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LA CAMBIALE

Inizio riprese: giugno 1959 - Autorizzazione censura e distribuzione: 17 novembre 1959 - Incasso lire 708.209.000 - Spettatori 4.353.922


Detti & contraddetti

La baronessa è decaduta, va camminando dietro la bara.


È possibile che in Italia ritorni sua maestà il re? Per qualcuno servire un onorevole è un onore. Do ut des, ossia tu dai tre voti a me che io do un appalto a te. Gli elettori, ingenui fessacchiotti, creduloni. Pensate un po' che votano i candidati nella speranza che quelli, una volta arrivati a Montecitorio, facciano il loro dovere.


Massa Carrara sembrano due, ma sono una sola.


Sono stato a Juan le Pin, Giovanna la Pigna.


Ti sei rotto il piede destro e io ti ho sfasciato il sinistro? Scusami, ma sono mancino.


Sia ben chiaro che i nervi partono dai piedi e arrivano alla calotta cranica.


Si nazionalizza l'energia elettrica, si sfasciano le famiglie... Questi sono gli effetti del centro-sinistra, ma noi della destra siamo forti.


Siccome sono democratico, comando io.


La colazione degli inglesi si scrive britofist, ma si pronuncia bracfesso.


Democrazia significa che ognuno può dire tutte le fesserie che vuole.


Scelgo la biro perché sa come dice il proverbio? Chi prende la biro campa cent'anni.


In Italia i partiti spuntano come funghi.


Andai via dai Paesi Bassi perché, essendo troppo bassi, ero costretto a camminare piegato in due.


Antonio Posalaquaglia

Scheda del Film

Titolo originale La cambiale

Paese Italia - Anno 1959 - Durata 105’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque F.Montemurro (aiuto) - Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti - Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti, Giulio Scarnicci, Renzo Tarabusi, Federico Zardi,  Marco Scarpelli, Luigi Magni - Produttore Franco Palaggi, R.Palaggi (ispettore) - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Carlo Innocenzi - Scenografia Piero Filippone - Costumi Ugo Pericoli 


Vittorio Gassman: Michele - Ugo Tognazzi: Alfredo Balzarini - Georgia Moll: Maria - Raimondo Vianello: Olimpio - Sylva Koscina: Odette Mercury - Paolo Ferrari: Ottavio - Erminio Macario: Tommaso La Candida - Totò: Antonio Posalaquaglia - Peppino De Filippo: Peppino Posalaquaglia - Tony Ucci: il manager di Ursus - Marisa Mantovani - Andrea Bosic: il principe Alessio - Aroldo Tieri: Pierluigi Bruscatelli - Lia Zoppelli: moglie di Alfredo Balzarini - Luigi Pavese: Temistocle Bisogni - Franca Dominici - Laura Nucci: la baronessa - Dina Perbellini: la marchesa - Nanda Primavera: Tamara, la zia di Ottavio - Jolanda Verdirosi - Olimpia Cavalli: Enrichetta, la cameriera - Nada Cortese - Gina Rovere: Lola Capponi - Mario Castellani: l'avvocato Incarta - Peppino De Martino: il cameriere della taverna - Eduardo Passarelli: il pretore - Giacomo Furia: il cancelliere - Ugo Sasso: il compagno di cella di Bruscatelli - Michele Malaspina: il ministro - Vittorio Ripamonti: un invitato in casa della sposa - Fara Libassi

Soggetto, Critica & Curiosità

1959-La cambialeSoggetto

Il noto finanziere Pierluigi Bruscatelli dopo aver pagato con una cambiale da 100 000 lire due truffatori, i cugini Posalaquaglia e il loro sprovveduto cliente complice, viene arrestato. In galera spiega al compagno di cella tutta la teoria sulle cambiali, teoria che viene illustrata dagli episodi del film.

I cugini Posalaquaglia convincono il loro padrone di casa, il cavalier Temistocle Bisogni, ad accettare in pagamento dei sei mesi di affitto arretrato la cambiale di Bruscatelli.

Con questa cambiale il cavalier Bisogni acquista da Michele un cane da caccia di provenienza incerta, spacciato per un setter di razza purissima. Michele è solo il commesso del negozio ed è continuamente umiliato dal proprietario Ottavio, fratello della sua fidanzata che non vede di buon occhio questo fidanzamento.

Michele è costretto a lavori umilianti come lavare e tosare i cani mentre finge di corteggiare le loro vecchie padrone; in realtà sogna avventure galanti con bellissime donne di quell'alta società di cui cura solo gli animali. Michele si confida col principe Alessio, un nobile slavo, con il quale è in confidenza curando i suoi due magnifici pastori scozzesi e ne riceve indicazioni sui locali notturni alla moda e su come sedurre una donna.

L'occasione per applicare questi consigli si presenta subito, quando nel negozio entra Odette Mercury. Michele prendendo a guinzaglio i levrieri del principe, si finge il principe stesso e così riesce ad ottenere un appuntamento galante per quella sera stessa. Al ritorno di Ottavio questi si adira con Michele per aver accettato la cambiale e quindi, come punizione, gira la cambiale stessa a Michele come pagamento anticipato dello stipendio.

Ma la brutta sorpresa viene quella sera stessa all'appuntamento con Odette. Dopo la cena in un ristorante di lusso, Odette invita Michele a casa sua e dopo una notte d'amore Odette si rivela una prostituta di alto bordo ed il povero Michele è costretto a pagarla con la cambiale di Bruscatelli.

Con questa cambiale Odette vorrebbe comprare una pelliccia di tapiro, ma il commesso Olimpio è irremovibile: non concede sconti per l'acquisto né accetta la cambiale in pagamento. Interviene Alfredo Balzarini, titolare del negozio, sensibile alle avances della bella Odette, che accetta la cambiale con la promessa di una conoscenza più approfondita. Olimpio, nonostante la vecchia amicizia con Alfredo, fa intervenire la moglie di questi, vera proprietaria del negozio, che scombina i piani del marito.

In seguito la moglie di Alfredo scopre la cambiale e fa una scenata al marito il quale, non potendosi discolpare, è costretto a restituire la cambiale. Recatosi a casa di Odette, Alfredo vi trova Olimpio, reduce da aver pagato il contributo "validità e giovinezza" alla ragazza, e viene a sua volta sedotto da Odette. Non essendo riuscito né ad incassare la cambiale né a riprendere la pelliccia, Alfredo viene coinvolto da Olimpio in un incontro di lotta truccato dove entrambi vengono picchiati e perdono la cambiale.

Alla fine Bruscatelli non paga poiché ha saldato il suo debito con la società con la prigione; la cambiale va in protesto ed ognuno dei personaggi coinvolti cerca di rientrare in possesso o del contante dovuto da chi ha girato la cambiale, o almeno della merce venduta.

Alla pellicceria si presenta l'ufficiale giudiziario che pretende il pagamento di una cartella esattoriale che Alfredo ha finto di aver pagato con i soldi recuperati dalla cambiale. Contemporaneamente viene presentata la cambiale protestata e la moglie di Alfredo scopre tutto. I due coniugi hanno un feroce litigio, Alfredo viene ferito e la pelliccia di tapiro viene recuperata.

Odette si presenta alla festa di nozze di Michele e prende in pegno l'abito da sposa della sorella di Ottavio in cambio del pagamento della cambiale. Ottavio si presenta nel negozio del cavalier Bisogni, compra merce per centomila lire, l'importo della cambiale, paga con la cambiale e fa portare via la merce da Michele. Subito dopo i due sono da Odette per scambiare la merce con l'abito da sposa e nasce subito una simpatia tra Ottavio ed Odette.

Il cavalier Bisogni ha una causa in pretura contro la prostituta Lola Capponi che lo accusa di averle sparato una fucilata nelle terga durante una battuta di caccia vantando testimoni oculari. Il cavaliere in cambio della cambiale propone ai due cugini Posalaquaglia una falsa testimonianza che lo scagioni. Al momento dell'udienza però i due cugini sono gli stessi testimoni, ovviamente falsi, precedentemente ingaggiati anche da Lola, pertanto sono allo stesso tempo pro e contro nella stessa causa. Il giudice se ne accorge subito e li fa arrestare.

In prigione ritrovano Bruscatelli, mentre viene scarcerato per l'intervento di un ministro. I due gli fanno presente la cambiale, e lui, facendo finta di essersi dimenticato di pagarla, la rinnova con un'altra cambiale che i cugini lasciano in deposito al secondino per le piccole spese durante la detenzione.

Critica e curiosità

Le riprese della pellicola iniziarono nella primavera del 1959 ma il film rischiò di non essere completato a causa dello stato di salute di Totò, uno degli interpreti principali secondo il copione originario, la cui ricorrente malattia agli occhi si aggravò improvvisamente dopo due soli giorni di lavorazione a causa della virulenza delle luci sul set. Infatti si girò solo per due giorni, il 5 e il 6 giugno, mentre una nuova emorragia gli riempiì gli occhi di sangue; il principe fu costretto a lasciare il set e a chiudersi nuovamente in casa a tempo indefinito. Il regista Camillo Mastrocinque, rassegnatosi ormai a terminare il film senza la presenza di Totò, modificò la trama e continuò a girare una nuova versione del film che riduceva al minimo le scene dell'attore napoletano, completando il tutto nel giugno 1959. Il film venne montato e presentato alla commissione di censura, ma la riduzione delle scene con Totò pesò molto sul risultato finale e la casa di produzione dell'opera, la Jolly Film, insistette affinché l'attore tornasse a finire il film. Nell'ottobre seguente, dopo cinque mesi di pausa, Totò fece ritorno sul set dietro permesso speciale dei suoi medici con l'intenzione di effettuare una settimana di nuove riprese. Il film fu terminato con tutti gli episodi completati, eccetto quello di Totò; ma nessun medico era in grado di dire quando gli sarà stato possibile ritornare a girare. Girò la sua parte in una settimana, poi di nuovo riposo. Mastrocinque girò quindi delle scene suppletive con Totò e con Peppino De Filippo, che venne scritturato appositamente dato che inizialmente la sua presenza non era prevista nel cast originale della pellicola. La scena finale in tribunale, la più lunga di quest’ultima fase di riprese, fu davvero un miracolo: nulla lascia indovinare un attore quasi cieco. Il film, con l'aggiunta delle nuove scene, venne quindi rimontato e uscì nei cinema alla fine di novembre.

La pellicola ebbe diversi problemi con la censura dell'epoca. La commissione del Ministero dello Spettacolo ebbe da ridire su alcune scene del film ritenute troppo audaci, ordinando di modificare quelle dove il personaggio di Sylva Koscina scopre troppo una gamba per provare una giarrettiera e quando per sedurre Tognazzi, togliendosi il soprabito, si mostra di spalle a schiena nuda dando ad intendere di essere completamente nuda; ed infine di eliminare un'intera scena con Vittorio Gassman e Georgia Moll girata sull'Appia Antica dove era troppo evidente che i due avrebbero finito per appartarsi. Tra l'altro nel film è stata tagliata la scena con Gassman e Giorgia Moll sull'Appia Antica perché si appartavano. Sylva Koscina si mostra nuda sotto la pelliccia a Tognazzi ma nel film si può solo intuire, visto che in altri film viene messa bene in evidenza la bellezza del fisico della Koscina.

Totò fu costretto a rifiutare per motivi di salute la proposta di Ferdinando I° re di Napoli in cui avrebbe recitato ancora con Peppino.

Breve apparizione (nei panni di un impresario) per Toni Ucci: attore famoso per essersi specializzato nell'imitazione di Alberto Sordi e presente, in una parte simile, anche mel film di Monicelli (Risate di Gioia, 1960).


Così la stampa dell'epoca

«[...] L'idea era ottima. Poteva dar luogo a un film drammatico. i viaggio di una cambiale alla scoperta della disperazione italiana. [..] Totò, Peppino, Tognazzi e Vianello formano coppie talmente affiatate, che ormai non sentono più nemmeno il bisogno di prepararsi. E fanno male [...]»

Ugo Casiraghi 


«[...] Spicca [...] il duetto Totò-De Filippo davvero spassoso specialmente nella scena in Pretura che conclude in farsa la vicenda».

Leo Pestelli


«Una farsaccia, ma buttata giù da chi crede ancora nella ricetta della torta in faccia, della sedia improvvisamente tolta di sotto il sedere e della moglie che bastona il marito e ci crede con tanta fede da comunicarne una certa parte agli spettatori [...] Inutile dire che i più efficaci sono Totò e Pep-pino De Filippo [...]»

Giovanni Mosca, «Corriere d'Informazione», Milano, 20 novembre 1959


«[...] Un film a incastro, che ha i suoi capitoli più spassosi laddove sono di scena Totò in ottima forma e Peppino De Filippo che gli fa buona compagnia [...]»

«Corriere della Sera», Milano, 20 novembre 1959


«Padre e figlio in Arrangiatevi, nella Cambiale Totò e Peppino diventano cugini. Sono i due scalcagnati avvocati Posalaquaglia, campano di imbrogliucci e false testimonianze; la cambiale del titolo la ricevono all'inizio del film dal finanziere truffaldino Bruscatelli (Aroldo Tieri): nel corso della vicenda il pezzo di carta andrà a riempirsi di firme fino a tornare inesorabilmente tra le mani dei due malcapitati. Anche nella Cambiale, diretto con un certo brio da Camillo Mastrocinque, Totò fa soltanto una partecipazione: la struttura del film è a episodi, i cambi di proprietario del «pagherò» sono solo il pretesto per una serie di episodi interpretati da diversi attori. [...]»

Alberto Anile


I documenti

Il rientro di Totò per la prosecuzione delle riprese del film nell'ottobre del 1959, dopo cinque mesi, sarà soggetto ad una verifica delle sue condizioni di salute da parte della produzione e il direttore della fotografia Alvaro Mancori ottiene dalla Ferrania una pellicola ancora più sensibile, la quale richiede minor quantità di luce.

Arrivò il giorno della prova. Per lui era un esame da o la va o la spacca. I medici, per dargli l’autorizzazione a continuare a girare a teatro, vollero essere presenti, c’era un termocolorimetro per il calore della luce, e non dovevano esistere rumori violenti perché Totò doveva essere calmissimo. Facemmo alcuni provini... se resisteva alla luce ce la facevamo, sennò Totò era finito. Girammo queste cene con il batticuore di tutti... Totò andava non a occhi chiusi ma quasi. I primi giorni gli mandavo piano piano la luce mettendo davanti la ‘bandiera’ e abbassandola gradatamente, senza dargliela con violenza, e poi lui partiva bene e sopportava tutto. E stato un miracolo veramente, la sua volontà era enorme.

Alvaro Mancori

Peppino De Filippo ricorda, dieci anni dopo la lavorazione del film:

Il povero Totò quasi non vedeva più ed io ero costretto (Dio sa con quanta tenerezza ed amicizia) a girare le nostre scene portandomelo sottobraccio, accompagnandolo così... naturalmente, senza dare a capire, e lui recitando, mi seguiva fiducioso, tranquillamente nello spazio stabilito nel quale si svolgeva la vicenda.

Peppino De Filippo


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

Fosse stato tutto all’altezza della prima mezzora sarebbe stato indimenticabile. Invece, spariti Totò-De Filippo-Pavese (uno più bravo dell’altro), il film tiene un po’ con la prima parte di Gassman, ma poi cala (e non poco) fino al finale. Ovviamente la fanciulla disponibile a tutti è francese, non italiana… Alla fin dei conti risulta grazioso e nulla più. **


Il pellegrinaggio di una cambiale che nell'Italia maestra nell'arte di arrangiarsi passa di mano in mano e torna poi incredibilmente al punto di partenza. Una bella idea per il soggetto in parte sprecata in un film troppo legato alle gag estemporanee e privo di una sceneggiatura organica e strutturata. Si ride comunque grazie alle ottime performances del cast.


In pieno boom economico una cambiale viaggia, a ritmo sostenuto, da una mano all'altra. In un circolo vizioso finirà per tornare al punto di partenza. Già fa ridere il nome del personaggio interpretato da Totò (Dante Posalaquaglia!), senza contare che il cast può vantare presenze di lusso (Gassman, Tognazzi, Vianello, Sylva Koscina), ottimamente valorizzate dalla convincente sceneggiatura e dalla regia dell'esperto Camillo Mastrocinque.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: il litigio tra i due cugini (Totò e Peppino) ed un infuriato padrone di casa...


Commedia sul boom economico italiano, focalizzata su una delle sue artefici: la cambiale, che passa di mano in mano in una serie di vivaci episodi, seppur non sempre riusciti. Il deficit è comunque colmato dal cast stellare, con in prima fila i cugini truffaldini Totò e De Filippo, veramente impagabili quando si trovano al cospetto del giudice spacciandosi per una coppia di testimoni oculari. La Koscina concede un mini strip.


Bel film a episodi, genere che solitamente non amo molto. Il cast è di gran livello, ma il film sarebbe da annoverare come una discreta commedia e nulla più se non fosse per l'episodio di Totò e Peppino, alias i cugini Posalaquaglia. Le loro due scene con il padrone di casa e soprattutto la deposizione davanti al giudice come testimoni (doppiamente falsi, peraltro) sono di una comicità tale da far diventare il film uno degli imperdibili in senso assoluto. C'è anche Toni Ucci, in una particina.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che canta a squarciagola "il 24 Maggio" vale il film da solo.


Film praticamente ad episodi collegati fra loro da una cambiale che passa di mano in mano. L'episodio migliore è ovviamente quello che apre e chiude il film, con Totò e Peppino falsi testimoni, davvero irresistibili nella scena del processo. Gassman risulta un po' troppo sopra la righe ma in qualche momento diverte anche lui, Tognazzi e Vianello (penalizzati dalla storia peggiore) riescono a far divertire grazie al loro affiatamento (simpatica la scena dell'incontro di boxe). Lo considero notevole comunque per il già citato duetto Totò-Peppino.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Mi dica il 24 maggio" e Totò inizia a cantare...


Siamo ad un anno dal 1960 (che darà il via ai favolosi anni '60) e già la cambiale, il famigerato "pagherò", è all'apice del suo uso e del suo successo. In questa spassosa commedia si vede come il pezzo di carta bollata lega tra di loro personaggi i più diversi, tutti spettacolarmente interpretati da un cast che riunisce gli attori più amati e bravi del momento, capeggiati da un Totò per il quale non ci sono aggettivi sufficienti. Il film è ben strutturato e ben diretto, nella sua veste comica mostra però uno spaccato piuttosto veritiero di vita.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La testimonianza di Totò e Peppino è da antologia e da tesi universitarie.


Mastrocinque era una garanzia per un certo tipo di commedia e questo film lo dimostra una volta di più. In un tourbillon di personaggi, rappresentati dal meglio della comicità italiana di quel tempo, gira una sceneggiatura perfetta che ha come oggetto principale, appunto, una cambiale che passa di mano in mano. Se si esclude l'episodio di Gassman, l'unico un po' sottotono anche se con un finale arguto ed inaspettato, il resto è da antologia della comicità. Travolgente il finale con la parte della deposizione dei falsi testimoni Totò e Peppino.


Mediocrissima e sfiatata serie di gag al servizio di un'idea scontata (le centomila lire che girano in tondo). Tognazzi e Vianello al minimo, Gassman assolutamente sottotono; l'unica eccezione è la coppia Totò-De Filippo, capace di estrarre sangue (probabilmente improvvisando la maggior parte delle battute) da una sceneggiatura di rape.


Discreta commedia a episodi tenuti assieme dal pretesto di una cambiale che passa con estrema disinvoltura da una mano all’altra. La regia di Mastrocinque è buona, anche se la sceneggiatura non sempre desta interesse e la sostanza in fondo non è poi molta. Brillano Totò e Peppino che hanno chiaramente qualcosa più degli altri dimostrando con le loro abilità di improvvisazione di saper valorizzare un canovaccio alquanto striminzito. Il resto non demerita, ma non regge il confronto e la durata eccessiva non li aiuta di certo a reggere il passo.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La falsa testimonianza di Totò e Peppino.


Nonostante l'arruolamento di un nutrito cast di stelle italiana dell'epoca, ne esce fuori una commedia un po' bolsa e a tratti noiosa con protagonista questa cambiale che gira di mano in mano. Con questo pretesto nascono una serie di episodi tutti uniti fra loro ma di scarso appeal. Bene Totò, ma appare poco. Il resto del cast si arrabatta come può.


E’incredibile come l’arida normativa commerciale della cambiale rispettata in tutte le sue clausole possa diventare la sceneggiatura di un film assolutamente fuori dai gangheri per di più ad andamento chiasmico. Eppure è quello che succede in questo scatenato e un po' sgangherato film comico di Mastrocinque che include il fior fiore dell'arte recitativa italiana di 50 anni fa. Tra traenti, trattari e prenditori che si passano il testimone rappresentato dalla cambiale è il festival della performance burlesca, la sagra del lazzo e della battuta.


Spassosa commedia sull'uso che ebbe la cambiale ai tempi del boom, tema trattato con tanta ironia. Il film, strutturato a episodi, ha parecchi momenti divertenti, in modo particolare con le coppie Totò e Peppino e Tognazzi-Vianello che rappresentano senza dubbio i comparti più esilaranti. Indubbiamente l'unico momento piuttosto deludente è quello con protagonista Gassmann, anche se non è malaccio, alla fine. Bellissima Sylva Koscina e ottimo cast secondario, tra cui spiccano Pavese e la Zoppelli. Da antologia il finale.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La testimonianza di Totò e Peppino: scena mitica!


Se non fosse per l'episodio con Totò e Peppino direi che è un film davvero debole, nonostante l'ottimo cast. Incominciamo col dire che l'episodio con Totò, Peppino, Pavese e Tieri è condito di una comicità fantastica, ricca di improvvisazioni; gli altri episodi con Gassman, Tognazzi e Vianello cercano in qualche modo di strappare le risate allo spettatore ma senza riuscirci (tra l'altro sembrano tirati troppo per le lunghe, giusto per portare il film ai suoi 100 minuti). 3 pallini meritati ma solo per l'episodio con Totò e Peppino.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La ditta "Posalaquaglia & Posalaquaglia" di Totò e Peppino.


La cambiale, protagonista del primo atto del "boom" economico italiano, fa un lungo giro e ci lascia godere una sfilza di episodi con grandi attori del film comico dell'epoca. L'unico difetto è la disomogeneità, dovuta alla diversità dei comici impegnati. La parte che preferisco è quella con Gassman e la Koscina (forse la più "moderna"), ma ma anche le altre non sono niente male. Un lavoro ben organizzato, un film che si può rivedere per sorridere e ricordare come ci divertivamo.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gassman (il "coiffeur de chien") in trasferta al night club con la Koscina, che viene riconosciuto dal cane di una cliente del negozio.


Gina Rovere

Un'interessante intervista a Gina Rovere realizzata da Giacomo Di Nicolò, utente del sito "Il Davinotti".


Foto di scena e immagini dal set

Foto: Archivio Allori, Istituto Luce, Getty Images


LE INCONGRUENZE

  1. Michele si sta rivestendo dopo la notte passata con Odette: quando si fa il nodo al cravattino, questo e' visibilmente fatto in maniera raffazzonata, ma diventa perfetto dopo uno stacco troppo breve su Odette. Non solo: nella prima ripresa, sopra il parapetto a cui e' appeso un vestito c'e' un altro capo di vestiario, che e' sparito nella seconda.
  2. La futura moglie di Michele prima butta il vestito del matrimonio fuori dalla camera, poi però la si vede piangere vestita da sposa con tanto di velo. Quando Michele torna nel corridoio col futuro cognato la cameriera riferisce che il vestito se l'è portato via la Koscina come caparra.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1959-La cambiale 01  1959-La cambiale 02
  Il palazzo della sig Odette Mercury, ove Tognazzi e Vianello si recano per tentare di riavere il vestito pagato in cambiale, è in via Alberico Albricci, traversa di via della Farnesina, a Roma. Qui vediamo Tognazzi entrarvi mostrando il palazzo che sta esattamente di fronte
 1959-La cambiale 03  1959-La cambiale 04
  Questo invece è l'ingresso del palazzo vero e proprio visto dall'esterno. Le due foto insieme dimostrano l'esattezza della location
 1959-La cambiale 05  1959-La cambiale 06
 Il carcere nel quale vengono condotti, in tempi diversi, il commendator Bruscatelli (Tieri) e i due cugini Antonio e Peppino Posalaquaglia (Totò e Peppino De Filippo) è il carcere di Regina Caeli, in Via della Lungara 28 a Roma

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
Alvaro Mancori, intervista video di Alberto Anile, 2003, extra del dvd La cambiale, Ripley’s Home Video.
Peppino De Filippo, Il prìncipe De Curtis, “Il Messaggero”, 13 aprile 1969
Peppino De Filippo, Strette di mano, Alberto Marotta Editore, Napoli 1974, p. 100.
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983