TOTÓ, PEPPINO E I FUORILEGGE

1956



Incasso lire 452.518.000 - Spettatori 3.030.323

Detti & contraddetti

Il primo brindisi lo voglio dedicare a mia moglie: moglie mia, io non so dove sei, ma ovunque tu sia, io faccio un brindisi alla facciaccia tua! E alla salute mia!

 

Eh, ricchi sfondati siamo! Beh, veramente il ricco sono io: lui è solamente sfondato.
Sei un cafone, hai agito con modi interurbani.
Una lettera minatoria non l'ho mai scritta perché non conosco nessun minatore.
Ho sofferto moltissimo, avevo sempre mia moglie davanti agli occhi. Altrimenti che sofferenza era?
Non ho paura dei rospi perché sono abituato a mia moglie.
Obbedischi, ti aspetto con anzianità.
Ho paura, tanta paura, ma la paura non fa novanta?
Rosppi si scrive con due "p" perché è il plurale di rospi.
Non bisogna mai cambiare le donne in tavola.
Il mio amico non capisce l'italiano; è oriundo, nato in Polacchìa.
Ho tanta, tanta paura, ma la paura non fa 90?
Io la cena fredda la lascio riscaldare: a me la cena fredda piace calda.
Nel delirio si parlano le lingue morte. lo nel delirio parlo il francese.
Abbiamo fatto una scappatella, siamo uomini: ho detto tutto.
Che puzza l'acqua di pozzo!
Mia moglie è peggio che brutta: è racchia.
Mia moglie è un tipo apprensivo: sta sempre ad Anzio per me.
Sto male, ho una colica apatica, ho bevuto troppi liquori stranieri: curassò, pernacchio.
Gli americani non hanno più banditi, quelli che avevano li hanno mandati tutti in Italia.
Quelli che sono nati a Roma si chiamano romanesi.

Antonio

Scheda del film

Titolo originale Totò, Peppino e i fuorilegge
Paese Italia - Anno 1956 - Durata 104 min - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Vittorio Metz - Sceneggiatura Edoardo Anton, Mario Amendola, Ruggero Maccari - Fotografia Mario Albertelli - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Alessandro Cicognini


Totò: Antonio - Peppino De Filippo: Peppino - Titina De Filippo: Teresa - Dorian Gray: Valeria - Franco Interlenghi: Alberto - Maria Pia Casilio: Rosina - Barbara Shelley: la baronessa (la Vampa) - Teddy Reno: sé stesso - Memmo Carotenuto: Ignazio detto "il Torchio" - Mario Castellani: il braccio destro del Torchio - Mario Meniconi: il Guercio - Mimmo Poli: il bandito-cuoco - Gino Scotti: il professore - Guido Martufi: il giovane aiutante di Peppino


Soggetto, Critica & Curiosità

1956-toto-peppino-e-i-fuorilegge5Soggetto

Provincia di Roma, primi anni del dopoguerra. Antonio, disoccupato di mezza età, ha sposato una donna ricca, Teresa, che lo tiranneggia: egli vive in campagna con la moglie e con la seriosa figlia Valeria ed è sempre senza un soldo in tasca. Valeria fa la conoscenza di Alberto, giovane giornalista, venuto in paese col proposito di avvicinare e intervistare il bandito Ignazio detto "Il Torchio", temuto in tutta la regione per le sue audaci imprese. Con la complicità di Peppino, il barbiere del paese, Totò fa credere alla moglie di esser stato sequestrato da Ignazio e induce così l'avara Teresa a versare cinque milioni per il suo riscatto. Il denaro viene sperperato in bagordi da Totò e Peppino, recatisi a Roma, dove vengono raggiunti da Valeria e Alberto, che hanno scoperto l'inganno; anche Teresa scopre lo stratagemma del marito, quando dalla televisione viene trasmessa una ripresa in un locale notturno, dove i due compari si danno alla pazza gioia.
Finiti i denari, Totò ritorna al paese e dice alla moglie di essere sfuggito ai banditi; Valeria non fa in tempo ad avvertirlo cosicché l'uomo viene smascherato. Il giorno dopo Totò viene veramente catturato dagli uomini di Ignazio, il quale, saputo anch'egli del finto rapimento compiuto a suo nome, esige per lui un forte riscatto; Teresa però pensa che si tratti di un altro falso rapimento e non vuol dare un soldo. Valeria e Alberto, ormai fidanzati, architettano un piano per salvare Totò; si recano da Ignazio nel suo covo e gli chiedono la libertà di Totò in cambio di un'intervista che renderà celebre il bandito: Ignazio accetta e Totò torna a casa. Dopo le nozze di Valeria e Alberto, Teresa caccia di casa il marito, intimandogli di non tornare finché non si sarà fatto una posizione. Totò, che non ha mai lavorato, si riduce a fare il "ragazzo" nella bottega di Peppino.


Critica e curiosità

Ennesima grande prova di affiatamento della coppia Totò/Peppino. Da ricordare anche le interpretazioni di Memmo Carotenuto nei panni del "Torchio" e di Titina de Filippo.

Questo film fu girato, verso metà ottobre del 1955, sulla scia del grandissimo successo di Totò, Peppino e la malafemmina, che incassò una cifra astronomica. Il cast è quasi identico ed in fondo la trama è abbastanza simile, con i due nostri eroi che sbarcano in una grande città e che si danno alla pazza gioia.
Peppino De Filippo con la sua interpretazione vinse il Nastro d'argento come miglior attore non protagonista nel 1957.
Dorian Gray in questo film parla, curiosamente, con due voci differenti: in poche sequenze (interni casa) evidentemente girate in presa diretta, ha la sua voce autentica, mentre in quasi tutte le altre scene è doppiata da Rosetta Calavetta.
La scena chiave del film, con Teresa (Titina De Filippo) che scopre l'inganno del marito grazie alla televisione, ha un celebre precedente. Il film in questione è "I figli del deserto" di William A.Seiter del 1934. Protagonisti della commedia Stanlio e Ollio. Anche qui, le mogli scopriranno i mariti bugiardi grazie ad un cinegiornale. Altro parallelo, l'epico lancio di piatti delle donne ai mariti ritorna nel film di Mastrocinque, la scena è evidentemente diversa, ma è il medesimo espediente cinematografico.

Titina De Filippo che interpreta la moglie di Totò per la seconda volta, così come accadde in "San Giovanni decollato". Indimenticabili i duetti tra Totò e Titina,la moglie tirchia, e tra Totò e Peppino, specie quando Peppino è vittima di Totò: gli pesta ripetutamente una mano, gli rovescia una bacinella, lo sporca, lo urta col cilindro, gli mette in mano un fiammifero accesso,esilarante la scena del telefono quando i due parlano a se stessi avvolgendosi coi fili. Ma la scena forse più divertente dell'intero film è l'invito a pranzo con Peppino che è costretto a comprare tutto il necessario per il pranzo. Il film fu girato piuttosato in fretta, Totò stava preparando il suo rientro in teatro in quella che sarebbe stata la sua ultima rivista "A prescindere". Per la sua interpretazione Peppino De Filippo fu premiato con il Nastro d'argento come migliore attore non protagonista.


Scriveva Arturo Lanocita:
"[..] La farsetta recitata con spontaneità e immediatezza dai due De Filippo, da Totò e dagli altri, è priva delle grossolanità licenziose che spesso volgarizano questo genere di film, scorre senza cigolii sino alla fine [..]".

E Morando Morandini:
"A pensarci è una malinconia. Totò è il più estroso comico del nostro tempo, Peppino porta ogni anno sui palcoscenici della penisola la strepitosa allegria dei nostri comici dell'Arte, Titina è, quando il copione l'aiuta, un'attrice che tiene testa a chiunque nella commedia dialettale. Che cosa potrebbero fare insieme se un produttore intelligente spendesse qualche milione in più per la stesura di una sceneggiatura scritta col cervello invece che con i piedi? Comunque, un duetto tra Totò e Peppino vale sempre la spesa del biglietto [..]".

Totò, Peppino e la... malafemmina colleziona quattro milioni e mezzo di spettatori, uno in più rispetto al film con Mike Bongiorno. E questo dimostra almeno due cose: che la forza della televisione nei confronti di Totò non era poi così devastante, e che la presenza di Mike non era l'attrattiva principale di Totò lascia o raddoppia?. Così, poche settimane dopo l'uscita, Broggi e Libassi mettono precipitosamente in lavorazione un numero due, Totò, Peppino e i fuorilegge.
Si gira intorno alla metà di ottobre, con qualche esterno nei dintorni di Roma. [...]

di Alberto Anile

Toto Peppino e i fuorilegge

Totò e Peppino De Filippo durante la lavorazione del film

Così la stampa dell'epoca

Cinema Nuovo, 1 febbraio 1957 - Recensione del film

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