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TOTÓ, PEPPINO E... LA DOLCE VITA

Inizio riprese: novembre 1960 - Autorizzazione censura e distribuzione: 23 febbraio 1961 - Incasso lire 387.856.000 - Spettatori 1.999.258


Detti & contraddetti

I signori hanno il tavolo? No, non l'abbiamo portato.


Pitone, Pitone, questo nome non mi è nuovo. Mi tolga una curiosità: sua sorella si chiama Boa?


Il cha cha cha è un proverbio cinese.


Anche la groviera ha i buchi e non si lamenta.


La seduta spiritica: la medium è entrata in tram e la catena non si spezza, si tira.


Per il freddo mi è venuta la faccia bianca, le labbra verdi e il naso rosso: sono diventato un tricolore.


Duelli: un fendente qua, un fendente là, più fetenti arrivano e meglio è.


Ho fatto un sogno che se te lo racconto, come minimo ci tiri fuori una quinterna.


Altro che colomba di Picasso! lo c'ho una gallina ciociara che mi fa l'ovetto tutti i giorni.


Pepino, Pepino che ti fai?


I ministri passano, gli uomini restano.


Il cappotto che porti addosso è del nonno? Allora fagli un telegramma: 'Caro nonno, fate schifo tu e il cappotto. Firmato. Stop'.


Io sono il metro e il mio amico è il vice metro: insieme facciamo un metro e mezzo. La signora vuole qualcosa di leggero, di leggerissimo? Le consiglio sugheri in brodo, qualche foglio di carta velina, un bel piatto di borotalco alla livornese. Signora, lei vuol vedere il bollito, così davanti a tutti? E va bene, de gustibus non est sputazzendam.


Un cinese tradito dalla moglie: onolevole colnuto. Sayonara.


Ci sono degli anni con febbraio di ventinove giorni e tutto va male: sono gli anni bisestitici.


Abusivi di tutti i posteggi, urbani e interurbani, unitevi e chiedete al ministro un posteggio al sole.


Mo' esce Antonio.


Excuse mi, s'il vù plè, plise, da quant tamp voio state a Roma, in Romagna, in Romania? Noio vogliam savuàr dov'è la vostra abìt, la vostra chesa.


A Roma i fotografi dei divi si chiamano matarazzi.


Quarantasette morto che parla e fesso chi non si sta zitto.


La signorina il caffè, lo vuole ristretto o lo preferisce lungo?


Diamoci alle orge, facciamocela questa orgiata. Orgiate per due!


Lei che è oriunda del Congo, cara congolina, mi dica, il Kilimangiaro se lo sono già mangiato, o se lo stanno per mangiare?


Antonio Barbacane


Totò: Allora, giriamo?
Corbucci: Sì, ma cosa? Non c'è niente, nemmeno la sceneggiatura.
Totò: E che, vuoi pure la sceneggiatura? Non ti preoccupare, poi con Peppino ci mettiamo, scriviamo le cose, facciamo una scaletta.

Totò e Sergio Corbucci sul set del film "Totò, Peppino e la dolce vita"

Scheda del film

Titolo originale Totò, Peppino e... la dolce vita
Paese Italia - Anno 1961 - Durata 90’ - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Sergio Corbucci, Nino Zanchin (aiuto) - Soggetto Steno, Lucio Fulci - Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Mario Guerra - Produttore Mario Mariani, Gianni Buffardi per MB film, Armando Morandi (ispettore), Giancarlo Sambucini(ispettore), Danilo Marciani(direttore), Dino di Salvo (segretario) - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Renato Cinquini - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Piero Filipponi - Costumi Maria Baroni - Trucco Nilo Jacoponi (trucco), Carlo Sindici (parrucco)


Totò: Antonio Barbacane e il nonno Barbacane - Peppino De Filippo: Peppino Barbacane - Mara Berni: Elena, moglie di Guglielmo e amante di Oscar - Francesco Mulè: Guglielmo, detto Guco - Rosalba Neri: Magda, l'amante di Guglielmo - Antonio Pierfederici: il conte Oscar - Gloria Paul: Patrizia, la straniera bruna - Peppino De Martino: il ministro - Tania Berjll: Alice, la straniera bionda - Daniele Varcas: il marchese Daniele - Giancarlo Zarfati: il piccolo Renato, aiutante di Antonio - Dina Perbellini: Luisa Giovanna, amica della baronessa - Irene Aloisi: la baronessa Renata Francesca - Jacqueline Pierreux: Jacqueline, la festeggiata al party - Franco Rossellini: Franco, un invitato - Jo Staiano: un omosessuale, invitato al party - Carlo Di Maggio: il giocatore di strip-poker - Mario Castellani: il presidente della S.p.a. - Franco Bracardi e The Flippers il suo complesso - Mario De Simone: Pasquale, un compaesano di Peppino - Nino Vingelli: un trafficante - Nino Milano : un altro trafficante - Sergio Corbucci: il signore che aspetta il suo turno al telefono pubblico - Mimmo Poli: un ladruncolo - Nello Appodia: il cameriere del night

Soggetto, Critica & Curiosità

1961-toto  peppino e la dolce vitaSoggetto 

Antonio Barbacane (Totò) viene mandato dal ricco nonno a Roma per cercare di corrompere dei politici affinché spostino il tracciato di un'autostrada sulle proprie terre al fine di aumentarne il valore. Egli, invece di provvedere, si abbandona ai piaceri della capitale pur non avendo un lavoro fisso. Per controllarne l'operato viene inviato lì suo cugino Peppino (Peppino De Filippo), segretario comunale del paese, moralista ed integerrimo a tal punto da far rimuovere i manifesti del film La dolce vita. Sulle prime Peppino non è disponibile alla missione ma si convince una volta che Pasquale un suo compaesano gli legge una lettera di Antonio in cui dava posti, si negava ad Anita Ekberg e dava consigli a Fanfani. Antonio invece sta sbarcando il lunario come posteggiatore abusivo a via Veneto dove però è conosciuto da tutti. Arrotonda infatti gli incassi con i servizi che procura ai nobili, frequentatori di quel posto: vende a credito pacchetti di sigarette, presta denaro con interessi anticipati anche a babbo morto, procura donnine allegre a chi ha voglia di divertirsi, mette in contatto i venditori coi clienti interessati all'acquisto di automobili di lusso. Un certo presidente della S.p.a. tramite un amico, il conte Oscar, è in attesa di ricevere una partita di coca. I venditori sono pedinati dalla polizia e poco prima di essere arrestati riescono a liberarsi della merce facendola scivolare nella tasca del cappotto del conte. Questi per evitare problemi avvicina Antonio, suo conoscente, con un pretesto, gli fa indossare il cappotto e lo invita al 'Pipistrello', un night-club alla moda, con quel vestito. Questo abito lo fa apparire benestante al cospetto di Peppino che, dopo essere stato coinvolto involontariamente in una scazzottata prontamente fotografata dai paparazzi, trova Antonio su quella strada. Rifiutati i rimproveri del nonno portati da Peppino, Antonio lo porta in giro. Due belle straniere dopo aver litigato con i loro uomini per ripicca li abbandonano e vanno a fare la conoscenza dei due Barbacane seduti a un tavolino. Antonio sfrutta l'ignoranza di Peppino per parlare in un ipotetico inglese ma per loro fortuna le ragazze comprendono l'italiano e accettano con entusiasmo la proposta di portarle a ballare al 'Pipistrello'. Sebbene i due non siano frequentatori di locali non mostrano alcun disagio divertendo le ragazze e portando confusione. A un certo punto della serata arriva Oscar che si fa notare da Antonio per recuperare la scatola, ma lui finge di non vederlo. Il conte a questo punto lascia andare Elena la sua amante a perquisire Antonio impegnato in pista con la straniera, ma invano. Antonio infatti ha aperto l'astuccio e credendo che fosse borotalco ne ha diffuso il contenuto nell'aria eccitando tutti i presenti. Il nonno intanto sta sorvegliando i nipoti di nascosto e depreca i loro comportamenti. E' notte alta e Peppino è ubriaco e stanco. Antonio lo colloca nel bagagliaio di un'auto in sosta nella quale si accomoda per riposare. Ma la macchina non rimane lì tutta la notte: il suo proprietario, l'avvocato Guglielmo detto Guco, infatti la porta via accompagnato dalla sua amante Magda. Svegliatosi Antonio, su richiesta della ragazza alla ricerca di un posto tranquillo e originale, li conduce a casa sua, una dimora allagata e abbandonata. Mentre sono lì due ladri tentano di rubare la ruota di scorta dell'auto in sosta ma alla vista di Peppino nel bagagliaio, temendo che sia morto, fuggono impauriti. La ragazza intanto dopo i primi entusiasmi si è annoiata e all'insaputa di Antonio i due amanti vanno via portando con loro il dormiente Peppino. Il giorno dopo Antonio arringa 300 dimostranti tutti posteggiatori abusivi per sollecitare la regolarizzazione della categoria. Alla vista della polizia il comizio non autorizzato si interrompe e Antonio viene condotto dinanzi al ministro a cui manifesta il desiderio di autorizzare almeno la sola sua posizione. Intanto Peppino si sveglia e liberato da Guco riconosce nella di lui moglie Elena l'amante del conte al 'Pipistrello'. Antonio è alla vana ricerca di Peppino tra i bagagliai delle auto in sosta quando s'imbatte nel ministro intento a recarsi negli studi di un programma televisivo. Antonio lo insegue osservato dal nonno e mescolandosi tra i giornalisti della tribuna elettorale, manifesta in tivù il suo disagio, sostenuto dai giornalisti stessi e poi cacciato dalla trasmissione. Tornato a via Veneto Peppino, che aveva visto il cugino in tivù, con sua sorpresa lo ritrova questa volta in tenuta da posteggiatore. Antonio si giustifica con la scusa di mimetizzarsi agli agenti delle tasse per non pagare troppe tasse e continua a illuderlo di avere parlato al ministro del problema della strada. Intanto arriva Renata Francesca, la baronessa che lo invita con lei a un party col proposito segreto di fargli pagare il pieno dell'auto. Il nonno, che è sempre sulle loro tracce, li segue in taxi. Fanno benzina e qui Antonio ritrova il ministro che sotto pressione gli da la sua parola d'onore di dargli l'agognato posto, quando la radio informa che il governo era caduto già da un'ora. Alla festa ci sono tutti: Magda, Guco, il presidente della S.p.a., Oscar, Elena in attesa di festeggiare il centesimo amante di Jacqueline. Giunti sul posto Antonio confessa a Peppino di non avere più una lira, di sopravvivere facendo il posteggiatore e che la S.p.a., di cui è presidente, significa società posteggiatori abusivi. Peppino si sente perso, su quell'aiuto contava molto. Antonio lo persuade prima a spararsi, poi a dimenticare i suoi problemi almeno per quella notte, invitandolo a partecipare a quella festa malgrado il rischio di perdere l'eredità. I comportamenti degli invitati sono disinibiti e promiscui, annoiati e infantili. I due cugini, invitati alla seduta spiritica condotta dalla medium Norma per stabilire un contatto con le anime dei morti, vengono terrorizzati dalla comparsa di un fantasma. Reagiscono allo scherzo di Franco con parole grosse alle quali devono porre rimedio con una sfida a duello con un tal de' Pitoni. Ma anche questo in realtà è uno scherzo e il festino riprende. Irrompe furibondo il nonno che li rimprovera di aver abbandonato le consegne ricevute e di essersi dati alla brutta vita. Spediti al paese i nipoti, mentre vivono tra le pecore, ricevono una lettera del nonno. Sarà lui a occuparsi degli affari di famiglia iniziando proprio da via Veneto dove anche lui però si è lasciato travolgere dalla dolce vita. 

Critica e curiosità 

Il film viene realizzato sull’onda del film di Fellini, riutilizzando gran parte della costosa scenografia di via Veneto allestita per quel film e recuperando il soggetto che Steno e Fulci avevano preparato per quel Totò e Peppino in via Veneto programmato tre anni prima dalla DDL; al posto di Steno c’è ora Mastrocinque, e invece di Broggi e Libassi produce la MB Film, una piccola casa di cui è socio Gianni Buffardi, il marito di Liliana de Curtis, che il principe cerca di aiutare finanziariamente per amore della figlia. Ma dopo i primi giorni di riprese Mastrocinque abbandona il set per contrasti con la produzione (la prima ripresa in Via Veneto è la sua); Totò ricorre allora a Corbucci, appena testato in Chi si ferma è perduto e che passa tra l’altro per un esperto della dolce vita romana (nell’ambiente lo chiameranno un po’ malignamente “il Fellini dei poveri”).

Si gira negli studi Titanus alla Farnesina, su negativi Dupont S.2, sviluppo e stampa Istituto N.Luce, dove lo scenografo Filipponi ha ricostruito un tratto di via Veneto completo di marciapiede, vetrine ed edicola. La sceneggiatura viene scritta man mano che procede la lavorazione del film. Si riparte dalla scena in cui Totò e Peppino vengono abbordati da Taina Beryll e Gloria Paul, una sequenza indicata in sceneggiatura in modo alquanto sommario, e sviluppata dai protagonisti praticamente sotto i riflettori. La lavorazione procederà allo stesso modo fino alla fine delle riprese: le scene vengono abbozzate poche ore prima del ciak, e affidate alla rifinitura o allo stravolgimento dei due primi attori. Il film viene ad avere così due anime, una dal soggetto originario di Steno & Fulci, basato sul posteggiatore abusivo Totò in cerca di un lavoro stabile, e un altro improvvisato al momento, a parodiare il film di Fellini.

Il verdetto della commissione censura è severissimo: divieto ai minori di 16 anni a patto che vengano scorciate numerose scene. Totò, Peppino e... la dolce vita è uno dei film più massacrati di Antonio de Curtis, meno di Totò e Carolina ma più di Totò all’inferno, l’ultimo violento colpo di coda della censura nei confronti di un attore che è comico vero, e perciò intimamente sovversivo. Salta tra le altre una scena giudicata “contraria al sentimento religioso”, in cui Totò inseguiva dentro una chiesa Peppino De Martino, ministro “democratico e cristiano”, andandosi a inginocchiare supplice accanto a lui. Viene inoltre tagliata una scena considerata volgare in cui Totò e Peppino prendono in giro i personaggi della dolce vita con riferimanto all'Odissea: Peppino: “Senti Anto’, senti Anto’, ma tu hai sentito quei due che dicono, come ci hanno chiamato?" Totò: “Sì, sì, sì”. “Ebbè, come sarebbe?” “Quello è un intellettuale e si è ispirato all’odissette, hai capito?” 'All’odissette? Perché?” “All’odiotto”. “L’odiotto...” “La odessa!” “L'Odissea!” “L’Odissea”. “A proposito di chi?” “A proposito dei Proci, sai chi sono i Proci? Quei principi dellantichità che tutto il giorno gozzovigliavano in casa di Pennelope... ” “Pennelope... Penelope!” “E Penelope!" “Ah, ho capito... ” “Qui, guardati intorno, sono tutti Proci”. “Eh, me ne so’ accorto”. “Oggi essere Procio è un titolo d'onore”. “Eh!” “Lo, per esempio, se fossi in te, dato che ci hai anche ilfisico, modestamente, fatti Procio!” “Tu sei scemo!” “Fatti Procio!” “Ma vattene... ”.


Così la stampa dell'epoca

Settimanale "Alta Tensione" del 10 aprile 1961


 

«[...] Al solito l'invenzione è tanto povera e la comicità così grossolana, che ci pare superfluo trattenerci sull'accozzaglia dì casi che vi tengono luogo di vicenda. Eppure la risata il filmetto la strappa piuttosto spesso; e non tanto per la rozza caricatura dì alcuni passaggi del film felliniano (Vìa Veneto, Ì paparazzi e scampoli di orge nobiliari) e molto meno per la solita macchinetta degli equivoci, quanto per il duetto serrato e quasi sempre spassoso dei due protagonisti, Totò e Pappino [...] Il regista si è affidato a loro a occhi chiusi [...]»

Leo Pestelli, «La Stampa», 20 aprile 1961.


«[...] fl film di Sergio Corbucci vorrebbe essere la parodìa di quello di Fellini, ma è soltanto una stanca farsa vociarne e inconcludente. In tanta sciatteria si salva, a tratti, la pirotecnica bravura dei due comici, ai quali sì devono augurare canovacci meglio ideati e eseguiti»

Corriere della Sera, Milano, 2 aprile 1961.


«Sergio Corbucci, dopo aver firmato numerosi copioni rivistaioli, è passato al cinematorafo, dirigendo questa ennesima puntata della serie Totò, Peppino e...[..] Parodia condotta non tanto secondo un gusto di piacevole divertimento, ma spesso con mano e allusioni più equivoche, di pornografia fine a se stessa.»

Mauro Manciotti, 1961


«Fosse almeno una parodia del film di Fellini! [...] Totò e Peppino fanno del loro meglio per salvare il film dal mare di banalità»

Corriere Lombardo, 1961


«È molto tempo che non recensisco un film di Totò. Vederli fa bene alla salute, perciò colgo l’occasione della proiezione di questo Totò, Peppino e la dolce vita per tessere di nuovo l’elogio del principe Antonio de Curtis. Ogni suo film è un bene prezioso, come un gioiello. I negativi della miriade dei suoi lavori dovrebbero essere conservati in una cassaforte, a Fort Knox. C’è voluto molto tempo perché ci si accorgesse della grandezza di Totò, della sua genialità, paragonabile solo a quella dei fratelli Marx, di Chaplin, di Keaton».

Walter Veltroni


«Nel novembre del '60 un redattore di «La Fiera del Cinema» si intrufola nel teatro n. 3 della Titanus Farnesina. Sono le otto di sera, la troupe sta facendo gli straordinari. Camillo Mastrocinque gira la prima scena di Totò, Peppino e... la dolce vita, prodotto da Gianni Buffardi, il marito di Liliana de Curtis. Davanti a vetrine, tavolini e aiuole simili a quelle di via Veneto, Dina Perbellini e Irene Aloisi, nobildonne romane, si intrattengono «democraticamente» con Totò, posteggiatore abusivo, divorandogli sotto i suoi occhi il piatto di pastasciutta che il pover'uomo si è appena cucinato».

Alberto Anile


«Totò interpreta Antonio Barbacane. Il film è la parodia dell'omonimo capolavoro di Federico Fellini e ne riproduce la tipica atmosfera in chiave farsesca. Antonio Barbacane, un posteggiatore abusivo, e il cugino Peppino (Peppino De Filippo), entrambi alla ricerca di una sistemazione dignitosa, si ritrovano a Roma, cedendo alle lusinghe della dolce vita. Ne seguono parecchie avventure, come la serata in un night con due belle straniere e il party peccaminoso in un castello, con tanto di seduta spiritica.»

Matilde Amorosi


I documenti

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.



Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Non è certo il miglior film dell'accoppiata Totò-Peppino, ma riserva momenti gustosi. Il film tiene bene per due terzi, fino all'arringa ducesca di Totò, che chiede un "posteggio al sole" e ricorda che "abbiamo pazientato quaranta mesi: ora basta!". Ci sono momenti davvero parodistici, con la Neri che sposa la Ekberg e la Aimée, facendo il bagno nell'appartamento di periferia, ma non sempre azzeccati (la festa finale, con Staiano, è debole). Cameo di Corbucci, che vuole usare il telefono pubblico usato da Peppino.

  • Ovvia parodia del quasi omonimo film di Fellini, il film è la classica storia dei provinciali meridionali irretiti dalla vita tentacolare della grande metropoli che finisce rapidamente per conquistarli. Lo spunto è decisamente buono, ed ottima la caratterizzazione dei protagonisti che bene intepretati dai due attori partenopei danno al film una impronta comica davvero pregevole per battute e situazioni. Il contesto purtroppo (per quanto riguarda sceneggiatura, regia e resto del cast) latita.

  • Due provinciali arrivano a Roma dove si impastoiano nei vizi della perversa “dolce vita”... Spassosa performance di Totò e Peppino, da ricordare nonostante l’esiguità della storia e del film stesso, che è l’apparente parodia dell’opera di Fellini, ma in realtà si rivela una collana di sketch tenuti in piedi dall’irresistibile accoppiata. Fa parte della lunga serie dei lavori “tirati via” nella filmografia di Totò, ma basta lui (e Peppino) per renderlo consigliabile alla visione.

  • Cosa può accadere quando due soggetti digiuni di appetiti libertini si trovano di fronte a occasioni di baldoria inaudita? La coppia storica del cinema comico di casa nostra ce lo spiega, tra situazioni irresistibili (tutta la sequenza del night club) e giochetti di parola marchio di fabbrica del duetto (la traduzione simultanea in "inglese"). Il modello sta nel titolo e la vena "licenziosa" si scorge anche in qualche centimetro di epidermide più della norma, tra calze, reggicalze, décolleté e gambe all'aria. Non trascendentale ma simpatico.

  • Totò e Peppino immersi nella dolce vita felliniana. Un'idea di per sé già geniale, qui sfruttata bene da una sceneggiatura che permette alla coppia di lanciarsi in una serie di situazioni assurde e paradossali, dove sanno dare il meglio di sé. Contornati anche da buoni comprimari (tra cui un ottimo Mulè) e bellissime donne (la Paul su tutte), i due procedono tra i classici giochi di parole e qualche momento di blanda satira politica. Ritmo sostenuto, regia svelta. Notevole.

  • Occasione ghiotta, che Steno e Fulci non si lasciano scappare, di parodiare il grande successo di Fellini La dolce vita, chiamando Totò e Peppino De Filippo a rifare quello che sanno fare bene (l'hanno dimostrato in più di un'occasione). Si aggiunge anche una spruzzata di costume politico nazionale, con Totò che riesce a infilarsi in una tribuna politica televisiva rivendicando i suoi diritti di abusivo (più italiano di così!). Riconfermata la seduzione e l'attrattiva di Via Veneto di quegli anni, cui nessuno riesce a sottrarsi.

  • Nonostante il richiamo nel titolo non si può parlare di parodia; il soggetto non è così banale e attraverso una satira pungente e scoppiettante si irridono gli eccessi della vita notturna, dei festini a base di alcol e cocaina e il pressapochismo che accompagnava tanti finti altolocati e ricchi annoiati alla ricerca di emozioni forti. Il merito è probabilmente di Fulci, autore con Steno del soggetto, mentre Totò e Peppino giganteggiano e sono autori di alcuni scambi veramente eccezionali.

  • Uno dei Totò migliori, iniziato da Camillo Mastrocinque ma poi girato da Sergio Corbucci, contiene gag esilaranti e sequenze oggi considerate d'antologia (si veda, per esempio, il ridicolo tentativo dei due "cafoni" di comunicare con le "straniere" Beryll e Paul, il passaggio "traghettato" di Mulè e della Neri nella casa allagata dell' "omino" Totò...).

  • Grazioso film con Totò e Peppino (qui un po' sotto tono) che utilizza l'espediente della parodia di Fellini. Qualcosa funziona davvero bene (la mitica casa allagata di Totò), altre scene sono invece decisamente più noiose (la prolungata festa finale). Corbucci indeciso tra la parodia e il film quasi-episodico non riesce a indirizzare la pellicola in una direzione univoca; ciò giova al ritmo, ma decisamente meno alla logicità del tutto. Nonostante tutto rimane una bella commedia, a testimonianza della bravura degli interpreti.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Andiamo a un parto" "Ah e potevate dirlo prima! E chi sgrava?" "Soreta!"; l'apologia del parcheggiatore abusivo.

  • Totò e Peppino erano ormai una coppia collaudata e di sicuro successo, per cui in questo film i due attori vengono coinvolti in una scontata parodia del film di Fellini priva di qualsiasi fondamento narrativo. Anche i due protagonisti sembrano avere talvolta le polveri bagnate (Totò era nella fase della cecità quasi completa) e benché non manchino momenti anche molto esilaranti, ci sono scene che sembrano troppo lunghe e alcuni componenti del cast si amalgamano poco con i due protagonisti, soprattutto nella parte finale. Guardabile.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena con le due straniere al night, con un fondamentale lavoro di squadra delle comparse, comprese le due bravissime ragazze.

  • Parodia decisamente riuscita perché va persino oltre le intenzioni dell'affresco originale di Fellini. Là dove Fellini critica, Totò e Peppino randellano, là dove il Maestro alza il dito per riprendere, Totò e Peppino prendono a calci. In fondo Fellini fa parte della stessa borghesia sfatta e corrotta che satireggia con compiacenza, mentre Totò e Peppino sono due zoticoni che vengono dalla campagna, due prepotenti forze della natura, due facce ottuse che distruggono tutto quello che ostacolono i loro bisogni primari e terragni. Esagitata farsa motoria.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La festa al night; La gag del Moet & Chandon; I continui giochi linguistici tra Totò e Peppino.

  • Totò in forma smagliante per un film eccellente. Finalmente una sceneggiatura vera e non solo abbozzata: merito di Fulci e Steno si è detto, ma se il tutto regge si deve a "l'omino", come dirà la Neri. Peppino meno influente del solito. Sfondo di satira di costume stavolta molto esplicito ed effiicace. Addirittura si parla di droga (la "cacaina", come dirà Taranto in un altro film), di politica, di nobiltà decaduta, di provincialismo. Ottimo Corbucci.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Romoletto alla fiamma" e giù una gag degna dei migiori film muti.

Foto di scena e immagini dal set



Le incongruenze

  1. In una delle scene finali quando Peppino e Totò chiacchierano sulla scala, il labiale di Totò è sempre fuori sincrono. Totò probabilmente si è dovuto ridoppiare, ma in molti casi il fatto è evidente, tanto che lui non muove le labbra eppure parla.
  2. Ad un certo punto del film si vede Totò che "avvista" il ministro su via Veneto...e camminando lo segue per chiedere un posto fisso, ma dai tavolini di via Veneto si passa completamente ad un'altra ambientazione

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1961-Toto Peppino e la dolce vita 01  
  Il presunto ministero davanti al quale Totò arringa i colleghi posteggiatori come presidente della S.P.A. (Società Posteggiatori Abusivi) è la sede di Eur S.p.a. in Largo Virgilio Testa a Roma, che Banfi utilizzerà come centrale di polizia in Vai avanti tu che a me vien da ridere
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La chiesa dove Totò aspetta il ministro all'uscita per chiedergli un posto di parcheggiatore all'ACI è quella di Santa Maria della Consolazione a Roma.
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  Inseguirà in taxi il ministro che sfugge in Vico Jugaro.
La villa dove Totò e Peppino vengono invitati per un party, con seduta spiritica, dalla baronessa Renata Francesca (Irene Aloisi), è Villa Brasini a Roma, già vista anche in Roma Violenta. Sono in uno dei due edifici del complesso, precisamente nella Villa Augusta.
  
L'atrio dove Antonio Barbacane (Totò), autoproclamatosi presidente della SPA "Società Posteggiatori Abusivi", va a colloquio con un senatore per rivendicare il posto di lavoro è l'atrio, già sfruttato in altri film, del Palazzo delle Fontane all'EUR
 
  Ecco un confronto esplicativo
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  La casa dell'avvocato Guglielmo (Francesco Mulè), detto Guco, dove Peppino viene liberato dal bagagliaio dell'auto dove si era addormentato, è in Via Nicolò Porpora a Roma. 
   
  L'abitazione di Antonio Barbacane (Toto) è in Via degli Stradivari a Roma. Ecco il suo arrivo in auto con l'avvocato Guglielmo (Mulè)
 
  Il loro ingresso passando dal portone (A), a confronto con lo stesso visto in Il federale, dello stesso anno
Il paese di cui è segretario comunale Peppino Barbacane è Sacrofano (Roma).  In questa immagine si possono notare alcuni palazzi confrontabili e un piccolo scorcio sulla destra dell'immagine della Chiesa di San Biagio (E)

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983