno: Maresciallo Denti - Luigi Pavese: Ragionier Casoria - Memmo Carotenuto: Fernando - Gildo Bocci: tabaccaio - Lauro Gazzolo: Andrea - Salvo Libassi: Brigadiere Solmi - Anita Ciarli: la madre di Antonio - Yoka Berretty: Marlene, moglie di Antonio - Mario Meniconi: Un Finanziere - Guido Martufi: Riccardo, figlio di Lo Turco - Enzo Maggio: Barrista

Soggetto, Critica & Curiosità

1956-la-banda-degli-onesti2Soggetto

Antonio Bonocore, portiere di uno stabile di Roma con una moglie tedesca, si trova per caso ad assistere il signor Andrea, un anziano inquilino che, prima di morire, gli rivela di essere in possesso di alcuni cliché originali della Banca d'Italia, di cui era stato a lungo dipendente, nonché della carta filigranata per stampare banconote da 10 000 lire. Il signor Andrea aveva rubato questo materiale con l'intenzione di vendicarsi del fatto di essere stato messo da parte, ma non aveva poi mai avuto il coraggio di passare all'azione. Chiede quindi a Bonocore di buttare nel fiume la valigia con i cliché.

Bonocore però decide di non gettare la valigia, ma ignorando le tecniche di stampa delle banconote, per produrre i pezzi da 10 000 si vede costretto a chiedere la collaborazione del tipografo Giuseppe Lo Turco e, successivamente, del pittore Cardone, tutti e due variamente indebitati come lui.
Facendo leva sui bisogni economici dei suoi compari, organizza delle furtive riunioni notturne per dar vita a una banda di falsari.
I tre riescono a stampare le banconote e a "spacciarne" una in un bar notturno. Le cose però si complicano quando Bonocore scopre che suo figlio maggiore Michele, finanziere da poco trasferito a Roma, sta seguendo un'indagine relativa proprio a delle banconote false.
Dopo aver sentito alcuni particolari raccontati da Michele e vedendo la polizia che va a perquisire la tipografia di Lo Turco, e notando strani cambiamenti nel modo di vestire dei suoi "soci", Antonio teme di essere scoperto, con l'aggravante che essendo egli padre di un finanziere, possa costare il posto al figlio. Pertanto prega i suoi compari di non spendere più un soldo, e di disfarsi subito dell'attrezzatura, sotterrandola fuori città.
Antonio, sentendosi ormai braccato, decide di farsi arrestare proprio da Michele: un figlio che arresta il padre - egli spiega - non solo non lo cacciano, ma lo promuovono, e diventa un esempio per tutti i suoi colleghi.
Decide perciò di mettere in pratica il suo progetto andando di persona in caserma per farsi arrestare dal figlio, il quale crede che voglia scherzare. Ma dopo aver sentito dal Maresciallo che l'indagine seguita da Michele si è chiusa con l'arresto di una banda di falsari professionisti e che il biglietto da lui spacciato era stato sì identificato, ma non era uno di quelli prodotti dai tre, bensì il campione usato, falso anch'esso e cedutogli da un usuraio, certo Pizzigoni, sta quasi per svenire.
Scopre poi che nessuno dei suoi soci aveva avuto il coraggio di spendere una sola delle banconote fabbricate.
I tre, ritrovata la tranquillità, decidono di distruggere tutte le banconote false e la valigia con i cliché, allestendo un falò; come gag finale, Bonocore si accorge (troppo tardi) di aver buttato tra le fiamme, nella foga, anche la busta contenente il suo stipendio.

Critica e curiosità

Il film, girato nel gennaio del '56, diventerà un classico dei film di Totò anche se alla sua uscita nelle sale parte della critica come era suo costume non fu dello stesso avviso. E' il primo film in cui la coppia Totò - Peppino esplode in tutta la sua comicità, famose le storpiature del cognome della vittima - partner Lo Turco (Lo Truzzo, Turchetti, Lo Turzo, Lo Struzzo) che saranno poi ripresi in film successivi. La scena dei tre protagonisti nella tipografia che viene girata con la caratteristica velocità delle comiche americane è un'idea dello stesso Totò.
 

Produzione
La banda degli onesti venne girato nel gennaio del '56. È il primo film in cui la coppia Totò - Peppino esplode in tutta la sua comicità, famose le storpiature del cognome della vittima - partner Lo Turco (Lo Sturzo, Turchetti, Gianturco, Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Curto) che saranno poi ripresi in film successivi.
La scena dei tre protagonisti nella tipografia, che viene girata con la caratteristica velocità delle comiche americane, è un'idea dello stesso Totò.
Totò riprese il nome "Bonocore" anche in un personaggio nel film Totò diabolicus, del 1962.

Dati tecnici
Formato negativo (mm/video pollici): 35 mm
Processo cinematografico: Spherical
Formato stampa film: 35 mm

Distribuzione
Portogallo: Totó e as Notas Falsas, 4 maggio 1960
Germania Ovest: Die Bande der Ehrlichen

«[...] Un corpo da funambolo, anzi da fachiro, a tratti disanimato, cadaverico, e a tratti invaso dalle furie, scattante, volante. L'inerzia e il moto, pietre e vento, nel medesimo
tempo. Gli arti indipendenti, liberi, dissociati, un braccio o una gamba di Totò è un individuo nell'individuo, un attore nell'attore. Il collo a segmenti, a cannocchiale [...] E infine (Muse napoletane aiutatemi) un volto senza parentele, indefinibile, astruso, un mondo chimerico di fronte occhi naso bocca zigomi, anomali, buffi e terrifici, che agghiaccia e rapisce, che stimola al riso e, contemporaneamente, a non so che umana solidarietà e partecipazione. Mi fa ridere e sospirare la mascella deragliata di Totò. Egli, tanto se avesse dato retta ai suoi connotati surreali (affrancandosi da ogni coerenza), quanto se lì avesse gettati a contrasto nel reale, nei malinconici avvenimenti di ogni giorno, sarebbe stato un pozzo di fìnissìma allegria cinematografica. Ma, debbo ripeterlo, Totò non ha intelligenza di sé, non vive con Totò. Non si è mai cercato o indovinato, mai Ha trasferito per vent'anni sullo schermo, il Totò del Varietà [...] È amico o nemico dell'arte sua l'ineguagliabile Totò?»
 

Giuseppe Maretta, «L'Europeo», Milano, 7 aprile 1956.


«
[..] Nel panorama non troppo consolante dei nostri film comici, questa pellicola [..] merita una menzione onorevole. Spigliata, briosa, dotata di un dialogo vivace e di qualche genuina trovata [..], grazie soptattutto all'interpratazione di Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia».

Vice, Il Messaggero 

Il secondo film prodotto interamente dalla D.D.L. è La banda degli onesti, girato nel gennaio '56 da Camillo Mastrocinque. I protagonisti sono il portinaio Antonio Bonocore (Totò), il tipografo Giuseppe Lo Turco (Peppino De Filippo) e il pittore Felice Cardoni (Giacomo Furia), tutti assillati dai debiti. Un giorno Bonocore si ritrova tra capo e collo un insperato tesoro, un cliché autentico della Zecca e un pacco di carta filigranata, il materiale sufficiente per fabbricarsi in proprio parecchie banconote da diecimila lire. [...]

di Alberto Anile

«Muse napoletane, abbiamo tante volte mangiato cocomeri o lupini insieme, aiutatemi a dire tutto il male e tutto il bene possibili di Totò. Chi è più attore e meno artista di lui? Chi, se non Totò, è l'unico, il massimo denigratore che Totò abbia, l'ospite furtivo, il cugino povero, il visitatore umile, frainteso, balbettante, di se stesso? Chi, o lacere e fulgide Muse napoletane, si inganna, si disconosce, si rinnega più del nostro impareggiabile conterraneo Totò? Poteva, il Creatore dei Petito, degli Scarpetta, dei Viviani, dei De Filippo, realizzare con maggiore talento e con maggiore impegno un lavoretto come Totò? Egli, l'Apollo indigeno (mi permettete di figurarmelo anziano, grigio, arruffato come un "solachianiello", ovverosia come un ciabattino, di Materdei? Gli mettiamo sulle ginocchia un domestico e rognoso mandolino, invece della mitica lira, e siamo a posto, vedeva lontano, chilometri e chilometri, sulla via del comico.»

Giuseppe Marotta

Cardone: Mi raccomando, fatevi dare una bella 10.000 lire, bella grande.
Antonio: Sì, me la faccio dare a tre piazze, la 10.000 lire è misura standard.

[Antonio ha con sé un pacco con i soldi falsi dentro]
Figlio di Antonio: Papà, cos'hai in mano?
Antonio: No... niente... come si chiama... aaah... carta igienica... papier igienique, l'ho vinta alla lotteria

Cardone: No, no e poi no! Io non voglio essere roso dai morsi della coscienza.
Antonio: Allora volete essere roso dai morsi della fame?

Lo Turco: Io vado a Montecarlo.
Antonio: Ah!
Lo Turco: Li c'è il casinò.
Antonio: Ma, che bisogno c'è di arrivare a Montecarlo, se il casino lo teniamo già qua.

Antonio: Tre [sigari] toscani! [ostentando un biglietto da 10000 lire]
Tabaccaio: Mi rincresce, i toscani li ho finiti.
Antonio: Beh, allora mi dia... una saponetta!


Dal blog "Il cinema italiano per le strade di Roma"

I luoghi dove fu girato il film


 

Così la stampa dell'epoca

 

Cinema Nuovo, 10 maggio 1956



Analisi

Il tormentone Lo Turco

Peppino De Filippo interpreta ne La banda degli onesti la parte del tipografo Lo Turco. Ebbene Totò, ovverosia il portiere Antonio Bonocore, non pronuncia mai correttamente il cognome Lo Turco; ecco come Totò lo storpia ripetutamente:
Lo Turzo
Lo Curto
Turchesi
Lo Tripoli
Lo Struzzo
Gianturco
Turchetti
Turco

Mi ricorda Pinturicchio

Bonocore, il "capo" della Banda degli onesti, propone a Lo Turco un "artista" come esperto in colori per la stampa delle banconote; lo porta quindi dal "pittore"; si tratta dell'imbianchno Cardone (Giacomo Furia), impegnato a completare la scritta "Cannoli alla siciliana" della insegna di un negozio.
Lo Turco: "Quello è il pittore? ".
Bonocore: "Signor Lo Struzzo, ma chi vogliamo pigliare, Picasso? Vogliamo De Chirico? Vogliamo far resuscitare Raffaello? ".
Lo Turco: "Quello è un mezzo imbianchino! ".
Si avvicinano, Bonocore prensenta Lo Turco a Cardone.
Lo Turco: "C'è un certo rilievo... ".
Bonocore: "C'è uno stile, una personalità, io sono un profano, non ne capisco, ma a me ricorda un tantinello il Pinturicchio! ".
Lo Turco: "Della prima maniera ".
Bonocore: "Perchè questa maniera qua... ".
Lo Turco: "...è l'ultima! "
 


Siete d'accordo? Siamo d'accordo! Le ragioni per tirarsi indietro o agire
 
In una scena di grandissima comicità della Banda degli onesti, i nostri tre falsari discutono se dar luogo o meno al loro piano criminoso. A turno i tre assumono ciascuno il ruolo di chi spinge all'azione o, viceversa, il ruolo di chi si tira indietro.
Ricordiamo le principali motivazioni ad agire:
Totò: "Noi non spacciamo moneta falsa; ecco, casomai, noi tutt'al più siamo una succursale, in francese si direbbe una dipendance; quando a un esercente capita un nostro biglietto tra le mani, lo guarda e fa -questa è una banconota della dipendance, sì, sì, è buona, dagli il resto- e ci paga.".

Giacomo Furia: "Ripensandoci bene, in fondo in fondo, nei confronti della legge noi siamo a posto; anche la carta è autentica; tutt'al più può essere definito come un reato a responsabilità limitata. E che ci fanno?",
Le motivazioni per tirarsi indietro:
Giacomo Furia: "Noi facciamo peccato! Peccato mortale!".
Peppino: "Non dimentichiamoci io chi sono. Sono un tipografo!".

Totò: "Io modestamente nella media borghesia italiana occupo una società! Io ho una portineria bene avviata, con gli inquilini che vanno e vengono e quindi a Pasqua, Natale e Ferragosto mi danno la mancia, soldi, al mio onomastico fiori, candele, etcetera!".

Il ragioniere Casoria

Non tutti lo conoscono, ma il personaggio del ragioniere Casoria, nel film La banda degli onesti, è probabilmente uno dei personaggi più importanti e, purtroppo, più attuali della complessiva opera cinematografica di Totò.
Totò vedeva il mondo diviso in due grandi categorie: gli uomini e i caporali (da cui il film); i primi sono soggetti alle peggiori angherie da parte dei secondi. Chi sono i caporali? Purtroppo tanti: si parte dai "caporali di giornata ", ovverosia da soldati semplici che per un momento acquisiscono un potere gerarchico, si passa ai superiori sul lavoro, ai politici, a chiunque può rovinare con una sua volubile scelta la vita di un uomo.
Il ragioniere Casoria entra a pieno titolo nella categoria dei caporali, ma con un'aggravante. E' un uomo di potere, perchè in quanto amministratore del condominio dove Totò (Antonio Bonocore) svolge il suo lavoro di portiere, può licenziarlo da un momento all'altro se non ubbidisce alle sue disposizioni. L'aggravante sta nel fatto che è un lestofante, e le sue disposizioni consistono nel coinvolgere il portiere Totò nell'imbroglio sul carbone da utilizzare per il riscaldamento: ne vorrebbe far pagare 120 quintali al condominio per comprarne solo 40. Totò da persona onesta si rifiuta e il ragionier Casoria decide immediatamente di sostituirlo con altro portiere (Memmo Carotenuto) più "morbido ".
L'Italia di oggi è piena di ragionieri Casoria, ma soprattutto è divenuta piena di persone alla Memmo Carotenuto.

Passare dalla parte del Ragioniere Casoria

Agli Italiani oggi appare chiaro che in considerazione del gran numero dei ragionieri Casoria esistenti, per fare carriera, per diventare ricchi, per acquisire potere non vi è che una strada, quella del portiere Memmo Carotenuto: divenire Yes-man ed agevolare, senza mai contraddirlo, il proprio caporale, il proprio ragionier Casoria. Questa tendenza generalizzata degli Italiani è riassunta dal grande Totò con una frase divenuta famosa: "Passare dalla parte del ragioniere Casoria".
E' quello che propone Totò a Peppino de Filippo, altro personaggio onesto spinto a divenire un falsario, per risolvere i loro problemi:
"Ci sarebbe una soluzione, adeguarsi, questo è il segreto! Passiamo dall'altra parte, saltiamo l'ostacolo a pie' pari, disertiamo, passiamo dalla parte del ragioniere Casoria! ".
 


 

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1956-La Banda 01  
  

La pasticceria di cui Cardone (Giacomo Furia) decora la vetrina è in Piazza Gimma a Roma. Ringrazio Roger per aver collegato questo film a Il segno di Venere che mi ha permesso di certificare la location, che cercavamo accanitamente da due anni e mezzo, da quando Zender la postò il 10 dicembre 2010 ore 14:40 senza inizialmente trovare troppo interesse (per poi diventare invece la più ricercata in assoluto).

Ero ormai convinto dell'abbattimento dei palazzi, quindi l'unico sistema per arrivare a quel posto rimaneva la vetrina su cui dipingeva Furia. Viste le fattezze più moderne doveva esserci ancora oggi e di certo non sarebbe cambiato di molto l'aspetto. Mentre cercavo un'altra location in Viale Libia mi è caduto l'occhio per caso su un palazzo con le vetrine identiche a quelle di Furia: 11 era il primo numero chiave e che corrisponde al numero delle sezioni decorative a fianco della vetrina di Furia. Erano 11 anche nel film! A quel punto, conteggiando le vetrine non corrispondeva la porta... Non mi sono perso d'animo e ho svoltato l'angolo: lì le vetrine corrispondevano, corrispondeva l'angolino del cornicione e i mattoncini in vetrocemento a terra che si notano nel film. (Ellerre)

   
  Ho controllato il paesaggio retrostante il mercato coperto che ora chiude la visuale del film e lì ho visto che c'erano vecchi palazzi residui (col muretto in basso che si intravede nel fotogramma che tutti conoscono), però serviva una prova certa. A questo punto mi ha aiutato Roger con un fotogramma da Il segno di Venere (1955), che mostrava uno dei palazzi scomparsi:
   
  Ecco cosa si vedrebbe ora dalla ripresa più classica della scena
   
Qui una sovrapposizione del fotogramma del Segno di Venere che mostra bene la corrispondenza dei palazzi sopravvissuti Qui un'immagine che mostra bene i palazzi abbattuti di Piazza Gimma (sopra le teste di Totò e Peppino)
  A sinistra la avola riassuntiva che mostra bene dov'era il palazzo principale abbattuto, oltre al resto. Purtroppo possiamo dire definitivamente addio ai palazzi della Banda degli onesti. Il loro "sacrificio" ha dato vita alla succursale del Liceo Scientifico Statale Avogadro. Erano palazzi dei ferrovieri che già a metà degli anni '60 erano stati abbattuti.
   
  Il ponte da cui Totò tenta di disfarsi della valigetta contenente i cliché originali della Banca d'Italia è, come evidente, il Ponte dell'Industria a Roma. La freccia rossa indica il punto in cui stava Totò (Travis)
  

La strada dove Bonocore (Totò) e Cardone (Furia) abbbandonano il cane è oggi nientemeno che il Grande Raccordo Anulare a Roma! Il profilo dei monti sullo sfondo coincide e sulle mappe viene segnalato anche come km 13 (e nel film si vede di sfuggita una pietra miliare che porta la scritta " S.S 5 - km 13 Roma"). IL GRA era in sede di approvazione come "Nuova strada di circonvallazione della città di Roma". I lavori li iniziarono nel 1951. Grazie a Roger e Orsobalzo per la complessa ricostruzione del luogo. Seguendo il percorso di Totò e Furia si possono riconoscere il Casale di via grotte di Torre Rigata... (Iena)

  la Torre di Pratolungo sullo sfondo
e infine il casale di via di Casal Monastero di fronte a loro
A sinistra, la mappa che mostra il punto dove stanno i due (e da dove partono le tre linee verso gli edifici inquadrati)
  E infine ecco l'enorme differenza dello stesso punto visto ieri e oggi
   

Le Locandine


LA VIDEOTECA

1956-La banda degli onesti 1956-La banda degli onesti

Durata: 00:01:26

Giacomo Furia - La banda degli onesti Giacomo Furia - La banda degli onesti

Durata: 00:00:52

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.