CHI SI FERMA E' PERDUTO

Inizio riprese: settembre 1960 - Autorizzazione censura e distribuzione: 10 dicembre 1960 - Incasso lire 298.506.000 - Spettatori 1.538.691

Detti & contraddetti

I nomi li scrivo in ordine analfabetico.


Avevo un gatto da guardia che era una bellezza. Lo tenevo in cassaforte per non fare avvicinare i ladri.


Si vede che lei è esuberante, esuberatore!


Rita bene chi rita l'ultimo.


Attenzione agli incidenti! Questo giardino è pieno di buche: le fanno per hobby, è un obitorio.


Il pericolo ci sovrasta, in questo ufficio c'è uno jettatore: non uno jettatore da poco, ma uno Iettatore ereditario. Il nonno era imbarcato sul Titanic e fu l'unico superstite del naufragio. Lo sbarcarono a Messina e la notte stessa venne il terremoto. Saranno coincidenze che coincidono, ma una coincidenza oggi, una coincidenza domani...


Sono napoletano, membro della C.N.E.F. 'cca nisciuno è fesso'.


Sono vent'anni che lei dice di essere un perito, ma non perisce mai. Ma perisca una buona volta, mi faccia il piacere!


Mi chiamo Guardalavecchia, ma guardo dove mi pare.


Lei per la polizia rappresenta un caso chiuso e se crede, ricorra pure alla senatrice Merlin.


Audax Fortuna Juventus


Il fazzoletto per Otello fu la prova del tradimento di Desdemona. Cose da pazzi! Allora tutti gli uomini che hanno un fazzoletto dovrebbero essere cornuti.


Ma chi è che non ha un fazzoletto? Forse Otello si soffiava il naso con le dita? Sporcaccione! Se però il fazzoletto fu ritrovato a casa di Cassio, le cose cambiano... non parlo più. Se conosco Shakespeare? Lo conosco benissimo, in casa lo chiamavamo William. C'è del marcio in Danimarca? Mah...


L'orologio a cucù si è guastato perché il becco dell'uccellino si era tappato, il suono gli usciva dalla parte opposta del corpo e, naturalmente, era una fetecchia: sono cose che possono capitare a tutti.


Mi ha punto una zanzara nòfale: speriamo che non mi venga la malaria.


Meglio un ambo oggi che una gallina domani.


Sono superiore a lei per cultura, per nascita e per censo, superiore al censo per censo.


Sono napoletano e quindi ho molta stitichezza col caffè. Pardon, volevo dire dimestichezza: è stato un qui pro quo.


Lei è un traditore, un Giuda, lei di cognome fa Colabona, ma dovrebbe chiamarsi Colagiuda.


Ho fatto un sogno che se te lo racconto, come minimo ci tiri fuori una quinterna.


I giornalisti scrivono sui giornali, sui roto e sui calchi. Volendo, possono anche scrivere sui muri.


Ogni tanto faccio una grossa gaffe, una gaffona...


Tu mi porterai dal pèlago alla riva a cercare il pèlago nell'uovo.


Lei è la sorella? E da quanto tempo?


Lei vuol fare il facente funzione? Ebbene, lo voglio fare anch'io. Modestamente, funziono benissimo.


In Sardegna non ci posso andare: c'è il mare per lo mezzo e io non so nuotare.


Lo jettatore è chi ride delle disgrazie altrui.


Amici, concittadini, colleghi! Porgetemi le orecchie vostre! Vengo per seppellire Cesare e non per lodarlo, e per dare a Cesare quel che è di Cesare, dato che da vivo non gliel'abbiamo mai potuto dare... chi mai avrà il coraggio di sostituirlo? Chi mai avrà l'ardire, la presunzione, la sfrontatezza, di occupare quella bella e tanto spaziosa scrivania?


Non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo, perché... come dice quell'antico detto della provincia di Chiavari? 'Chi si ferma è perduto!'


Ma piano! Quale luce vedo da quel balcone? Quella finestra è l'Oriente, e Giulietta è la promozione!


Bazzecole, quisquilie, pinzellacchere.


Antonio Guardalavecchia

Scheda del film

Titolo originale Chi si ferma è perduto
Lingua originale italiano - Paese Italia - Anno 1960 - Durata 103’ - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Sergio Corbucci - Soggetto Bruno Corbucci, Dino De Palma, Giovanni Grimaldi, Mario Guerra, Luciano Martino - Sceneggiatura Bruno Corbucci, Dino De Palma, Giovanni Grimaldi, Mario Guerra, Luciano Martino - Produttore Emo Bistolfi - Casa di produzione Titanus - Fotografia Marco Scarpelli - Montaggio Dolores Tamburini - Musiche Gianni Ferrio - Scenografia Franco Lolli - Costumi Dina Di Bari - Trucco Marcella Favella, Pierantonio Mecacci, Piero Mecacci


Totò: Antonio Guardalavecchia - Peppino De Filippo: Giuseppe Colabona - Luigi De Filippo: Donato Cavallo - Aroldo Tieri: Matteo Rossi - Alberto Lionello: Mario Rossi - Alberto Talegalli: Il cliente che protesta - Angela Portaluri: Iole, figlia di Guardalavecchia - Mario Castellani: Comm. Amilcare Pasquetti - Lia Zoppelli: Giulia, sorella del Comm. Pasquetti - Jacqueline Pierreux: Teresa, moglie di Colabona - Luigi Pavese: Cesare Santoro - Anna Campori: Italia, moglie di Guardalavecchia - Pietro De Vico: Il cameriere - Renzo Palmer: Cavicchioni - Peppino De Martino: l'antiquario sordo - Marisa Traversi: Adua - Enzo Petito: Napoleone, usciere - Sergio Corbucci: Cameo. Uomo che gioca a biliardo con Renzo Palmer - Solvejg D'Assunta: Assunta - Nando Angelini - Vittorio Vaser: Proietti - Gino Scotti

Soggetto, Critica & Curiosità

1960-chi si ferma e perdutoSoggetto

I ragionieri Antonio Guardalavecchia e Giuseppe Colabona sono impiegati presso la filiale di Napoli della ditta Pasquetti, una società di trasporti. Il loro capoufficio è Cesare Santoro, superiore molto severo che non tollera l'atteggiamento poco professionale dei due impiegati. Al culmine dell'ennesimo rimprovero riservato a Colabona e Guardalavecchia davanti a un impiegato neoassunto, il catanese Donato Cavallo, Santoro minaccia di trasferirli in Sardegna.
L'improvvisa morte del capoufficio dà inizio a una spietata "guerra per la successione" tra Colabona e Guardalavecchia, lotta i cui segnali si manifestano già al funerale di Santoro, durante il quale Guardalavecchia tiene un discorso che ricorda quello di Marco Antonio nel Giulio Cesare di William Shakespeare (anche per i nomi dell'oratore, Antonio, e del defunto commemorato, Cesare).

Mentre gli aspiranti capoufficio stanno litigando per decidere chi deve sedersi alla scrivania di Santoro, l'usciere del palazzo che ospita la ditta, Napoleone, consegna loro una lettera in cui viene annunciato l'imminente arrivo dell'ispettore generale dei trasporti M. Rossi, il quale deciderà circa la successione al vertice dell'agenzia di Napoli. Colabona e Guardalavecchia si introducono nottetempo in ufficio e distruggono i propri fascicoli, contenenti la documentazione sulle proprie note caratteristiche, la quale li avrebbe condannati al sicuro trasferimento in Sardegna. Dopodiché si organizzano, separatamente e l'uno all'insaputa dell'altro, per garantirsi un occhio di riguardo da parte dell'ispettore. Mentre Colabona decide di attendere il Rossi alla stazione per accoglierlo con un mazzo di fiori, Guardalavecchia assolda il violento Cavicchioni per inscenare sul treno una finta aggressione ai danni dell'ispettore Rossi in modo che Guardalavecchia possa intervenire a difenderlo, guadagnandosi la sua ammirazione.
Il caso vuole che sullo stesso treno si trovino due M. Rossi: Matteo Rossi, l'ispettore incaricato di decidere del futuro della dirigenza presso la ditta Pasquetti, e Mario Rossi, un ignaro ispettore scolastico. Guardalavecchia e Cavicchioni salgono sul treno alla stazione di Formia e mettono in atto il loro piano, ma nei confronti di Mario Rossi, l'ispettore sbagliato. Alla stazione d'arrivo, Guardalavecchia si allontana con l'ispettore scolastico, invitandolo a casa propria senza rendersi conto dell'equivoco, mentre Colabona accoglie il vero ispettore dei trasporti. Giunti a casa Guardalavecchia, l'ispettore Mario Rossi viene accolto dalla moglie del ragioniere, Italia, e incontra la loro figlia Iole, maestra elementare, di cui si innamora.
La mattina seguente, l'ispettore Matteo Rossi giunge nella sede della ditta e Guardalavecchia, non sapendo chi egli sia, lo accoglie in malo modo. Una volta scoperto l'equivoco, Guardalavecchia, tornato a casa, manda via con una scenata l'incolpevole Mario Rossi.
Per cercare di rimediare all'infelice primo approccio con l'ispettore, Guardalavecchia comincia a mostrarsi estremamente zelante sul lavoro e accusa Colabona di essere uno iettatore. Per dimostrare queste accuse, Guardalavecchia dà vita a finti incidenti ai danni dell'ispettore Rossi. La sua strategia, però, si rivelerà controproducente, in quanto Rossi si mostrerà molto timoroso nei confronti dei "poteri" di Colabona, e quest'ultimo cercherà di stare al gioco per sfruttare le calunnie a suo vantaggio. Per mettere nuovamente in cattiva luce il suo "nemico", Guardalavecchia contatta la vistosa Adua, un'amica di Cavicchioni, affinché si presenti in ufficio e insceni una situazione piccante coinvolgendo l'ignaro Colabona.
Qualche giorno dopo, viene organizzato un ricevimento per festeggiare il cinquantentario della fondazione della sede napoletana della ditta Pasquetti, a cui interviene anche il presidente, il Grande Ufficiale Amilcare Pasquetti. Nell'occasione, l'ispettore Matteo Rossi ritrova la moglie di Colabona, Teresa, con la quale ha avuto in passato una storia d'amore, interrotta bruscamente dagli eventi della seconda guerra mondiale. Guardalavecchia vede confabulare i due e teme che Colabona stia utilizzando l'avvenenza di sua moglie. Per rimediare, decide di iniziare a corteggiare la sorella del presidente, Giulia Pasquetti. Il corteggiamento culmina in una "scena del balcone" in versi, simile a quella di Romeo e Giulietta, ancora di Shakespeare.

Il giorno dopo Guardalavecchia invita Giulia a Villa Lolita, un albergo molto equivoco consigliatogli da Donato Cavallo. Quella stessa sera, Mario Rossi e Iole decidono di trovarsi nel medesimo albergo, per mettere in scena un finto incontro amoroso volto a far credere ai genitori di Iole, i coniugi Guardalavecchia, attirati con un biglietto, di trovarsi di fronte al "fatto compiuto". Anche Matteo Rossi e Teresa Colabona si accordano per un incontro clandestino nello stesso luogo, la stessa sera, sempre su consiglio di Cavallo, anch'egli intenzionato a recarsi alla villa con Adua.
A Villa Lolita si ritrovano così tutti i protagonisti della storia, inclusi Colabona e Amilcare Pasquetti, che vogliono cogliere in flagrante Guardalavecchia e Giulia. L'omonimia porta Matteo Rossi, Teresa e Iole a trovarsi tutti nella stessa camera, dove vengono sorpresi da Guardalavecchia. Infine, nella stanza arrivano Colabona, il commendator Pasquetti, Adua, Mario Rossi e Italia, la moglie di Guardalavecchia, generando tutta una serie di equivoci. Il film termina con Colabona e Guardalavecchia a bordo del traghetto che li conduce verso la Sardegna.

Critica e curiosità

Gli sceneggiatori per questo film pare abbiano scritto sei diversi copioni prima che Totò si sentisse soddisfatto del loro lavoro. Esilaranti come al solito i duetti fra Totò e Peppino. Tra le improvvisazioni di Totò quella del corteggiamento della Zoppelli, alle parole di lei"Il resto è silenzio" incomincia ad canticchiare il"silenzio" militare e la Zoppelli riesce benissimo a stargli dietro.
Nella versione del film uscita nelle sale compariva una sorta di sponsor: una ditta produttrice di un apparecchio acustico, camuffato in un paio di occhiali.


Così la stampa dell'epoca

«Ancora Totò e Peppino, ma questa volta si ride. Il copione ha almeno il merito di ripresentare vecchie cose con un certo garbo sconosciuto ai nostri film comici di serie B : e Totò e Peppino sono prontissimi a cogliere il minimo pretesto per recitare con gusto»

Valentino De Carlo

«[..] Chi si ferma è perduto appartiene al filone facile, preveduto e volgaruccio, della nostra produzione faceta. Qualche invenzione verbale, un'eccellente interpretazione della coppia Totò - De Filippo non sono certo sufficienti per invitare a un onesto divertimento lo spettatore di gusto. Siamo alle solite : corna, miseria, qui pro quo [..]»

Pietro Bianchi

«Per Totò il film con la Magnani è solo un intermezzo di lusso, uno sfizio venato di nostalgia. Dopo lo attende ancora un'ultima serie di pellicole con Peppino. 
Chi si ferma è perduto è un progetto di Emo Bistolfi, un piccolo produttore genovese. Il film viene combinato da Sergio Corbucci, un ragazzone romano che lavora nel cinema da due lustri e che conosce personalmente Liliana de Curtis, la figlia dell'attore. Totò, sempre piuttosto guardingo nei confronti dei giovani registi, accetta la proposta ma pone come condizione la presenza di Peppino. [...]»

Alberto Anile


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Giulia: Lei è senza alcun vincolo?
Antonio: Beh, io sto in un vincolo cieco, cara.
Antonio: Gulietta, calami la scaletta.
Giulia: Siedi piuttosto, e non avere fretta.
Antonio: Ma dove seder degg'io se qui sgabel non v'è?
Giulia: Siedi sul quel pendio oppur favella in piè.
Antonio: Favellerò di botto, in piedi da qui sotto.
Giulia: Che cosa domandate?
Antonio: Domando se mi amate.
Giulia: Al verone son venuta per dirvi di non essere imprudente. Mio fratello sospetta, giustamente.
E ieri sera più di un impiegato ha abbozzato un sorriso di ironia.
Antonio: Non mi importa se qualcuno ha già sfacato,
voglio solo che presto siate mia.
Giulia: Mi proponete allor di essere amanti.
Antonio: Non siamo i soli, ce ne sono tanti.
Giulia: Ma un giorno mi farete vostra sposa?
Antonio: Mia sposa? No, non posso, come oso? Sposare voi, un umile impegato morto di fame e sempre squattrinato.
Giulia: Potremo fare qualche sacrificio.
Antonio: È meglio farmi fare capufficio.[...]
Giulia: Il vostro amore allora è interessato!
Antonio: Giulietta mia, che dici? Hai equivocato.
Io t'amo in ogni modo, questo lo sai.
Giulia: Questo amore può metterci nei guai.
Antonio: Non importa, io ti darò il mio cuore.
Giulia: È troppo poco per un grande amore.
Oltre al cuore io voglio tutto il resto.
Antonio: Vuoi le frattaglie? Dimmi, io faccio presto.
Giulia: Mio fratello mi chiama, che disdetta!
Antonio: Che faccio, salgo su nella stanzetta?
Giulia: Oh no Romeo ti prego non farlo, non è giusto!
Antonio: Laddove c'è il periglio c'è più gusto.
Giuseppe Colabona: Onorate la salma di Cesare, onorate il discorso atto ad esaltare la gloria di Cesare, che Antonio qui presente, dietro nostra licenza, è incaricato di tenere. A voi Antonio.
Antonio: Amici, concittadini, colleghi, porgetemi le orecchie vostre. Vengo per seppellire Cesare, non per lodarlo, e per dare a Cesare quel che è di Cesare, dato che da vivo non glielo abbiamo mai potuto dare. Si dirà che Cesare era un po' burbero, con un'aria scostante, ma Cesare era un uomo d'onore. Qualcuno dirà che il suo aspetto era ributtante, che era sempre ingrugnato, ma Cesare era un uomo d'onore.
Antonio: Questo e' un asino, un ciuccio! Un ciuccio che si chiama Cavallo!
Antonio: Oh, ma perche' io ho una moglie ignorante, tardiva che non capisce niente? Perche'? Ma che peccato ho fatto? La guerra l'ho forse fatta io, no! Sono ispettore delle tasse io, no! E allora perche', perche'?
Antonio: Voleva ubriacare mia figlia!
Giuseppe Colabona: Voleva ubriacare mia moglie!
Antonio: A sua moglie non c'e' bisogno di ubriacarla!
Italia : Vergognati! Sporcaccione!
Antonio: Italia! Italia mia!
Giuseppe Colabona: Eh, mettiamola sul piano patriottico!
Giuseppe Colabona: (alla moglie) Copriti! Copriti!
Amilcare:, davvero, questo e' un bellissimo complimento che io apprezzo moltissimo. E un complimento fatto a mia sorella e' un passaporto per la scima e l'amicisia!
Antonio: (imitandolo) Non ho capito, scuci!

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Le incongruenze

    1. Quando Totò e Peppino attendono l'ingresso dell'ispettore, si vede chiaramente l'ombra sulla porta di una persona della troupe che passa
    2. Quando Totò è in treno con il falso ispettore ad un certo punto il suo labiale non corrisponde al parlato. Lo stacco è nettissimo, è da presupporre un cambio di sceneggiatura in fase di doppiaggio
    3. Quando Alberto Lionello è a tavola a casa di Totò ad un certo punto, riferendosi alla moglie di Totò, la chiama mamma
    4. L'ispettore dei trasporti Rossi viene da Milano, l'ispettore scolastico Rossi probabilmente da Roma (sia perché dipende dal ministero, sia perché ha in mano "Il Tempo"). In ogni caso entrambi, discutendo sul posto che devono occupare, sembra proprio che siano appena saliti alla stazione di Formia, dove Totò prepara il suo piano
    5. Totò e Peppino sono di fronte alla cassaforte del capo. Totò chiede a Peppino se ha un piede di porco, Peppino dice sì e tira fuori... un trapano a mano, che Totò accetta senza battere ciglio
    6. Finale nella stanza d'albergo. I personaggi si passano di mano una bottiglia di spumante chiusa, ma si nota da come la tengono in mano e la agitano che in realtà la bottiglia è vuota
    7. Peppino e Totò incontrano l'ispettore. Peppino dice: "cose turche", e si pulisce l'occhio sinistro con un fazzoletto. Stacco e si sta pulendo il destro
    8. Arriva l'antiquario con l'apparecchio acustico. Totò abbassa la saracinesca con due mani, ma allo stacco di montaggio la sta abbassando con una sola
    9. Durante la cena con il Dott.Rossi, il tovagliolo che ha Toto' sul colletto cambia di posizione, infatti a volte si vede la cravatta e a volte no
    10. Quando, in ufficio, Totò si accorge dell'equivoco, nato dallo scambio di persona tra i due Rossi, e conosce il vero "dottor Rossi" ispettore della ditta, inizia a supplicarlo, tirando fuori un fazzoletto dalla tasca destra. Nella scena successiva, gesticola, ma il fazzoletto è sparito dalle sue mani
    11. Quando, il capo ufficio Santoro, sorprende Totò e Peppino (Guardalavecchia e Colabona) che cantano una canzone al telefono alla moglie di Colabona, li sgrida e - nella confusione - il lume che si trova sul tavolo davanti ai due impiegati cade. Ma nella scena successiva, è di nuovo perfettamente al suo posto
    12. Quando entra il cliente sordo, Totò lascia la porta aperta. Quando il cliente esce, la porta è chiusa
    13. Nella scena in cui Toto' cerca di accreditare presso l'ispettore , Peppino come terribile iettatore, per dare forza a questa tesi riferisce di un antenato di Peppino stesso responasbile di enormi disatri: imbarcato come marinaio sul Titanic ed unico sopravvisuto al disastro, fu sbarcato successivamente a Messina (colpita dal disastroso terremoto). Va rilevato pero' che il terremoto di Messina e' del 1908, mentre il naufragio del Titanic e' del 1912

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1960-Chi si ferma 01  
  La stazione dove Antonio Guardalavecchia (Totò) e il violento Cavicchioni (Palmer) attendono il treno per Napoli, sul quale viaggia l'ispettore Rossi (Tieri), nonostante un cartello dica FORMIA è in realtà il primo binario di Roma Ostiense, facilmente riconoscibile dall'ex edificio per il controllo del movimento.
   
  

Pochissimi gli esterni di rilievo in questo bel film con Totò e Peppino. Uno è quello dove si svolge la celebre orazione funebre (Amici, vicini e lontani...) di Guardalavecchia al suo vecchio e odiato capoufficio. Grazie a Columbo per fotogrammi e descrizioni.

Siamo sulla scalinata della Chiesa di San Gregorio Magno al Celio a Roma. Sulla stessa scalinata Fantozzi piangerà la morte della madre del megadirettore (altro che capufficio!) nel primo "Fantozzi".

  
  Ed ecco la chiesa più da lontano, con il riquadro rosso che mostra la parte inquadrata nel film
   
  Questi gli oratori che spuntano dietro la chiesa
   
  La ditta in cui lavorano Totò e Peppino (set principale) è in realtà il Collegio Angelo Braschi situato in Piazza di San Salvatore in Lauro 10 a Roma, ovvero la scuola del figlio di Tognazzi ne I mostri

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983