Daniele Palmesi, Federico Clemente Mar 2014

IL MONACO DI MONZA

1963



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Detti & contraddetti

Mi è morta la prima moglie, poi anche la seconda. Sono rimasto orfano.
Un cavallo che si chiamava Lucullo, come culinaria. Ti chiami Mamozio? Che bel nome!
A me mi porta male il 13, ma anche il 14, il 15 e il 17. Peggio di così non si può andare.
La marchesa è muta, parla da cieca di Sorrento.
Lei discende dai Borboni? Allora siamo parenti: da piccolo in casa tenevo un barboncino.
Un moribondo mandò a chiamare il capostazione: stava partendo, era il suo ultimo viaggio.


Sgabello a quattro zampe di pura noce di cocco. Ha suscitato sempre discussioni tra gli esperti. Alcuni asseriscono tenacemente che era un Luigi XV Altri, invece, erano d'accordo che fosse un Luigi XVI. Io dissento sia dagli uni che dagli altri: per me è un Gaetano prima maniera.


Chi dice le bugie va all'inferno con le palle di fuoco in bocca.
L'unica azione indegna di Garibaldi fu quella di copiare il berretto ai capostazione.
Non ci vedo bene, ho un occhio miopo e l'altro presbito.
Su con la vita perché si muore, si muore.
Letto matrimoniale a dodici piazze: gli storici asseriscono che servì a Numa Pompilio nella sua prima giovinezza.
Friend in inglese vuol dire freddo. Mister, prec, quo vadis?
Io la barba non ce l'ho, mi depilo.
Chi lascia la moglie morta per la viva, sa quello che lascia ma non quello che trova.
Sursum corda, su con le corde.
Avete il piede destro al posto del sinistro: Invertito!
Sono il santo monaco di Monza, sono un monzambico.
Abbiamo vegliato la salma per tutta la notte: è stato un veglione.
Non pago per due motivi: primo, non ho una lira; secondo, sono in bianco. Stecchito.
Chi và nella cripta impara a criptare.
C'è libero accesso? Va bene, ma in questo momento non ho bisogno.
Non bisogna mangiare i papaveri, fanno dormire.
Chi dice bugie va all'inferno con le palle di fuoco in bocca.
Conosco il caso di una signora che svenne e quando rinvenne era morta da due giorni.
Su con la vita perchè si muore! Io ho visto morire i marchesi come mosche!

Frà Pasquale da Casoria

Scheda del film

Titolo originale Il monaco di Monza
Paese Italia - Anno 1963 - Durata 101 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Sergio Corbucci - Sceneggiatura Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi - Produttore Giovanni Addessi - Scenografia Ottavio Scotti


Totò: fra Pasquale da Casoria/Don Manuel y Alcazar y Gomera y Fernandez y Montygo - Nino Taranto: Don Egidio, marchese de Lattanziis - Erminio Macario: fra Mamozio - Lisa Gastoni: Fiorenza, marchesa del Giglio - Moira Orfei: Suor Virginia, la monaca di Monza - Giacomo Furia: Cecco, un bravo - Fiorenzo Fiorentini: Smilzo, il bravo balbuziente - Dany París: La zingara - Mario Castellani: Il nobile con due scarpe destre - Gianni Baghino: il bravo "miracolato" - Clara Bindi: Una popolana - Carlo Delle Piane: L'oste - Mimmo Poli: Il frate cercatore - Franco Ressel: Ufficiale del balzello - Adriano Celentano: Adriano, un falso frate - Don Backy: Un falso frate - Marco Morandi: il figlio neonato della marchesa - Renato Terra - Tina Gloriani - Roberto Proietti - Miranda Poggi - María Badmajew

Soggetto, Critica & Curiosità

1963-Il monaco di monzaSoggetto 

Monza, 1630, epoca del dominio spagnolo. Pasquale Cicciacalda, un umile calzolaio originario di Casoria a cui è morta la moglie (Provvidenza, che svolgeva il lavoro di levatrice), non riesce a mantenere i propri 12 figli e pertanto escogita un furbo stratagemma. Travestito se stesso ed i figli da frati, vaga con loro come frate cercatore alla ricerca di cibo e carità. Sulla strada incontra Mamozio, un pastore povero che pascola solo il proprio cane (dal momento che le 10 pecore che aveva le ha mangiate una dopo l'altra) e che chiede di potersi unire al gruppo. Insieme giungono al castello del perfido Marchese Egidio De Lattanzis che tiene prigioniera la cognata Fiorenza nella speranza che essa voglia sposarlo dal momento che suo fratello ha trovato la morte in battaglia: ella è però innamorata del capitano spagnolo Don Manuel (identico a fra Pasquale) e aspetta da lui un figlio, fatto con il quale il Marchese la ricatta. Incaricato di celebrare il matrimonio fra Pasquale sa che ciò non è valido in quanto egli non è un vero religioso. Dopo una serie di peripezie che vedono il tentativo fallito da parte di fra Pasquale di avvelenare il Marchese e la conseguente vendetta, i protagonisti vengono salvati dal provvidenziale intervento di suor Virginia, sorella di Don Manuel, e delle sue consorelle le quali erano state nel passato sedotte dal marchese e costrette poi a prendere i voti. 

Critica e curiosità 

Il film riprende in maniera scherzosa gli avvenimenti narrati dal Manzoni ne "I promessi sposi" circa la figura della "Monaca di Monza".
E' l'ultimo film che Totò interpreta con Nino Taranto e Macario. Si tratta di una parodia de"La monaca di Monza". Mentre era alle prese con questo film, Totò viene prelevato da Corbucci e con ancora il vestito di frate gli mette in testa un cappello da bersagliere e gli fare girare la scena finale de "Il giorno più corto". 

Da un articolo non firmato apparso su Il Secolo XIX Nuovo:
"Esistono film che dovrebbero veder limitato il visto di programmazione ai cinema di periferia, per motivi di gusto. [..] Ora, con questo Il monaco di Monza è da credere che la cinematografia nostrana abbia raggiunto la categoria più infima. [..] Qui, la qualità delle trovate comiche è talmente povera da non riuscire a strappare il minimo accenno di sorriso. Il buon Totò si sbraccia inutilmente [..].»

Alberto Anile
«Corbucci, che nel frattempo dirige anche Il monaco di Monza, mette addosso a Totò il saio di fra' Pasquale e gli mette in testa un cappello da bersagliere. L'apparizione è la più divertente e surreale della pellicola, giusto finale per un film basato sull'entrata a sorpresa. Sopravvissuti alla prima guerra mondiale e a un processo per tradimento, i soldatini Franco e Ciccio hanno appena deciso di andarsene finalmente al giardino zoologico ma proprio in quel momento si spalanca una finestra e compare Totò, sulfureo frate bersagliere.»

Matilde Amorosi
«Totò interpreta Pasquale Cicciacalda. Siamo nel Seicento e Pasquale Cicciacalda, un ciabattino che fabbrica solo scarpe destre, vedovo e padre di dodici figli, viene cacciato dal villaggio natio perché non paga le decime al signore locale. Travestito da monaco, insieme alla numerosa prole e a un pastore di nome Mamozio (Erminio Macario), Pasquale incomincia a vagabondare cercando di sbarcare il lunario. La fame rende il cammino faticoso, ma la comitiva riesce ad arrivare in un castello dove sta per avvenire un misfatto.»

Onorato Orsini La Notte, 6 aprile 1963
«Ma perché Totò riesce sempre a fare un film più brutto del precedente? Chi lo conosce sa che Totò, per quanto stanco e acciaccato, non può rinunciare a recitare; per lui equivarrebbe rinunciare a vivere. E perciò recita, qualunque sia il soggetto che gli propongono e il regista che dovrà dirigerlo, gli attori che lo affiancheranno[..].»


Così la stampa dell'epoca


[il Marchse fa visitare la cripta a Fra Pasquale e Fra Mamozio per intimorirli e convincerli a sposarlo]
Il Marchese: L'avo degli avi miei, Federico Barbanera, fece costruire questa cripta per torturare i prigionieri, seppellire i morti, e murare i vivi....
[Pasquale e Mamozio tentano di scappare] dove andate?! La visita non è ancora terminata, venite ve lo avevo detto che ci sarebbe stata qualcosa per voi [si avvicina ad uno scheletro] questo è Fra Marmidone... questo frate c'ha 200 anni!
Fra Pasquale: Quanti?
Il Marchese: 200!
Fra Pasquale: Se li porta bene però
Fra Mamozio: è un po' magro, c'ha le occhiaie.
Il Marchese: Ma non mi dire?!
Fra Mamozio: Assomiglia ad uno... che ora non mi viene.
Il Marchese: Davvero?
Fra Pasquale: Anche a me ricorda qualcuno, aspetti... Marchese si metta così, ah sì, a lei somiglia!
Il Marchese: Si! celiate, celiate pure! celierà bene chi celierà per ultimo!
Fra Mamozio: Cosa aveva fatto questo Fra Marmidone.
Il Marchese: Questo frate era il padre spirituale di mio nonno, poverino... fu anche il giorno della sua morte.
Fra Pasquale: Forse per il dolore.
Il Marchese: No! lo fece uccidere mio nonno perché non volle dargli l'assoluzione... [con voce da guida turistica] da questa parte come potete ben vedere...
Fra Pasquale: [completando la frase con lo stesso tono]...abbiamo la foca ammaestrata.
Il Marchese: Non scherzate!
Fra Pasquale: Marchese io lo facevo per rallegrare l'ambiente perché è tetro.
Il Marchese: Non scherzate, vi dicevo, questo è Fra Terenzio.
Fra Mamozio: è tutto nudo!
Fra Pasquale: Ma no che c'ha il paltoncino.
Il Marchese: Dicevo, questo Fra Terenzio non volle essere comprensivo con mio zio che aveva per la testa una pulzella.
Fra Mamozio: Che cosa aveva?
Fra Pasquale: Una pulzella, una di quelle piccole pulze che stanno in testa.
Fra Mamozio: Poteva prendere un pettine e si pettinava.
Il Marchese: No! no! cosa avete capito! una donna! che voleva sposare, ma lui non volle essere comprensivo. Allora mio zio, bello bello, calmo calmo, zac, gli tagliò la testa... come potete vedere... voi invece la vostra testa la volete tenere sulle spalle, vero Fra Pasquale?
Fra Pasquale: Io veramente la testa ce l'ho in testa.
Fra Mamozio: Io ce l'ho sul collo.
Il Marchese: E va bene, vuoi continuare a tenere la tua testa?
Fra Pasquale: Ma certo.
Il Marchese: Giusto, ma basta essere ragionevoli e comprensivi.
Fra Pasquale: Ma Marchese... guardi che pure se io celebrassi il suo matrimonio... non avrebbe valore.
Il Marchese: Fra Pasquà! Fra Pasquà sbottonatevi.
Fra Pasquale: Veramente io non ho bottoni.
Il Marchese: Fra Paasquà voi mica siete un monaco di quelli?!
Fra Pasquale: Marchese... io sono un monaco di questi.
Il Marchese: Quindi non siete un monaco come Fra Guglielmo.
Fra Mamozio: E chi era questo Fra Guglielmo?
Il Marchese: Venite, venite, ve lo faccio vedere, l'ha pagata cara la sua pena [si avvicina ad una porta dove si vede uno scheletro] questo è Fra Guglielmo... questo frate si presentò un giorno al castello dicendo di essere un monaco cercatore... mio padre magnanimo, molto magnanimo.
Fra Mamozio: Che magnava?
Fra Pasquale: Magnava le anime.
Fra Mamozio: Cannibale.
Il Marchese: Cosa avete capito! magnanimo! generoso! lo ricoprì di ogni ben di Dio... quando però scoprì che questo non era un monaco vero, lo fece murare vivo! voi fra Pasquà, siete un monaco come fra Guglielmo o siete un monaco in piena regola.
Fra Pasquale: Ma marchese, io sono un monaco in piena regola, sono iscritto ai sindacati.
Il Marchese: Oh, bravo, bravo, però ti ricordo che in questa cripta c'è ancora una nicchia libera... se lei si rifiuta ancora di celebrare il mio matrimonio, io ci metterò dentro la vostra carcassa rosicchiata dai vermi.
Fra Pasquale: Oh mamma mia, ha detto che io tengo la gran cassa rosicchiata dai vermi.
Il Marchese: Cosa avete capito! ho detto gran cassa... carcassa! scheletro! carogna!
Fra Pasquale: Carogna! (a Mamozio)
Il Marchese: La vostra carogna rosicchiata dai vermi.
Fra Pasquale: Mamma! mamma!
Il Marchese: Allora? si rifiuta ancora?
Fra Pasquale: Ma io le celebro tutto, il matrimonio, le contro nozze, le super nozze, il battesimo, la cresima, la comunione, la coniugo, le dò l'estrema unzione, si vuole sposare, e si sposi, si vuole sposare a Mamozio e se lo sposi.
Il Marchese: Non mi voglio sposare a Mamozio! mi voglio sposare Fiorenza!.

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1963-Il monaco 01  
  Il monastero della monaca di Monza (ovvero Suor Virginia / Orfei, la sorella di Don Manuel / Totò), alla quale Fra Mamozio (Macario) si rivolge per salvare Fra Pasquale da Casoria (Totò) e la marchesa del Giglio Fiorenza (Gastoni), imprigionati nel suo castello dal tremendo marchese Don Egidio de Lattanziis (Taranto) non si trova a Monza, come vorrebbero farci credere: si tratta, infatti del Casal dei Pazzi, situato in Via Giovanni Zanardini a Roma, presso il quale l'anno successivo Totò girerà diverse scene de Le belle famiglie (1964) (fotogramma più in basso), al quale vi rimandiamo per le dimostrazioni
 
  Il castello vicino Monza (set principale) nel quale il marchese Egidio De Lattanzis (Taranto) tiene rinchiusa la cognata Fiorenza (Gastoni) e presso il quale si presenteranno travestiti da frati Pasquale Cicciacalda (Totò) e il pastore Mamozio (Macario) è in realtà il Castello di Tor Crescenza in Via di Tor Crescenza 1 a Roma, che ritroveremo anche in 2061, Un anno eccezionale. Grazie a Mauro per fotogramma e descrizione.

Pillole di Totò

110

Ancora nel 1963,con una nuova legge di censura approvata e funzionante, un filmetto come "Il monaco di Monza" non fa più tanto scandalo in Ministero; in Curia invece inorridiscono e questo porterà i funzionari a un ripensamento. Il Centro cattolico si scaglia con veemenza contro la pellicola: "Film di pessimo gusto e gravemente offensivo del sentimento religioso. La stupida storiella pare non avere altro obiettivo che sfruttare qualunque pretesto per parodiare la religione e vilipenderne i simboli: dal farsesco e irriverente uso degli abiti e delle cose sacre fino a quello blasfemo delle preghiere, delle formule liturgiche e sacramentali in un contesto di volgarissimi doppi sensi e di battute triviali. È un lavoro veramente disonorevole per la produzione e per coloro che ne consentono la circolazione. Escluso." (Alberto Anile: Totò proibito) - Antonio de Curtis durante una pausa della lavorazione del film (Foto Archivio Riccardi)

Le Locandine


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